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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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La città del Vaticano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Gennaio 2017
in Città del Vaticano
Reading Time: 8 mins read
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Lo Stato della Città del Vaticano è il più piccolo Stato che esista al mondo. E’ ampio 44 ettari, corrispondente a meno di mezzo chilometro quadrato (mentre Monaco ha una superficie di quasi due chilometri quadrati). Ma possiede anche una serie di strane caratteristiche.

Innanzitutto il suo capo dello Stato non puo’ mai essere un laico, ma dev’essere un sacerdote cattolico, poichè coincide con la persona del Sommo Pontefice. Poi, l’assemblea che elegge questo capo dello Stato è composta, in massima parte, da cittadini di altri Stati, i cardinali, che provengono, nella loro maggioranza, da tutte le parti del mondo. In realtà i cardinali riuniti in Conclave eleggono il Papa, il Sommo Pontefice, cioè la carica di vescovo di Roma, che lo pone a capo di tutta la Chiesa cattolica. Siccome la carica di Pontefice coincide con quella di capo dello Stato, nella Città del Vaticano, in pratica i cardinali eleggono contemporaneamente, magari senza pensarci, anche il sovrano dello Stato.

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 Si tratta inoltre di una monarchia assoluta, l’unica in Europa, e di un raro tipo di monarchia, quella “elettiva”, e non esiste un parlamento nè tanto meno partiti politici. Il potere è tutto nelle mani del Pontefice “Sovrano dello Stato della Città del Vaticano”, come enuncia il penultimo articolo del Trattato e l’art. 1 del 525i85f la Legge fondamentale. Il Papa, però, delega il suo potere ad altri organi, soprattutto cardinalizi, perchè certo non puo’ occuparsi, oltre che del complesso governo della Chiesa, anche della direzione di questo piccolo Stato. Ma sono suoi i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Il Pontefice puo’ modificare, se vuole, le leggi, senza alcun controllo o conferma da parte di chicchessia.

Poi c’è piazza San Pietro, che, pur essendo parte integrante del territorio dello SCV, è di norma sottoposta ai poteri della polizia italiana, in base all’art. 3 del Trattato dell’11 febbraio 1929. Un caso probabilmente unico al mondo. Tanto che sono poche le persone che, entrando nella piazza, e sorpassando la striscia di travertino chiara che si staglia sul selciato, sono conscie di entrare in un altro Stato: vedono passeggiare gli agenti della Polizia italiana, e ne traggono le conseguenze, che non sono però corrette.

Altro particolare curioso, e poco conosciuto, è che la famosa aula Paolo VI, progettata dall’architetto Nervi, è situata, caso unico al mondo, a cavallo fra due Stati, l’Italia e la Città del Vaticano. Anche se, sulle cartine che appaiono su riviste specializzate, come il National Geographic Magazine, tale confine surreale non viene evidenziato, e anche se nessun giornalista, durante le numerose telecronache da quel luogo, lo ricordi. Il confine di Stato taglia l’aula delle Udienze lungo una riga un po’ zigzagante, proprio sotto il palcoscenico dove sale il Papa durante le cerimonie. Le poltrone sono quasi tutte in territorio italiano; quest’ultimo fa parte, pur essendo effettivamente territorio della Repubblica italiana, di una delle numerose “aree con privilegio di extraterritorialità” a favore della Santa Sede, che è cosa ben diversa da “territorio dello Stato della Città del Vaticano”. Questo quadrato di centocinquanta metri di lato, infatti, non è compreso nei quarantaquattro ettari della superficie dello SCV. Sembra Vaticano, all’apparenza, ma in effetti, giuridicamente, non lo è. Vi sono conseguentemente rilevanti differenze nel modo di perseguire eventuali reati commessivi (scippi, percosse durante liti, ecc.), in quanto il reato si effettua su territorio italiano, e la magistratura italiana è l’unica competente a giudicare. Però, questa è la conseguenza più clamorosa, gli agenti della Polizia italiana non possono entrare per indagare.

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 UNA STRANA LINEA TRATTEGGIATA.

Davanti alla cancellata moderna attraverso la quale si accede all’Aula Paolo VI, subito dietro il braccio sinistro del Colonnato berniniano, c’è un particolare molto curioso. Una striscia tratteggiata, segnata con pietre più chiare che risaltano su quelle scure, che segna il bordo di un palazzetto che lì sorgeva fino al 1966. Si trattava del Museo Petriano, fatto costruire dal papa Pio XI, e inaugurato il 14 febbraio del 1925. Ospitava i reperti dell’antica Basilica di San Pietro, pezzi di colonne, statue, dipinti e bozzetti. Ebbe poca vita, questa costruzione, in verità ben poco elegante e funzionale. Venne abbattuta, per volontà di Paolo VI, per ricavarne uno spiazzo per l’accesso alla nuova Aula, in corso di costruzione, progettata dall’architetto Nervi.

Ma… c’era un ma… Il Museo Petriano era contenuto nell’area extraterritoriale denominata “del Sant’Uffizio”, quella cui si è accennato poco prima. Era territorio immune dalla giurisdizione delle autorità di polizia italiane, proprio come un’ambasciata. Occorreva, allora, tracciare un confine sul pavimento della piazza, per segnare il limite esatto che gli agenti non potevano oltrepassare. Anzichè costruire un cancello (il confine era piuttosto irregolare, con angoli e sporgenze) si decise di segnare sul selciato questa linea, sistemando una cancellata rettilinea qualche metro più indietro. Ecco spiegata la strana linea tratteggiata, come si vede nella fotografia.

   IL RICCIOLO D’ITALIA

Così ho chiamato, in uno “studio” fatto diversi anni fa, questa striscia di territorio italiano che si insinua fra due tratti di territorio dello Stato della Città del Vaticano. E’ quasi sicuramente un caso unico al mondo. Un’area larga circa tre metri e lunga una sessantina, posta dietro il braccio del Colonnato del Bernini, a destra di piazza San Pietro per chi guarda la Basilica, giusto sotto il palazzo dove risiede il Santo Padre. Questa striscia, che via via si restringe fino a finire a punta – proprio come avviene per un ricciolo – è situata subito dietro le colonne esterne del braccio berniniano, ed ha come limite, dalla parte opposta, un alto muro sormontato da una robusta cancellata, dietro il quale si trovano dei palazzi e dei cortili, vicinissimi alla Caserma delle Guardie Svizzere.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

   La cosa strana è che questo lembo di suolo italiano è considerato erroneamente, forse proprio per l’incongruità della situazione, facente parte del territorio vaticano. Le guardie italiane e vaticane che lì vicino stazionano, se interrogate, rispondono con sicurezza che quella striscia appartiene al Vaticano.

Ma non è così. Basta guardare una piantina dello Stato, come quella, ufficiale allegata al Trattato firmato da Italia e Santa Sede nel febbraio del 1929 per rendersi conto che è proprio territorio italiano! Esso è liberamente accessibile – almeno nella parte iniziale, non transennata – dai turisti e dai curiosi, che si trovano così “incuneati”, magari senza saperlo, fra due tratti di uno Stato sovrano, ma posando i piedi sul suolo di un altro Paese. Il fatto è che, forse per semplificare le cose ed eliminare complicazioni di qualunque tipo, le autorità preposte alla vigilanza di piazza San Pietro considerano, per motivi pratici, questa striscia come facente parte della piazza (che è territorio vaticano), cioè come un’appendice della medesima. In effetti, anche se in realtà questa striscia è territorio italiano, la circostanza non ha risvolti pratici, e non ha senso, nella vita di tutti i giorni, sottolinearlo (se non, appunto, per rimarcarne la singolarità sorprendente).

   La situazione non è cambiata, in questi settant’anni e passa, e le cartine più aggiornate ed esatte del piccolo Stato, anche adesso, riportano questa strana situazione di confini statali. Mentre quelle per i turisti, o quelle delle enciclopedie, sorvolano su questo particolare.

   SANTA SEDE E CITTA’ DEL VATICANO

C’è una notevole differenza fra i due termini. Per “Santa Sede” si intende la suprema direzione della Chiesa Cattolica. In effetti, quest’espressione ha due accezioni. Una, più generale, riguarda tutto il complesso della Curia pontificia, i Cardinali titolari di dicasteri, le varie Congregazioni, con a capo il Papa. La seconda riguarda solo il Sommo Pontefice, inteso come carica, come autorità suprema della Chiesa, e non come persona fisica. Mentre per “Città del Vaticano” si intende lo Stato, di cui la Santa Sede (intesa come “Papa”) è ente sovrano, e per l’indipendenza della quale lo Stato è stato creato, nel 1929, in base ad accordi fra Italia e, appunto, Santa Sede (che, perciò, preesisteva allo S.C.V., ed era dotata, anche se priva di territorio, di una sovranità internazionalmente riconosciuta).

   Comunque, l’espressione “Vaticano”, usata comunemente, anche dalla stampa, significa ad un tempo sia “Santa Sede” che l’entità territoriale sorta nel cuore di Roma. Non è un’accezione esatta, ma è entrata nell’uso comune (e contribuisce a creare confusione…).

   Il documento che è all’origine della nascita di questo minuscolo e straordinario Stato, il Trattato del Laterano, è stato firmato fra Santa Sede e Italia l’11 febbraio del 1929, ed è entrato in vigore il 7 giugno dello stesso anno. Assieme al Trattato (che comprendeva, come allegato, una Convenzione Finanziaria) è stato stipulato anche il Concordato, per regolare i rapporti, in Italia, fra la Santa Sede e il Governo italiano.

   I due strumenti diplomatici hanno preso il nome di “Patti Lateranensi”. Vennero infatti firmati nel palazzo del Laterano, dal Primo Ministro italiano, Benito Mussolini, e dal Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Gasparri. Per due anni e mezzo, in completa segretezza, vi erano stati numerosi incontri tra i due delegati delle opposte parti, Pacelli e Barone. Il Pontefice Pio XI si teneva costantemente informato, seguiva il tutto e dava continue direttive.

   E’ opportuno ricordare che, mentre il Trattato è uno strumento unico, storicamente importantissimo – pose fine alla “Questione Romana”, nata con l’occupazione di Roma da parte delle truppe italiane, nel 1870 – il Concordato è un accordo che la Santa Sede ha stretto, oltre che con l’Italia, numerose volte anche con i più diversi Paesi del mondo, per regolare i rapporti interni (matrimonio, insegnamento religioso, libertà di culto, ecc.).

   LA VIGILANZA NELLO STATO.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

   La Città del Vaticano ha due Corpi di vigilanza. Uno di essi è costituito dalle Guardie Svizzere, ed è il più noto, e anche il più pittoresco. Fra pochi anni, il 21 gennaio del 2006, il Corpo compirà cinquecento anni. Le Guardie, cento in tutto, dalla colorita e caratteristica divisa, costituiscono un microscopico esercito, sono alle dirette dipendenze del Papa, e hanno il compito di difendere la sua persona, nonchè i confini dello Stato e gli ingressi dei Palazzi Apostolici. Sono tutti giovanotti provenienti dalla Svizzera, a seguito di un’apposita convenzione fra la Santa Sede ed il governo elvetico. Devono essere cattolici, alti di statura, di buona condotta, e prestano servizio per due anni; tranne quelli che sono scelti dalle autorità vaticane per completare la loro carriera.

   Il secondo Corpo è la Vigilianza Vaticana, molto meno nota, i cui componenti hanno una divisa blu scuro, portano il berretto, e sono tutti, per una norma prevista dal loro regolamento, piuttosto alti.

   LA CITTADINANZA VATICANA.

   La cittadinanza vaticana non si ottiene semplicemente con la nascita nello Stato, come avviene in tutte le altre parti del mondo. Dev’essere di volta in volta concessa da un apposito ufficio. Nella Città del Vaticano esistono alcune famiglie (come quella di Emanuela Orlandi, rapita circa vent’anni fa, e non più ritrovata), talora di dipendenti civili vaticani talora di Guardie svizzere, che abitano in piccoli appartamenti, di proprietà dello S.C.V. Nessuno puo’ possedere proprietà private dentro questo Stato. Tutto il territorio e tutti gli immobili sono considerati di proprietà della Santa Sede (“Stato patrimoniale”).

   Ai figli che nascono in queste famiglie viene concessa la cittadinanza vaticana, però solo fino alla loro maggiore età. Poi essi la perdono, diventando in genere cittadini italiani, e andando ad abitare fuori dalla Città. Se non si facesse così, la popolazione aumenterebbe inesorabilmente, mentre l’esiguità territoriale dello Stato non permette di ospitare più di un piccolo numero di persone.

   Tutti i Cardinali che risiedono nella Città del Vaticano, o nella città di Roma, possiedono, per legge, la cittadinanza vaticana. Gli altri Cardinali, in altre città italiane o negli altri Paesi, hanno la cittadinanza dello Stato in cui risiedono. Per esempio, i Cardinali arcivescovi di molte città italiane, vanno regolarmente a votare nelle elezioni che si svolgono nella Repubblica.

   Infine, sono cittadini vaticani i numerosi diplomatici sparsi nelle Nunziature di tutto il mondo: cittadini dello Stato, ma che non vi risiedono. Quelli che vi risiedono stabilmente ammontano a circa trecento persone!

http://www.inftub.com/geografia/La-citt-del-Vaticano92583.php

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