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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Focolarini, la svolta di Karram: «Chiediamo perdono alle vittime di abusi, pronti a seguire Francesco»

La neo presidente del movimento chiede scusa per la prima volta dopo 80 anni di storia: «Anche noi abbiamo interpretato male il pensiero di Chiara Lubich e questo ha causato delle esperienze traumatiche». L’incontro riservato con il Papa e il futuro: «Le donne porteranno un grande cambiamento»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Settembre 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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di Ferruccio Pinotti

Margaret Karram dal gennaio 2021 è la nuova presidentessa del Movimento dei Focolari, presente in 182 Paesi del mondo e con oltre 2 milioni di membri. Il Papa nell’udienza col Movimento del 5 febbraio ha invitato i Focolari a «Guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». Un riferimento allo scandalo emerso nella branca francese dell’Opera di Maria, a causa delle violenze sessuali da parte di un consacrato, Jean-Michel Merlin, accusato da una trentina di vittime dagli anni ’70 agli anni ’90. Anche nell’incontro del 16 settembre organizzato da Pontificio Consiglio dei Laici il Papa incontrando i Focolari e altri movimenti ecclesiali ha parlato di «abusi di potere», di «indebolimento del carisma della fondazione», di «rischio di vivere in un mondo parallelo», di «organizzazioni della vita interna che si sono rivelate inadeguate o addirittura dannose». In questa intervista esclusiva al Corriere Karram affronta a viso aperto tutti questi temi.

Presidente Karram, Francesco ha usato parole molto severe con i Focolari: come risponde all’appello del Papa?
«È possibile che il pensiero di Chiara Lubich in passato sia stato interpretato male, l’esperienza del Paradiso del ‘49’ è un’esperienza mistica e va capita nel modo giusto e noi stessi come Movimento a volte l’abbiamo interpretata male e abbiamo agito in un modo che non era quello corretto…è possibile che siano state effettuate delle deformazioni del pensiero di Chiara Lubich ed in questo senso è giusto compiere una autocritica e porgere le nostre scuse alle vittime, se ci sono stati dei comportamenti inappropriati. Lo sta facendo anche la Chiesa. A volte è stato interpretato e applicato male il pensiero di Chiara: l’essere nulla di cui Chiara parlava non vuol dire oppressione della libertà, annullamento e svuotamento psicologico, ma significa non essere pieni di sé stessi. Nell’unità, se non c’è liberta e carità, si vive in un inferno. Vivere il nulla significa fare spazio a quello che il prossimo ti chiede: come fai a costruire un rapporto se sei pieno di te stesso? Ci rendiamo conto che l’interpretazione errata di Chiara ha causato delle esperienze traumatiche all’interno del Movimento. Questo ci addolora moltissimo e chiediamo perdono, dal profondo del nostro cuore. Chiediamo perdono alle persone che hanno subito dei torti».

Francesco ha chiesto ai Focolari di promuovere «la sinodalità» perché tutti i membri siano «corresponsabili e partecipi della vita dell’Opera di Maria e dei suoi fini specifici». Ha poi detto: «Ci sono quattro cose che Dio non può conoscere: cosa pensano i gesuiti, quanti soldi hanno i salesiani, quante congregazioni di suore ci sono, e di che cosa sorridono i focolarini». A molti è sembrato un monito forte: o cambiate o sarò costretto a prendere misure più forti. Come valuta le parole del Papa?
«Esprimo piena adesione al discorso di papa Francesco. L’abbiamo sentito non tanto come un monito, non era un rimprovero, ma un modo per proteggerci, uno sguardo paterno, un invito molto forte ad aprire gli occhi sulla realtà. E a correggersi. Lo stiamo mettendo in pratica».

Il Papa, quanto alle «crisi spirituali delle persone, che coinvolgono l’intimità del singolo e la sfera della coscienza», ha detto ai Focolari che «la commistione tra ambito di governo e ambito della coscienza dà luogo agli abusi di potere e altri abusi dei quali siamo stati testimoni, quando si è scoperta la pentola di questi problemi brutti». Come si può rispondere in maniera non formale al dolore di queste persone? Cosa pensa di fare su questo piano per fare veramente la differenza?
«C’è piena coscienza degli abusi, sessuali e non solo, avvenuti all’interno del Movimento. Per questo abbiamo dato impulso alla Commissione per gli abusi, la Cobetu (Commissione per la Promozione del Benessere e la Tutela dei Minori e delle Persone vulnerabili, ndr), abbiamo anche avviato una Commissione interna di studio sui nostri Statuti per vedere se essi rispondono alla situazione giuridica attuale (leggi l’intervista al co-presidente Moràn: «Il 60% del mio tempo oggi è dedicato alle vittime degli abusi). Una società esterna inglese, la Gcps Consulting, sta poi svolgendo indagini indipendenti sugli abusi: i risultati saranno resi noti a dicembre. Abbiamo infine avviato una Commissione di studi sul nodo della distinzione tra Foro interno e Foro esterno. Le parole del Papa ci stanno a cuore. Ho detto: meno male che il Papa ci sta dicendo queste cose, che dobbiamo cambiare e migliorare. La nostra è una tripla fedeltà: alla Chiesa, alla coscienza e al carisma, bisogna vedere cosa negli Statuti è veramente carismatico. In base al nuovo decreto del Dicastero del Pontificio Consiglio per i Laici cambieremo molte cose».

Cosa le ha detto in privato il Papa, terminata l’udienza generale col Movimento?
«Al termine dell’incontro pubblico con i Focolarini il Papa mi ha preso da parte, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto: ”Coraggio!” e “Avanti!” Come volesse dirci che le crisi possono essere una benedizione. Io gli ho portato una pianta di Ulivo simbolo della pace e della mia Terra, ma anche una busta con una cospicua offerta per i poveri, come gesto di ascolto al grido di dolore dell’umanità. Francesco usando una metafora mi ha detto “Questa pianta va innaffiata, ma anche potata”, un riferimento chiaro al calo delle vocazioni focolarine che va accettato, puntando di più sulla qualità e meno sulla quantità. Stiamo vivendo un momento di potatura. Il calo delle vocazioni, l’avanzare dell’età dei dirigenti, pochi che si mettono in questo cammino, le strutture da riformare, gli abusi… »

Lei, dopo Chiara Lubich e Maria Voce, è la prima leader internazionale del Movimento, è araba-palestinese di famiglia cattolica, ma ha passaporto israeliano e una laurea in ebraismo: come ha vissuto questa Sua identità?
«Si, la famiglia del papà è originaria di Nazareth, mentre i genitori di mamma erano di Haifa. Tutte e due le famiglie avevano profonde radici cristiane, hanno vissuto lì tutta la vita. Siamo quindi palestinesi di origine ma abbiamo vissuto sempre in Israele. Questo mi ha portato a essere molto vicina a chi affronta esperienze di sofferenza, di fuga e di ricerca di una nuova vita fuori dal proprio paese».

Ha vissuto momenti difficili, come bambina araba e cristiana in un contesto fortemente ebraico?
«Sì, a quel tempo vivevamo al Monte Carmelo, eravamo l’unica famiglia cristiana, tutti i vicini erano ebrei. Quando uscivamo a giocare, i bambini ebrei — sapendo che io e i miei fratelli eravamo arabi — era usuale che ci offendessero e insultassero, una cosa che ho fatto molta fatica ad accettare. Io, bambina quale ero di 4/5 anni, volevo reagire a questi atteggiamenti. Ma mia mamma allora mi ha detto: “Tu ora ti asciughi le lacrime, vai fuori e inviti questi bambini a casa nostra”. Io mi ricordo ancora la fatica interna che dovetti superare per far contenta mia madre. Lei, che stava preparando il pane arabo, ha dato a ognuno di loro del pane da portare a casa loro. Questa è stata la lezione più grande della mia vita, un gesto così semplice come quello di donare un pezzo di pane era un modo per superare l’odio, che si risolve con gesti di amore, perdono e vicinanza».

Come vede il futuro del Movimento? Su quali fronti vi impegnerete di più?
«Sicuramente investiremo nel dialogo che è il nostro tratto specifico. Continueremo a cercare il dialogo con altri movimenti e carismi vecchi e nuovi, cercando un cammino comune tra questi movimenti come Comunione e liberazione (Cl), Neococatecumenali, Opus Dei, Rinnovamento nello Spirito Santo, la Comunità di Sant’Egidio. Ci sta molto a cuore il dialogo interreligioso, collaborare con altre fedi non per fare proseliti o per convertire, ma per creare un mondo più fraterno, dialogando anche con persone che non hanno alcun riferimento religioso. Siamo attratti dai luoghi da dove proviene un grido di dolore, come la Siria. Vogliamo poi creare una casa del Dialogo sul Monte Sion in cui cristiani, mussulmani ed ebrei possano incontrarsi, amarsi e costruire la pace. C’è già un progetto operativo. Ci sono poi i progetti di accoglienza. Ci hanno chiesto un nuovo Centro in Marocco, così come di continuare la presenza in Algeria dove sono presenti — ormai da 50 anni — dei Focolari tutti mussulmani. Vorrei fare un viaggio in Cina. Anche lì siamo attivi a Pechino, Shangai, Canton e Hong Kong, la nostra presenza in Asia è forte, mentre in Africa stiamo costruendo ospedali e scuole in Congo. C’è poi l’Economia di Comunione e le aziende che aiutano la sussistenza delle persone. Anche nelle Americhe e in Brasile in particolare il nostro impegno proseguirà».

Le donne sono coloro che hanno sempre portato il peso maggiore nella Chiesa e il Vostro è un movimento a guida esclusivamente femminile. Cosa può dire in merito alla promozione della donna, un tema fortemente sentito da Francesco?
«La complementarietà tra uomo e donna resta sempre importante, ma le donne hanno un senso della sopportazione e della sofferenza che l’uomo non ha. Papa Francesco sta dando molti ruoli importanti alle donne nella governance della Chiesa. Le donne vanno promosse e aiutate a crescere, sia nella Chiesa che nella società civile. Credo anche che le donne debbano avere più coraggio ed impegnarsi di più in politica. Porteranno un grande cambiamento».

https://www.corriere.it/cronache/21_settembre_22/focolarini-svolta-karram-chiediamo-perdono-vittime-abusi-pronti-seguire-francesco-638a15fe-1aeb-11ec-8604-8b77798ec285.shtml

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