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LA TERRIBILE STORIA DELLE CASE MAGDALENE

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Novembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Fabio Casalini – Le Case Magdalene erano istituti femminili che avevano il compito di accogliere ragazze orfane oppure donne la cui condotta era considerata peccaminosa ed in contrasto con i pregiudizi di una società benpensante. In questi istituti, però, le ragazze erano trattate come schiave. Queste le loro storie.

La maggior parte di questi istituti era gestita da suore, appartenenti a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica.
Ricostruiamo la storia di questi istituti.
Le Case Magdalene sorsero in Inghilterra ed in Irlanda nel corso del XIX secolo, avendo come scopo la riabilitazione di donne che avevano lavorato come prostitute. In Irlanda le Case prendevano il nome da Santa Maria Maddalena.

In breve tempo l’amministrazione delle Case Magdalene passò sotto il controllo della Chiesa cattolica, che ne favorì la diffusione. Le Case, inizialmente concepite come ricoveri di breve termine, si trasformarono in luoghi di rifugio di lungo periodo. Con il trascorrere del tempo, la ragione d’essere di questi istituti si allontanò sempre più dall’intento iniziale, in altre parole togliere dalla strada le prostitute nel tentativo di riabilitarle alla società, aiutandole a trovare un impiego fisso. Alle donne ospitate in questi istituti era richiesto di lavorare, spesso come lavandaie, anche contro la loro volontà.

BNPS.co.uk (01202) 558833Picture: Peter WillowsSt Mary’s Training School, Dublin, 1935-1938, where Kathleen worked (pic supplied by Pat Cotton 01142372710)Kathleen Legge (77), who was forced to work at the Magdalene Laundry in Dublin, pictured at her house in Bournemouth, Dorset.

Le suore, che curavano la gestione degli istituti, spesso attuavano regole severe e provvedimenti decisi contro le ragazze che non svolgevano diligentemente i compiti loro assegnati. Nell’accettazione delle pazienti non vi era alcuna discriminazione religiosa o razziale. Dopo il ricovero, le donne erano chiamate le sorelle di Santa Margherita, ma non pronunciavano alcun voto religioso. Un fattore importante da tenere in considerazione nell’analisi di questi istituti attiene al fatto che, nella maggior parte dei casi, le donne erano trattenute contro la loro volontà. Questa “segregazione” avveniva grazie alla complicità dei familiari delle ragazze, preoccupati, nella maggior parte dei casi, di mantenere “integro” l’onore e la reputazione della famiglia. La prostituzione non era l’unica causa d’inserimento in uno di questi istituti. Tra gli altri motivi ritenuti validi per il viaggio in una Casa Magdalene vi era il fatto d’essere una madre nubile, essere considerata troppo brutta oppure l’essere stata vittima di uno stupro. Come abbiamo visto in precedenza, la maggior parte delle donne rinchiuse in questi istituti svolgeva delle mansioni quotidiane, spesso attinenti al lavoro della lavandaia. Le dure condizioni lavorative, e le rigide regole imposte dalle suore, furono i motivi che portarono alla nascita di feroci critiche alle Case Magdalene. Inoltre, fattore da non dimenticare, le ragazze prestavano manodopera non retribuita, motivo che permetteva proficui guadagni agli istituti (in Irlanda questi istituti erano conosciuti come Magdalene Laundries – Lavanderie Magdalene).

L’esistenza delle Case Magdalene non fu tenuta in gran considerazione sino al 1993, quando un ordine di suore a Dublino, quelle di Nostra Signora della Carità, vendette una parte dell’istituto ad un imprenditore immobiliare, poiché avevano perso denaro con la compravendita di azioni in Borsa. Le operazioni d’ampliamento volute dall’imprenditore consentirono la scoperta di una fossa comune contenente 133 cadaveri. Le suore fecero in modo che i resti fossero cremati e seppelliti presso il cimitero di Glasnevin, dividendo il costo della sepoltura con l’imprenditore immobiliare. Più tardi emerse che vi erano altri 22 cadaveri che le sorelle chiesero di riesumare. In tutto furono riesumati e cremati 155 cadaveri. Con il tempo questa situazione generò uno scandalo pubblico.
Nel 1998 all’interno del documentario Sex in a cold climate furono intervistate ex detenute delle Case Magdalene, che riferirono di aver subito abusi sessuali, fisici e psicologici da parte di suore e preti. Ammisero altresì d’essere state completamente isolate dal mondo esterno durante il periodo di ricovero presso le strutture.

Nel 1999 due ragazze internate presso l’istituto Mary Norris, Josephine McCarthy e Mary-Jo McDonagh, fornirono resoconti sui maltrattamenti subiti dai collaboratori della struttura.
Le accuse sulle condizioni nei conventi e sul trattamento dei detenuti furono trasformate in un film nel 2002, The Magdalene sisters, scritto e diretto da Peter Mullan.
Nel giugno del 2011, Mary Rafferty scrisse sul giornale The Irish Time che all’inizio degli anni quaranta del secolo scorso alcune istituzioni statali irlandesi, tra cui l’esercito, passarono dall’utilizzo di lavanderie commerciali alle Magdalene laundries. La risposta fu abbastanza sconcertante poiché riferiva che i contratti contenevano un’equa clausola salariale, sebbene le ragazze delle Case Magdalene non percepissero compensi.
Ricordando la forte connotazione cattolica dell’Irlanda, come si comportò il governo?
Dal 2001 il governo irlandese riconobbe che le donne ospitate nelle Case Magdalene erano vittime d’abusi. Pur tuttavia resistette alle richieste d’indagini ed alle proposte di risarcimento poiché, secondo il governo irlandese, le lavanderie erano gestite privatamente e gli abusi avvenuti al loro interno non erano di competenza governativa. Nel frattempo era nata un’associazione a difesa delle ragazze che avevano vissuto all’interno delle istituzioni cattoliche, Justice for Magdalenes. L’associazione sosteneva che le condizioni all’interno delle lavanderie e lo sfruttamento delle lavoratrici erano palesi violazioni dei diritti umani. Non ottenendo risposta dal governo irlandese, Justice for Magdalenes presentò il caso al Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura che, il 6 giugno del 2011, invitò il governo irlandese ad indagare sulle accuse di tortura all’interno delle Case Magdalene. Il governo fu obbligato ad istituire una commissione d’inchiesta. Il 5 febbraio del 2013 il comitato pubblicò i risultati delle indagini: furono trovate prove di una rilevante collusione tra stato ed istituti cattolici.
La commissione d’inchiesta rilevò significativi abusi verbali nei confronti delle donne-lavoratrici, ma non vi erano evidenze d’abusi fisici o sessuali regolari. Il 19 febbraio dello stesso anno, il primo ministro Enda Kenny rilasciò formali scuse di stato definendo le lavanderie come la vergogna della nazione: “Io come primo ministro, a nome dello Stato, dichiaro che il governo si pente profondamente e si scusa incondizionatamente con tutte quelle donne per il danno che è stato fatto loro e per ogni dolore che hanno sofferto come conseguenza del tempo che hanno trascorso all’interno di una lavanderia Magdalene”. Il primo ministro dichiarò altresì che lo stato aveva in previsione il risarcimento da offrire alle vittime delle lavanderie cattoliche. Le reazioni del mondo cattolico non si fecero attendere. Sorvolando sulle interviste rilasciate, in forma anonima, da diverse suore – che manifestavano disappunto per l’inchiesta poiché convinte di aver servito il paese – e da alcune associazioni sorte a difesa delle Case Magdalene, importante fu la presa di posizione che giunse dagli Stati Uniti dove era sorta un’associazione a tutela delle suore e degli istituti cattolici. Il presidente di tale istituzione cattolica dichiarò “che nessuna donna era stata imprigionata, ne costretta contro la propria volontà a rimanere”. Altresì affermò che “si tratta di una bugia” e che le donne alloggiate, presso tali istituzioni, “erano prostitute o candidate a per la professione più antica del mondo”.
Le istituzioni religiose che si occupavano delle Case Magdalene si rifiutarono categoricamente di partecipare alla creazione del fondo per il risarcimento delle vittime della loro opera caritatevole.
L’ultima Casa Magdalene è stata chiusa il 25 settembre del 1996.
A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante donne siano state ospitate all’interno delle istituzioni cattoliche divenute lavanderie nel corso del tempo.
https://www.viaggiatoriignoranti.it/2018/11/la-terribile-storia-delle-case-magdalene.html
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