Sapevano tutto un mese prima: la circolare del Ministero che inchioda le Regioni

Era il 22 gennaio 2020, quando il Ministero della Salute diramava il comunicato stampa: “Questa mattina al Ministero della Salute si è riunita, presso l’Ufficio di Gabinetto, la task-force con compito di coordinare ogni iniziativa relativa al fenomeno coronavirus 2019-nCoV.

[…]Nella prima riunione è stato verificato che le strutture sanitarie competenti sono adeguatamente allertate a fronteggiare la situazione in strettissimo contatto con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie.

È già attivo uno specifico canale sanitario per tutti i viaggiatori provenienti dalla città cinese di Wuhan. Si è convenuto, inoltre, di diramare ad istituzioni, enti e organizzazioni professionali interessati, una circolare predisposta dalla Direzione generale della prevenzione contenente indicazioni operative.

A conclusione dei lavori il ministro Speranza ha dichiarato: “Il Servizio Sanitario Nazionale è dotato di professionalità, competenze ed esperienze adeguate ad affrontare ogni evenienza. Stiamo seguendo con la massima attenzione, in stretto raccordo con le istituzioni internazionali, l’evolversi della situazione”.”

La circolare in questione, scaricabile (Circolare-MinSal-22-gennaio-2020-1), e inviata agli Assessorati alla Sanità delle Regioni (che disgraziatamente alla sanità son delegate) parlava chiaro:

“I casi sospetti di nCoV vanno visitati in un’area separata dagli altri pazienti e ospedalizzati in isolamento in un reparto di malattie infettive, possibilmente in una stanza singola, facendo loro indossare una mascherina chirurgica, se riescono a tollerarla. Il numero di operatori sanitari, di familiari e di visitatori ad un caso sospetto deve essere ridotto, e deve essere registrato. Il personale sanitario che accudisce tali casi dovrebbe, ove possibile, essere dedicato esclusivamente a questi pazienti per ridurre il rischio di trasmissione.

Per motivi precauzionali, si raccomanda che il personale sanitario, oltre ad adottare le misure standard di biosicurezza, applichi le precauzioni per prevenire la trasmissione per via aerea e per contatto. In particolare, dovrebbe indossare: mascherina e protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe non sterile e guanti. Qualora siano necessarie procedure che possono generare aerosol, la mascherina dovrebbe essere di tipo FFP2. Dovrebbero essere utilizzati strumenti mono-uso e strumentazioni portatili (es. raggi X) per evitare di muovere il paziente. Se è necessario trasportare il paziente fuori dalla stanza di isolamento, usare percorsi predeterminati per minimizzare la possibile esposizione di personale sanitario, altri pazienti e visitatori. Qualora il paziente venga posto in isolamento domiciliare, sia il paziente che i familiari devono essere istruiti per applicare le precauzioni standard di biosicurezza, quelle per prevenire la trasmissione per aerosol e per contatto.”

Era il 22 gennaio. Un mese prima che, a Codogno, iniziasse l’incubo che stiamo ancora vivendo e che ci costa centinaia di morti al giorno – solo per considerare quelli ufficialmente censiti.

Non è davvero possibile non chiedersi cosa abbiano fatto le Regioni di quella circolare.

L’hanno letta e l’han riposta in un cassetto come una qualsiasi scartoffia burocratica?

Non l’hanno neppure letta?

L’hanno letta ma hanno deciso che si trattava di preoccupazioni eccessive del Ministero?

Forse per questo stanno chiedendo a gran voce lo scudo penale “per la classe dirigente che ha gestito l’emergenza”, come il nostro Toti qualche giorno fa?

https://www.lanuovasavona.it/2020/04/18/leggi-notizia/argomenti/news-1/articolo/sapevano-tutto-un-mese-prima-la-circolare-del-ministero-che-inchioda-le-regioni.html?fbclid=IwAR1MEkWKsK5SNcKFT5EWM4cVhikY8wNoWMI3umqqTFF80dG9q_fudiuYB38