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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Caso Giada Vitale, ecco il testo integrale dell’agghiacciante lettera a cui Papa Francesco non ha mai risposto

GIADA VITALE ERA APPARSA ANCHE IN UN VIDEO DIFFUSO DA RETE L'ABUSO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Settembre 2016
in Abruzzo - Molise, Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 7 mins read
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Di Francesca Lagatta

“Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la Sua: il capo di tutti i cristiani del mondo, l’ultimo successore di Pietro sulla Terra”. Comincia così, l’accorata lettera inviata a Papa Francesco nel 2013 da Giada Vitale, la ragazza di Portocannone con cui don Marino Genova, ex parroco della cittadina molisana, ha intrattenuto una relazione per quattro anni. Gli incontri sarebbero cominciati quando la giovane non aveva ancora compiuto 14 anni, vicenda che, tre anni più tardi, all’assunzione quotidiana di psicofarmaci per mettere a tacere la voce stridula della coscienza, che, a volte, non sa riconoscere la linea sottile che divide le vittime dai carnefici (la storia raccontata qui).

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L’intera vicenda ha scatenato profonda indignazione tra gli internauti, che, dalle loro bacheche facebook, hanno fortemente condannato il comportamento del sacerdote, reo confesso, ma non troppo, che ha addirittura ottenuto l’assoluzione dal Tribunale di Larino per i rapporti intrattenuti con l’adolescente dopo il compimento del 14esimo anno di età e il “perdono” del Vaticano, che, dopo una sospensione “a divinis” durata due anni, lo ha riabilitato alle sue funzioni sacerdotali. Malgrado le buone intenzioni di ripulire la Chiesa dagli scandali, come dichiara Papa Bergoglio ad ogni occasione.

Ed è proprio Francesco, il gesuita venuto «dall’altra parte del mondo», che delude più di tutti. Più della finta morale cristiana e di una giustizia che è giusta a modo suo. Il Pontefice, infatti, non risponderà mai a Giada, nonostante la lettera struggente e un video messaggio, prodotto e diffuso in rete dall’associazione presieduta da Francesco Zanardi, la Rete l’Abuso onlus, il più importante osservatorio italiano dei crimini commessi in ambito clericale. Ma probabilmente Papa Francesco non naviga in internet. E forse non legge nemmeno i giornali. Di sicuro, non ha mai preso provvedimenti nei confronti di don Marino Genova, che tuttora dice messa, nel pieno delle sue funzioni, come se niente fosse accaduto.

Ecco il testo integrale della missiva:

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

“Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la Sua: il capo di tutti i cristiani del mondo, l’ultimo successore di Pietro sulla Terra.

Mi chiamo Giada, ho festeggiato, si fa per dire, da pochi giorni il mio 18° compleanno. Poteva e doveva essere una festa come per tutti i ragazzi che raggiungono questo ambito traguardo che li consegna a una successiva tappa di vita che i grandi chiamano maggiore età. Per me è stato un grande dolore per l’assenza di mio padre che è mancato quando avevo poco più di 3 anni; un vuoto che ho sentito durante tutta la mia crescita anche se ho avuto una mamma e una nonna che mi hanno dato tutto l’amore, la premura, l’appoggio per farmi crescere senza sentire mancanze affettive e di nessun altro genere.

Senza badare a sacrifici, la mia nonna mi ha regalato un pianoforte che per me è diventato un motivo di gioia e di orgoglio che solo un oggetto molto prezioso sa dare. Ho frequentato la scuola elementare senza incontrare difficoltà e, superata la scuola media mi sono inscritta al Liceo Artistico e contemporaneamente ho cominciato a frequentare il Conservatorio, perché si erano evidenziate in me attitudini naturali per la musica.

Prima vivevo felice, pensavo che non mi mancasse niente… ma all’improvviso sul mio orizzonte esistenziale, mentre frequento la terza media, si staglia una figura che dominerà gli anni della mia adolescenza nelle sembianze di un prete; niente di più sicuro e importante nella vita di una tredicenne che, con le sue esperienze musicali acquisite, viene chiamata a far parte del coro parrocchiale, per diventare in poco tempo la maestra e la responsabile.

Mi è sembrato di toccare il cielo e la mia gratitudine per il parroco è diventata una forma di rispetto che induceva me e la mia famiglia ad avere gentili premure nei suoi confronti come per un padre, un padre che il Signore mi aveva negato, forse per disegni che non riuscivo a comprendere e che mi veniva restituito, come per miracolo. 

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E di colpo il padre si trasforma, e assume le sembianze di un mostro che fagocita la mia mente, il mio cuore, la mia innocenza. Inizio ad avere problemi a scuola, non riesco a studiare; la sera mi trattiene a casa sua fino a tarda ora, la mattina non mi sveglio per andare a scuola. Lascio gli studi a causa di questa situazione che mi fa soffrire tanto; prendo psicofarmaci.

Sono ancora innocente e vergine, e il parroco don Marino mi dice: «ti voglio mettere incinta, voglio un bambino». Divento improvvisamente una sua preda, non ho scampo, mi trovo le sue mani dappertutto che profanano i segreti del mio essere ancora una bambina.

Ho 13 anni, ma non ho conoscenze sulla sessualità. Le mie due donne di casa non me ne avevano mai parlato. Io vivevo in un paese dove tutto è all’insegna del pudore: il sesso è ancora tabù.

E la mia tragedia comincia: quest’uomo mi usa, mi violenta, mi soggioga con una sdolcinata strisciante modalità che non mi permette di ribellarmi; attiva in me certe forze che dovevano rimanere ancora latenti per qualche tempo, per farsi dono d’amore all’occasione e con la persona giusta, nei tempi e nelle modalità giuste.

Subisco per anni; la mia vita diventa un film pornografico nelle mani di quest’uomo che ha l’età di mio padre, se fosse vissuto. Sprofondo nell’abisso, cominciano le mie nevrastenie, i miei scontenti, mi sento impura, mi vergogno, lo odio, ma in certi momenti mi sembra di amarlo. Ed è questa la violenza più grande che mi è stata fatta; il rapporto mi coinvolge sempre più in una forma anche di dipendenza che non mi permette di capire il baratro in cui sto precipitando. Esige rapporti sempre più sofisticati e umilianti per me, ma non so ribellarmi. 

Sì, potevo urlare la mia vergogna, e forse me ne sarei liberata, ma non lo feci, e subii “il suo sporco” prima e dopo la messa, prima di amministrare i sacramenti più importanti: matrimonio, adorazione, messa di guarigione, riti pasquali, natalizi, battesimi e non escludo i funerali, quando si limitava a cose più leggere.

Con i suoi modi subdoli, che volevano essere accattivanti, mi ha abituata alla menzogna con la persona più cara che ho, con la mia mamma, e con tutte le persone con cui mi rapportavo, coristi, amici, lasciandomi sempre più nella condizione di sentirmi una diversa, sporca, una persona che dopo nottate vissute in abusi sessuali, la mattina doveva mettersi una specie di maschera per sentirsi pressoché normale.

Ma la maschera si è fatta sempre più pesante, come fosse diventata di ferro, nello scorrere penoso dei giorni e degli anni.

E decido di strapparmela, rivelando la mia tragedia ad un’amica che mi ha consigliato di andare dal Vescovo, il quale ci ha ricevuti immediatamente e mi ha fatto parlare. Ho parlato senza veli, rivelando i particolari più scabrosi in un atteggiamento catartico che un po’ mi ha fatto bene, anche nel vedere  che il Vescovo si interessava alla mia storia. Ho denunciato questo alla Chiesa, e lui ha immediatamente provveduto una settimana dopo a rimuovere il “reverendissimo” don Marino Genova dalle sue funzioni di parroco.

Subito ha dovuto fare le valige e il paese dove io abito: Portocannone (CB), è stato attraversato come da un terremoto. Ognuno diceva la sua, i giornali parlavano ma nessuno sapeva perché l’illustre prete era sparito. E la Curia Vescovile immediatamente si è trincerata nel silenzio e ha fatto quadrato intorno al mostro.

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Per ripagarmi del male ricevuto, il Vescovo ha promesso di seguirmi come un “padre” per aiutarmi a crescere e a cancellare le violenze subite, riservandosi anche di farmi seguire da un equipe di tecnici: psichiatri e psicologi. Ho preso contatto con alcuni di loro e ho dovuto ripetere fino allo sfinimento le violenze, le modalità, i particolari più scabrosi, momenti di grave imbarazzo che sono valsi a rovinare completamente più che aiutarmi, la mia personalità già in uno stato di estrema fragilità, anche per l’uso di psicofarmaci a cui sono stata sottoposta.

Ma, appena compiuti i 18 anni, dopo pochi giorni, il Vescovo ha ritrattato tutte le sue promesse di aiuti spirituali e materiali, lasciandomi sola, abbandonata, e senza più nessun appoggio.

Dimenticavo di dire che all’inizio della mia rivelazione, il Vescovo Gianfranco De Luca, per tamponare lo scandalo, ha promesso a mia madre un lavoro come donna di pulizia per un onere di 400 euro facendolo apparire come gesto di solidarietà dato che mi madre ha solo il reddito della pensione di mio padre che ammonta a 400 euro. 

Ora il Vescovo, in concomitanza con il mio 18° compleanno, ha dichiarato che non può più prendersi cura di me perché troppo costoso e che con i soldi che guadagna mia madre posso fare tutte le cure che voglio.

Santità, mi dica Lei come posso affrontare un futuro nelle condizioni in cui sono, chi mi darà una mano, chi mi ripagherà della mia adolescenza tradita e stravolta; chi potrà sopperire a tutto quello che ho perso, alla mia voglia di cedere e di lasciarmi morire o di lasciarmi travolgere dagli eventi, senza più lottare.

So che la persona che mi ha fatto tanto male è ospite di un Istituto gestito dal Vaticano. È al sicuro, libero di muoversi, in un certo senso protetto.

Le chiedo: ma ora a me chi ci pensa? Chi mi darà una mano per risalire dal baratro in cui sono caduta?

Spero di avere un riscontro a questa mia, confidando nella Sua clemenza, nella Sua comprensione, nella Sua capacità di saper accogliere e trovare un’apertura per aiutare chi soffre. E che il colpevole della mia tragedia, con tutti quelli che hanno concorso a nascondere per ingannare l’opinione pubblica, vengano puniti, perché ciò che è accaduto a me non accada a nessun’altra.

Con deferenza GIADA VITALE   Ps. LA LOCALITÀ DOVE RISIEDE IL DON MARINO GENOVA È… [omissis]”.   

Francesca Lagatta

ufficiostampa@retelabuso.org

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