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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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«Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Marzo 2011
in Lombardia
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Mercoledì 09 Marzo 2011
Pesanti le motivazioni del collegio d’Appello che ha confermato la condanna a otto anni
(m.pv.) Poche pagine, tante bordate. A don Mauro Stefanoni, alla sua condotta processuale, a quanto avvenuto prima e dopo i processi di primo e secondo grado, che l’ha portato alla condanna di otto anni per la presunta violenza sessuale ai danni di un ragazzo dell’oratorio di Laglio che, all’epoca dei fatti, era quindicenne. È questa l’estrema sintesi delle 31 pagine contenenti le motivazioni che hanno spinto il collegio d’Appello del tribunale di Milano – composto interamente da donne – a ribadire la sentenza di condanna rimediata dall’ex parroco davanti ai giudici di Como. Una ricostruzione dei fatti che parte da una considerazione perentoria: quella della «piena credibilità delle dichiarazioni accusatorie del minore, che non hanno trovato alcuna smentita nell’ampia acquisizione del materiale probatorio, neppure quella della sbandierata e inesistente patologia dell’imputato» che, secondo la difesa, avrebbe reso impossibile la consumazione di rapporti sessuali. «Plurimi riscontri – proseguono i giudici nelle motivazioni – al racconto della vittima che non può che riferirsi a circostanze ed avvenimenti realmente accaduti», fornendo dunque un «quadro accusatorio univoco e concordante in ogni sua parte».
«Non merita clemenza»
La parte più pesante delle 31 pagine redatte dal collegio d’Appello, riguarda però l’attacco diretto a don Mauro Stefanoni e alle sue «doglianze» per il «mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche». «A questo proposito – proseguono i giudici – il comportamento complessivamente tenuto dall’imputato non risulta affatto meritevole di clemenza». E in ogni caso «la capacità criminale di Stefanoni, desumibile dalla stessa gravità delle condotte considerate», sarebbe di per sé «sufficiente a escludere il riconoscimento del beneficio». E non è tutto, perché «emerge nitidamente dalla lettura degli atti, come l’appellante non si sia limitato a quella che è la consentita anche vivace foga difensiva, ma nello sparare contro tutto e tutti sia andato ben oltre passando dalla pur consentita e macroscopica menzogna, sino alla denigrazione dei testi per arrivare alla vera e propria manipolazione dei dati istruttori».
La discussa perizia
Molti riferimenti delle motivazioni, puntano il dito contro la presunta patologia di don Mauro Stefanoni che avrebbe impedito – come sostenuto dalla difesa – le pratiche sessuali raccontate dalla vittima. Patologia riconosciuta in primo grado dal perito del giudice, ma su cui il collegio d’Appello ha voluto vederci chiaro, disponendo nuovi esami. Una rinnovazione dibattimentale «che ha dissipato» ogni residuo dubbio, in quanto il «collegio peritale», al proposito, «ha escluso l’esistenza di una patologia» concludendo con «una plateale smentita sulla dedotta impossibilità di attività sessuali».
I compagni di classe
Altro elemento cui viene dato molto spazio, è il modo in cui emersero le “confessioni” del minore su quanto sarebbe avvenuto nella casa parrocchiale. Dichiarazioni sentite dai compagni di classe nello spogliatoio, e poi registrate su cassette. Modalità e contesto duramente attaccati dalla difesa in questi anni di udienze. «Una rivelazione che uscì d’impulso, destando l’immediata attenzione dei compagni che sulle prime pensarono persino ad una burla, salvo poi capire che l’amico si riferiva davvero a una esperienza sessuale dirompente e completamente diversa da quelle su cui fino a quel momento si era scherzato».
La rivelazione della presunta vittima, secondo il collegio, «non ricalcava le comuni vanterie sessuale vere o presunte dei maschi alle loro prime esperienze con l’altro sesso, come sarebbe avvenuto se anch’egli avesse voluto vantarsi con una sbruffonata al pari degli altri, ma era riferita ad un rapporto con un adulto per giunta pure prete». «Un fatto così insolito – è la tesi – che a giudizio della Corte esprime di per sé il crisma della genuinità, anche tenuto conto delle ridotte capacità cognitive del minore e della pregressa limitata esperienza sessuale». E non è meno pesante la posizione dei giudici sul perché la presunta vittima non abbia raccontato quanto avveniva con don Mauro nelle sue confessioni con un prete amico di famiglia.
«Un fatto del tutto irrilevante – concludono le motivazioni d’Appello – perché semmai ciò prova quanto reticenti ed inveritiere possano essere le cristiane confessioni». Insomma, un quadro probatorio «univoco e concordante in ogni sua parte, tale da rendere a posteriori del tutto credibile» il racconto del ragazzo, rendendo pertanto inevitabile «l’intera conferma della sentenza di primo grado» e la conseguente condanna a otto anni.

“Nessuna clemenza
per don Mauro”
Le motivazioni
della condanna

I Giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, il 23 novembre scorso hanno confermato gli otto anni di carcere per l’ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo della parrochia
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tratta dai dizionari Zanichelli ascolta l’articolo
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Laglio, 9 marzo 2011 – «Il comportamento tenuto dall’imputato non risulta meritevole di alcuna clemenza». Parole durissime che sono solo la premessa di quanto scritto dai giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, che il 23 novembre scorso hanno confermato la condanna a otto anni di carcere per Mauro Stefanoni, 42 anni, ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo frequentatore della sua parrocchia, che all’epoca aveva 16 anni, tra agosto 2003 e dicembre 2004.

Stefanoni era stato condannato per violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver commesso i fatti in qualità di ministro di culto, dall’abuso di autorità, dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo. In una trentina di pagine di motivazioni, depositate in questi giorni, i giudici milanesi rigettano con fermezza il ricorso presentato dai legali, aggiungendo considerazioni eloquenti sul comportamento processuale tenuto dall’imputato. «Emerge infatti – si legge nella sentenza – che l’appellante non si è limitato ad una vivace foga difensiva, ma ha sparato contro tutti e tutto, gridando al complotto giudiziale… È andato ben oltre della pur consentita e macroscopica menzogna. È arrivato fino alla denigrazione dei testi, e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti».

Il riferimento è anche alla calunnia di cui dovrà rispondere a luglio, nei confronti di un suo parrocchiano chiamato a testimoniare nel processo di primo grado a settembre 2007: sentito in merito a una donazione di videocassette per l’oratorio, una quarantina di titoli in tutto tra cartoni animati e qualche poliziesco, gli fu chiesto dal sacerdote di sottoscrivere una dichiarazione nella quale spiegava di aver regalato quei film a don Mauro, salvo poi ritrovare quell’elenco con l’aggiunta di una pellicola pornografica omosessuale. Ribadendo la credibilità di quel ragazzino, che era stata abbondantemente attaccata dai difensori del sacerdote, i giudici affermano che «il giovane non è meritevole delle numerose censure mosse dall’imputato. E la sua dichiarazione accusatoria non resta scalfita, anche se i particolari dei luoghi delle violenze non sono sempre stati convergenti e precisi. Ma solo su particolari di mero contorno».

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

L’ex sacerdote – ora sospeso e con un lavoro impiegatizio fuori dalla Chiesa – ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di non poter svolgere gli atti sessuali contestati a causa di un problema anatomico. Tuttavia la perizia disposta dai giudici d’Appello, aveva confermato la presenza della patologia lamentata da Stefanoni, escludendo però che tale problema potesse precludere gli atti ipotizzati. Nel frattempo sono state archiviate tutte le denunce di falsa testimonianza, che i legali di Stefanoni avevano man mano inoltrato a carico dei testimoni del processo di primo grado, che aveva fatto affermazioni di qualsiasi natura accusatoria, a partire dagli inquirenti che avevano indagato su di lui.

di Paola Pioppi

http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2011/0…_clemenza.shtml

 

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