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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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DON GELMINI PER I TIPINI FINI: “SE DIO È CON NOI NESSUNO PUÒ ESSERE CONTRO DI NOI”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Settembre 2007
in Lazio
Reading Time: 5 mins read
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Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo alla festa dei giovani di Alleanza Nazionale

1 – «QUALCUNO PENSAVA DI FARMI CADERE COME UNA PERA COTTA MA IO NON ABBANDONERÒ MAI»
Marino Collacciani per “Il Tempo”

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Stringe con orgoglio un Premio. Tanti ne ha ricevuti nel corso di quarant’anni di lotta alla droga, al servizio del prossimo per affermare la «cultura della vita» contro la «cultura dello sballo». Ma quello ricevuto ieri a Roma, per don Pierino Gelmini è un riconoscimento dal sapore diverso, dopo quaranta giorni – uno per ogni anno della sua missione – di gogna mediatica in merito a presunti abusi sessuali. È riapparso solo ieri in un’occasione pubblica, ma il piglio è quello di sempre.

Sentitelo: «Sicuramente c’è qualcuno che vuole fermarmi, che pensava di farmi cadere come una pera cotta, ma non è così. Io non abbandonerò la Comunità Incontro, costi quel che costi». È stato accolto come un trionfatore il «Don» alla festa nazionale di Azione Giovani, dove gli è stato consegnato il «Premio Atreju 2007». «Sono tranquillo, sereno e determinato – ha ribadito il prete anti-droga per eccellenza -. È Dio che mi fermerà, quando lui vorrà».

In merito alle nuove rivelazioni a carico di alcuni suoi collaboratori, pubblicate da un noto quotidiano, il sacerdote le ha liquidate come «opinioni o accuse di mitomani che dopo questa gogna mediatica si sentono autorizzati a dire quello che vogliono. Tutti possono dire grandi stupidaggini. Non mi spiego le accuse – ha confessato – e mi affido solo al buon Dio e al mio lavoro». Foto, autografi, applausi, strette di mano: è stata un’accoglienza da star quella che i ragazzi di Azione Giovani, movimento giovanile di An, hanno riservato al religioso lombardo.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Reduce da un’estate travagliata che lo ha visto accusato da diversi ex ospiti delle sue comunità, il sacerdote è stato accolto da Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, e dalla vice-presidente della Camera Giorgia Meloni, presidente di Azione Giovani. Al suo arrivo è Gasparri a sussurrare a Gelmini «siamo tutti con lei, tenga duro», per poi scortarlo amorevolmente verso il palco, quasi a rendere visibile il sostegno morale e politico incondizionato che Alleanza Nazionale riserva da sempre al battagliero sacerdote antidroga.

«Voi giovani – ha scandito dal palco, tra gli applausi – non siete contenitori da riempire, ma fuochi da accendere. Sembra che oggi la droga sia necessaria come il pane, bisogna combatterla con coraggio e non impantanarsi nella palude del qualunquismo».

Poi ampio spazio al suo carisma, tra una stoccata al centrosinistra («bisogna avere idee chiare, non si può allargare lo spettro delle droghe legali e poi fare le retate per la sicurezza») e impennate da oratore consumato, che infiammano la platea («io non mi rassegno, difendete i grandi valori, se Dio è con noi nessuno può essere contro di noi») don Gelmini ha ricevuto l’abbraccio del popolo dei giovani di destra, che gli hanno tributato una standing ovation di cinque minuti abbondanti.

Dal palco, a esprimere «la rinnovata amicizia e solidarietà» al sacerdote, lo stesso Gasparri, secondo il quale «esiste la verità assoluta, che si decide solo lassù; quella processuale, della quale attendiamo gli esiti; e poi quella percepita, e per quanto ci riguarda quest’ultima ci parla di un uomo che combatte per la vita contro la droga, e merita sostegno oggi più di prima».

2 – PRESSIONI DAL VATICANO SU DON GELMINI
Francesco Grignetti per “La Stampa”

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

In Vaticano speravano fortemente in un passo indietro di don Gelmini. Ma non è successo. All’esplodere dello scandalo, non soltanto pubblicamente il cardinale Marchisano dalle colonne della «Stampa», ma discretamente molte autorevoli voci della Curia romana avevano invitato don Pierino a lasciare la guida della Comunità Incontro. L’idea era che lui stesso nominasse un successore e così tenere l’associazione al riparo dalla bufera giudiziaria in arrivo. La risposta, però, è stata talmente veemente (don Gelmini disse al momento di rientrare ad Amelia, dopo la pausa estiva: «Erano pronti a prendersi le comunità… Ma pensavano di avere a che fare con un coniglio e invece hanno a che fare con un cane che morde») da far slittare l’operazione a tempi migliori.

MASSIMA CAUTELA
Il silenzio del Vaticano sull’intera questione non significa disinteresse. Tutt’altro. Il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato quattro settimane fa era stato esplicito: «Voglio vederci chiaro». E poi: «Queste cose devono essere valutate con la massima obiettività e con il rispetto di ogni persona, ma anche con l’apprezzamento di istituzioni che hanno fatto tanto bene a persone disagiate». Ed è appunto questa la linea ufficiale. Massima cautela, equidistanza tra accusato e accusatori, e tanta preoccupazione per i pericoli che corrono le opere di bene che don Pierino ha creato in questi quarant’anni. La Santa Sede si rende infatti conto che la Comunità Incontro è una creatura del sacerdote, ma che potrebbe non sopravvivergli. Eppure ci sono tante sedi, in Italia e nel mondo, con persone che vi lavorano, dove ragazzi tossicodipendenti e le loro famiglie sperano di trovare un futuro di normalità.

Alla ricerca di una «soluzione», è stato scandagliato il rapporto gerarchico che lega don Pierino alla Chiesa. S’è così scoperto che non dipende dal vescovo di Terni, nonostante la casa madre della Comunità sia ad Amelia. Il vulcanico sacerdote non dipende neppure dal vescovo di Grosseto, dove don Pierino prese i voti e dove, negli Anni Cinquanta, ebbe la sua prima parrocchia. Lì, a norma del diritto canonico, fu «incardinato». Sempre lì, in Maremma, da Roma lo spedirono a meditare tra il 1973 e il 1974 dopo la brutta esperienza del carcere.

SENZA SUPERIORI
Sennonché nel corso degli Anni Ottanta, quando l’esperienza della Comunità Incontro era in piena esplosione, e don Pierino era divenuto «esarca mitrato» della Chiesa greco-melchita (che usa formule liturgiche di origine bizantina ma riconosce obbedienza al Papa), ebbene il sacerdote fu «escardinato» dalla diocesi di Grosseto. Come racconta il vescovo Franco Agostinelli: «Don Gelmini non dipende più da questa diocesi da molti anni, da quando era vescovo il mio predecessore Adelmo Tacconi». E’ grazie al titolo di «esarca» che don Gelmini può indossare la mitra, l’anello, la croce in petto e il pastorale quando celebra la messa. Come se fosse egli stesso un vescovo, anche se non lo è.

La conclusione dell’istruttoria operata in Vaticano, insomma, è che di fatto non c’è in Italia un vescovo o un parroco che sovrintenda a don Pierino. Ed è così da molti anni. Tanto più che egli ha sempre tenuto a ribadire l’assetto di associazione laica della Comunità Incontro, una Onlus registrata alla Camera di commercio di Roma. E se l’ottantenne don Pierino, segretario generale di un’associazione, non vuole mollare, c’è poco da fare. Anche per Santa Romana Chiesa.

Qualche anno fa, in verità, don Gelmini aveva presentato in pubblico i sacerdoti a cui affidava il futuro della Comunità: don Enzo Pichelli e don Ezio Miceli. Ma di quel progetto non s’è più parlato. Adesso invece ha un gran ruolo il nuovo portavoce Alessandro Meluzzi. «Dopo avere parlato con don Pierino – ha detto ieri – non posso non esprimere l’angoscia per dovere assistere letteralmente all’uccisione realizzata con pallottole di parole che però trapassano oltre che l’anima anche la carne. Non si può uccidere preliminarmente con il discredito e l’aggressione, senza ancora un solo fatto consistente dal punto di vista giuridico, un uomo che in 50 anni ha salvato migliaia di vite».Premio «Atreju» a Don Gelmini. Lo consegneranno i Giovani di Alleanza Nazionale durante la loro festa intitolata al personaggio della «Storia infinita» di Ende.

E’ l’ottava edizione ma r la prima volta dell’assegnazione dei premi «Atreju» consistenti in una fiaccola scolpita nel legno dall’artista Codognotto, che andranno appunto al generale Roberto Speciale, ex comandante generale della Guardia di Finanza, a Don Pierino Gelmini e al vicesindaco di Trieste presidente dell’associazione intitolata a Almerigo Grilz, inviato di guerra ucciso in Mozambico nel 1987. Poco dopo lo scoppio dello scandalo il cardinale Francesco Marchisano, «ministro» del lavoro della Santa Sede aveva dichiarato in un’intervista che don Piero Gelmini avrebbe dovuto affidare la comunità a un fiduciario «sarebbe una scelta di buon senso». Gli rispose don Pierino senza mezzi termini: «Dimissioni? Mai le dia lui. La mia è un’associazione laica, se volevano colpirci hanno mancato il bersaglio».

Dagospia 17 Settembre 2007

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