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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Abusi del clero, l’Onu: rifate il Concordato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Febbraio 2019
in Cronaca e News
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Le Nazioni unite chiedono al nostro Paese di istituire una Commissione sulle violenze commesse dai sacerdoti. E invocano una modifica ai Patti Lateranensi per rendere obbligatorie le denunce

di Giorgio Gandola

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Mossa senza precedenti dell’Onu sui casi di violenza perpetrati da sacerdoti. Le Nazioni unite ritengono che il nostro Paese debba istituire una Commissione d’inchiesta  per esaminare i casi di abusi sui bambini da parte di personale religioso, e soprattutto ha chiesto allo Stato che venga resa obbligatoria anche da parte dei preti la denuncia dei presunti abusi alle autorità di polizia. Il che significa, in sostanza, modificare il Concordato.

“Insabbiatori di sterco”. Così, con una frase che equivale a una sentenza senza appello, papa Francesco aveva definito i vescovi che insabbiano gli abusi sessuali del clero, i sacerdoti che sollevano i tappeti delle diocesi e ci infilano sotto la polvere, concentrati solo sull’immagine dell’istituzione e pronti a sacrificare sull’altare della reputazione il dramma delle vittime.

Da domani gli insabbiatori di sterco italiani, di fronte ai quali lo stesso Pontefice in alcuni casi ha preferito alzare una cortina di nebbia, avranno un problema in più: l’Onu ritiene che il nostro Paese debba istituire una Commissione d’inchiesta per esaminare i casi di abusi sui bambini da parte di personale religioso e soprattutto ha chiesto allo Stato che venga resa obbligatoria anche da parte dei preti la denuncia dei presunti abusi alle autorità di polizia. Il che significa in sostanza modificare il Concordato.

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La novità è significativa e mostra un cambio di passo dell’organizzazione mondiale: non riuscendo a far breccia fra le mura vaticane, si rivolge direttamente all’Italia, ne sottolinea l’inadempienza, l’incedere distratto davanti a una tragedia dai numeri sconvolgenti (700 casi certificati, con nomi e cognomi, negli ultimi 15 anni) e chiede a voce alta nuove regole, nuovi organismi per farle rispettare. Tutto è partito dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con sede a Ginevra, dove l’anno scorso era stato ospitato un convegno mondiale sugli abusi del clero, proprio nel periodo della visita pastorale di papa Francesco in Svizzera.

Davanti a un uditorio planetario il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, era stato invitato a raccontare la vicenda del ragazzo di Rozzano abusato da un sacerdote della diocesi di Milano (condannato in primo grado a sei anni e otto mesi), che nell’immediatezza del reato fu semplicemente spostato in un’altra parrocchia – sempre a contatto con adolescenti – dall’allora vicario episcopale, Mario Delpini, e dal responsabile per la formazione dei preti, Pierantonio Tremolada, nominati successivamente arcivescovo di Milano e vescovo di Brescia. Una storia che fece scalpore, anche perché il dossier e le lettere della famiglia della vittima erano stati protocollati dalla segreteria del Santo Padre, a conoscenza del dramma fin nei dettagli più scabrosi.

Le due richieste allo Stato italiano da parte dell’Onu sono la reazione a quella narrazione e alle altre numerose denunce pervenute, di fronte alle quali l’organizzazione mondiale ha espresso “preoccupazione anche per il basso numero di indagini e azioni penali da parte della magistratura italiana”. Così, ecco l’invito a istituire innanzitutto una Commissione d’inchiesta “indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica”. La commissione dovrebbe fungere da catalizzatore di casi insabbiati, spariti nelle maglie della burocrazia, sui quali l’autorità pubblica non riesce a fare luce e che le famiglie non sono in grado di gestire con serena determinazione.

Ma è la seconda richiesta a costituire una novità che potrebbe diventare dirompente, quella di “rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza sui minori alle autorità competenti”. È quell’obbligo di denuncia caposaldo in molti Paesi occidentali ma non in Italia, dove in seguito ai Patti Lateranensi vige da parte del clero (vescovi e cardinali in primis) “il codice del silenzio imposto a tutti i religiosi sotto pena di scomunica”.

Per il Vaticano ogni denuncia sarebbe una violazione al sacramento della confessione. Così, nonostante le parole di papa Francesco (precedute da quelle di papa Benedetto XVI e papa Giovanni Paolo II), poco è stato fatto nella direzione della trasparenza e della denuncia. Già nel 2014 gli abusi dei sacerdoti erano finiti sotto la lente del Comitato Onu contro la tortura, anche aveva chiesto che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili. La richiesta fu un fallimento perché, si legge in un dossier delle Nazioni Unite “la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sui bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso e all’impunità”.

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Così si arriva di fatto alla richiesta di modificare il Concordato per proteggere i minori. “Ora tocca al governo muovere passi determinanti, lo Stato non può più dire di non sapere perché adesso c’è un documento”, sottolinea Zanardi, numero uno di Rete l’Abuso. E il senatore del Movimento 5 stelle, Matteo Mantero, è pronto a tenere alta l’attenzione con un’interpellanza. Per gli insabbiatori, i conniventi e gli ignavi il mantra “silenzio e preghiera” rischia di non reggere più.

(trascrizione da La Verità del 12 febbraio 2019)

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