SAVONA: Rete L’ABUSO cita in giudizio la diocesi

Gli avvocati della Rete L’ABUSO, Elena Peruzzini (del Foro di Genova) e Francesca Rosso (del foro di Savona) , hanno depositato, pochi giorni fa, due delle cinque citazioni che chiamano in giudizio direttamente la diocesi di Savona, la cui omissività ha permesso che don Nello Giraudo (denunciato all’allora vescovo di Savona Giulio Sanguineti già lo stesso anno dell’ordinazione sacerdotale) continuasse per quasi 30 anni ad abusare dei minori a lui affidati.

I fatti emersero schiaccianti dall’indagine della Procura, e anche dal provvedimento di archiviazione per intervenuti termini di prescrizione emesso nel 2012 dal Gip di Savona, Fiorenza Giorgi, nei confronti dell’allora vescovo Dante Lafranconi, accusato di omissione.

Malgrado fosse nella facoltà del Lafranconi chiedere di ignorare la prescrizione e procedere, chiarendo la sua posizione di sostenuta innocenza,  preferì rinunciare a questo suo diritto.

Le parole del Gip nell’archiviazione furono durissime “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

Nel giugno del 2017, insidiato a Savona il nuovo vescovo Calogero Marino – L’associazione Rete L’ABUSO che tutela le cinque vittime e che, eccezionalmente in questo processo, vede tra queste anche il suo Presidente e fondatore Francesco Zanardi – essendo in procinto di avviare un’azione legale, ritenne opportuno, per correttezza, tentare un accordo tra le parti con il neo vescovo di Savona.

Apparentemente i presupposti potevano anche esserci, ma la proposta della diocesi era  al limite della decenza: come indennizzo alle vittime proposero un numero verde per le segnalazioni, gestito però dalla chiesa e dove le vittime indennizzate non avrebbero neppure potuto lavorare.

Vista la mancanza di presupposti, l’onerosa decisione dell’Associazione, fu quella di avviare un processo civile.

La diocesi savonese, per le cinque vittime è citata in giudizio per un totale di quasi 5 milioni di euro, una cifra non decisa dall’Associazione né dalle vittime, ma dalle tabelle (in Italia quella del Lazio o della Lombardia) che sulla base del danno biologico diagnosticato da un esame peritale, ne regolano l’indennizzo.

Nello specifico caso il danno biologico è, purtroppo, per alcuni elevatissimo. Parliamo di ragazzini (3 dei 5) che all’epoca furono sottratti alle famiglie dai servizi sociali, poi affidati al Giraudo, che dedicò loro le sue “particolari” attenzioni sessuali.

A aumentare notevolmente il danno, questa volta su tutte e cinque le vittime, il mancato soccorso da parte della chiesa, che già all’epoca era ben consapevole delle tendenze pedolfile del prete e che intervenendo repentinamentre, avrebbe potuto quanto meno limitare il danno psicofisico.

Pochi giorni fa, terminate le sedute peritali e ottenuta l’entità del danno biologico, gli avvocati Elena Peruzzini, vice Presidente della Rete L’ABUSO e la collega Francesca Rosso, hanno notificato la citazione in giudizio, la cui prima udienza, è fissata per il 15 novembre 2019.

L’Ufficio di Presidenza

Rete L’ABUSO (sezione vittime)

SAVONA: abusi in parrocchia su un bimbo di 8 anni. Quando la cultura del silenzio rende le parrocchie fertile terreno di caccia per i pedofili.

Si sono concluse poche settimane fa le indagini della Polizia Giudiziaria di Savona che ha consegnato il fascicolo in Procura, titolare il Sostituto Procuratore Elisa Milocco.

15102010 savona palazzo di giustizia Franco Briano condotto davanti al procuratore persona arrestata dalla squadra mobile

I fatti si svolgono nella parrocchia di San Dalmazio in Savona dove, già nel 2011, la Rete L’ABUSO, a seguito di una segnalazione di una presunta vittima, portò all’arresto di Franco Briano, ex postino e coadiutore parrocchiale. In quella occasione le indagini della Procura non portarono a ravvisare reati commessi dal Briano nelle sue funzioni di coadiutore all’interno della parrocchia. La fece franca anche per quanto riguarda i presunti abusi nei confronti di Alessandro Pennestri, che all’epoca lo accusava, in quanto erano intervenuti i termini di prescrizione.

Questa volta però le cose potrebbero andare diversamente. I reati ai danni di un bimbo che all’epoca dei fatti aveva 8 anni, di cui è accusato Franco Briano e un altro collaboratore della parrocchia di S. Dalmazio, risalirebbero ai campi solari dell’estate del 2009 e, al momento, non sarebbero ancora raggiunti dalla prescrizione.

La presunta vittima, seguita dalla Rete L’ABUSO e, per competenza territoriale, vede la sua difesa assegnata per quanto concerne la parte penale, all’avvocato Riccardo Di Rella, del Foro di Genova, Segretario dell’Associazione. Per quanto riguarda invece la parte civile, alla dottoressa Elena Peruzzini, vice Presidente dell’Associazione, che si costituirà parte civile nel procedimento.

Questa ennesima triste vicenda, solleva una problematica nota e grave, che la Rete L’ABUSO denuncia da anni e che, grazie alla disponibilità del Senatore Savonese Matteo Mantero, era già stata sollevata in una interrogazione parlamentare del novembre 2017. Nei mesi scorsi, la Rete L’ABUSO ha ampiamente documentato anche questa lacuna al Comitato ONU per la tutela del fanciullo, che attraverso il membro del Comitato, il professor Jorge Cardona, è stata sollevata nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorsi.

Il problema in questo caso nasce dal certificato anti pedofilia, che il legislatore non ha applicato all’intera categoria del volontariato, quella da sempre più a rischio e, guarda caso, quella alla quale appartengono anche i sacerdoti.

Paradossalmente, questa mancanza genera l’effetto opposto a quello che sarebbe lo scopo preventivo del certificato, ovvero indica ai predatori il terreno di caccia dove non vi sono controlli. Ora, se proviamo ad entrare nella mente di un pedofilo, la prima cosa evidente è che costui cerca ragazzini, e le parrocchie sono ben popolate. La seconda cosa, è tentare di cacciare in un terreno più sicuro possibile ed ecco qui che intervengono altri due fattori, il fatto che il certificato non è da esibire nell’ambito del volontariato, e la cultura del silenzio che la chiesa mantiene come costante, una garanzia per il pedofilo che, qualora venga scoperto, sa che il parroco non lo denuncerà per evitare lo scandalo.

L’Ufficio di Presidenza

Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana, queste alcune delle accuse che il Presidente della Rete L’ABUSO,  Francesco Zanardi, tramite il legale dell’Associazione,  Avv.  Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata oggi al Governo Italiano . 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990

Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 gg – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza.

A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’ISTITUTO INTERREGIONALE PER LA RICERCA ( UNICRI) SULLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA DELLE NAZIONI UNITE,  il CENTRO DI RICERCA INNOCENTI.

Si tratta di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dall’Associazione Rete L’ABUSO, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato  le Istituzioni Italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno delle/dei  cittadine/i più deboli, i minori costringendo anche le vittime divenute adulte, a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani.

Tra le pesantissime accuse formulate nelle 20 pagine di diffida, troviamo anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote , sulla base della quale il Governo Italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di “tolleranza zero” voluta proprio da papa Francesco.

L’avvocato Caligiuri spiega che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

«Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

«Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma oltre al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il fanciullo molestato, ma Dio.

Un aspetto che da anni l’Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, denuncia ma che invece, ancora oggi viene impropriamente pubblicizzata dai mezzi di informazione come fosse risolutiva per le vittime, le quali purtroppo, si rendono conto del contrario solo quando oramai è troppo tardi.

Tra gli altri punti importanti l’immobilità del Governo Italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori.

L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora è quella tanto voluta dall’Associazione Rete L’abuso, che ha trovato l’appoggio del deputato Matteo Mantero, grazie al quale – anche se passata sotto il silenzio dei media – lo scorso 27 novembre, ha depositato la prima Interrogazione Parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili, nella quale si contestano inoltre, le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi, scout ecc. ma anche l’intera categoria dei sacerdoti.

Attendiamo una risposta  esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto,  non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia  dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da  ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati.

Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO

PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare

Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema.

Nel 2002 a sollevare per la prima volta la questione fu il Presidente degli eurodeputati Radicali Maurizio Turco che, però, non riuscì a stimolare l’interesse della politica italiana.

Anche la Rete L’ABUSO, in questi anni, ha cercato in più occasioni di sollecitare le forze politiche che, in ben tre occasioni, ci diedero udienza ma non si riuscì ad arrivare al deposito di un documento che desse il via quantomeno ad una presa di consapevolezza, da parte del Governo e delle Istituzioni, sull’inequivocabile fatto che, anche in Italia, esiste questo problema e da quanto è emerso dalla recente denuncia contenuta nel libro di Gianluigi Nuzzi, riproposta da LE IENE nei servizi di Gaetano Pecoraro, sembra tutt’altro che sotto controllo.

Perseverare certe volte è diabolico, ma non ci siamo arresi e finalmente abbiamo trovato non solo l’attenzione, ma anche la concretezza e la disponibilità del Deputato savonese Matteo Mantero (M5s), al quale, negli ultimi mesi, abbiamo argomentato le nostre preoccupazioni, non solo legate alla fallimentare gestione del problema da parte della Santa Sede, ma sopratutto all’assenza delle istituzioni su un problema così grave per la salute psicofisica di cittadini minorenni.

L’interrogazione a risposta scritta 4/18626 depositata lunedì 27 novembre che vede come destinatari: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, si basa principalmente sulle raccomandazioni avanzate alla Santa Sede il 25 febbraio 2014 dal Comitato ONU per la tutela del fanciullo, raccomandazioni alle quali la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso, ma non lo ha fatto.

Anche per questo motivo è di fondamentale importanza che a mettere mano al problema siano le istituzioni, un problema che, è bene ricordare, non essere materia di fede o di libertà di religione, ma un crimine ai danni di cittadini in età minore, quindi particolarmente fragili ed indifesi.

Nel documento depositato lo scorso lunedì si interroga anche sull’efficacia del così detto “certificato antipedofilia” introdotto in Italia il 6 aprile del 2014 che, come abbiamo fatto più volte notare, presenta diverse lacune. Sono infatti esentati dall’esibire il documento i lavoratori autonomi, l’intera categoria del volontariato, scout, allenatori, sacerdoti ecc., paradossalmente le categorie che da sempre sono quelle più a rischio.

Nella conferenza stampa di questa mattina a Genova, oltre all’illustrazione dell’Interrogazione Parlamentare, si è discusso anche di alcune violazioni della Convenzione di Lanzarote e della responsabilità civile dello Stato Italiano che ha sottoscritto, come la Santa Sede, la Convenzione ONU per la tutela del fanciullo e che, di fatto, sta permettendo alla sola categoria dei sacerdoti cattolici di commettere le stesse violazioni che la Commissione ONU ha contestato alla Santa Sede, anche sul suolo italiano.

Il Presidente

Francesco Zanardi


TESTO INTEGRALE;

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18626

presentato da

MANTERO Matteo

testo di

Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

   MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.— Per sapere – premesso che:

   il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

    i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

   quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

   se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

   se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

   se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

   se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
(4-18626)