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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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“Non vergognatevi degli abusi subiti”

Alla conferenza nazionale della Rete L'abuso, che si occupa di pedofilia nella Chiesa Cattolica, parla l'altoatesino Christian, abusato da un prete per due anni quando faceva il chierichetto.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Febbraio 2026
in Triveneto
Reading Time: 4 mins read
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LinKedin
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“Abbiamo riscontrato criticità omogenee in 32 sportelli diocesani analizzati: preti non sanzionati, difficoltà di accesso agli atti, sacerdoti che restano anonimi e pratiche di spostamento da una diocesi all’altra senza adeguate misure per evitare il contatto con minori”. È questa la denuncia lanciata da Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’Abuso, nel corso di una conferenza stampa che ancora una volta ha acceso i riflettori sui casi di abusi sessuali da parte del clero. Nello specifico, l’organizzazione ha posto l’attenzione sul funzionamento degli sportelli diocesani per le segnalazioni di abusi riportando anche la testimonianza di Christian, un bolzanino che in passato è stato abusato per due anni da un prete che – secondo quanto riporta la Rete – risulta essere ancora in servizio nella Diocesi di Bolzano – Bressanone e aveva abusato di altre due persone.

In merito, era partita un’inchiesta da parte del Vaticano che è stata chiusa nel 2025 perché (secondo il documento riportato dalla Rete) i “fatti precedenti rimangono entro i limiti della punibilità” e non hanno “la necessaria sicurezza” per “essere provati”. “È stato di fatto ammesso – evidenza Zanardi – che tre vittime non bastavano come testimonianza”. Prima dell’inchiesta vaticana, il caso era stato segnalato dalla Diocesi alla Procura della Repubblica che, in seguito alle indagini, ne aveva chiesto l’archiviazione.

“Alle denunce non seguono fatti”

Il monitoraggio della Rete, durato quasi due anni, ha attraversato diverse regioni italiane – dalla Lombardia alla Sicilia, dal Veneto alla Campania – e ha coinvolto anche la Diocesi altoatesina, spesso indicata come modello nella prevenzione vista la pubblicazione nel 2025 del Report sugli abusi. In totale, la Rete è riuscita ad accedere a 32 sportelli sui 130 attivi nelle 226 diocesi italiane. Secondo quanto riferito, le aspettative delle vittime – “tolleranza zero, prevenzione e controllo”, in linea con il manifesto di Papa Francesco – si scontrerebbero con prassi opache e scarsa trasparenza.

“Gli sportelli appaiono come un’estensione di una struttura blindata. Alle denunce delle vittime, per una scusa o per l’altra, non seguono poi dei fatti. Ad esempio viene spesso ripetuto che è andato tutto in prescrizione ma, come ha detto il Cardinale Zuppi, nella Chiesa non c’è prescrizione”, ha detto Zanardi.

Il racconto della vittima

Durante la conferenza ha preso la parola Christian, 49 anni, altoatesino, sopravvissuto ad abusi subiti da bambino da parte di un sacerdote tuttora in servizio. “Mi chiamo Christian, sono nato a Bolzano. Sono di madrelingua tedesca. Dopo il trasferimento della mia famiglia in un paese di montagna nei dintorni del capoluogo, la parrocchia per me ha rappresentato il centro della vita sociale. Provengo infatti da una famiglia molto credente e per noi, ad esempio, era un onore ricevere la visita del prete in casa”. Le circostanze hanno infatti portato Christian a diventare chierichetto: “Era il modo più semplice per trovare amici”, racconta oggi. Ed è proprio in quel contesto che a partire dai dieci anni di età per Christian sono iniziati gli abusi. “Alla fine delle visite a casa, il prete insisteva perché lo accompagnassi dal quarto piano fino al portone del condominio. Nello spazio vicino alle cassette della posta sono avvenuti gli assalti. Più volte. Per circa due anni”, racconta.

“Fare il chierichetto era il modo più semplice per trovare amici”

Successivamente, durante le estati, Christian ha lavorato come tuttofare in un tipico maso altoatesino. “Quando il parroco ha scoperto dove mi trovavo, è arrivato al maso con la scusa di salutare la famiglia che mi ospitava. Poi mi invitava spesso ad accompagnarlo in macchina fino alla strada principale del paese. Davanti agli adulti era impossibile rifiutare l’invito per rispetto del prete”, prosegue ancora Christian. In auto si ripeteva però lo stesso schema. “Il prete mi diceva che eravamo visti e benedetti da Dio, che Dio era il terzo elemento del nostro rapporto. Mi ha parlato anche di un altro ragazzo della mia età, raccontandomi di un legame simile, immagino per togliermi l’ansia. Mi adulava. Le sue parole erano fatte per farmi sentire speciale. Ma se non accettavo subito diventava invadente”. L’ex chierichetto ricorda ancora: “In quei momenti restavo congelato. Non riuscivo a reagire”. Gli abusi sono proseguiti fino a che Christian, un giorno, è scappato dalla macchina. “Lo schifo che sentivo per la situazione era più forte di lui. Sono scappato dalla macchina e sono corso al maso”, ricorda. Ma il ritorno in paese, in autunno, non è facile. “A scuola e in parrocchia per lui non esistevo, non mi considerava. E io mi sentivo in colpa. Avevo rifiutato lui e, nella mia testa di bambino, avevo rifiutato anche Dio”.

“La vergogna è un sentimento silenzioso ma fortissimo. E purtroppo protegge il pedofilo, non la vittima”

E qui Christian arriva a parlare di un sentimento spesso comune tra le vittime: la vergogna. “La vergogna è un sentimento silenzioso ma fortissimo. E purtroppo protegge il pedofilo, non la vittima. Per questo voglio dire alle altre vittime: non vergognatevi degli abusi subiti. Non c’è proprio nulla di cui vergognarsi. Eravamo bambini innocenti, non conoscevamo i nostri diritti”. Rivolgendosi ancora alle vittime, dice: “Consiglio di rivolgersi il prima possibile a uno psicologo”. E infine Christian dice la sua sul sistema di ascolto nella Chiesa. “Secondo me la prima fase di ascolto dovrebbe avvenire fuori dalla chiesa. Servono indipendenza, trasparenza e controllo esterno. Non si può chiedere alla stessa istituzione di essere giudice di sé stessa”. E raccontando le criticità riscontrate con lo sportello della Diocesi, dice: “Ho dovuto inviare io le dichiarazioni di altre due persone con esperienze simili. Mi chiedo come possa lavorare bene uno sportello se non ha pieno accesso agli atti”.
E conclude con un’ultima riflessione: “Se non accettiamo l’abuso da parte di un insegnante o di un allenatore, perché dovremmo accettarlo da un prete? Chiunque sa, deve parlare, non può stare in silenzio altrimenti diventa complice”.

Interpellata da SALTO, la Diocesi ha fatto sapere tramite il portavoce che si esprimerà a breve sulla vicenda denunciata. Peter Unterhofer

https://salto.bz/it/article/24022026/non-vergognatevi-degli-abusi-subiti

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