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Polonia: i vescovi, la patria e la pedofilia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Novembre 2018
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Reading Time: 6 mins read
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Antonio Dall’Osto

L’11 novembre, la Polonia celebra i 100 anni della sua indipendenza, avvenuta al termine della prima guerra mondiale, dopo un lungo ininterrotto dominio straniero da parte di Prussia, Russia e Impero austro-ungarico. Per l’occasione, la Conferenza episcopale ha emanato una lettera pastorale, letta in tutte le chiese, per esortare i fedeli a «non abbandonare la fede». L’abbandono dei «principi cristiani» che stanno alla base della vita della famiglia e dello Stato rappresentò, infatti, «il più grave pericolo» che portò, in passato, lo stato polacco al collasso.

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«La celebrazione dell’anniversario – scrivono i vescovi – ci spinge a riflettere sulla situazione attuale della Polonia e alla minaccia contro la sua esistenza sovrana». L’indipendenza dello stato per la Polonia non è mai data «una volta per tutte» ma richiede ad ogni generazione di avere «premura per la patria».

L’indipendenza – proseguono i vescovi – fu raggiunta 100 anni fa da polacchi «interiormente liberi, fortificati nella fede e coscienti della loro responsabilità verso la nazione». Dopo 123 anni di dominazione straniera, lo Stato indipendente è stato creato non solo mediante la lotta con le armi e gli sforzi diplomatici, «ma soprattutto attraverso l’amore a Dio e al prossimo».

I vescovi sottolineano anche il ruolo della Chiesa cattolica e dei cristiani di altre confessioni nella custodia dell’identità nazionale. Un riconoscimento è rivolto anche alle famiglie e in particolare alle donne che hanno trasmesso alle generazioni successive «l’amore a Dio, alla Chiesa e alla patria». «Questa , affermano, è una prova concreta di libertà e di amore verso la patria».

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Oltre dall’abbandono della fede, i vescovi invitano a guardarsi dai pericoli dell’alcol, delle droghe e della pornografia, dai rischi insiti in internet e nei “giochi d’azzardo”. La diffusione di questa «schiavitù», in particolare tra la giovane generazione – scrivono – indebolisce moralmente e spiritualmente la nazione. Criticano, inoltre, l’egoismo di tanti individui e di interi gruppi, e la mancanza di preoccupazione per il bene comune, come anche «l’insulto e l’offesa della fede cattolica, delle tradizioni nazionali polacche e di tutto ciò che costituisce la nostra patria».

«Del comandamento universale dell’amore a Dio e al prossimo – concludono i vescovi – fa parte l’amore alla patria». Esortano quindi all’onestà, alla solidarietà tra le generazioni e alla responsabilità verso i più deboli».

Il dramma della pedofilia

Intanto in Polonia è divampata la discussione sugli abusi dei preti sui minori. Ad attizzarla è stata la proiezione di un film intitolato Kler (Clero). Le cronache dicono che è uno dei film più visti nella storia polacca.

La trama rappresenta il ritratto di tre preti amici tra di loro, ognuno dei quali ha un vizio peccaminoso e perfino criminale: un gelido desiderio di potere, problemi con il celibato, pedofilia. In comune hanno tutti il fatto di essere corrotti. Mano a mano che la proiezione procede, tutto finisce col convergere sul tema degli abusi fisici, sessuali e sulla copertura da parte della Chiesa.

Si tratta naturalmente di una fiction. Molte scene sono ricavate dal libro del giornalista freelance olandese Ekke Overbeek, il quale scrive che, «per il momento, non c’è alcuna possibilità di chiarimento e di lotta» contro gli abusi da parte della Chiesa polacca.

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Overbeek, nel 2013, nel suo libro Tremate – Le vittime della pedofilia nella Chiesa polacca parlano, aveva dato voce ad alcune vittime. L’attuale governo, ha dichiarato al sito di notizie Onet.pl, lo scorso mese di settembre, poggia sull’autorità della Chiesa e ne ha bisogno. Quando i rappresentanti della Chiesa si lamentano che Kler è un lungometraggio di finzione, l’OKO. press risponde che diverse scene sono tratte dalle affermazioni delle vittime contenute nel libro di Overbeek.

Il primate della chiesa polacca e arcivescovo di Gnjezno, Wojciech Polak, parlando del film ha dichiarato: «Ci sono gruppi che protestano chiassosamente e gruppi che si servono del film per diffondere l’anticlericalismo».

Da alcune settimane ci sono anche dimostrazioni pubbliche contro la Chiesa con cartelli contenenti slogan, come “La Chiesa copre i pedofili”, “Giù le mani dai bambini”. Un manifesto della fondazione “Non abbiate paura” mostra i luoghi in cui i sacerdoti avrebbero commesso abusi sui bambini.

Il deputato Scheuring-Wielgus, che supporta l’organizzazione delle vittime, ha affermato che la pagina postata onlinesarebbe stata visitata da oltre un milione di volte in due giorni e avrebbe portato allo scoperto altre 140 vittime.

Un tema non nuovo

Ma, come è avvenuto negli Stati Uniti, in America Latina e nell’Europa occidentale, anche in Polonia il tema non è nuovo e ha vari precedenti. Già nel 2008, il domenicano Peter Marcin Mogielski, con il consenso dei suoi superiori, aveva segnalato ai media un caso sospetto di abuso di minori da parte di un prete di Szczecin. In precedenza, Marcin aveva tentato invano di persuadere i vescovi dell’arcidiocesi a risolvere il problema.

Nel 2010, il “Centro speciale di educazione” delle Suore borromee, di Zabrze, era stato oggetto di attenzione da parte dei media. La direttrice era stata condannata a due anni di carcere per aver usato violenza fisica e psicologica e istigazione alla pedofilia. Ma, a causa del suo cattivo stato di salute, la detenzione era stata rinviata. Era poi stata incarcerata alla fine nel 2014, un mese dopo un sensazionale servizio giornalistico sugli abusi commessi da parte o per conto delle suore. Dopo questo fatto, avevano parlato anche altre vittime delle suore della casa. Nel 2015, la giornalista Justyna Kopinska aveva pubblicato un libro sui fatti del “Centro speciale di educazione”.

La reazione dei vescovi

Com’è stata la reazione della Chiesa? I fatti dimostrano che non è stata inerte. Già nel 2012 la conferenza episcopale aveva emanato alcune norme circa il modo di occuparsi dei responsabili di abusi. Dal 2013, il gesuita Adam Żak era stato incaricato dei vescovi per i casi degli abusi e, dal 2014, è alla guida del «Centro per la protezione dell’infanzia». Nello stesso anno, servendosi di un’indagine sui dati dei tribunali dello Stato, aveva individuato almeno 19 preti che, nel giro di tre anni, erano stati condannati per casi di abusi.

Nel 2017 è stata celebrata anche una giornata di preghiera per le vittime degli abusi sessuali da parte di preti. All’inizio di ottobre, un istituto religioso è stato condannato a risarcire la somma record di un milione di zloty (pari a 233.000 euro) e al pagamento di una pensione mensile per tutta la vita a una giovane donna che, quando era ancora tredicenne, fu abusata diverse volte da un sacerdote. La Società di Cristo, un istituto che si occupa dei migranti, ha annunciato che farà ricorso contro il verdetto alla Corte Suprema.

I vescovi sottolineano che già da molti anni esistono programmi di prevenzione e che il modo di trattare con gli accusati è regolato dalla legislazione sia della Chiesa sia dello Stato. La posizione della Chiesa polacca è invariata, come si legge in una dichiarazione dello scorso settembre: «Tolleranza zero per i peccati e i crimini della pedofilia nella Chiesa e nella società».

Finora, almeno tre diocesi hanno pubblicato il numero degli abusi. La prima è stata, a metà settembre, la diocesi di Płock. Dall’ingresso del vescovo Piotr Libera, nel 2007, risulta che sono stati accusati nove preti, per un totale di 16 vittime. Nessuno di questi lavora oggi con bambini e adolescenti; alcuni sono stati dimessi dallo stato clericale. Prima che Libera assumesse la guida della diocesi, non sarebbero tuttavia disponibili dati sistematici.

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La seconda è l’ordinariato militare; dal 2010 sono state verificate le accuse contro tre preti, ha affermato l’ordinario militare Józef Guzdek. A tutti è stato proibito di avere a che fare con dei minorenni e uno è stato dimesso dallo stato clericale.

La terza diocesi è quella di Varsavia-Praga. Alla fine di settembre ha pubblicato i suoi dati da cui risulta che, negli ultimi 26 anni, sono stati accusati 12 preti: due sono stati assolti e contro tre degli altri 10 è già stato concluso il procedimento penale.

I vescovi hanno annunciato che, entro la fine di novembre, sarà emanato un documento in cui sono esposte le diverse iniziative intese a proteggere i bambini e gli adolescenti contro la violenza sessuale. Ed è ribadito anche l’impegno a raccogliere i dati statistici.

Attualmente in Polonia il 90% della popolazione si professa cattolica. Ma tutte queste vicende – come è avvenuto anche altrove nel mondo – hanno provocato nel cuore della gente una grave perdita di fiducia verso la Chiesa e il clero.

http://www.settimananews.it/chiesa/polonia-vescovi-la-patria-la-pedofilia/

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