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Vertice sugli abusi in Vaticano: le vittime sono deluse

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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LinKedin
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Marina Tantushyan

Al vertice delle Conferenze Episcopali “La tutela dei minori nella Chiesa” (21-24 febbraio) presieduto da Papa Francesco, padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro in Vaticano, ha annunciato le iniziative intraprese dalla Santa Sede.

Nuovo Motu Proprio per la protezione dei minori, per le persone vulnerabili, la pubblicazione della Congregazione per la dottrina della fede di «un vademecum per aiutare i vescovi a comprendere doveri e compiti e, infine, la creazione di unità operative (Task forse) di persone competenti per aiutare le diocesi.

Martedì 26 febbraio, è arrivata la notizia “allucinante”: il cardinale George Pell, principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano, è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. Pell sarà detenuto nella Assessment Prison di Melbourne in attesa della sentenza prevista per il 13 marzo 2019.

La Santa Sede passerà finalmente dai pronunciamenti ai fatti? Le vittime sono soddisfatte dal vertice che ha suscitato interesse della stampa internazionale? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e attualmente presidente della Rete L’Abuso — Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

— Francesco, qual è il Suo giudizio sul summit appena finito?

— Il mio pensiero non è purtroppo positivo. Ci aspettavamo qualcosa di molto più concreto. Per esempio, che dall’incontro dei 191 capi delle conferenze episcopali uscisse già la notizia sulle dimissioni di vescovi che hanno nascosto in tutti questi anni gli abusi. Se Papa Francesco, che dall’inizio del suo pontificato continua a lamentarsi che i vescovi sappiano, davvero ha dei buoni propositi, allora deve annunciare subito le loro dimissioni. Se no, ricadiamo nei soliti giochi quando il Papa da una parte dice che le cose devono essere cosi ma poi non si fa perché dall’altra parte c’è la scusa che i vescovi non ubbidiscono. Direi che questo il primo punto da superare.

— Quindi, si può dire che questo vertice è stato una specie di fiasco?

— E’ stato un enorme fiasco perché io ero tra le otto persone che lunedì scorso sono stati ricevuti dal Comitato organizzatore del summit. Ho parlato per due ore e mezzo con mons. Scicluna, padre Zollner e padre Lombardi. I punti del mio intervento erano ben chiari: l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi e l’apertura degli archivi e la loro consegna alla magistratura. Sostanzialmente noi abbiamo chiesto la Chiesa di mettersi nei panni nostri, nei panni delle vittime. Lo scandalo pedofilia nel mondo emerso sui giornali nel 1999. Oggi siamo nel 2019, cioè in questi 20 anni si sono dette un sacco di chiacchiere ma di fatto la Chiesa è ancora qua per cercare un punto di partenza.

— Però non avete incontrato il Papa, come si aspettava, vero? Si sente deluso?

— Esatto, la promessa c’era ma poi in realtà non l’ho abbiamo incontrato. Io non sono cattolico, non sono credente, però devo ammettere che sono deluso per un motivo molto semplice. A mio avviso, il Papa, essendo è il capo dello stato del Vaticano, quindi è la persona che ritiene il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, doveva partecipare all’incontro così importante.

— Comunque durante il vertice il Vaticano ha cercato di mandare al mondo un messaggio molto chiaro, sottolineando che ora si passa alla concretezza di precisi provvedimenti. Ha annunciato un nuovo Motu proprio papale e ha parlato della necessita di rinnovare la formazione dei Seminari. Queste misure, a Suo avviso, potrebbero davvero aiutare a purificare la Chiesa? Sarebbe possibile, utilizzando le parole di Francesco, “trasformare questo male in un’opportunità”?

— Sono oramai da vent’anni che il Vaticano dice queste cose. Papa Bergoglio ha già fatto un Motu proprio in precedenza che però non è stato mai applicato. Per quale motivo io devo essere contento per questo nuovo? È solo una pubblicità. Per il momento non ha fatto niente, solo ha detto che lo farà. Ma dire e fare sono i due verbi diversi. L’unica cosa che io vedo che Francesco non ha parlato con le vittime per vedere insieme con noi come si può non solo cambiare la situazione da oggi e in avanti ma anche di assumere la responsabilità per quello che è stato fatto prima. Anzi, nel comunicato che è uscito dalla sala stampa vaticana la Chiesa addirittura sostiene di essere vittima. Ma io sinceramente credevo di essere io la vittima, invece no, adesso la Chiesa si presenta come una vittima.

— Subito dopo il summit sugli abusi si è scoppiato il caso Pell. Si stratta di una pura coincidenza o la Santa Sede vuole fare di questo prelato un capro espiratorio per far vedere a tutto il mondo che il Vaticano ha iniziato una vera e propria lotta contro gli abusi? Non pensa che per la Santa Sede è più facile mettere Pell alla gogna che portare avanti i cambiamenti concreti?

— Direi che qui il Vaticano non centra niente, perché la condanna non è della Chiesa ma di un tribunale civile in Australia. La Chiesa poteva condannarlo due anni fa, invece non l’ho fatto, per cui questo verdetto non è il merito del Vaticano.

— La Sua “ricetta”: cosa deve fare la Chiesa per porre fine a questo fenomeno pericoloso? La mossa del governo tedesco, che chiede alla Chiesa in Germania di aprire i propri archivi che finora ha secretato, potrebbe essere considerata il primo passo?

— Quello che fa adesso il governo tedesco dovrebbe fare la Chiesa, il Papa. Noi ci aspettavamo lunedì che Francesco ordinasse l’apertura di archivi che venissero consegnati alle autorità giudiziaria dei paesi dove crimini sono stati commessi. Questa è una cosa molto concreta. Le parole che pronuncia fino adesso il Papa sono sempre quelle che fa dal 2013. Siamo veramente stanchi di parole di Papa Bergoglio! Vogliamo i fatti!

— E voi come la Rete d’abuso come pensate di muoversi adesso dopo questo summit?

— Purtroppo siamo costretti a fare opposizione, a protestare. Vediamo come andrà a finire questo nuovo Motu proprio ma vedrà che finirà come quello precedente. Il 22-23 gennaio noi come Associazione abbiamo partecipato all’incontro presso il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra. Abbiamo portato l’Italia al processo perché noi riteniamo che lo stesso Stato italiano ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili. Questa la portata degli abusi da noi censiti nella mappa interattiva, che raccoglie solamente i casi italiani passati alla cronaca nell’ultimo decennio. Quasi 300 quelli noti. L’Onu ci ha dato ragione. Per cui vorrei sottolineare che se non ci fossero stati le vittime, che in tutti questi anni protestavano, il summit di Papa, di cui hanno parlato tutti i giornali italiani e quelli stranieri, non sarebbe mai stato. Si stanno scoppiando casi in tutto il mondo e la Chiesa non poteva più fare finta che non succede niente, doveva dire qualcosa…
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