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Ragazzo abusato dal prete, il presidente della Cei: “Amarezza”. La famiglia: “Ora deve denunciare”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Giugno 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 9 mins read
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Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato una lettera alla famiglia di Alessandro, ragazzo che all’età di 15 anni venne abusato da un prete a Rozzano (Milano), manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada”.

Sono rimasti “attoniti e increduli” di fronte a una lettera banale che non risponde alle loro domande, a quel desiderio di giustizia che, già soddisfatto in primo grado dalla magistratura ordinaria, cerca delle risposte anche dalle autorità ecclesiastiche. I famigliari di Alessandro, il ragazzo che nel dicembre del 2011, all’età di 15 anni, subì abusi sessuali da parte di don Mauro Galli a Rozzano, nel Milanese, hanno ricevuto una lettera firmata dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana e datata 5 giugno. Potrebbe essere considerata un piccolo passo in avanti nella vicenda in quanto il cardinale, che solo pochi giorni fa aveva detto di non essere al corrente dell’accaduto, ammette finalmente di aver “letto con attenzione” tutti i documenti relativi “alla vicenda di don Mauro Galli dell’Arcidiocesi di Milano e alla pesante sofferenza che ha provocato sulla vostra famiglia”. Non solo: il cardinale si dice sconcertato e amareggiato per quanto accaduto.

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La famiglia: Il cardinale ora ha il dovere di intervenire
Ma le parole dell’alto prelato sono suonate “di circostanza” ai famigliari di Alessandro che nella loro replica al presidente della Cei, datata 6 giugno, lo inchiodano alle sue responsabilità: adesso che è al corrente della vicenda ha “il dovere, e l’obbligo perentorio imposto dal Santo Padre Papa Francesco tramite il Motu Proprio ‘Vos estis lux mundi’, entrato in vigore il primo giugno 2019, di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada”. Delpini e Tremolada, che all’epoca dei fatti accaduti ad Alessandro non ricoprivano ancora le attuali cariche, dopo la denuncia da parte dei famigliari del ragazzo si limitarono a spostare don Mauro Galli da Rozzano a Legnano, lasciandolo sempre a contatto con i ragazzi. Una decisione incomprensibile agli occhi di una famiglia di cattolici come quella di Alessandro e che è stato anche il motivo che ha spinto i parenti del ragazzo ad andare a fondo nella loro battaglia contro gli abusi nella Chiesa e anche contro chi, con il proprio comportamento, copre questi abusi.

 

Le domande al cardinale Bassetti

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La famiglia del ragazzo negli scorsi giorni aveva chiesto con una lettera aperta le dimissioni dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, non reputandolo idoneo al compito – la segnalazione e la prevenzione di episodi di pedofilia all’interno della Chiesa – assegnato da Papa Francesco ai vescovi metropoliti con il Motu proprio “Vos estis lux mundi”. Adesso, anche sulla base di quanto scritto dal cardinale Bassetti, i famigliari di Alessandro hanno rivolto delle precise domande al presidente della Cei: “Non le stiamo chiedendo di fare il giudice, le stiamo semplicemente chiedendo se per Lei, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è ammissibile che un Vescovo, un ‘suo’ Vescovo, soprassieda al fatto che un prete abbia il vizio di portarsi a letto, con l’inganno e il plagio (altro che abuso di potere), i bambini? È ammissibile che sposti il prete da una parrocchia all’altra, mettendo a rischio altri bambini e altri genitori ignari della gravità di tale spregiudicato e colpevole comportamento di cui Lei si renderebbe palesemente complice?”. Domande precise alle quali Bassetti non potrà più sottrarsi dicendo di non essere a conoscenza dei fatti: i documenti relativi alla vicenda (su cui la magistratura ordinaria italiana si è già pronunciata condannando in primo grado don Mauro Galli a sei anni e quattro mesi di reclusione) li ha ricevuti e li ha letti, come da lui stesso scritto. E adesso i famigliari di Alessandro si aspettano che il cardinale agisca di conseguenza.

La lettera del cardinale Gualtiero Bassetti

Gentile signora Balestrini, ho letto con attenzione la documentazione che mi ha inoltrato, relativa alla vicenda di don Mauro Galli dell’Arcidiocesi di Milano e alla pesante sofferenza che ha provocato sulla vostra famiglia. Ho, quindi, appreso che del caso è stata interessata la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha disposto un procedimento giudiziario. Davanti a ogni forma di abuso non si può non provare sconcerto e amarezza. Come uomo e come ministro della Chiesa, Le assicuro la vicinanza solidale nella preghiera. Come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell’esercizio delle mie responsabilità, ho accompagnato l’iter di predisposizione delle Linee guida per la tutela dei minori; altresì, ho sostenuto la costituzione del Servizio Nazionale e sto promuovendo in ogni Regione ecclesiastica e in ogni Diocesi — con il coinvolgimento di laici disponibili e competenti — strutture e iniziative di prevenzione, formazione e contrasto agli abusi: abusi di potere, di coscienza e sessuali. Confido che questo impegno mio e delle comunità cristiane possa costituire un segno e uno strumento concreto, a servizio di una Chiesa che sia davvero casa sicura per tutti, a partire dai minori e dalle persone vulnerabili.

La risposta della famiglia
Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, leggendo la sua risposta del 5 giugno 2019 non possiamo che rimanere attoniti e increduli. Forse il silenzio le avrebbe restituito una maggiore dignità ai nostri occhi. Lei sostiene di aver letto con attenzione la documentazione che le abbiamo inviato. Se così fosse avrebbe il dovere, e l’obbligo perentorio imposto dal Santo Padre Papa Francesco tramite il Motu Proprio “Vos estis lux mundi”, entrato in vigore il primo giugno 2019, di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada. Infatti, la nostra articolata e ben documentata segnalazione, da Lei stesso letta con attenzione, denuncia con tanto di prove inconfutabili, rilasciate dallo stesso mons. Delpini sotto giuramento alla Polizia di Stato, che lo stesso Vescovo Delpini in concorso con il Vescovo Tremolada, consapevoli e consci del fatto certo che don Galli avesse portato a letto nostro figlio/nipote, evento segnalatogli dall’allora parroco don Carlo Mantegazza e confessatogli dallo stesso don Mauro Galli (come testimoniano le registrazioni audio di entrambi i Vescovi!), si precipitarono a insabbiare il caso spostando immediatamente il prete dalla nostra parrocchia di Rozzano (MI) a quella di Legnano sempre nel milanese e sempre nella pastorale giovanile, come nulla fosse, senza avviare alcuna indagine canonica.

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Ora Voi siete la luce del mondo, Lei ha le prove di tutto ciò, ha ricevuto la segnalazione e la documentazione e il Papa impone a qualsiasi Chierico di procedere obbligatoriamente e tempestivamente alla segnalazione, secondo le modalità previste e descritte dallo stesso Motu Proprio. La luce del mondo… non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio! Ricevere da Lei una lettera così banale ci ha profondamente feriti. Feriti non come famiglia di una vittima di un prete, ma come CRISTIANI CATTOLICI. Solo questo è riuscito a dirci come Pastore? Cosa potremmo farcene delle sue parole? Quale insegnamento? Quale sostegno? Siamo troppo duri? Può darsi, ma in OTTO anni non abbiamo ancora trovato nessuno, nella gerarchia, che fosse in grado di esprimersi con reale vicinanza… Nessun contenuto di spessore, nessun contenuto di Fede vera. Tante frasi di circostanza.

Lei non ha risposto ad alcuna delle nostre domande. Afferma che, come presidente della CEI, sta promuovendo in ogni Diocesi strutture di contrasto agli abusi di potere, coscienza e sessuali per la tutela dei minori, con il coinvolgimento di laici competenti e disponibili. Ebbene noi le abbiamo segnalato nelle diverse precedenti che mons. Delpini ha già provveduto a creare la struttura da lei auspicata dedicata all’ascolto delle vittime e delle loro denunce, esistono gli atti ufficiali di costituzione protocollati e disponibili on line. Ha nominato anche un laico competente, l’avvocato Zanchetti, da oltre quindici anni impegnato con la Diocesi di Milano nella tutela Civile e Penale dei preti pedofili, pagato per scagionare a tutti i costi i preti colpevoli, anche con il tentativo di convincere o “comprare” il silenzio delle vittime, anche minacciandole formalmente di chiedere i danni se non mettono a tacere la stampa, come è capitato a noi. Questo sarebbe il suo auspicato e rimarcato impegno come ci ha esplicitamente scritto? Questa sarebbe la sua responsabilità attiva, concreta e di vigilanza, quale presidente della Conferenza Episcopale Italiana di cui mons. Delpini fa parte? Nella precedente lettera ci annunciava che si sarebbe fatto promotore affinché la Commissione Diocesana, di cui fa parte appunto l’avvocato Zanchetti difensore di don Mauro Galli (in primo grado condannato a sei anni e quattro mesi di carcere per aver violentato nostro figlio/nipote), ci ricevesse per apprendere la nostra denuncia… Ma non si vergogna? L’avvocato Zanchetti già conosce bene tutti gli atti processuali e tutte le nostre denunce, dispone di tutto il materiale, registrazioni, intercettazioni, interrogatori, incluso quello di mons. Delpini. È lo stesso mons. Delpini che gli segnala il caso e gli presenta il prete da difendere con tanto di scritto per altro ancora prima della notifica dell’avviso di garanzia. Dispone dell’interrogatorio di mons. Delpini che già ha ammesso candidamente, e impunemente, alla Polizia, la sua responsabilità, probabilmente convinto di essere comunque protetto dalle autorità ecclesiastiche corresponsabili nella copertura, esattamente come Lei.

Invece di riceverci – nonostante glielo abbiamo chiesto in tutte le salse – invece di essere indignato e scandalizzato, invece di informarci circa la denuncia dei due Vescovi, Lei ci parla del procedimento Canonico di don Mauro, senza tuttavia informarci sull’esito del processo, nonostante la nostra esplicita richiesta. Voi siete la luce del mondo. Lei confida, nel suo scritto, che il suo personale impegno possa costituire un segno e uno strumento concreto, a servizio di una Chiesa che sia davvero casa sicura per tutti. Ma quale impegno? L’impegno di lasciare al loro posto i Vescovi che insabbiano? Lasciare che nominino gli avvocati (difensori dei pedofili contro i minori, contro le vittime) nelle commissioni che dovrebbero accogliere e ascoltare in anteprima le denunce, magari e possibilmente ancor prima che si rivolgano ai Carabinieri o alla Procura della Repubblica? E’ questo il suo segno concreto? Come lo definisce Lei, per essere segno e luce del mondo nella lotta agli abusi di potere e sessuale ai danni dei minori? E’ vergognoso. Oltre che esplicitamente contro il volere del Papa. Altro che trasparenza. Altro che accoglienza. Altro che Tolleranza Zero. Le chiediamo ancora una volta, alla luce di tutta la documentazione che sostiene di aver letto con attenzione:

• è ritenuto lecito, normale e tollerabile, che un prete si porti a letto un bambino?

• è ritenuto lecito, normale e tollerabile che il Vescovo si limiti semplicemente a spostare da una parrocchia all’altra, da un oratorio all’altro, da un gruppo di bambini all’altro il prete con il vizio di portarsi a letto i minori?

• è ritenuto lecito, normale e tollerabile che non si avvii alcuna indagine?

• è ritenuto lecito, normale e tollerabile che i vescovi che insabbiano possano continuare a svolgere il loro ministero senza essere rimossi?

Non ci risponda che non è sua competenza. Se legge attentamente come sostiene, è perfettamente in grado di comprendere le domande, non le stiamo chiedendo di sostituirsi al Prefetto della Congregazione per la Dottrina Della Fede (che, tuttavia, dal 2015 a oggi, proprio nell’ottica della medesima “trasparenza”, nel medesimo “sistema di coperture”, nella stessa capacità di essere la “luce del mondo”, ha pensato bene di non risponderci mai!). Non le stiamo chiedendo di fare il giudice, le stiamo semplicemente chiedendo se per Lei, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è ammissibile che un Vescovo, un “suo” Vescovo, soprassieda al fatto che un prete abbia il vizio di portarsi a letto, con l’inganno e il plagio (altro che abuso di potere), i bambini? È ammissibile che sposti il prete da una parrocchia all’altra, mettendo a rischio altri bambini e altri genitori ignari della gravità di tale spregiudicato e colpevole comportamento di cui Lei si renderebbe palesemente complice?

A questo ci deve rispondere, non può più sottrarsi o temporeggiare come è avvenuto per le precedenti innumerevoli raccomandate. Essendo ormai appurato che Lei è perfettamente a conoscenza degli eventi descritti relativi al caso don Mauro Galli e alla maldestra gestione dei Vescovi Delpini e Tremolada, ci deve illuminare e dire al mondo – “voi siete la luce del mondo” – se è tollerabile, rendendo false e vane tutte le azioni, i documenti, le linee guida, i summit, la tolleranza zero, la coerenza, che i preti possono tranquillamente portarsi a letto i bambini in modo che noi, i genitori, il mondo ne possiamo essere consapevoli. Attendiamo una sua risposta, e la attendiamo anche celermente, perché una sua non risposta equivale a sottoscrivere la Tolleranza degli Abusi che siano di potere, di coscienza o sessuali, sancendo la fine della Tolleranza Zero voluta dal Pontefice.

https://milano.fanpage.it/ragazzo-abusato-dal-prete-il-presidente-della-cei-amarezza-la-famiglia-ora-deve-denunciare/

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