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Pedofilia, paese del Bergamasco raccoglie firme per il sacerdote condannato. La vittima scrive al Papa: “Io contro tutti”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Marzo 2019
in Lombardia
Reading Time: 5 mins read
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La ragazza l’ha denunciato dopo aver compiuto 18 anni. “Ho aspettato molti anni, avevo paura di non essere creduta, questo prete era il mio maestro di religione ed era molto attaccato alla mia famiglia”, racconta nella lettera a Bergoglio. Quando è finito in carcere gli abitanti di Serina gli hanno mandato un messaggio di sostegno. Francesco Zanardi, presidente della Rete L’abuso: “La Chiesa dovrebbe dissuadere da queste iniziative”

di Francesco Antonio Grana

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La vittima denuncia il prete pedofilo che l’ha molestata quando era bambina. Ma nel paese parte una raccolta di firme a sostegno del sacerdote, benché condannato in via definitiva a sei anni di carcere. È ciò che è avvenuto a Serina, un paese di 2mila abitanti in provincia di Bergamo. La vittima ha, però, deciso di uscire allo scoperto e scrivere una lettera a Papa Francesco. Valentina Cavagna, oggi 23enne, ha preso carta e penna e si è rivolta direttamente a Bergoglio dopo che mille abitanti del suo paese, ovvero la metà, hanno sottoscritto la lettera in favore del prete che si è sempre dichiarato innocente. Chiudendo recentemente il summit sulla pedofilia in Vaticano, il Papa ha assicurato che “se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà”. Parole che hanno spinto la ragazza a raccontare la sua storia.

“Caro Papa Francesco, – inizia la lettera – sono Valentina e vorrei raccontare la mia storia. Quando ero bambina, un prete del mio paese, don Marco Ghilardi, ha abusato di me. Era anche il mio maestro di religione alle elementari. Purtroppo, ho aspettato molti anni per denunciare, perché avevo paura di non essere creduta, anche perché questo prete era molto attaccato alla mia famiglia. Infatti, veniva anche a mangiare da noi. In cuor mio, però, mi sono sempre detta che, compiuti i 18 anni, l’avrei denunciato. Così ho fatto, il primo luglio 2013. Il paese non era dalla mia parte. Al primo processo lui è stato assolto, mentre negli altri due i giudici mi hanno creduto. A ogni udienza c’era sempre qualcuno per lui, anche l’ex sindaco. Sono comunque fiera di me stessa, perché non ho mai mollato. Sono sempre stata una contro tutti e, finalmente, a gennaio di quest’anno si è concluso tutto. O, almeno, così pensavo”.

La storia, infatti, non finisce qui. “Il 28 febbraio – racconta ancora la ragazza – è uscito l’articolo in cui si scriveva che il sacerdote era in carcere. Il primo marzo mi sono trovata nella bacheca sotto casa un foglio con la raccolta delle firme per mandargli una lettera. Quando l’ho visto mi sono arrabbiata molto. Ognuno può avere il pensiero che vuole, non pretendo che, nemmeno dopo la sentenza, il paese sia dalla mia parte. Vorrei, però, che chi vuole sostenere il sacerdote lo facesse privatamente, non diffondendo quel foglio ovunque. Sono anche io una persona di Serina e continuo a viverci. Una persona, sotto casa, mi ha detto che dovrei abbassare la testa per quello che ho fatto. Anche la mia famiglia si ritrova spesso a dover rispondere di questa storia. A discuterne. Chi mi incontra mi saluta a fatica. Non chiedo che vengano ad abbracciarmi. Ma nessuno, mai, mi ha chiesto una volta come sto. Ho momenti in cui esplodo e piango. Si ripete sempre di denunciare, ma se poi una ragazza si trova in questa situazione come può avere il coraggio di farlo?”.

Valentina sottolinea, inoltre, che “il processo è finito, i giudici hanno deciso. Ma quella sotto processo sono io e non vedo una via d’uscita. Per questo motivo le scrivo. Lo faccio attraverso il giornale perché si è diffusa la notizia della raccolta firme. Non ho mai cercato pubblicità, anzi. Vorrei incontrarla per sentirmi compresa da lei. Per me sarebbe un modo per andare avanti. Per me e per la mia famiglia. Penso che anche a Serina cambierebbe qualcosa. Mi creda, non sono felice perché un prete è in carcere, anche se penso che sia giusto, dopo anni da quello che è successo. Non mi consola nemmeno, tanto la ferita mi rimarrà. Però se avesse ammesso, qualcosa sarebbe cambiato. Almeno l’atteggiamento della gente”.

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Parole alle quali finora non c’è stata nessuna risposta né della Santa Sede, né della Conferenza episcopale italiana. Proprio quest’ultima ha recentemente approvato il regolamento del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Così come nessuna risposta è arrivata, al momento, dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, diocesi della quale fa parte il paese della vittima. “Quello di Serina – spiega a ilfattoquotidiano.it Francesco Zanardi, presidente della Rete L’abuso, l’associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – purtroppo non è un caso isolato. Ricordiamo la vicenda analoga di don Luciano Massaferro, di Alassio, in provincia di Savona, dove organizzarono addirittura una fiaccolata in sostegno del sacerdote che passò sotto casa della vittima, piuttosto che il caso di Giada Vitale, di Termoli. Purtroppo questi episodi spesso derivano principalmente dalla cultura. Il nostro Paese fino a non molti anni fa aveva come prima figura di riferimento il sacerdote, poi veniva il medico, il maresciallo e infine il primo cittadino. A fare nascere poi i giudizi nei confronti delle vittime è il fatto che troppo spesso non si conosce la materia”.

Proprio alla vigilia dell’apertura del summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, Zanardi è stato ricevuto dai membri del comitato organizzatore e ha potuto portare la sua esperienza insieme a quella di altre 11 vittime presenti. “Ancora oggi – precisa il presidente della Rete L’abuso – molti pensano che la pedofilia o l’abuso sessuale porti a un danno ‘fisico’, qualcosa di visibile nell’immediato e spesso non ci si rende conto che invece il trauma è psicologico. Quando poi, come in questo caso il soggetto è una donna si innestano anche una serie di altri pregiudizi e si finisce col produrre valutazioni o reazioni come questa, reazioni che difficilmente vediamo quando la vittima è un uomo. A mio avviso, quando si verificano cose del genere, credo che intanto dovrebbe essere la stessa Chiesa a dover cercare di dissuadere dal mettere in atto queste iniziative. Se nel nostro Paese ci fossero più informazione e maggiori campagne di consapevolezza, probabilmente le persone rifletterebbero di più prima di avviare certe iniziative”.

Eppure a Serina il paese è spaccato letteralmente in due. Nella lettera i cittadini confessano lo “sgomento” dopo la sentenza di condanna di don Marco Ghilardi. “Avendo vissuto a contatto con te più anni – scrivono i fedeli – e condiviso più iniziative a favore della comunità di Serina vogliamo esprimere un atto di sostegno della tua persona. Sappiamo che tanti ti sono vicino in forma epistolare e qualcuno viene a trovarti”. I cittadini vogliono “dare ancora più forza al sentimento di impotenza e ingiustizia che proviamo. Sappiamo che anche in questa esperienza saprai vedere il bene e fare del bene, anche se è davvero un calice amaro. La sofferenza lascerà sicuramente un solco, ma vogliamo condividerla per alleggerire il tuo peso”.

Al processo, l’ex sindaco Giovanni Fattori è sempre stato presente: “Ho firmato anche io. Questa iniziativa rispecchia il dolore nel cuore della gente di Serina. Si crede nella giustizia, ci mancherebbe, ma la verità processuale non collima con la convinzione di chi ha firmato”. Parole dalle quali si smarca decisamente l’attuale primo cittadino, Giorgio Cavagna: “Se nella lettera, che ancora non ho visto, si esprime solidarietà umana è un conto. Se una persona ha sbagliato, cosa che io non so ma c’è una sentenza, e soffre, avrà la mia comprensione umana. Ma diverso sarebbe prendere una posizione a fronte di una sentenza. Qui ci sono due persone che soffrono. La mia solidarietà va anche alla ragazza”. Ma intanto le gerarchie ecclesiastiche tacciono.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/14/pedofilia-paese-del-bergamasco-raccoglie-firme-per-il-sacerdote-condannato-la-vittima-scrive-al-papa-io-contro-tutti/5038105/

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