Nasce ECA, l’associazione internazionale di cui è partner anche la Rete L’ABUSO

Dal 4 all’8 di giugno si sono riuniti in un meeting a Bernex (Francia) i rappresentanti delle associazioni di tutto il mondo tra cui anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi. Il meeting aveva l’obbiettivo di creare un’associazione globale che connettesse tra loro le diverse realtà associative nazionali per permettere una una maggiore incisività nel contraso alla pedofilia clericale.

Poche ore fa, in una conferenza stampa che si è tenuta a Ginevra i rappresentanti di 15 paesi in 4 continenti hanno annunciato la nascita di ECA Ending Clerical Abuse, un’istituzione a livello mondiale che pochi giorni fa, il 5 giugno si è presentata e accreditata anche alle Nazioni Unite.

Tra i fondatori e i partner di ECA troviamo Adalberto Méndez López e Alberto Athie – Mexico, Alexandre Hezez, Françoise Devaux, Aymeri Suarez-Pazos, Jacques Nuoffer, Nadia Debbache – France, Anne Barret Doyle,,George Mead, Peter Isely, Timothy Law- USA, Benjamin Kitobo – Congo, Catalina Venegas, Jaime Concha, José Andrés Murillo, Juan Carlos Claret Pool – Cile, Denise Buchanan – Jamaica, Evelyn Korkmaz – Canada, Francesco Zanardi – Italia, Jean-Marie Fürbringer – Switzerland, Lieve Halsberghe – Belgium, Marek Lisinki, Michal Czykmicha – Polonia, Matthias Katsch – Germani, Miguel Hutado – Spagna, Nadia Debbache – Francia, Peter Saunders – Inghilterra, Sara Oviedo – Equador.

Gli attivisti si sono presentati al mondo con questo video.

 

#ChurchToo – lo spot della campagna di sensibilizzazione al contrasto alla pedofilia clericale promossa della Rete L’ABUSO

Due bambine e due bambini, sono i protagonisti della campagna di sensibilizzazione chiamata #ChurchToo promossa dalla Rete L’ABUSO, l’Associazione italiana che raccoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

Uno spot di 55” con un messaggio rivolto direttamente al Pontefice nel quale i bambini ripercorrono quella che definiremo la giostra della pedofilia clericale fatta di trasferimenti, omissioni, omertà che finiscono per tradursi col favorire la reiterazione del crimine.

L’invito al buonsenso è rivolto a papa Francesco al quale i quattro bambini chiedono nulla di più, che rendere obbligatoria per i vescovi, la denuncia all’autorità giudiziaria.

Nella seconda parte anche un messaggio del Presidente dell’Associazione, Francesco Zanardi che invita alla cautela.

Una campagna di sensibilizzazione che si è resa necessaria di fronte ai risultati della campagna di “tolleranza zero” avviata da papa Francesco, tanto acclamata ma che in cinque anni non ha portato ancora nulla di efficace e concreto nella prevenzione e nella tutela dei minori affidati alle cure del clero.

L’Ufficio di Presidenza

Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana, queste alcune delle accuse che il Presidente della Rete L’ABUSO,  Francesco Zanardi, tramite il legale dell’Associazione,  Avv.  Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata oggi al Governo Italiano . 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990

Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 gg – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza.

A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’ISTITUTO INTERREGIONALE PER LA RICERCA ( UNICRI) SULLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA DELLE NAZIONI UNITE,  il CENTRO DI RICERCA INNOCENTI.

Si tratta di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dall’Associazione Rete L’ABUSO, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato  le Istituzioni Italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno delle/dei  cittadine/i più deboli, i minori costringendo anche le vittime divenute adulte, a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani.

Tra le pesantissime accuse formulate nelle 20 pagine di diffida, troviamo anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote , sulla base della quale il Governo Italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di “tolleranza zero” voluta proprio da papa Francesco.

L’avvocato Caligiuri spiega che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

«Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

«Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma oltre al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il fanciullo molestato, ma Dio.

Un aspetto che da anni l’Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, denuncia ma che invece, ancora oggi viene impropriamente pubblicizzata dai mezzi di informazione come fosse risolutiva per le vittime, le quali purtroppo, si rendono conto del contrario solo quando oramai è troppo tardi.

Tra gli altri punti importanti l’immobilità del Governo Italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori.

L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora è quella tanto voluta dall’Associazione Rete L’abuso, che ha trovato l’appoggio del deputato Matteo Mantero, grazie al quale – anche se passata sotto il silenzio dei media – lo scorso 27 novembre, ha depositato la prima Interrogazione Parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili, nella quale si contestano inoltre, le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi, scout ecc. ma anche l’intera categoria dei sacerdoti.

Attendiamo una risposta  esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto,  non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia  dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da  ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati.

Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO

Rete L’ABUSO; Prima riunione del Consiglio Direttivo, le nuove nomine.

In data 17 ottobre 2017, nella sua prima riunione l’Assemblea ha nominato il primo Consiglio Direttivo in carica fino al 2021 che vede rinnovata la fiducia al fondatore dell’associazione, Francesco Zanardi riconfermato nella carica di Presidente, affiancato dalla dottoressa  Elena Peruzzini che riveste la carica di vice Presidente e dal dott. Riccardo Di Rella Tomasi di Lampedusa, con la carica di Segretario.

Uno sconvolgimento notevole ma doveroso per una associazione che in sette anni ha assunto dimensioni notevoli diventando sia in Italia che all’estero un punto di riferimento concreto per centinaia di vittime di abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero.

Nei suoi primi sette anni di vita la rete L’ABUSO ha anche ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno in questa battaglia di civiltà, creando diversi precedenti giudiziari, oltre ai riconoscimenti che rimarranno nella storia e che la vedono citata in libri di autori importanti come Federico Tulli, Gianluigi Nuzzi, Emiliano Fittipaldi, Carmelo Abbate.

Per il Presidente Francesco Zanardi, la concretizzazione di un sogno, quello di poter dare alle vittime come lui la possibilità di guardare avanti, il diritto ad avere una difesa legale che troppo spesso non possono permettersi, o che non è equiparabile a quella della controparte.

Un progetto che qualcuno nel 2010 definì “folle” ma che oggi trova il consenso e l’appoggio di due degli avvocati che sin dall’inizio hanno contribuito al progetto, la dottoressa Elena Peruzzini e il dottor Riccardo Di Rella che hanno scelto non solo di scendere in campo in questa battaglia di civiltà, ma di intensificare il loro contributo professionale nella tutela e nei diritti di chi ha subito abusi.

Una svolta storica, molto importante per la Rete L’ABUSO e per tutte le vittime che troppo spesso non trovano i mezzi per reagire restando nell’ombra.

Un distacco puramente burocratico da Christian Abbondanza e la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, con la quale continueremo in sinergia le nostre battaglie.

Il Presidente Francesco Zanardi