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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Scusa di cosa? In Cile chiede le prove alle vittime: E QUANDO IL PAPA LE PROVE LE AVEVA?

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
22 Gennaio 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 7 mins read
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di Francesco Zanardi

In questi giorni, in occasione della visita del Papa in Cile, si sono scatenate polemiche rispetto alla gestione, da parte della Santa Sede, della gravissima piaga della pedofilia. Moltissimi giornali hanno riportato le notizie delle scuse del Papa e della vergogna che lui proverebbe per i sacerdoti pedofili. Ma viene anche riportata la notizia che il Papa avrebbe detto “Il giorno che qualcuno mi porterà una prova contro il vescovo Barros allora parlerò. Ma finora non c’è nemmeno l’ombra di una prova. È tutta calunnia. È chiaro?”.

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Quindi, da una parte la richiesta di scuse e dall’altra il fatto di non credere alle vittime, da una parte l’incontro con due vittime non identificate e dall’altra l’esclusione da tale incontro delle vittime che lo avevano espressamente richiesto.

Dunque il Papa dichiara che senza prove il Vescovo Barros rimane al suo posto, mentre una delle vittime riporta : «Il Papa chiede prove, ma cosa avrei dovuto fare mentre venivo abusato e Barros era lì, fare una foto col telefonino?». 

Un brutta storia, che esaspera ulteriormente il clima già notevolmente teso.

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Ci si potrebbe altresì domandare: “Quali prove avrebbe il Papa per dire che si tratta di calunnia?”

Anche il Card. O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (che ha terminato il suo primo mandato il 17 dicembre 2017 e non risulta essere ancora stata rinominata da Bergoglio), prende le distanze dalle affermazioni del Papa attraverso un comunicato ufficiale: “E’ comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco rilasciate giovedì a Santiago del Cile siano fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero o di qualunque altra persona. Le parole del Papa trasmettono il messaggio che se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto” e in sostanza danno l’idea di un “abbandono di coloro che hanno subito violenze riprovevoli della loro dignità umana”, “relegando i sopravvissuti nel discredito”.

Bergoglio dichiara di non aver avuto le “prove”, che ora chiama “evidenze”, ma senza cambiare il senso del suo discorso.

E quando invece le prove le aveva?

Ricordiamo il caso di Don Gianni Trotta: prete ridotto allo stato laicale per abusi sessuali. Il arcivescovo Luis Ladaria Ferrer ordinò, nero su bianco, che la condanna canonica passasse sotto silenzio “per non dare scandalo ai fedeli”. Don Gianni Trotta, grazie all’acquiescenza del Vaticano e dei vertici della curia locale, ha così potuto continuare indisturbato a violentare minorenni: dopo essere stato costretto a lasciare la tonaca è infatti diventato allenatore di una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato indisturbato una decina di bambini vicino Foggia.

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Quindi: il card. Luis Ladaria Ferrer sapeva e ordinò il silenzio.

Che provvedimenti prese Papa Francesco con lui?

A Luglio 2017 lo nominò Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (al posto del Card. Muller), ovvero dell’organo che, tra l’altro, ha la competenza di giudicare i preti pedofili: una bella promozione.

Il Papa qui aveva le “prove”.

Ricordiamo il caso di Don Mauro Galli: il processo penale è in corso, accusato di abusi sessuali nei confronti di un minore. Il parroco della chiesa in cui sarebbero avvenuti gli abusi ha avvisato da subito (dicembre 2011) i suoi superiori: Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. Nessuno dei due ha avviato alcuna indagine canonica e tantomeno una denuncia alle autorità, ma il prete è stato spostato in un’altra parrocchia con l’incarico della pastorale giovanile (ancora con i minori). All’epoca era ordinario del luogo il Card. Angelo Scola che non ha contrastato la decisione del trasferimento ancora con i minori assunta del suo vicario Mons. Delpini, nemmeno in via cautelare in attesa dell’accertamento dei fatti.

Solo in seguito alla denuncia/querela da parte della vittima (luglio 2014) è stata avviata l’Indagine Canonica (gennaio 2015) e sospeso cautelativamente il sacerdote (primavera 2015).

Il Card. Scola ha ricevuto i familiari della presunta vittima, su loro insistenza, solo nel marzo 2015: grande tempismo per accertare i fatti o almeno per “sentire anche l’altra campana”.

Dunque: Mons. Delpini ha dichiarato alla Polizia, sotto giuramento, di essere venuto a conoscenza del presunto abuso sessuale da subito (dicembre 2011) e di aver comunque predisposto il trasferimento del don Galli ancora con i minori. In questo caso specifico, oltre alle intercettazioni telefoniche, le registrazioni acquisite agli atti processuali (e anche in possesso della CdF), oltre alle testimonianze dei suoi collaboratori, c’è dunque la prova del suo tentativo di insabbiamento per sua stessa ammissione di responsabilità e depositata agli atti del processo penale a carico di Don Mauro Galli.

Anche il Vaticano era a conoscenza del caso: nel marzo 2016 ha inviato una lettera ai familiari della presunta vittima, attraverso la Nunziatura Apostolica, in risposta alle numerose lettere inviate dai familiari anche alla Congregazione della Dottrina della Fede.

Che provvedimenti ha preso Papa Francesco?

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Mons. Mario Delpini: nel luglio 2017 è stato PROMOSSO Arcivescovo di Milano

Mons. Pierantonio Tremolada: nel luglio 2017 è stato PROMOSSO Vescovo di Brescia

Ricordiamo il caso di Don Paolo Turturro: la Cassazione ha confermato la condanna: 3 anni in carcere per abusi su minore. La richiesta di affidamento ai servizi sociali non è stata accolta, e ha dunque scontato la pena in carcere. Prima dell’arresto era stato solo allontanato da Palermo, nessun provvedimento ecclesiastico durante il processo che è durato 13 anni.

Che provvedimenti ha preso Papa Francesco? Nonostante la condanna penale, non è mai stato ridotto allo stato laicale continua a celebrare Messa.

Ricordiamo il caso di Don Lucio Gatti: ha patteggiato in sede penale due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità che dirigeva. Il Processo Canonico, concluso nel 2012, ha ufficializzato la sospensione dal sacerdozio per 5 anni ma non riduzione allo stato laicale. Nel frattempo sono arrivare altre due querele: una in aprile 2016  e un’altra nel 2017 su minori che all’epoca avevano 12 e 13 anni e le indagini sono ancora in corso.

Il Vescovo Gualtiero Bassetti non ha, per ora, preso alcun provvedimento nemmeno cautelativo, avrà avviato un nuovo Processo Canonico?

Anche la Santa Sede non si è espressa nei confronti del Vescovo Gualtiero  Bassetti, e Don Lucio Gatti sarebbe in una comunità al Nord per un percorso spirituale “riabilitativo”.

Ricordiamo il caso di Padre Carlos Buela: sacerdote argentino condannato dal Vaticano (attraverso un decreto del cardinale Gardin, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata) per abusi da lui compiuti nei confronti di una ventina di seminaristi, e trasferito a Genova, sotto la giurisdizione del Card. Bagnasco, senza subire il processo in Argentina. Nonostante la condanna di Papa Francesco, i provvedimenti non sono sufficienti e vengono prontamente disattesi.

Che provvedimenti ha preso Papa Francesco nei confronti del Cardinale Angelo Bagnasco, per non aver gestito nemmeno l’applicazione della “condanna”?

NESSUN provvedimento.

Inoltre il card. Bagnasco, in quanto Presidente della Cei, nel 2014 ha ribadito che i VESCOVI NON HANNO OBBLIGO DI DENUNCIA nei confronti dei sacerdoti che commettono abusi sessuali nei confronti dei minori, secondo le Linee Guida emanate dalla Conferenza Episcopale stessa.

Tutto questo è in linea con del dichiarazioni della “tolleranza zero” del Pontefice?

Ricordiamo infine il caso dell’Istituto Provolo: qui i sacerdoti coinvolti sono numerosi, nel 2015 in un incontro con le vittime, venne consegnata direttamente nelle mani di papa Francesco una missiva contenente i nomi di 14 sacerdoti accusati di abusi, tra qui quello di don Nicola Corradi. In questo caso fu proprio papa Francesco a non intervenire.

Il sacerdote è stato arrestato nel novembre del 2016.

Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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