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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Report sugli Sportelli diocesani per le vittime di abuso sessuale della CEI – Sintesi

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
26 Febbraio 2026
in Osservatorio
Reading Time: 14 mins read
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“Da Bolzano in giù”,

il report che illustra l’indagine dell’osservatorio della Rete L’Abuso, durata due anni, sugli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

L’indagine ha utilizzato un ampio campione. Su un totale di 130 sportelli in Italia (su 226 diocesi) ne ha potuti censire ben 32.

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Sono stati utilizzati tre criteri di accesso;

1- la sola vittima;

2- la vittima accompagnata dalla Rete L’ABUSO;

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

3- l’avvocato e lo psicologo della vittima, che in questo caso la rappresentano in sua assenza.


Di seguito l’elenco degli sportelli che abbiamo censito in un arco temporale limitato, ovvero da quando papa Francesco avviò la campagna di “Tolleranza ZERO”, quindi a partire teoricamente dal 2012. Dico teoricamente perché in realtà, se pur gli esiti non cambino, abbiamo escluso per correttezza 2 casi, uno del 2013 e l’altro del 2016, in quanto ancora fuori dalle riforme vaticane.

       (N.B. In alcuni casi non citeremo la diocesi ma solo la regione in cui risiede lo sportello. Questo per tutelare la stessa vittima)

Parliamo quindi di 30 casi recenti. Elencherò prima quelli col “veto” della privacy;

  • Calabria, 2 casi, 2 sportelli, uno 2024 e il secondo 2019 – Accesso vittima
  • Basilicata, 1 caso del 2018 – Accesso vittima
  • Abruzzo, 1 caso del 2018 – Accesso vittima
  • Lazio, 2 casi, 2 sportelli, 2022 e 2025 – Accesso vittima
  • Verona, 1 caso del 2018 – Accesso vittima
  • Sardegna, 1 caso – accesso vittima
  • Campania, 4 casi, 4 sportelli, uno del 2018, il secondo del 2020 e il terzo del 2022 riferito a don Livio Graziano, il quarto del 2021 riferito a don Silverio Mura, alias Saverio Aversano, nascosto sotto falso nome a Montù Beccaria (PV) – Accesso vittima e Rete
  • Sicilia, 2 casi, 2 sportelli, uno del 2023 riferito a don Giuseppe Rugolo e Rosario Gisana e Vincenzo Murgaro, oggi sotto processo con l’accusa di aver mentito in tribunale – Accesso vittima
  • Toscana, 2 casi, 2 sportelli, uno del 2020 e l’altro del 2022, Pisa riguardante don Luigi Gabbriellini – Accesso vittima e Rete
  • Lombardia, 3 casi, uno del 2024 mentre altri 2 del 2022 riferiti ai fratelli don Alberto e don Maurizio Lucchina – Accesso vittima e avvocato Rete
  • Ferrara, 1 caso del 2013 (che abbiamo escluso dall’esito), don Pietro Tosi, padre di Erik, nato dallo stupro della madre – Accesso vittima
  • Genova, 2 casi, 2 sportelli, entranmbi del 2020 – Segnalazione – Accesso Rete L’ABUSO e le vittime
  • Savona, 2 casi, 1 sportello, uno del 2020 riferito a don Nello Giraudo e il secondo del 2018 riferito a don Pietro Pinetto – Accesso Rete e vittima
  • Albenga, 2 casi, 1 sportello, uno del 2017 riferito a don Francesco Zappella, il secondo del 2025 – Accesso Rete e vittima
  • Acqui Terme, 1 caso del 2022 riferito a don Carlo Bottero – Accesso vittima e Rete
  • Lecce, 1 caso del 2019  riferito a don Carmelo Rampino – Accesso Rete
  • Pisa, 1 caso del 2022 riferito a don Luigi Gabbriellini – Accesso vittima
  • Bergamo, 1 caso del 2023 don Valentino Salvoldi  – Accesso Rete e vittime
  • Sanremo, 2 casi 1 sportello, entrambi deo 2024 – Seminarista – Segnalazione – Accesso Rete e vittima
  • Piemonte, 1 caso del 2025 – Accesso vittima e Rete
  • Bolzano, 3 casi del 2024, 1 sportello – Accesso Rete e avvocato della vittima + psicologo

 

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

-QUALI le aspettative che di fatto hanno attirato le vittime agli sportelli?

2012, campagna di “TOLLERANZA ZERO”, il manifesto di papa Francesco è;

Rimozione del prete; prevenzione e controllo; processo e condanna.

Per la vittima; giustizia e riconoscimento dello status di vittima; accompagnamento; sostegno anche psicologico

 

-Esposizione dei dati raccolti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO nell’indagine

                   Strutturazione degli sportelli diocesani

Rileviamo 3 strutture blindate tra loro. La prima è uno sportello che raccoglie i dati delle vittime e li passa al vescovo, il quale, deciderà se procedere all’indagine previa e ad inviare il tutto al Dicastero per la Dottrina della Fede. Sportello che come detto raccoglie dalla vittima i dati e li passa alla seconda struttura, ma al tempo stesso non ha accesso ai fascicoli completi. È quindi a conoscenza del singolo dato fornito dalla singola vittima, ignorando però se il fascicolo principale contenga altre vittime di quel sacerdote.

Tuttavia va detto che lo sportello è un “optional”, le diocesi senza sportello fanno ugualmente processi. Nei fatti resta il vecchio sistema di comando, il vescovo, che a differenza di prima non riceve più le vittime ma le relazioni che gli passa lo sportello.

Da qui, come prima degli sportelli, resta facoltà del vescovo, se avviare una indagine previa e inviare il tutto alla terza struttura – il Dicastero per la Dottrina della Fede – oppure no. Nessuno ovviamente, né la vittima né lo sportello che la ha accolta, avrà accesso a quei fascicoli o potrà verificare l’effettivo iter che hanno avuto. Ci si dovrà fidare di quanto il vescovo afferma.

In questa sede – lo sportello – le vittime devono firmare un consenso “informato”, diversamente lo sportello non procede. Nel consenso notiamo tra le varie carenze che non si fa cenno alle diversità tra un processo canonico e uno giudiziario italiano. Viene quindi omessa l’informazione utile e tutelante per la vittima che dà il consenso ovvero, che in una sede canonica, l’obbiettivo di giustizia (la vittima in sostanza) è Dio e non colei che ha subito l’abuso, che in quella sede, è invece il testimone di quanto il prete ha commesso verso Dio stuprandola (6° comandamento del decalogo “non commettere atti impuri).

Informazione fondamentale MA POCO INFORMATA in questo caso, che di conseguenza nega la consapevolezza alla vittima di avviare parallelamente o ancora meglio, prima che si celebri il processo canonico, un eventuale procedimento presso la giustizia italiana.

Le domande poste in questa sede dall’operatore – tolto il nome del prete che nel più dei casi è stato comunicato al primo contatto con lo sportello – sono per lo più volte a sapere in quale anno sono accaduti i fatti, chi ne è a conoscenza, se si è a conoscenza di altre vittime.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Poche o nessuna le domande che circostanziano quello che è accaduto, che dovrebbe invece essere l’oggetto della denuncia e quindi l’interesse della diocesi.

Poco dopo verrà fatto notare alla vittima che il caso è prescritto – come per la legge italiana – contrariamente a quanto invece dichiara la stessa Conferenza Episcopale Italiana CEI.

Sostanzialmente decade completamente il motivo per il quale la chiesa invita le vittime a rivolgersi agli sportelli…

-Contributo tratto dalla presentazione del 2022 degli sportelli diocesani.

Qui va notata la pressione violenta che subisce la vittima, che si è recata allo sportello FORTE di quanto ha subito e che in un attimo, si trasforma da FORTE, in speranzosa che la sua denuncia comunque sia proceda. Il suo stato psicologico viene completamente ribaltato, ora è DEBOLE e sottomessa.

Redatto il verbale, l’operatore dello sportello lo farà leggere e sottoscrivere alla vittima, la quale però non ne avrà una copia.

Qui si conclude quella che abbiamo rilevato essere nel concreto, l’unica delle varie fasi del “manifesto” iniziale, quella che chiamano accompagnamento.

In nessuno dei casi, contrariamente al “manifesto”, è stato offerto un sostegno di nessun tipo.

Nei casi in cui la vittima, come da “manifesto” ha chiesto un contributo per le cure, in qualche caso è stato concesso, ma sempre dietro un accordo con il vincolo della riservatezza. Si parla comunque di cifre irrisorie, massimo 5.000€.

In altri rari casi invece, sempre con il vincolo della riservatezza e senza aver più nulla a pretendere, l’offerta proposta – questa volta dalla diocesi – sale a 25.000€.

In entrambi i casi, oltre al vincolo imposto, tuttavia negli accordi non si accenna mai a un indennizzo per l’abuso subito. Le motivazioni dell’accordo sono del tipo, “aiuto per gli studi”, per le “difficoltà familiari” ecc.

Nei successivi contatti, la vittima verrà informata che il fascicolo è sato inviato al Dicastero per la dottrina della fede e che in pratica lo sportello ha concluso la sua funzione e ora dipenderà tutto dal Dicastero.

Qui inizierà la lunga agonia per la vittima, che non riceverà mai risposte dal Dicastero e di conseguenza dalla stessa diocesi, che in pratica la ha già scaricata dopo la deposizione allo sportello, scaricando sul Dicastero l’intera vicenda e gli eventuali sviluppi.

     

-Ma vediamo un attimo cosa dice la procedura canonica ufficiale;

“La trasmissione al DDF compete al vescovo, dopo l’indagine previa.

Dal DDF non può uscire nulla prima di una eventuale sentenza, che viene trasmessa al vescovo, all’abusatore e alla vittima.”

 

A questo punto cominciamo a notare parecchie discrepanze nelle procedure, riassumiamole un attimo:

  • La prima è la prescrizione, sollevata da tutti e 32 gli sportelli censiti, smentita però dalla Conferenza Episcopale, che dichiara “non esserci prescrizione”.
  • Sembra mancare anche l’indagine previa, che non solo andrebbe comunicata alla presunta vittima, ma che prevede anche che la vittima venga ascoltata, soprattutto sulle circostanze in cui ha subito l’abuso. Indagine previa che in nessuno dei 32 casi è stata mai comunicata alla vittima. Forse in alcuni casi per mancanza di trasparenza, ma per esempio, a Bolzano ma non solo, non è stata sentita nessuna delle tre presunte vittime. Come si è potuta quindi fare una indagine previa? Su quali basi?
  • Dopo l’indagine previa il tutto dovrebbe essere inviato dal vescovo al Dicastero per la dottrina della fede. Cosa che è stata dichiarata dagli sportelli in tutti i 32 casi, se pur in molti di questi, non solo Bolzano, ci si chieda COSA SIA STATO INVIATO, dal momento che le vittime in molti casi non sono state sentite.
  • Infine, stando alla procedura, il Dicastero per la dottrina della fede, sarà suo compito informare dell’esito il Vescovo, l’abusatore e la vittima.

Ebbene, nessuna delle 32 vittime ha mai ricevuto dal Dicastero alcuna comunicazione, contrariamente a quanto prevede invece la stessa procedura.

 

-A questo punto non possiamo fare altro che delle ipotesi.

Una di queste è che non sia stata fatta nessuna indagine previa e che nulla in realtà sia stato inviato al Dicastero. In questo caso mentendo persino alla vittima.

Ad avvalorare la tesi non solo il fatto che in tutti e 32 i casi il prete è sempre rimasto ed è tuttora al suo posto, ma anche le stesse risposte ottenute dagli sportelli.

Tornando al caso di Bolzano citato pocanzi, è proprio dalla relazione della stessa diocesi che sembrano concretizzarsi i nostri dubbi.

Questa infatti relaziona alla vittima, nella seconda pagina, a conclusione del rapporto, che;

“Con lettera del 02.12.2025, il Superiore generale comunica al Vescovo diocesano che il Dicastero per l’insegnamento della fede lo ha informato con lettera del 12.11.2025 che ha chiuso il caso davanti alla Diocesi pro nunc (per il momento). La motivazione è che i “fatti precedenti rimangono fuori i limiti della punibilità” e anche non “con la necessaria sicurezza potrebbero essere provati”. Se nuove accuse dovessero emergere, queste devono essere comunicate alla Diocesi affinché possa esaminare la riapertura del caso.”

Dal documento emergerebbe che il Dicastero abbia risposto alla sola diocesi e non alla vittima –contrariamente alle procedure quindi– riferendo che il 12/11/25 ha chiuso il procedimento, sulla base di una prescrizione che però la stessa Conferenza episcopale afferma non esserci.

Documento mai pervenuto alla vittima, né dal dicastero, né dalla diocesi che invece ne dichiara l’esistenza.

La relazione Continua affermando che “con la necessaria sicurezza potrebbero essere provati” quelli che sono gli abusi che ben tre persone MAI ASCOLTATE dalla diocesi di Bolzano, lamentano.

Certo, per essere la diocesi più esperta e longeva in materia di tutela di minori e persone vulnerabili, parlare di poca trasparenza, a questo punto è persino superfluo.

Da questa relazione, stando alla presunta risposta data dal Dicastero riguardo le accuse di abuso (dico presunta perché non vi è traccia, dobbiamo quindi fidarci delle quattro righe di risposta rese alla vittima) “con la necessaria sicurezza potrebbero essere provati”, il dubbio che si solleva è; Ma al Dicastero è stato detto che ci sono tre vittime che accusano il sacerdote?

 

-Si ritorna quindi alla precedente domanda, è stata fatta l’indagine previa?

Ma il caso di Bolzano sul quale mi soffermo, trova altre anomalie. Per esempio la denuncia fatta all’autorità giudiziaria italiana da parte di Gottfried Ugolini, fino allo scorso dicembre responsabile dello stesso sportello.

Va detto che l’accesso a questo sportello, in questo specifico caso, non è stato effettuato direttamente dalle tre presunte vittime ma dall’avvocato e dallo psicologo di una di loro.

Ma la denuncia fatta dalla diocesi all’autorità giudiziaria italiana, malgrado la presenza del legale di una delle presunte vittime col quale la diocesi avrebbe potuto/dovuto collaborare, è stata in realtà fatta a loro insaputa.

Qui non è valsa come è uso nel clero, la scusa che la chiesa non denuncia alla giustizia per tutelare la privacy della vittima. Qui proprio non si sono posti la domanda.

Ci si chiede anche in questo caso il motivo di querelare alla giustizia italiana, tanto più, che come anche la diocesi sa bene, il reato, per la giustizia italiana risulta ampliamente prescritto, quindi sarà palesemente archiviato. Non a caso la vittima, come tante altre, attratta dal “manifesto” degli sportelli, si è rivolta proprio alla chiesa.

Critica anche la posizione dell’avvocato di Monaco Ulrich Wastl, che aveva curato il report sugli abusi nella chiesa altoatesina, che durante conferenza stampa, lo scorso novembre, aveva apertamente criticato il fatto che la diocesi non avesse attuato nessuna delle strategie indicate dallo studio a lui commissionato.

 

-Le CONCLUSIONI

In tutti i 32 casi campionati (su 130 sportelli totali, esaminati all’incirca 1/4 del totale), la situazione che emerge è identica, tranne che per la denuncia all’autorità giudiziaria italiana, fatta solo in questo caso dalla diocesi di Bolzano.

Contrariamente a quello che è ancora oggi il “manifesto della CEI”, l’accompagnamento proposto alle vittime è ridotto nei fatti ad uno sportello che acquisisce dati di suo interesse. Il fatto che la vittima spesso non venga neppure ascoltata, o che quando è sentita non gli venga chiesto di circostanziare i fatti, ma piuttosto chi ne è a conoscenza, certo è inutile commentarlo, la risposta viene da sé.

In nessuno dei 32 casi emerge da parte dello sportello quello che è da “manifesto” il supporto per la vittima la quale, nei pochi casi in cui ha avuto un contributo per le cure, lo ha ottenuto a seguito di un accordo vincolato alla riservatezza, nel quale neppure si citerà il motivo, ovvero gli abusi.

In nessuno dei 32 casi il sacerdote è stato rimosso, ne dalla parrocchia, tantomeno dal contatto con i minori, venendo meno alla prevenzione e all’amore per quei minori, quotidianamente affidati alle cure del clero.

Dato che di fatto vanifica anche ogni rassicurante propaganda su corsi agli operatori e al personale cattolico che opera con minori, il quale, nei fatti, malgrado la denuncia della vittima, si ritrova poi di fatto l’accusato tra i bambini. Accusato di cui è verosimile pensare, non siano neppure messi a conoscenza.

 

-L’effetto traumatico che si ottiene sulla vittima è devastante.

Questa, dopo aver dovuto trovare la forza di riesumare il trauma nell’ottica di un “manifesto” di verità e giustizia, di un riconoscimento del suo “status” di vittima, di poter tutelare con la sua testimonianza bambine e bambini, vede svanire passo dopo passo qualunque proposito che in precedenza la aveva spinta ad intraprendere la via della denuncia canonica, che paradossalmente, come per la legge italiana alla quale la vittima non si è rivolta per l’intervento della prescrizione, a detta degli sportelli e contrariamente a quanto invece afferma la CEI, risulterebbe prescritta anche in nella sede canonica.

Nel contesto generale dell’operato della chiesa in Italia, oltre quanto emerge dalla nostra inchiesta sugli sportelli diocesani, che la Cei nel 2022 – a fronte dell’impegno di tutte le conferenze episcopali d’Europa che vedevano l’Italia come l’unica inadempiente – battezzò come “la via italiana”, presentando proprio in quella sede la realizzazione degli sportelli diocesani.

Nella stessa occasione la CEI dichiarò 613 casi italiani, già nella conoscenza del Dicastero per la dottrina della fede. Casi che sarebbero stati la base di una “commissione di inchiesta” dal 2000 al 2022, che Cei avrebbe avviato.

Casi scomparsi come la commissione d’inchiesta e come i 32 oggetto della nostra inchiesta.

Ora, premesso il paradosso italiano che vedrebbe soprattutto grazie alla totale assenza dello Stato italiano, che contrariamente a tutti gli altri d’Europa, unitamente alla chiesa non solo non ha mai riconosciuto i suoi cittadini rimasti vittime del clero, ma ad oggi, mentre in altri paesi la chiesa sta risarcendo le vittime, vede l’Italia non aver neppure mai discusso come altrove, su una commissione d’inchiesta indipendente.

La giustizia per chi è rimasto vittima del clero, la vediamo ancora oggi affidata allo stesso clero di cui, nel più dei casi, gli stessi vescovi che fino a ieri hanno coperto il prete ed insabbiato il caso, oggi sarebbero coloro che paradossalmente dovrebbero rendere giustizia alla vittima.

Un evidentissimo ed inconciliabile conflitto di interessi che è difficile pensare possa portare mai ad una reale giustizia.

Tuttavia sarebbe disonesto non spezzare una lancia in favore dei vescovi italiani omertosi, che disapplicano il Motu proprio Vos Estis Lux Mundi in quanto, a disapplicarlo per primo, è stato proprio colui che lo ha voluto e ratificato.

Lo stesso papa Francesco infatti, a fronte di questa sua stessa norma, malgrado le evidenze tra cui gli audio delle intercettazioni prodotti dalla Procura della Repubblica di Enna, nelle quali, è lo stesso vescovo di Enna Rosario Gisana – oggi sotto processo insieme a monsignor Vincenzo Murgano per aver mentito al processo a carico di un loro sottoposto, don Giuseppe Rugolo, condannato in appello per gli abusi ai danni di Antonio Messina – ad ammettere di aver insabbiato il caso. Malgrado papa Francesco fosse stato ampiamente informato dai media e dalla stessa vittima, la quale inviò anche al Dicastero dei vescovi l’intero carteggio, fu il primo ad omettere qualunque provvedimento previsto dalla sua stessa norma.

Documento, come detto, inviato nel 2022 anche al Dicastero per i vescovi, allora presieduto dal Cardinale Robert Prevost, oggi papa e monarca assoluto dello Stato della Città del Vaticano.

Ebbene, mentre oggi la giustizia italiana sta procedendo col processo del vescovo Gisana e del collega, da parte della chiesa non vi è stato alcun provvedimento noto a riguardo.

Sul tema degli sportelli e sui progressi della CEI, è intervenuta anche la commissione pontificia per la tutela dei minori che nel panorama internazionale ha definito la Conferenza Episcopale italiana “Maglia nera nella lotta agli abusi“.

Tutto pare in perfetta linea con quanto si rileva anche nei 32 sportelli censiti.

     FINE del report


Di seguito la situazione dei casi rilevati nelle diocesi italliane

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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