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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Perché la gerarchia della chiesa cattolica rende difficile punire i prelati colpevoli di abusi sessuali

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Luglio 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Il cardinale George Pell, tra i maggiori consiglieri di Papa Francesco, è tornato alla sua nativa Australia il 10 luglio per affrontare delle accuse relative ad abusi sessuali a suo carico. Non sono stati resi noti né i termini delle accuse né i denunciatori, mentre il cardinale continua ad affermare che si tratta di un “attentato alla reputazione”. Il suo caso sarà dibattuto dalla corte australiana.

Non è la prima volta che la chiesa cattolica è stata coinvolta in accuse di abusi sessuali. (l’ultimo caso è scoppiato proprio in questi giorni e riguarda presuntiabusi compiuti sui bambini del coro di Ratisbona, diretto dal fratello dell’ex papa Ratninger ndr.)

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Anche se alcune riforme nella chiesa cattolica degli Stati Uniti hanno reso obbligatorio ai sacerdoti di riferire i casi di abuso sessuale, nel resto del mondo c’è ancora molto lavoro da fare.

Dal mio punto di vista di studioso della religione cattolica, una delle sfide da vincere per affrontare il problema è la stessa gerarchia ecclesiastica. È ancora difficile far sì che gli alti prelati si assumano responsabilità, sia per i misfatti compiuti da loro sottoposti che per quelli a carico di loro stessi.

La struttura della chiesa

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Al vertice della gerarchia della chiesa cattolica c’è il Papa. È considerato il successore dell’apostolo Pietro, al quale Cristo disse: “Sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia chiesa”. Per i cattolici il Papa è la grande “pietra” che garantisce alla chiesa fondamenta salde. Il Papa parla in modo infallibile, “senza errore” dal punto di vista della dottrina. Non è però infallibile quando si tratta di decidere qualcosa di personale, come ad esempio da chi ottenere consigli.

Al di sotto del papa ci sono i vescovi, che lo servono come i 12 apostoli originari seguirono Gesù.
Ci sono anche i cardinali, designati dal papa: solo loro possono designare il suo successore. I cardinali governano inoltre la chiesa durante la vacanza tra un papa e l’altro. I cardinali sono un livello superiore a quello dei vescovi, quindi non tutti i vescovi sono cardinali. Tutti i cardinali sono oggi vescovi, anche se in passato ci sono state delle eccezioni. George Pell è sia vescovo sia cardinale, oltre ad essere al terzo posto nella gerarchia vaticana.
La struttura gerarchica della chiesa cattolica assomiglia a quella militare, con i suoi alti livelli di controllo sulla sua amministrazione. Nella percezione propria del mondo cattolico, la “chiesa” non è però solo un ente burocratico, ma anche una sacra istituzione voluta da Dio.

I preti e l’obbedienza

I preti occupano il più basso livello della gerarchia. Quando sono ordinati, offrono ai loro superiori i voti di castità, povertà e obbedienza. Normalmente i preti sono soggetti all’autorità del vescovo locale, la cui area amministrativa è chiamata “diocesi”.
Mentre in molte nazioni i sacerdoti sono obbligati sia dalla legge ecclesiastica sia da quella civile a denunciare gli abusi sessuali alle commissioni ecclesiastiche e alle autorità giudiziarie, c’è ancora una cultura del diniego e dell’omertà che impedisce alle accuse di essere pienamente investigate. Un documento vaticano del 1962 istruiva i vescovi a mantenere il più stretto segreto nei casi di abusi sessuali, e di considerare l’abuso sessuale, o “istigazione” come una faccenda interna alla chiesa, e non un reato da riferire alle autorità locali.
Malgrado Papa Francesco abbia nominato una commissione con il compito di analizzare i problemi e promuovere la soluzione dei casi arretrati, non ha ancora stabilito un protocollo per gestire le accuse di abuso sessuale nella totalità della chiesa cattolica. Ha però indicato delle linee guida per rimuovere dalla loro carica i vescovi che si siano rivelati “negligenti” nel segnalare casi di abuso. Nonostante ciò, vari commentatori sostengono che questi provvedimenti non siano sufficienti.

L’abuso sessuale è ignorato

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C’è una lunga storia di protezione dei maggiori leader cattolici dalle accuse loro rivolte di abuso sessuale, e questo è un fatto.
Quando nel 1995 alcune indagini portarono alla luce che il cardinale austriaco Hans Hermann Groer aveva molestato monaci e scolari, questi abusi sessuali furono minimizzati come “ragazzate” dal vescovo Kurt Krenn. Così come fu rivelato che le vittime avessero ricevuto denaro in cambio del loro silenzio. Le accuse di abusi sessuali a carico del cardinale Groer furono poi confermate.
Un altro caso, i cui fatti risalgono alla fine degli anni Quaranta, rivelò come Marcial Maciel, il fondatore dell’ordine religioso dei Legionari di Cristo, fosse un molestatore sessuale seriale. Quando furono per la prima volta sollevate le accuse contro Maciel, Giovanni Paolo II le ignorò. Joseph Ratzinger, confidente di Giovanni Paolo II e suo successore, osservò: “Nessuno può mettere sotto processo un amico così intimo del papa”. Anche se Maciel fu infine punito (con la pena della rinuncia a ogni ministero pubblico l’imposizione di una vita riservata di preghiera e di penitenza ndr.) all’elezione di Ratzinger come Papa Benedetto XIV, Maciel evitò di essere incriminato fino alla sua morte, avvenuta nel 2008.
Negli Stati Uniti il cardinale Bernard Law, che durante il suo mandato dal 1984 al 2004 protesse prelati colpevoli di abuso nell’arcidiocesi di Boston, scampò a sua volta alle azioni legali. Law fu addirittura promosso a capo di una delle chiese più famose del mondo cattolico, Santa Maria Maggiore a Roma.

Segnalazioni scomode

In tutti questi casi, la struttura gerarchica della chiesa non ha favorito che questi alti esponenti del clero fossero consegnati alla giustizia. Quando ai propri superiori si deve la massima obbedienza, la soglia da superare per agire contro questi ultimi è molto alta. I superiori possono, allo stesso modo, proteggere i prelati di grado minore colpevoli di abuso.
Nella chiesa cattolica, la presunzione di integrità va di pari passo con i livelli più alti della gerarchia. È spesso difficile credere che un vescovo possa commettere o coprire un crimine così terribile come lo stupro o l’abuso sessuale. Inoltre, dato che la chiesa cattolica è un’istituzione divina necessaria alla salvezza, ci sarà quindi anche chi proteggerà ad ogni costo la sua reputazione.
C’è però stato un giro di boa. Il momento chiave che ha portato alle dimissioni del cardinal Law è stata una lettera, firmata da 58 preti, che chiedeva appunto le sue dimissioni.

Un momento decisivo: l’incriminazione di Pell

Il compendio della confessione cattolica, “Il Catechismo della Chiesa Cattolica” osserva che la “santità” della chiesa è “reale”, ma allo stesso tempo “imperfetta.” In altre parole, la chiesa è composta da esseri umani, con i loro limiti. Da questo punto di vista il problema non è certo la gerarchia in sé, ma il modo in cui i suoi superiori abusano del potere.

Benché i cattolici siano consapevoli della “umanità” della chiesa, le accuse al cardinal Pell sono state traumatiche per i molti cattolici che si aspettavano integrità dai propri leader.

Il caso del cardinal Pell è un ulteriore esempio di come la chiesa cattolica stia lottando per affrontare l’abuso sessuale nelle sue stesse fila. La sua accusa segna un punto importante, perché si tratta del più alto esponente della gerarchia ecclesiastica coinvolto in accuse penali.

Indipendentemente da come la vicenda si concludeà, credo che la statura internazionale del cardinal Pell possa aiutare, in quanto esempio decisivo, a sviluppare da parte della chiesa cattolica nella sua accezione più globale un approccio coerente all’abuso sessuale.

*Professore associato di Religione, College of the Holy Cross, Worcester, Massachusetts (Usa).

Questo articolo è tradotto da The Conversation. Per leggerlo in lingua originale vai qui

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