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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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DIECI DOMANDE A PAPA BERGOGLIO. Facciamola semplice: i fatti sono veri o no?

Francesco rifiuta di rispondere al memoriale di monsignor Viganò sulla lobby gay nella Chiesa. Ma quel documento contiene nomi e circostanze precise. Vittime e fedeli hanno diritto di sapere

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Agosto 2018
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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Il pontefice snobba il dossier e la stampa amica infanga l’accusatore. Per le opinioni, però, oltre un certo limite non c’è più spazio. La dura denuncia contiene date, avvenimenti, nomi e cognomi. È quella la realtà? Abbiamo scelto 10 punti sui quali non si scappa

di Maurizio Belpietro

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Ventiquattro ore. Tante ne sono servite perché anche i principali quotidiani si accorgessero dell’atto d’accusa contro il Papa pubblicato dal nostro giornale. Per l’intera giornata di domenica la grande stampa nazionale aveva preferito ignorare il dossier reso noto in esclusiva dalla Verità,  preferendo dare spazio alle notizie del viaggio di Bergoglio in Irlanda piuttosto che alle clamorose rivelazioni dell’ex nunzio in America, Carlo Maria Viganò, sulle coperture papali di cui avrebbe goduto un arcivescovo omosessuale e sulla lobby gay all’interno della Chiesa. Poi, forse anche per via del fatto che la lettera era stata ripresa con grande eco dai principali mezzi d’informazione internazionali, in America e in Europa, anche nelle redazioni italiane si devono essere rassegnati e quella che non era tata ritenuta degna d’attenzione per tutta la domenica è diventata notizia da prima pagina il lunedì.

La faccenda però è stata ripresa cercando di smontare le accuse. E siccome non era possibile sostenere che La Verità si fosse inventata la testimonianza di Viganò sulle coperture che il Papa avrebbe dato all’arcivescovo Theodore Edgar McCarrick nonostante fossero note le sue frequentazioni sessuali con i seminaristi, la stampa se l’è presa direttamente con il monsignore, cercando di delegittimarlo. Secondo tanti augusti colleghi, l’ex nunzio negli Usa sarebbe mosso da rancore nei confronti di papa Francesco in quanto, giunto a 77 anni, non sarebbe stato nominato cardinale. Qualcuno fa riferimento anche a un appartamento che sarebbe stato nelle disponibilità del prelato e che il Pontefice gli avrebbe tolto o per lo meno non avrebbe fatto nulla per impedire che gli venisse tolto.

Altri ancora, tra i quali Francesca Immacolata Chaouqui, la pr finita nei guai per l’affare Vatileaks, veicola la notizia di un presunto esaurimento nervoso del monsignore, con relativi ricoveri in ospedale. Il senso è evidente: se Viganò non ha agito per ritorsione è pazzo o poco ci manca.

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La linea adottata per rispondere alle accuse, e di cui si sono fatti interpreti tanti organi di stampa nazionali, è dunque quella del discredito. La testimonianza dell’ex nunzio non è degna di essere presa in considerazione in quanto colui che l’ha resa non è attendibile. Del resto, questo è anche ciò che ha detto il Papa durante il viaggio di ritorno dalla visita in Irlanda. Sull’aereo che domenica lo riportava in Italia, Bergoglio ha consegnato ai giornalisti una risposta di poche righe al dossier di Viganò, che riportiamo: “L’ho letto questa mattina. Devo dirvi questo: leggete voi attentamente e fatevi un giudizio. Non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parli da sé. Avete al capacità giornalistica per fare le conclusioni. È un atto di fiducia in voi. Vorrei che la vostra maturità professionale facesse questo lavoro”.

In pratica, secondo il Papa, l’accusa non meriterebbe risposta. I giornalisti dovranno farsi da soli un’idea sul contenuto del documento, perché il Pontefice non dirà una sola parola su ciò che dice Viganò. È ovvio che quelle frasi sono state studiate e ristudiate prima di essere consegnate agli inviati delle principali testate. Bergoglio doveva uscire dal silenzio che si era autoimposto sulla faccenda e, vista l’eco avuta da dossier, lo ha fatto, pur senza citarlo, puntando il dito sulla credibilità dell’autore. Argomento chiuso?

Eh no, perché dire “Giudicate voi”, “Ho fiducia in voi”, sottintendendo in realtà “Abbiate fiducia in me”, non è sufficiente. Non dossier che abbiamo pubblicato sono citati alcuni fatti che, a prescindere da Viganò, o sono veri o non lo sono. Li riassumiamo qui per praticità.

  • È vero che dell’arcivescovo di Washington, McCarrick, in Vaticano erano note le tendenze pedofile, al punto che presso la Congregazione dei vescovi esisterebbe un dossier sugli abusi da lui commessi nei confronti di giovani seminaristi?
  • Corrisponde al vero che papa Benedetto XVI tra il 2009 e il 2010 decise di togliere a McCarrick la berretta cardinalizia, ordinando gli di lasciare il seminario in cui viveva e di non avere contatti con l’esterno e intimandogli una sorta di isolamento?
  • È vero che nel 2013 le fu consegnato un dossier fatto redigere da papa Benedetto XVI sulla cosiddetta lobby gay all’interno della Chiesa? Che fine ha fatto quel dossier?
  • Le risulta che Carlo Maria Viganò nel corso degli anni abbia segnalato le gravi accuse contro McCarrick a vari cardinali, tra i quali il prefetto della Congregazione della fede, cardinal William Levada, e il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone?
  • È vero che i nunzi apostolici negli Stati Uniti che precedetterò Viganò, ossia Gabriel Montalvo e Pietro Sambi, informarono immediatamente la Santa Sede dei comportamenti “gravemente immorali” con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick?
  • È vero che lo stesso Viganò parlò con lei, in un colloquio che avvenne domenica 23 giugno 2013, del dossier in cui erano raccolte le accuse contro McCarrick?
  • Corrisponde al vero che quello stesso giorno egli le disse che McCarrick aveva corrotto generazioni di seminaristi e sacerdoti e lei “non mostrò sul volto alcun segno di sorpresa, come se la cosa le fosse nota da tempo”, e cambiò subito argomento, come sostiene Viganò?
  • È vero che invece di dare corso alle disposizioni di Benedetto XVI, che aveva deciso di destituire McCarrick, nonostante le gravi accuse contro l’arcivescovo, lei non lo costrinse a lasciare l’incarico e a rinchiudersi in preghiera in un convento, ma gli rinnovò gli incarichi?
  • È vero che il 10 ottobre 2013 Viganò le parlò del cardinale Donald Wuerl e delle “deviazioni aberranti alla Georgetown University”, oltre che di un incontro organizzato dell’arcidiocesi di Washington per aspiranti al sacerdozio e tenuto da McCarrick?
  • È vero che il cardinale McCarrick ha avuto influenza sulle nomine di molti alti prelati e ha concorso anche alla sua elezione?

Le domande sono dieci, ma sull’onda di quanto rivelato potrebbero essere di più. Un’ultima che le riassume tutte però ci preme: se è vero che in Vaticano sapevano delle pratiche omosessuali di McCarrick fin dai tempi della segreteria del cardinale Angelo Sodano, e se nonostante le molte coperture di cui ha goduto, l’arcivescovo di Washington stava per essere destituito nel 2010, perché lei, quando divenne Papa, pur esistendo così tante accuse nei confronti di McCarrick lo lasciò al suo posto, salvo poi ricredersi solo pochi mesi fa, quando a distanza di altri cinque anni, gli scandalosi comportamenti del cardinale furono resi noti?

In Cile, dove pure altri prelati sono stati coinvolti in accuse di pedofilia, papa Francesco prima difese i vescovi, parlando di pettegolezzi, poi quando l’evidenza fu portata alla luce, si ricredette dicendo di essere stato informato male. Nel caso del cardinal McCarrick le informazioni sembrerebbero esserci state, perché dunque Bergoglio lo lasciò al suo posto?

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Chiedere scusa alle vittime degli abusi è giusto, ma non basta. Non bastano neppure le parole consegnate a una stampa adorante che alle domande preferisce il megafono.

(trascrizione da La Verità del 28 agosto 2018)

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