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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Come la Chiesa Cattolica sta massacrando Francesco Zanardi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Aprile 2013
in Liguria
Reading Time: 5 mins read
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LinKedin
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Francesco, abusato all’età di 12 anni dal parroco don Nello Giraudo, trova la forza di denunciarlo pubblicamente, rilascia dichiarazioni stampa sia giornalistiche che televisive, per tutta risposta riceve gli scherni della Curia, porte chiuse in faccia anche ai giornalisti del programma “le Iene”, cardinali che letteralmente ridono in faccia ai cameramen. Oggi l’ennesimo colpo di scena, una vendetta meditata, Francesco abita da anni in un appartamento che, ironia della sorte, è di proprietà della Curia, dopo i servizi stampa, dopo la denuncia pubblica degli abusi subiti, Francesco riceve lo sfratto, si trova solo nel dramma ed il 31 di agosto dovrà lasciare l’appartamento.

Abusato, schernito, gettato in mezzo alla strada, non ho parole per descrivere l’orrore ed il disgusto verso questo ente criminale che è la setta conosciuta col nome di Chiesa Cattolica. Non solo gli esecutori materiali stanno incarnando le vesti del boia ma anche tutti coloro che frequentano, sostengono, acclamano questa spazzatura, questo cancro sociale che è lontano anni luce da qualsiasi dio, da qualsiasi forma di amore, da qualsiasi concetto di fratellanza e di moralità

Marco Dimitri

LE IENE TRINCIA: ABUSI NASCOSTI DALLA CHIESA

Di seguito un’intervista de “il Messaggero” del 2012

CITTA’ DEL VATICANO – I fatti accaduti a Savona decenni fa sono lontani nel tempo ma il dolore è ancora di drammatica attualità. A distanza Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo, ricorda con un miscuglio di rabbia e sofferenza quando, ad appena 12 anni, fu abusato da don Nello Giraudo.

Giraudo ha recentemente patteggiato…
«Sì riconoscendo il male fatto. Ma la mia battaglia non si ferma: vorrei che si riflettesse sulla responsabilità dei vescovi che si sono avvicendati alla guida della diocesi savonese. Erano i diretti superiori di Giraudo ma non hanno prestato ascolto alle voci che da tempo circolavano con insistenza».

La Cei però ha appena approvato delle regole che assicurano alle vittime tutta l’assistenza psicologica possibile. In più devono attivarsi all’interno della Chiesa per fare giustizia e punirli.

«E’ una buona cosa in linea di principio. Ma secondo me i vescovi dovrebbero non limitarsi ai processi canonici, penso che dovrebbero collaborare attivamente con i magistrati italiani, scambiare con loro le informazioni che hanno. I pedofili vanno mandati in galera, e non solo ridotti allo stato laicale (quando accade)».

La sua campagna dunque va avanti.
«Ci tengo a ricordare che l’8 maggio il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, pur avendo archiviato per prescrizione del reato un procedimento contro l’ex vescovo di Savona, Dante Lanfranconi (ora a Cremona) ha riconosciuto che il prelato non ha vigilato abbastanza»

Cosa c’è scritto in quella ordinanza?
«Gliela leggo: ’la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini, dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose di Giraudo non fosse stata per nulla considerata. Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo di Lanfranconi, risulta, è triste dirlo (è il magistrato a scriverlo) come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli».

Parole pesanti quelle scritte dal magistrato.
«Eccome, ma aspetti che le leggo anche il seguito: ’è altrettanto triste osservare come, a fronte della preoccupazione per la fragilità e la solitudine di Giraudo e il sollievo che nulla è trapelato sui giornali, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti, a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue attenzioni».

A quanto risale questa ordinanza di archiviazione?
«All’8 maggio di quest’anno. Penso che sia importante sottolineare che per la prima volta un magistrato italiano, pur archiviando per prescrizione il caso, visto che i fatti si riferiscono a decenni addietro, affronta il problema della responsabilità del vescovo. Questo è il vero nodo sul quale si dovrebbe davvero riflettere, anche dal punto di vista giuridico».

L’anno scorso lei è arrivato in Vaticano per consegnare a Papa Ratzinger una lettera in cui oltre, a raccontargli la sua storia, chiedeva fosse introdotto l’obbligo da parte dei vescovi italiani di denunciare alla magistratura i casi di abusi di cui erano a conoscenza…
«Servirebbe ad impedire quello che ho provato sulla mia pelle».

Cosa è accaduto nel suo caso?
«Il sacerdote che mi ha abusato, Nello Giraudo, e che solo alcuni mesi fa ha patteggiato, ha ammesso tutto. Assieme a me c’erano altre vittime. Un caso orribile anche perché da anni giravano strane voci sul suo conto. Mi spiace dirlo ma quando leggo che la Chiesa sta facendo di tutto per combattere il fenomeno a me viene da ridere».

Guardi che la Chiesa di Papa Ratzinger è l’unica istituzione che sta facendo pulizia al suo interno, isolando le mele marce. Ha istituito tribunali, giudici, incoraggia indagini, ha inasprito le pene canoniche.
«Nel mio caso posso dire che la Chiesa savonese ha difettato nell’intervento. I magistrati lo sanno».

Secondo lei ci sarebbe stato stato un problema di scarsa vigilanza?
«Nel mio caso si è trattato di questo. Del resto non mi stupisce leggere sulle linee guida della Cei appena approvate che i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i casi ai magistrati, nè di consegnare loro le prove in possesso. Pensi che le perquisizioni che sono state fatte nei locali della curia di Savona hanno portato alla luce lettere e carteggi interni alle autorità ecclesiali che mostravano una gestione propensa più a salvaguardare il buon nome della Chiesa che non ad assicurare alla giustizia civile il prete pedofilo».

Può raccontare qualcosa della sua vicenda?
«E’ doloroso ma lo faccio volentieri se serve ad aprire gli occhi. Sono stato abusato da don Nello Giraudo agli inizi degli anni Ottanta. Avevo 12 anni. Ero affidato alle sue cure perché non avevo famiglia. Ero debole e indifeso».

Il sacerdote non venne isolato per evitare che potesse di nuovo molestare altri bambini?
«Non mi risulta».

E adesso?
«Mi resta la consolazione che don Giraudo ha patteggiato. Lui stesso, però, in aula ha parlato di vescovi che sono stati ciechi e sordi alle sue richieste di aiuto».

FONTE

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