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RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
6 Maggio 2018
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 7 mins read
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Tante se ne sentono su questi temi: opinioni contrastanti, un po’ di tutti i colori.

Come familiari di vittime di preti pedofili vorremmo “sgombrare il campo”, spiegare un po’ in concreto cosa succede con questi benedetti “soldi” che la chiesa darebbe alle vittime.

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Ci fa male leggere commenti nei quali addirittura qualcuno accusa le vittime di approfittarsene, di fare le denunce per soldi. “Sarebbe un business” accusare un prete di pedofilia. Vogliamo credere che questi commenti siano dettati dalla non conoscenza della realtà, vogliamo pensare che siano frutto di pregiudizi perché non si è approfondito l’argomento.

Ci sembra dunque importante prendere la parola e fare un po’ di chiarezza.

Partiamo da alcune premesse, molto semplici, che potrebbero sembrare banali, ma forse non sono così scontate nel “senso comune”:

Dona adesso Dona adesso Dona adesso
  • Un abuso sessuale è un reato e come tale va denunciato, senza sensi di colpa, come buoni cittadini e anche come buoni cattolici!

(permettere ad una persona che commette un reato di ripetere quel reato e causare altre vittime, altra immensa sofferenza, non è un po’ come rendersi complice?)

  • Chi è colpevole di un reato che provoca un danno è tenuto a risarcire chi ha subìto il danno, in base a quanto stabilito in sede legale (nei Tribunali)
  • L’entità del risarcimento tiene conto dell’entità del danno subìto, che può essere in parte temporaneo e in parte permanente (come per qualsiasi danno, pensiamo per esempio alle vittime di incidenti stradali). Vi sono delle tabelle, alle quali si attengono i medici legali nello stilare le perizie, che stabiliscono i punteggi che poi si traducono in termini economici.

Cosa succede dunque in concreto?

Se puoi denunciare il fatto in sede penale (ovvero se non è ancora intervenuta la prescrizione), dopo il rinvio a giudizio del sacerdote puoi costituirti parte civile e quindi prendere parte attivamente al processo, attraverso il tuo avvocato, il quale provvederà a richiedere una “provvisionale” (una sorta di anticipo, anche per continuare a sostenere le spese processuali) al termine del primo grado di giudizio. La provvisionale sarà decisa e confermata dal Giudice, e non è comunque scontato che venga accordata. Vi sarà poi l’appello (secondo grado di giudizio) e la Cassazione (terzo grado di giudizio).

Al termine dei tre gradi di giudizio, se il prete verrà ritenuto colpevole, può esserci il riconoscimento del danno direttamente in sede penale (con definizione dell’ammontare del risarcimento, al quale verrà sottratta l’eventuale cifra ottenuta come provvisionale), oppure prende avvio il processo in sede civile (e passano anni…): al termine del processo civile il giudice stabilirà la cifra che dovrà essere versata alla vittima come risarcimento per il danno subìto.

Detta così sembra facile e lineare. Funzionerebbe tutto alla perfezione: subisci un danno (e, “provare per credere” qual è l’entità del danno di una vita distrutta…!) ottieni un risarcimento … tutti felici e contenti!

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Peccato che gli “intoppi” sono davvero tantissimi e non c’è nulla che tutela le vittime fino in fondo: rimani con il tuo dramma e, se ottieni qualcosa – che è sicuramente molto distante da quello che stabilisce la perizia medico-legale – devi ancora ringraziare. Altro che “business”!

Facciamo alcuni esempi relativi al RISARCIMENTO:

  • ipotizziamo che tutto vada liscio fino alla fine del terzo grado penale e il giudice stabilisca un “congruo” risarcimento. E se il prete non ha soldi? Se riesce a dimostrare di essere nullatenente? Mettiti il cuore in pace: non prendi un euro! Quando si affronta un Processo è importante avere un avvocato che conosca bene il suo lavoro in questo aspetto della giurisprudenza che è abbastanza particolare. Per esempio è fondamentale “ricordarsi”, al momento in cui ci si costituisce parte civile, citare come responsabile civile anche la propria Parrocchia e la Diocesi, poiché di fatto, proprio per il “rapporto” giuridico e di responsabilità che hanno verso il sacerdote e l’esercizio delle sue funzioni, ne sono davvero responsabili. Ma è tuo l’onere di provare la loro responsabilità! Devi avere davvero un buon avvocato… e devi sapere che intraprenderai una lotta durissima… e comunque, se non hai chiamato in causa i Superiori (Parrocchia e Diocesi) nei tempi giusti del Processo penale, non puoi fare più nulla dopo…
  • Provvisionale? Anche qui: se il prete dimostra di non avere disponibilità economica, la provvisionale stabilita dal Giudice rimane “sulla carta”, e già capisci che anche al termine del processo non avrai nessun risarcimento …
  • Se invece prendi coscienza del danno che hai subìto quando ormai il reato penale è caduto in prescrizione, puoi intraprendere il processo in sede civile e, come sopra, non omettere la citazione, come responsabili civili, anche Parrocchia e Diocesi perché davvero hanno questa responsabilità… qui i tempi sono biblici, ma ti aggrappi a questa speranza ed è giusto proseguire. Idem come sopra la possibilità o meno di essere risarcito in base alla disponibilità economica del sacerdote.

“Business” denunciare un prete? Se non hai la possibilità di accedere al gratuito patrocinio (e non è così semplice trovare avvocati che vi aderiscano e che siano in gamba!), non riesci nemmeno ad affrontare le spese processuali del primo grado di giudizio penale se non sei più che benestante… provare per credere!

E quando la Chiesa propone un ACCORDO alle vittime e ai familiari?

Se vi è in atto un Processo penale, può avvenire che alla vittima venga proposto un “accordo extra-giudiziale”, ovvero un accordo da mantenere al di fuori del Processo.  Questo accordo è frequentemente finalizzato alla revoca della costituzione di parte civile, poiché vengono proposti dei soldi.

Cosa significa?

Significa che viene a cadere il motivo per cui ci si costituisce parte civile (ottenere un risarcimento per il danno subìto) perché si ottiene una sorta di “risarcimento” in anticipo rispetto al Processo stesso (processo che, comunque, ha delle incognite, tra le quali anche la condanna del sacerdote, e prevede dei tempi molto lunghi).

È “obbligatorio” accettare l’accordo extra-giudiziale?

Certo che no, dipende da tante cose, bisogna valutare cosa prevede quell’accordo e, confrontandosi tra genitori rispetto agli accordi che non sono stati accettati, vediamo che le clausole sono tra le più disparate:

  • Quasi tutti prevedono la clausola della riservatezza: ma anche qui, riservatezza su cosa? Su tutta la vicenda? Sull’accordo stesso? Sulla cifra ricevuta? Su chi paga? Sul nome del prete? Su dove si trova il prete? La varietà è notevole.
  • Oppure, è successo nel caso del seminario dei Legionari di Cristo di Novara, si chiederebbe alla vittima di firmare una accordo che considera la “transazione” come un rimborso spese per proseguire gli studi e, di fatto, l’impegno di “cancellare totalmente il ricordo dell’abuso sessuale”. Quindi: si condiziona la vittima a mentire in un eventuale processo, obbligandola (diversamente si viola l’accordo) a dichiarare che gli abusi non sono mai avvenuti, si vorrebbe ottenere di pagare il silenzio ed evitare la condanna del prete!

Nel caso proprio dei Legionari, vi era addirittura la clausola che se si infrangeva l’accordo di riservatezza la vittima avrebbe dovuto restituire il doppio di quanto ricevuto

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L
  • Tutti gli accordi prevedono che non vi sia alcuna negoziazione sulla cifra (che è lontanissima da quella prevista dalle perizie medico-legali): “prendere o lasciare” e decisione in tempi brevissimi.

Ci si domanda perché, invece, alcuni accettano questi accordi che, ovviamente, non hanno nulla di favorevole per la vittima e la sua famiglia.

Anche qui, i motivi possono essere diversi: i due principali sono di ordine “economico” e di “tempo”.

Chi accetta l’accordo per motivi economici rappresenta quelle famiglie che ormai hanno letteralmente “l’acqua alla gola”: famiglie che hanno speso TUTTI i risparmi che avevano da parte per affrontare le spese mediche (per la cura del proprio figlio) e le spese legali del processo (l’ordine di grandezza è di diverse decine di migliaia di euro anche solo per il primo grado di giudizio penale).

Chi accetta l’accordo per motivi di “tempo” rappresenta quelle vittime che “non ce la fanno più”, quelle vittime che hanno bisogno “di provare a voltare pagina” di “provare a non pensare più al processo” (ogni udienza rappresenta un’apertura della ferita, si sta davvero male…): lasciare che prosegua il processo penale condotto dal Pubblico Ministero senza essere più parte attiva civilmente … e accettare un accordo è sempre sfavorevole per la vittima in termini economici.

Si può ancora pensare che denunciare un prete pedofilo sia un business e che in tanti lo fanno “per i soldi”?

Forse ci sono altri modi per “far soldi”… perché affrontare un processo, e tutto quello che ne consegue, non si può certo fare per altri scopi che non siano quelli di FERMARE IL PEDOFILO PERCHE’ NON FACCIA ALTRE VITTIME. Nulla più.

E nella maggior parte dei “casi” (terribile definire “casi” delle persone..) il risarcimento – o quello che arriva da un accordo – sono bricioline.. e nemmeno lo Stato dà garanzie affinché i provvedimenti economici stabiliti dai Tribunali vengano regolarmente saldati… bisognerebbe intraprendere altre cause per mancato risarcimento? Le vittime non riescono a sopportare anche questo. E probabilmente la chiesa lo sa, la sua superiorità in termini di potere è infinita: la chiesa ha sempre e comunque il coltello dalla parte del manico, e proprio contro i suoi figli più piccoli.

Si capisce perché le vittime SOFFRONO quando mediaticamente il Papa chiede scusa e parla della necessità di attenzione alle vittime? Quale attenzione? Quale ascolto? Si capisce perché le vittime non gli credono più?

Le parole non bastano. La vita è altro. E qui non stiamo nemmeno accennando a tutti i risvolti morali di questo aspetto che abbiamo trattato oggi…

Una delle “mamme della Rete”

Lettera firmata

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Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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