SAVONA; denunciato il Governo italiano per omissioni e favoreggiamento alla pedofilia. Sono cinque le procure interessate

SAVONA – A seguito dell’interrogazione parlamentare del novembre scorso, dopo la diffida dello scorso febbraio, è stato depositato questa mattina presso la Procura della Repubblica di Savona, il fascicolo prodotto dalla Rete L’ABUSO di cui è titolare l’avvocato Mario Caligiuri, nel quale si contestano al Governo italiano gravi inadempienze; preventive, legislative e esecutive, in materia di pedofilia.

Rome, Italy. 2nd October, 2018. Lieve Halsberghe from Belgium, member of ECA Global, lawyer Mario Caligiuri, Francesco Zanardi from Italy, president of Rete L’ABUSO, Matthias Katsch from Germany, member of ECA Global, and Marek Lisinski from Poland, member of ECA Global pose during the press conference of Rete L’ABUSO and ECA Global about the Italian situation of sexual abuse by clergy at the headquarter of the foreign press on 2 October 2018, in Rome, Italy. © Simone Padovani / Awakening / Alamy Live News

Una denuncia molto circostanziata e sottoscritta unitamente al Presidente della Rete L’ABUSO, da decine di vittime e dai Funzionari e dai fondatori di ECA Global – l’associazione internazionale di cui la Rete L’ABUSO fa parte.

Un documento di 29 pagine, e più di 250 allegati, nel quale si chiede alla magistratura di verificare la fondatezza delle accuse di omissione, favoreggiamento e inadempienze attribuibili allo Stato italiano. Partendo proprio dalla mancata risposta delle istituzioni competenti alla diffida del 19 febbraio scorso, un silenzio che, sulla base delle priorità e della formulazione giuridica di quella diffida, già di per sè configurerebbe il reato di omissione di atti d’ufficio.

Tra le altre contestazioni, vi è la mancata applicazione di alcune leggi ratificate dal nostro paese, come il Trattato di Lanzarote: si contestano in modo particolare due punti, uno dei quali è il certificato anti pedofilia (già contestato nell’interrogazione parlamentare del 27 novembre scorso) che esenta dall’esibirlo la fascia da sempre più a rischio, il volontariato, alla quale anche i sacerdoti appartengono. Il secondo punto è rappresentato dall’audizione delle vittime nei processi canonici che, secondo il Lanzarote, risulterebbe irregolare, in quanto vengono meno non solo le garanzie costituzionali del cittadino/vittima, che in quella sede si vede negare sia il sostegno di psicologi qualificati che la supportino ma, addirittura, anche il diritto di avere al suo fianco il proprio difensore di fiducia, non ammesso nei processi canonici.

A livello di direttive europee e convenzioni che l’Italia ha ratificato, come per lo Stato del Vaticano, anche all’Italia si contesta la violazione della Convenzione ONU per la Tutela del Fanciullo, in quanto sta permettendo ad uno Stato estero (il Vaticano) di violarla anche sul suolo italiano rendendosi così complice. Contestazione che, anche dietro alla nostra diffida dello scorso febbraio, ha fatto si che le Nazioni Unite aprissero un’indagine sull’Italia. La mancanza del fondo per le vittime di reati gravi, ratificato ma inesistente, come i consultori per le vittime di abuso sessuale e il database dei c.d. predatori sessuali.

Altro punto importante, segnalato anche nel rapporto delle Nazioni Unite, è la revisione dei Patti Lateranensi che l’avvocato Mario Caligiuri tratta ampliamente nel documento, soprattutto la parte che solleva i vescovi dall’obbligo della denuncia. Sembra paradossale ma in Italia, nel 2018, il concordato prevede ancora che il clero possa tacere di fronte alla legge, semplicemente appellandosi al segreto del confessionale, obbliga invece la magistratura ad informare il clero qualora venga aperto un fascicolo su un sacerdote.

Il nostro paese, ad oggi, non solo risulta privo dei più basilari strumenti di prevenzione ma, addirittura, è privo di qualunque politica a contrasto del fenomeno e, malgrado le ratifiche, anche di qualunque politica di sostegno alle vittime. Praticamente un paese, c.d. civile, del terzo mondo.

A prova della fondatezza delle accuse, i casi che la Rete L’ABUSO ha ribattezzato “i 4 casi Viganò italiani”, tutti procedibili in quanto non sono ancora intervenuti i termini prescrittivi e, tutti passati per le mani di Bergoglio, un capo di Stato e un leader religioso, che di fatto risulta inattendibile.

Dei quattro casi, due vedono già aperti dei fascicoli e sono i casi dell’Istituto veronese Antonio Provolo, che vede stralciate le responsabilità del vescovo Zenti e le attribuiscono alla congregazione di diritto pontificio Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordi e quello  del sacerdote napoletano don Silverio Mura, che interessano rispettivamente le Procure di Verona e Pavia/Napoli.

C’è poi il caso dei chierichetti del papa, qui la competenza territoriale tecnicamente apparterrebbe al Vaticano, in quanto i presunti abusi sarebbero avvenuti li, ma sulla competenza territoriale ci riserviamo eventualmente il così detto “asso nella manica” che dovrebbe, senza troppi problemi, mantenere il procedimento penale in Italia, per la precisione a Como.

Infine il caso di don Mauro Galli, condannato poche settimane fa in primo grado a 6 anni e quattro mesi. In questo procedimento, anche grazie ad un accordo tra le parti che ha permesso alla diocesi di Milano di tirarsi fuori dal processo, è stata stralciata tutta la parte che vedrebbe le responsabilità dell’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del collega Pierangelo Tremolada, parte che, a nostro avviso, vede gravi omissioni e leggerezza da parte di coloro che lo hanno gestito e di Bergoglio che, informato, in barba ai suoi stessi proclami, ha di fatto con la nomina, promosso i due.

Non mancano nella denuncia anche le false informazioni divulgate dalla Santa Sede e riportate per giorni dai giornali italiani, informazioni infondate che poi si sono tutte rivelate farlocche, oltre a mera pubblicità del Vaticano, squallidamente fatta sulla pelle dei bambini potenzialmente a rischio e delle vittime.

Con questo documento la Rete L’ABUSO vuole stimolare, come accaduto in altri paesi, la magistratura italiana a procedere, sulla base della propria autonomia, chiedendo che le varie Procure competenti facciano capo alla Procura Generale della Repubblica, che potrebbe gestire o assegnare a quella di Savona il fascicolo.

Tutta la documentazione sarà trasmessa in copia all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di Ginevra che sta valutando la posizione dell’Italia.

L’Ufficio di Presidenza

Chiesa e pedofilia, attualmente l’Italia non ha speranza di risolvere il problema.

Nello speciale di LEFT del 30 agosto 2018 il giornalista Federico Tulli inizia affermando che Tra i Paesi più sviluppati, l’Italia è l’unico in cui non c’è mai stata un’indagine governativa sulla pedofilia clericale. Eppure, a livello numerico è molto più diffusa che altrove. Un’inerzia che, oltre ai rischi per i bambini, è valsa una denuncia all’Onu per complicità con la Chiesa

Di Francesco Zanardi

Un’affermazione che purtroppo condividiamo al punto di esserci più volte domandati in questi anni che senso ha continuare il lavoro di denuncia della Rete L’ABUSO, che malgrado gli enormi sforzi, in Italia  sembra una lotta contro i mulini a vento. Pensando poi alle vittime e ai benefici che il progetto Rete L’ABUSO porta loro ci siamo rincuorati trovando la forza e il coraggio per andare avanti.

Una riflessione che non deriva da un momento di depressione ma da qualcosa di più concreto ovvero una serie di fattori che insieme creano una miscela micidiale che impedisce non solo la risoluzione del problema, ma anche qualunque tipo di forma preventiva per poter tutelare le potenziali vittime.

IL CONCETTO

Partiamo dal problema; i preti pedofili, che a differenza dei pedocriminali laici hanno il vantaggio di poter godere della protezione di un’organizzazione, che con metodi criminali li tutela e grazie alla cultura del silenzio permette loro di reiterare decine e decine di volte il numero degli abusi. Altro problema di carattere culturale, la visione della pedofilia, che per la chiesa è un delitto contro la morale e non un crimine contro la persona, concetto che come rimarca anche l’ONU nel report del 2014, finchè resterà tale non permetterà alla chiesa la consapevolezza del crimine commesso e di conseguenza neppure interventi civili nei confronti delle vittime, che in un simile concetto sono parte del peccato che vede come unica vittima Dio.

LA CORTE DI BERGOGLIO

Parlando di pedofilia clericale è giusto partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (l’organo Vaticano che ha il compito di trattare questi casi) e dal suo Prefetto in carica, Luis Francisco Ladaria Ferrer, già segretario della C.D.F ai tempi in cui il Prefetto era il cardinale Joseph Ratzinger, anch’esso indagato in Texas nel 2004 per insabbiamenti, salvato dall’immunità. Ladaria non è di certo la persona più indicata a quella carica infatti vanta negli anni una notevole recidività nell’insabbiare e proteggere i preti pedofili. Uno dei casi che ha fatto più clamore è quello di don Giovanni Trotta che nel 2012 fu ridotto allo sto laicale e Ladaria, in un decreto ordinò il silenzio «per evitare scandalo tra i fedeli». Così l’orco violentò indisturbato altri bambini.

Alla C.D.F. Ladaria trattò decine di altri casi, tutti irrisolti o almeno, per quanto riguarda la giustizia per le vittime.

Dopo la nuova nomina che risale al 3 luglio 2017, vediamo da subito Ladaria al lavoro con l’insabbiamento dei presunti abusi sui chierichetti del papa. Anche qui nessuna soluzione anzi, il presunto molestatore, don Gabriele Martinelli, non solo non è stato neppure sospeso, ma nel 2018 raccoglieva addirittura prenotazioni per gli esercizi spirituali dell’Opera don Folci, ai quali partecipava lo stesso Ladaria.

Di pochi giorni fa la notizia passata in sordina in Italia, che sempre Ladaria, è stato citato in giudizio a Lione insieme al cardinale Philippe Barbarin e altre cinque persone. Processo che potrebbe saltare in quanto Ladaria si nega alla giustizia francese e il Vaticano al momento non ha ancora dato alcuna risposta sulla sua partecipazione al processo che si terra il prossimo gennaio.

Ma nella corte di Bergoglio non troviamo solo Ladaria, ma anche i suoi colleghi come il cardinale George Pell, accusato di insabbiamenti e abusi in Australia, il cardinale Domenico Calcagno, protettore del prete pedofilo Nello Giraudo, i neoeletti malgrado le accuse e proprio da Bergoglio, l’arcivescovo Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada che cercarono di insabbiare il caso di don Mauro Galli e ancora, il vescovo Diego Coletti e il collega Angelo Comastri, insabbiatori dei presunti abusi sui chierichetti del papa, il cardinale Crescenzio Sepe, denunciato per insabbiamenti dalla presunta vittima sulla base del Motu Proprio di Bergoglio, che però non è mai intervenuto. La lista è ancora lunga e qui potete consultare quella degli insabbiatori italiani.

Lo stesso Bergoglio incassa accuse da un polo all’altro del pianeta, anche se i giornali italiani non ne parlano lui stesso non intervenne nel caso del prete veronese don Nicola Corradi e adesso “il papa della trasparenza si rinchiude nel silenzio” sfatando finalmente il mito prettamente mediatico della tanto acclamata tolleranza zero, che non c’è mai stata.

I COMPLICI

Complice di ciò che non sta accadendo in Italia, a differenza degli altri paesi, la stampa italiana che proprio in queste settimane si è limitata a riportare l’incensurabile, ovvero le notizie che arrivano dalla stampa estera, ma non ha detto una sola parola sui casi italiani, e ce ne sarebbero tanti oltre a quelli che abbiamo citato sopra.

In Italia non vedremo mai un “Caso Spotlight” in quanto gli organi di informazione televisivi non accennano minimamente al fenomeno. La carta stampata si limita timidamente a riportare qualche caso, spesso solo a livello locale, senza mai produrre inchieste giornalistiche che documentino la reale portata nazionale del fenomeno.

I FAVOREGGIATORI

Nei vari stati, vedi l’Australia, il Cile, gli Stati Uniti, l’Irlanda e via dicendo notiamo una presa di posizione forte dei governi e delle istituzioni e di conseguenza dell’opinione pubblica di fronte agli scandali. In Italia invece possiamo raccontare il triste primato di come le massime cariche pubbliche abbiano negli anni tradito i cittadini per favorire la chiesa e tutelare i preti pedofili. Ricordiamo infatti un tristissimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel 2010, quando lo scandalo arrivò in Europa, anziché chiedere al Governo interventi in favore dei cittadini, appoggiato dalle più alte cariche istituzionali, consolava Joseph Ratzinger per quello che a suo dire era un’inqualificabile attacco alla chiesa e al papa. Non da meno l’allora ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, che a seguito di un’intervista rilasciata dall’allora procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, nella quale sulla base dell’esperienza e alla luce di quello che stava accadendo in tutto il pianeta, accusò anche la chiesa italiana, di attuare coperture sistematiche per insabbiare gli abusi. Dopo l’intervista, il Ministro Alfano non avviò come normalmente vediamo accadere negli altri paesi un’indagine, mandò invece gli ispettori nell’ufficio del procuratore Forno.

Oggi, nel 2018 la situazione è ben peggiorata. Vediamo infatti latitanti alle richieste di legalità la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’interno, il Ministro della Giustizia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, informati delle gravi problematiche in materia di pedofilia clericale, da una interrogazione parlamentare voluta dalla Rete L’ABUSO e depositata dal deputato Matteo Mantero il 27-11-2017, ad oggi ancora inevasa e censurata da tutti i giornali nazionali, tranne i soliti, il settimanale LEFT e qualche altra piccola testata.

Latitanti anche in questo secondo caso il Presidente della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Presidenza della 12° Commissione Affari Sociali, raggiunti da una diffida presentata dall’avvocato della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri, anche questa volta censurata dalla stampa italiana.

Tra i diffidati anche il Comitato ONU per la Tutela del Fanciullo, stimolato dalla Rete L’ABUSO a procedere in riferimento alle raccomandazioni del 2014, che però, nell’incontro del 5 giugno 2018 presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, nell’intervento del Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, ha dato notizia di aver avviato in’indagine per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti dell’Italia che di fatto sta permettendo sul suolo italiano che la Santa Sede commetta le stesse violazioni contestate. Notizia anche questa come le precedenti, taciuta dalla stampa italiana.

Le scelte criminali dei vari governi susseguiti in Italia hanno addirittura prodotto un ambiente ideale per i pedofili e non mi riferisco soltanto al clero. Tra queste l’introduzione farlocca del certificato anti pedofilia (contestazione contenuta nell’interrogazione parlamentare) che per sollevare il clero dall’esibizione del certificato stesso, paradossalmente indica ai pedofili il terreno di caccia, per esempio il volontariato, da sempre quello più a rischio, esentato in quanto il clero appartiene proprio a questa categoria.

Altre omissioni del Governo Italiano le troviamo nell’applicazione della Convenzione di Lanzarote che in Italia, anziché rafforzare le garanzie costituzionali, nel rito canonico ne permette la violazione a svantaggio della vittima e a vantaggio del sacerdote.

Ci sono altre gravi mancanze del Governo italiano, per esempio la realizzazione di consultori per le vittime di violenza sessuale introdotti dalle norme Europee. Questi consultori che avrebbero dovuto essere gestiti dalla sanità nazionale, in realtà non sono mai stati realizzati e il dubbio è che questo sia accaduto proprio per evitare che in Italia, si potesse quantificare il fenomeno. I consultori infatti avrebbero fornito dati molto precisi, per esempio quante sono le vittime di violenza sessuale, quante quelle di pedofilia e quante quelle abusate da sacerdoti. Purtroppo l’unico dato attendibile e perziale, nel nostro paese lo forniamo noi della Rete L’ABUSO e parla di quasi 300 preti coinvolti solo negli ultimi 15 anni.

Sempre le norme europee prevedevano che in Italia venisse creato un database utile non solo a fare prevenzione, ma anche a schedare gli abusatori seriali. Nel 2006, a seguito della ratifica, fu istituito un fondo per realizzare il database, ma ad oggi non c’è ancora e soprattutto nelle violenze a danno di minori, questa mancanza fa si che non esista nei loro confronti un minimo di tutela e di prevenzione.

L’unico organo istituito nel nostro paese è l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito il 25 luglio 2007, ad oggi, più volte interpellato, non è stato in grado di fornire alcun dato utile.

L’osservatorio, rimasto senza nomine per un lungo periodo, venne ricomposto il 12 settembre del 2016 dall’allora ministro con delega alle pari opportunità Maria Elena Boschi che pochi giorni dopo, inosservante al D.M. che lo regolamenta, con un decreto integrativo, rimuove uno dei consiglieri, Michele Palma, facente capo alle pari opportunità e lo sostituisce inspiegabilmente e senza alcun pro, con un sacerdote, don Fortunato di Noto.

N.B. I link riferiti all’Osservatorio e la rispettiva documentazione non sono più reperibili sul sito del Ministero ai link originali.

LA MISCELA ESPLOSIVA

In uno Stato democratico la sovranità appartiene al popolo, ma come fa il popolo ad esercitarla?

Serve per prima cosa la consapevolezza del popolo riguardo ad un problema e questa consapevolezza il popolo la acquisisce attraverso la stampa che non a caso ha dei privilegi a propria tutela sanciti dalla Costituzione Italiana, come per esempio la riservatezza sulla fonte della notizia.

Per questo motivo siamo molto arrabbiati con la stampa italiana che censurando i problemi si rende responsabile di impedire ai cittadini la consapevolezza di un problema, quindi la possibilità di tutelarsi e pretendere che il Governo intervenga. Senza un allarme su un problema, quel problema non esiste e se un problema non esiste non si affronta.

Restando nel tema, i preti pedofili e la tutela dei minori, l’Italia si trova di fronte a un grave problema, da un lato la Santa Sede, che promette provvedimenti che concettualmente non potranno mai essere in favore delle vittime in quanto la chiesa non considera la pedofilia un crimine contro la persona ma un peccato contro la morale. Altro problema di base è la direttiva del 1962 nota come Crimen Sollicitationis, riconfermata nel 2002 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e dall’allora segretario Tarcisio Bertone, direttiva tutt’ora in vigore che di fatto, al di la dei proclami di Bergoglio, impone sui casi di abuso la gestione interna.

E qui va fatta una riflessione importante che porta inevitabilmente a comprendere che la chiesa non vuole intervenire seriamente sul fenomeno ma cerca di aggirarlo dando all’opinione pubblica la falsa impressione di prendere provvedimenti, evitando di assumersi le proprie responsabilità di fronte alle vittime e ai tribunali.

Vi siete mai posti la domanda di chi è la competenza sugli abusi sessuali ?

Mi spiego meglio, se un avvocato abusa sessualmente di un minore, non è che l’ordine degli avvocati istituisce un apposito tribunale per processarlo, la competenza è della magistratura, della giustizia del paese in cui il crimine è stato commesso. Ma allora perché nel caso dei preti la competenza dovrebbe essere della Santa Sede? La Santa Sede ha, se lo ritiene opportuno, competenza tutt’al più sulla questione morale, il fatto che persista nel voler gestire internamente questi casi è riconducibile ad un solo motivo, quello di non rispondere del pregresso alle vittime e alla legge, con la promessa che “staremo più attenti”.

Pensate un pò se Bergoglio anziché pregare sempre più forte per non sentire le grida delle vittime,  ordinasse ai suoi vescovi, anzichè di gestire i casi internamente, di denunciarli anche alla magistratura. Nel giro di pochi mesi avrebbe risolto il problema garantendo anche la corretta prevenzione per i minori che frequentano le parrocchie di tutto il mondo.

Detonatore di questa miscela esplosiva, la criminale e complice inerzia dei governi, che alla salute psicofisica dei propri cittadini, hanno preferito tradendo lo Stato, una sottana da preti.

Di Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO

Nasce ECA, l’associazione internazionale di cui è partner anche la Rete L’ABUSO

Dal 4 all’8 di giugno si sono riuniti in un meeting a Bernex (Francia) i rappresentanti delle associazioni di tutto il mondo tra cui anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi. Il meeting aveva l’obbiettivo di creare un’associazione globale che connettesse tra loro le diverse realtà associative nazionali per permettere una una maggiore incisività nel contraso alla pedofilia clericale.

Poche ore fa, in una conferenza stampa che si è tenuta a Ginevra i rappresentanti di 15 paesi in 4 continenti hanno annunciato la nascita di ECA Ending Clerical Abuse, un’istituzione a livello mondiale che pochi giorni fa, il 5 giugno si è presentata e accreditata anche alle Nazioni Unite.

Tra i fondatori e i partner di ECA troviamo Adalberto Méndez López e Alberto Athie – Mexico, Alexandre Hezez, Françoise Devaux, Aymeri Suarez-Pazos, Jacques Nuoffer, Nadia Debbache – France, Anne Barret Doyle,,George Mead, Peter Isely, Timothy Law- USA, Benjamin Kitobo – Congo, Catalina Venegas, Jaime Concha, José Andrés Murillo, Juan Carlos Claret Pool – Cile, Denise Buchanan – Jamaica, Evelyn Korkmaz – Canada, Francesco Zanardi – Italia, Jean-Marie Fürbringer – Switzerland, Lieve Halsberghe – Belgium, Marek Lisinki, Michal Czykmicha – Polonia, Matthias Katsch – Germani, Miguel Hutado – Spagna, Nadia Debbache – Francia, Peter Saunders – Inghilterra, Sara Oviedo – Equador.

Gli attivisti si sono presentati al mondo con questo video.

 

#ChurchToo – lo spot della campagna di sensibilizzazione al contrasto alla pedofilia clericale promossa della Rete L’ABUSO

Due bambine e due bambini, sono i protagonisti della campagna di sensibilizzazione chiamata #ChurchToo promossa dalla Rete L’ABUSO, l’Associazione italiana che raccoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

Uno spot di 55” con un messaggio rivolto direttamente al Pontefice nel quale i bambini ripercorrono quella che definiremo la giostra della pedofilia clericale fatta di trasferimenti, omissioni, omertà che finiscono per tradursi col favorire la reiterazione del crimine.

L’invito al buonsenso è rivolto a papa Francesco al quale i quattro bambini chiedono nulla di più, che rendere obbligatoria per i vescovi, la denuncia all’autorità giudiziaria.

Nella seconda parte anche un messaggio del Presidente dell’Associazione, Francesco Zanardi che invita alla cautela.

Una campagna di sensibilizzazione che si è resa necessaria di fronte ai risultati della campagna di “tolleranza zero” avviata da papa Francesco, tanto acclamata ma che in cinque anni non ha portato ancora nulla di efficace e concreto nella prevenzione e nella tutela dei minori affidati alle cure del clero.

L’Ufficio di Presidenza

Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana, queste alcune delle accuse che il Presidente della Rete L’ABUSO,  Francesco Zanardi, tramite il legale dell’Associazione,  Avv.  Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata oggi al Governo Italiano . 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990

Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 gg – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza.

A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’ISTITUTO INTERREGIONALE PER LA RICERCA ( UNICRI) SULLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA DELLE NAZIONI UNITE,  il CENTRO DI RICERCA INNOCENTI.

Si tratta di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dall’Associazione Rete L’ABUSO, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato  le Istituzioni Italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno delle/dei  cittadine/i più deboli, i minori costringendo anche le vittime divenute adulte, a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani.

Tra le pesantissime accuse formulate nelle 20 pagine di diffida, troviamo anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote , sulla base della quale il Governo Italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di “tolleranza zero” voluta proprio da papa Francesco.

L’avvocato Caligiuri spiega che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

«Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

«Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma oltre al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il fanciullo molestato, ma Dio.

Un aspetto che da anni l’Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, denuncia ma che invece, ancora oggi viene impropriamente pubblicizzata dai mezzi di informazione come fosse risolutiva per le vittime, le quali purtroppo, si rendono conto del contrario solo quando oramai è troppo tardi.

Tra gli altri punti importanti l’immobilità del Governo Italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori.

L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora è quella tanto voluta dall’Associazione Rete L’abuso, che ha trovato l’appoggio del deputato Matteo Mantero, grazie al quale – anche se passata sotto il silenzio dei media – lo scorso 27 novembre, ha depositato la prima Interrogazione Parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili, nella quale si contestano inoltre, le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi, scout ecc. ma anche l’intera categoria dei sacerdoti.

Attendiamo una risposta  esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto,  non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia  dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da  ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati.

Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO

PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare

Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema.

Nel 2002 a sollevare per la prima volta la questione fu il Presidente degli eurodeputati Radicali Maurizio Turco che, però, non riuscì a stimolare l’interesse della politica italiana.

Anche la Rete L’ABUSO, in questi anni, ha cercato in più occasioni di sollecitare le forze politiche che, in ben tre occasioni, ci diedero udienza ma non si riuscì ad arrivare al deposito di un documento che desse il via quantomeno ad una presa di consapevolezza, da parte del Governo e delle Istituzioni, sull’inequivocabile fatto che, anche in Italia, esiste questo problema e da quanto è emerso dalla recente denuncia contenuta nel libro di Gianluigi Nuzzi, riproposta da LE IENE nei servizi di Gaetano Pecoraro, sembra tutt’altro che sotto controllo.

Perseverare certe volte è diabolico, ma non ci siamo arresi e finalmente abbiamo trovato non solo l’attenzione, ma anche la concretezza e la disponibilità del Deputato savonese Matteo Mantero (M5s), al quale, negli ultimi mesi, abbiamo argomentato le nostre preoccupazioni, non solo legate alla fallimentare gestione del problema da parte della Santa Sede, ma sopratutto all’assenza delle istituzioni su un problema così grave per la salute psicofisica di cittadini minorenni.

L’interrogazione a risposta scritta 4/18626 depositata lunedì 27 novembre che vede come destinatari: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, si basa principalmente sulle raccomandazioni avanzate alla Santa Sede il 25 febbraio 2014 dal Comitato ONU per la tutela del fanciullo, raccomandazioni alle quali la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso, ma non lo ha fatto.

Anche per questo motivo è di fondamentale importanza che a mettere mano al problema siano le istituzioni, un problema che, è bene ricordare, non essere materia di fede o di libertà di religione, ma un crimine ai danni di cittadini in età minore, quindi particolarmente fragili ed indifesi.

Nel documento depositato lo scorso lunedì si interroga anche sull’efficacia del così detto “certificato antipedofilia” introdotto in Italia il 6 aprile del 2014 che, come abbiamo fatto più volte notare, presenta diverse lacune. Sono infatti esentati dall’esibire il documento i lavoratori autonomi, l’intera categoria del volontariato, scout, allenatori, sacerdoti ecc., paradossalmente le categorie che da sempre sono quelle più a rischio.

Nella conferenza stampa di questa mattina a Genova, oltre all’illustrazione dell’Interrogazione Parlamentare, si è discusso anche di alcune violazioni della Convenzione di Lanzarote e della responsabilità civile dello Stato Italiano che ha sottoscritto, come la Santa Sede, la Convenzione ONU per la tutela del fanciullo e che, di fatto, sta permettendo alla sola categoria dei sacerdoti cattolici di commettere le stesse violazioni che la Commissione ONU ha contestato alla Santa Sede, anche sul suolo italiano.

Il Presidente

Francesco Zanardi


TESTO INTEGRALE;

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18626

presentato da

MANTERO Matteo

testo di

Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

   MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.— Per sapere – premesso che:

   il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

    i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

   quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

   se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

   se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

   se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

   se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
(4-18626)

Conferenza stampa riservata ai sig. giornalisti

L’associazione Rete L’ABUSO rende noto che nella mattina di giovedì, ore 10, ha indetto una conferenza stampa presso il Circolo Bocciofila Lido di via Gobetti  8a cancello (loc. Albaro Genova).

L’incontro che avrà attinenza con le raccomandazioni avanzate nel 2014 dalla Commissione ONU per la Tutela del Fanciullo alla Santa Sede, ha l’obbiettivo di illustrare, oltre alle iniziative ad essa collegate, la prima Interrogazione Parlamentare in Italia sul tema dei preti pedofili, voluta dalla Rete L’ABUSO e depositata nei giorni scorsi in Parlamento.

Per informazioni portavoce@retelabuso.org .

Il Presidente

Rete L’ABUSO; Prima riunione del Consiglio Direttivo, le nuove nomine.

In data 17 ottobre 2017, nella sua prima riunione l’Assemblea ha nominato il primo Consiglio Direttivo in carica fino al 2021 che vede rinnovata la fiducia al fondatore dell’associazione, Francesco Zanardi riconfermato nella carica di Presidente, affiancato dalla dottoressa  Elena Peruzzini che riveste la carica di vice Presidente e dal dott. Riccardo Di Rella Tomasi di Lampedusa, con la carica di Segretario.

Uno sconvolgimento notevole ma doveroso per una associazione che in sette anni ha assunto dimensioni notevoli diventando sia in Italia che all’estero un punto di riferimento concreto per centinaia di vittime di abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero.

Nei suoi primi sette anni di vita la rete L’ABUSO ha anche ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno in questa battaglia di civiltà, creando diversi precedenti giudiziari, oltre ai riconoscimenti che rimarranno nella storia e che la vedono citata in libri di autori importanti come Federico Tulli, Gianluigi Nuzzi, Emiliano Fittipaldi, Carmelo Abbate.

Per il Presidente Francesco Zanardi, la concretizzazione di un sogno, quello di poter dare alle vittime come lui la possibilità di guardare avanti, il diritto ad avere una difesa legale che troppo spesso non possono permettersi, o che non è equiparabile a quella della controparte.

Un progetto che qualcuno nel 2010 definì “folle” ma che oggi trova il consenso e l’appoggio di due degli avvocati che sin dall’inizio hanno contribuito al progetto, la dottoressa Elena Peruzzini e il dottor Riccardo Di Rella che hanno scelto non solo di scendere in campo in questa battaglia di civiltà, ma di intensificare il loro contributo professionale nella tutela e nei diritti di chi ha subito abusi.

Una svolta storica, molto importante per la Rete L’ABUSO e per tutte le vittime che troppo spesso non trovano i mezzi per reagire restando nell’ombra.

Un distacco puramente burocratico da Christian Abbondanza e la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, con la quale continueremo in sinergia le nostre battaglie.

Il Presidente Francesco Zanardi