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Nativi canadesi, il genocidio dimenticato

Non solo gli Stati Uniti. Anche il "civilissimo" Canada ha una storia di soprusi, violenze, nefandezze e uccisioni di indigeni, compresi i bambini. Una storia su cui finalmente si comincia a far luce

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Aprile 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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scritto da MARCO CINQUE – Quando si parla delle popolazioni native americane, si dimentica quasi del tutto che molte di queste, oltre che negli Stati Uniti si trovano in Canada, anche se distribuite in comunità più piccole e meno conosciute. Dello stesso Canada poi, nell’immaginario collettivo, si ha un’idea stereotipata di paese molto rispettoso dei diritti umani e civili, ma nella realtà questi diritti non valgono granché per i popoli aborigeni.

Lo testimoniano le politiche di assimilazione forzata imposte ai bambini indigeni, strappati alle loro famiglie e internati in un sistema di scuole religiose, le boarding schools, istituite sin dagli inizi del Novecento, dove vennero internati circa centocinquanta mila bambini, tra i quali persero la vita più del quaranta per cento, come riportava, nel 1907, la testata quotidiana Montreal Star. Un vero e proprio genocidio, stimato in più di cinquanta mila bambini deceduti in quelle scuole.

Ma da quando la tragedia delle violenze, delle sterilizzazioni, degli stupri e degli omicidi di bambini indigeni nelle scuole residenziali religiose canadesi (su 118 residential schools, 79 erano cattoliche romane e dipendevano direttamente dalla Santa Sede) è stata resa pubblica, si sono espressi dubbi, ipotizzando una campagna di disinformazione o considerando la denuncia alla stregua di una strumentale esagerazione giornalistica: come si possono definire questi crimini, sempre che ci siano stati, addirittura un genocidio? E com’è stato possibile che nessuno tra religiosi, famiglie delle vittime e istituzioni, in tanti anni non abbiano mai denunciato le torture e gli omicidi perpetrati ai danni di decine di migliaia di bambini indiani?

Basta approfondire molti aspetti del vecchio sistema legislativo canadese per avere le idee più chiare.

Ad esempio, la Federal Indian Act del 1874, tutt’ora in vigore, ribadisce l’inferiorità legale e morale degli indigeni ed ha istituito il sistema delle scuole residenziali. Poi la Gradual Civilization Act del 1857, legge che obbligava le famiglie indigene a firmare un documento che trasferiva alle scuole residenziali cristiane i diritti di tutela dei loro figli. Se ci si rifiutava c’era l’arresto immediato oltre a sanzioni economiche.

Ma il trasferimento legale dei diritti di tutela dei minori si trasformava anche in trasferimento dei beni dei bambini deceduti, così le scuole residenziali hanno lucrato su quelle morti, appropriandosi di terre che poi rivendevano soprattutto alle multinazionali del legname.

Sono molte le voci dei superstiti delle residential school, che raccontano gli orrori subiti.

Testimoniava Steven H., dalla St Paul’s Catholic day School:

Quando avevo sei anni, proprio davanti ai miei occhi vidi una suora ammazzare una bambina. Era suor Pierre, ma il suo vero nome era Ethel Lynn. La bambina che uccise si chiamava Elaine Dik e aveva cinque anni. La suora la colpì con violenza dietro il collo e io udii quell’orribile schiocco. Morì proprio dinanzi a noi. Poi la suora ci disse di scavalcarne il corpo e andare in classe. Era il 1966.

O ancora le parole di Rick La Vallee, che del suo trauma ricorda:

Mio fratello morì a causa di una scossa elettrica data da un ago da bestiame. Aveva quattro anni, i preti lo trascinarono e lo ferirono, gli tagliarono la pelle sotto la fronte con una frusta. Come la frusta dei cavalli. Era tagliente e aveva sopra delle lame. Io ero lì, lo sentivo gridare aiuto. Subito dopo c’era un mare di sangue sul pavimento, ma non lo portarono all’ospedale, in infermeria o altrove, e quello accadde allora, quando ero lì. Lo sento ancora che grida aiuto: “Rick, aiuto, mi stanno torturando! Sto morendo!”. E poi morì. Era il mio unico, il mio miglior amico e il mio unico fratello che ho sempre amato.

Nella British Columbia, la Sterilization Law, approvata nel 1933 e tuttora attiva, ha consentito di far sterilizzare in maniera massiccia e pianificata qualsiasi ospite nativo delle scuole residenziali.

Le sterilizzazioni sono state di frequente attuate nei confronti di interi gruppi di bambini indigeni quando questi avevano raggiunto la pubertà, in istituti quali la Provincial Training School di Red Deer, in Alberta, ed il Ponoka Mental Hospital. Sarah Modeste, della Cowichan Nation, ricorda:

Il dottor James Goodbrand sterilizzò molte delle nostre donne. Ho sentito personalmente Goodbrand dire che il governo lo pagava trecento dollari per ogni donna che sterilizzava.

Probabilmente è proprio grazie a queste leggi che, all’interno delle scuole religiose, la certezza dell’impunità ha permesso che degli orrendi crimini venissero considerati semplici effetti collaterali di quel sistema.

Secondo un rapporto del dottor Peter Bryce, una buona parte delle morti dei bambini nativi nelle scuole residenziali avvenne a causa della tubercolosi. Era pratica corrente, documentata anche da un repertorio di immagini fotografiche, mescolare deliberatamente bambini sani a bambini malati. Una volta infettatati, agli ospiti degli istituti non venivano fornite cure ed erano lasciati morire.

Già dal secondo decennio del secolo scorso i giornali canadesi affermavano che il tasso di mortalità dei bambini indigeni nelle boarding schools era superiore al cinquanta per cento di quanti erano obbligati a frequentarle, cioè più di un bambino su due in quelle scuole ci moriva.

In molti erano coinvolti, ad ogni livello istituzionale, in queste terribili violazioni.

Dai fascicoli riservati del tribunale dell’Ihraam, contenenti le dichiarazioni di fonti confidenziali, emerse che:

Una sorta di accordo sulla parola fu in vigore per molti anni: le chiese ci fornivano i bambini dalle scuole residenziali e noi incaricavamo l’Rcmp di consegnarli a chiunque avesse bisogno di un’infornata di soggetti da esperimento: in genere medici, a volte elementi del dipartimento della difesa. I cattolici lo fecero ad alto livello nel Quebec, quando trasferirono in larga scala ragazzi dagli orfanotrofi ai manicomi. Lo scopo era il medesimo: sperimentazione. A quei tempi i settori militari e dell’intelligence davano molte sovvenzioni: tutto quello che si doveva fare era fornire i soggetti. I funzionari ecclesiastici erano più che contenti di soddisfare quelle richieste. Non erano solo i presidi delle scuole residenziali a prendere tangenti da questo traffico: tutti ne approfittavano, e questo è il motivo per cui la cosa è andata avanti così a lungo; essa coinvolge proprio un sacco di alti papaveri.

Gli esperimenti sui bambini nativi sono stati confermati dalle testimonianze di altri sopravvissuti, come quella di Jasper Jospeh, che denunciava:

Avevo soltanto otto anni, e ci avevano mandato dalla scuola residenziale anglicana di Alert Bay al Nanaimo Indian Hospital, quello gestito dalla Chiesa Unitaria. Lì mi hanno tenuto in isolamento in una piccola stanza per più di tre anni, come se fossi un topo da laboratorio, somministrandomi pillole e facendomi iniezioni che mi facevano star male. Due miei cugini fecero un gran chiasso, urlando e ribellandosi ogni volta. Così le infermiere fecero loro delle iniezioni, ed entrambi morirono subito. Lo fecero per farli stare zitti.

Oltre alle decine di migliaia di morti delle scuole residenziali, le conseguenze di questo genocidio si continuano a manifestare sui sopravvissuti, attualmente vittime di un contesto di assoluto degrado psicologico, sociale e ambientale, le cui condizioni sono definite da organismi per la tutela dei diritti umani delle Nazioni Unite, quelle di “una popolazione colonizzata al limite della sopravvivenza, con tutte le caratteristiche di una società da terzo mondo”.

In merito alle scuse ufficiali dell’11 giugno 2008 che il primo ministro, Stephen Harper, chiese a nome del governo canadese per gli abusi inflitti alle popolazioni indigene, due anni dopo, nel 2010, venne domandato all’ambasciatore canadese a Roma, James Fox, se ci fossero stati degli sviluppi:

La legge finanziaria 2010 del governo canadese ha annunciato centonovantanove milioni di dollari per i prossimi due anni per garantire la continuità dei servizi di igiene mentale e supporto emotivo forniti agli ex studenti e alle loro famiglie, nonché la tempestività ed efficienza delle erogazioni agli ex studenti

scrissero dall’ambasciata, specificando poi che

l’accordo di riconciliazione (settlement agreement) da corrispondere agli ex studenti che hanno risieduto presso una scuola sesidenziale indiana, comprende elementi individuali e collettivi per il risarcimento.

Nonostante l’impegno del governo canadese riguardo i risarcimenti e la revisione di alcune leggi, non sono ancora giunte chiarificazioni in merito all’apertura di eventuali inchieste giudiziarie tese a stabilire le responsabilità dei crimini e degli omicidi avvenuti nelle residential schools. Vale a dire che si ammettono i crimini senza però che vengano perseguiti coloro che li hanno commissionati e materialmente eseguiti.

Nessuna risposta è seguita invece alle domande rivolte all’ex papa Ratzinger e ai vertici vaticani da dodici anziani del Consiglio che rappresentano le nazioni Cree, Squamish, Haida e Metis e nessun riferimento o commento a questa tragedia risulta peraltro pervenuta dall’attuale pontefice.

Tra le altre cose, gli anziani del Consiglio hanno chiesto di

[…] identificare il posto dove sono sepolti i bambini morti, affinché i loro resti vengano restituiti ai familiari per una degna sepoltura […], di identificare e consegnare le persone responsabili per queste morti […], di divulgare tutte le prove riguardanti questi decessi e i crimini commessi nelle scuole residenziali, consentendo il pubblico accesso agli archivi del Vaticano ed ai registri delle altre chiese coinvolte[…], di revocare le bolle pontificie Romanus Pontifex (1455) e Inter Caetera (1493), e tutte le altre leggi che sanzionarono la conquista e la distruzione dei popoli indigeni non-cristiani nel Nuovo Mondo[…], di revocare la politica del Vaticano che richiede che vescovi e preti tengano segrete le prove degli abusi subiti da bambini indigeni nelle loro chiese invitando le vittime al silenzio.

marcocinque.altervista

 

 

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