avv. Luca Battaglieri – Nello sport, le Federazioni si muovono con decisione per la prevenzione degli abusi nei confronti dei minori.

Rientrano nell’accezione di “abuso” tutte le condotte lesive della personalità, dallo scherno e al dileggio, alle costrizioni e violenze fisiche e psicologiche, fino ai comportamenti che attengono alla sfera personale e intima.
Il giovane che fa sport è una personalità in formazione, che vive un’importante porzione del suo tempo in un ambiente che ha il preciso dovere di proteggerlo.
Dal suo allenatore-istruttore trae ispirazione come modello di vita, spesso più degli insegnanti o degli stessi genitori.
Con i compagni condivide le emozioni, le vittorie e anche le sconfitte.
Subire un abuso di qualunque natura, oppure subire e sentirsi obbligato a tacere per non avere più la fiducia dell’allenatore o dei compagni distrugge la personalità.
Nell’equitazione, i ripetuti abusi degli istruttori sulle giovani allieve, messi a tacere dalle organizzazioni sportive, oltre che dai genitori che “passano sopra” alle sentenze, ai chiari precedenti di questo o quell’allenatore, pur di far “vincere” le figlie, hanno provocato una forte presa di coscienza.
La pagina FB “Il Cavallo Rosa” ha portato avanti sui social una vera e propria campagna volta ad accrescere la consapevolezza del settore e indurre le istituzioni a prendere posizione contro gli istruttori pedofili, qualificandoli per ciò che sono: criminali.
Nel baseball, il famoso caso del tecnico venezuelano in centro Italia, che ha abusato per anni dei suoi allievi, “passando” poi ai fratelli minori, ha visto una rigidissima presa di posizione della Federazione, che aveva ricevuto inizialmente una corposa richiesta danni.
Negli Stati Uniti, l’Associazione Softball Amatoriale, per prevenire denunce e richieste danni (quelle stesse che hanno portato, in pratica, al fallimento dell’associazione Scout americana) ha elaborato già un decennio fa un elaborato protocollo.
Gli abusi sessuali nello sport non sono un fenomeno recente.
Un amico, che quarant’anni fa era una giovane promessa di un famoso sport orientale di combattimento, mi disse che in un collegio di una federazione orientale dove era stato accompagnato insieme alla squadra nazionale italiana, aveva subito chiari tentativi dagli atleti stranieri.
La sua denuncia comportò l’immediata espulsione del ragazzo dal collegio e il forzato rimpatrio, con l’estromissione dal giro della Nazionale.
Me ne ha parlato con rimpianto è, infine, con orgoglio.
Infine, il Calcio, con il protocollo “Change the game” che allego.
Si sta facendo un percorso.
Perché non succeda più.
Perché nessuno dica, ad ogni nuova “scoperta” che “si sapeva”.
Perché l’abuso uccide lentamente.
Per sempre.

Di Francesco Zanardi

Potevo ma non mi sono sentito di diventare un giornalista. Vivendo in Italia sarebbe stato uno spreco e così ho preferito da sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente della Rete L'ABUSO