Carlos Buela fu rintracciato a Genova nel 2017 a seguito di diverse denunce arrivate alla Rete L’ABUSO da alcuni seminaristi argentini, rimasti sue vittime.
Come documentammo già all’epoca, era nascosto in una chiesa del quartiere Dinegro, dove dopo essere stato allontanato dall’Argentina e nascosto prima in Spagna e poi in Francia, fu accolto nella diocesi dell’allora presidente della CEI Angelo Bagnasco.
In realtà Carlos Buela fu riconosciuto autore delle accuse già nel 2009 (vedi il decreto integrale) quando dopo essere stato rimosso dall’Ufficio Superiore della Congregazione del verbo incarnato, gli fu ordinato di “risiedere fino a nuovo ordine, lontano dal proprio istituto”.
Come si legge nel documento, il Papa, che all’ora era Joseph Ratzinger, era stato non solo informato, ma aveva anche approvato le disposizioni del caso.
Malgrado lo scandalo sollevato nel 2017 dalla Rete L’ABUSO, padre Buela rimase tuttavia indisturbato a Genova fino alla sua morte, nel 2023, protetto dalla chiesa di Ratzinger che non fece nulla per rendere giustizia alle vittime rimaste in quell’Argentina dove Jorge Mario Bergoglio – che sarà il successore di Ratzinger – era già da tempo contestato non solo dalle vittime di padre Buela, ma anche da quelle dell’Istituto Antonio Provolo di Verona che aveva due succursali in Argentina, dove trovarono rifugio diversi sacerdoti accusati di abusi in Italia, tra cui don Nicola Corradi.
Una giustizia farlocca che arriva con il puntuale ritardo della chiesa e solo dopo la morte di Carlos Buela, senza però rendere giustizia alle vittime.
Un mero riconoscimento che replica quello del 2009, che oggi viene riproposto in una linea di informazione da tanto al chilo che è l’etichetta da subito scelta da papa Leone, al quale i media attribuiscono successi di dubbia fama come quelli che abbiamo letto dopo la sua visita in Francia, un paese che come quasi tutti in Europa ha fatto fronte grazie ai Governi e non certo grazie alla chiesa, alla piaga dei preti pedofili.
Campagne mediatiche che a fronte di dubbi successi attribuiti all’estero, puntualmente, a casa nostra dimenticano non solo il contraddittorio delle vittime, ma anche l’entità dei dati preoccupanti censiti dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, in un paese come il nostro che conta il 43% dei preti di tutta Europa.
Ma sopratutto dimenticano la domanda più importante ovvero; “Papa Leone quando la chiesa renderà giustizia anche alle vittime italiane?”.



















