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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Usa, i vescovi riuniti per votare nuove norme anti-abusi: si discute sul ruolo dei laici

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Giugno 2019
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Reading Time: 5 mins read
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Al via ieri la plenaria della Usscb a Baltimora, preceduta dagli scandali che hanno visto protagonisti il presidente DiNardo e il vescovo Bransfield. Al centro dei lavori l’approvazione di protocolli contro la pedofilia alla luce del recente motu proprio del Papa

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

Si è aperta tra le scintille l’assemblea plenaria di Baltimora della Conferenza episcopale statunitense, chiamata a formulare nuove proposte per la lotta agli abusi sessuali che, mai come negli Usa, sembrano una ferita difficile da rimarginare. I giorni precedenti all’appuntamento dei vescovi al Marriott Waterfront Hotel sono stati animati da scandali e polemiche. Da un lato le accuse al cardinale Daniel DiNardo, presidente dei vescovi, di aver protetto il suo vice a Houston colpevole di presunti abusi su una donna (qualcuno parlava addirittura di dimissioni del porporato).

Dall’altro l’inchiesta del Washington Post sul vescovo di Wheeling, in West Virginia, Michael J. Bransfield, accusato di violenze sessuali su giovani e seminaristi, che avrebbe utilizzato milioni dalle casse della diocesi per condurre uno stile di vita sontuoso e per elargire cifre a cinque zeri come «regali» a vescovi e cardinali di cui voleva assicurarsi la protezione (nelle scorse ore è stata annunciata la corsa dei prelati beneficiari a restituire le donazioni). In mezzo, poi, l’immancabile ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò che, in vista della riunione, è tornato a far sentire la sua voce sulla “storia infinita” che è il caso McCarrick.

Gravati da questi vecchi e nuovi clamori, sommersi dalle critiche di media e laici (soprattutto cattolici) ormai scettici sull’operato della Chiesa e la reale volontà di combattere la pedofilia, i vescovi americani hanno avviato ieri i lavori – che si concluderanno domani, giovedì 13 giugno – con l’intervento dello stesso DiNardo, il quale ha affermato che la riunione è volta a «promuovere il lavoro di estirpare il male dell’abuso sessuale dalla nostra Chiesa». «Questa settimana – ha aggiunto – proseguiamo un viaggio che non si concluderà fino a quando ci sarà un solo caso di abuso sessuale nella nostra Chiesa».

Al centro della plenaria c’è l’approvazione di documenti contenenti nuove misure e punti di azione anti-abusi. Gli stessi che i presuli nordamericani erano pronti a votare nella plenaria dello scorso novembre; ma una lettera del Vaticano, a firma del cardinale prefetto dei vescovi Marc Ouellet, recapitata nel giorno d’apertura aveva chiesto il rinvio della votazione. Dietro a questa indicazione – interpretata all’epoca, per una serie di equivoci, come un atto di forza da parte della Santa Sede – c’erano motivi procedurali (la Santa Sede informata solo quattro giorni prima dell’iniziativa, errori canonici nei testi ecc.) e anche di opportunità: a febbraio tutti i vescovi del mondo si sarebbero riuniti in Vaticano per il Summit sulla protezione dei minori convocato dal Papa volto proprio a formulare strategie universali per la Chiesa globale.

Bisognava, quindi, attendere quelle indicazioni tradotte poi nel motu proprio del 9 maggio scorso Vos estis lux mundi . Il documento rappresenta ora la traccia alla base delle riflessioni dei vescovi, in particolare l’obbligo per tutte le diocesi del mondo di dotarsi entro giugno 2020 di uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni riguardanti abusi sessuali commessi da chierici e religiosi, l’uso di materiale pedopornografico e la copertura degli stessi abusi.

Su questo punto si è soffermata la discussione dei vescovi Usa che hanno dedicato la prima giornata al tema del coinvolgimento e dell’eventuale ruolo di laici esperti in tali strutture, i quali coadiuverebbero anche l’arcivescovo metropolita nelle successive indagini. Una indicazione, questa, che nel testo papale rimane una raccomandazione e non un obbligo.

Sulla questione è intervenuto “a distanza” il nunzio negli Usa, Christophe Pierre,nel suo messaggio in apertura della plenaria (il nunzio è in questi giorni a Roma per la riunione con il Papa, ndr) in cui sottolinea che: «Un vescovo non può pensare che le questioni che riguardano la Chiesa possono essere risolte agendo da soli o esclusivamente tra pari». C’è bisogno, ha aggiunto, «di ascoltare le voci e le intuizioni dei fedeli laici, di rendere visibile la ricchezza multiforme della Chiesa e di impegnarsi in un processo condiviso con responsabilità diversificate».

In aula, tra i diversi interventi sul tema, anche quello del cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, che ha suggerito di «istituzionalizzare» il coinvolgimento dei laici in tali strutture e processi. Spunto raccolto e approfondito, in un intervento molto apprezzato, da Francesco C. Cesareo, presidente del National Review Board, organismo creato nel 2002 dalla Usscb per monitorare il lavoro di prevenzione degli abusi sessuali del clero sui minori come stabilito della cosiddetta “Carta di Dallas” (Charter for the protection of children and young people) siglata nel 2002 e revisionata tre volte.

«Non c’è alcun ruolo da svolgere per i laici in termini di disciplina di un vescovo. Possono solo essere coinvolti nell’indagine e fare raccomandazioni sulle conseguenze penali», ha spiegato, «ma alla fine è tutto nelle mani del Papa». In tal modo, ha espresso il dubbio Cesareo, «viene permesso ai vescovi di esaminare le accuse contro altri vescovi… Significa sostanzialmente che i vescovi controllano i vescovi».

Secondo il presidente del NRB, «Laici ed episcopato possono essere corresponsabili del bene della Chiesa… Il coinvolgimento dei laici è la chiave per ripristinare la credibilità della Chiesa che include un impegno per la trasparenza. Non coinvolgere i laici con competenza ed esperienza nella conduzione del processo di revisione – ha detto – sarebbe un segnale di voler perseverare in una cultura dell’autoconservazione che suggerirebbe una complicità». Cesareo ha inoltre esortato i presenti a studiare le modalità, all’interno dei parametri del Diritto canonico e delle strutture della Chiesa, «per consentire quel tipo di trasparenza e responsabilità che darebbe alla gente fiducia in ciò che stiamo facendo».

Da parte dei vescovi degli Usa è, infatti, forte il desiderio di dimostrare di “star facendo qualcosa” ai fedeli, molti dei quali, scoraggiati dagli scandali, hanno diminuito la loro presenza nelle parrocchie. Come ha affermato, infatti, amaramente l’arcivescovo di Baltimora, monsignor William Lori (nominato amministratore apostolico della diocesi di Wheeling per sovrintendere alle indagini su Bransfield). «Alcuni vescovi hanno fallito nel mantenere le promesse fatte durante la loro ordinazione episcopale e hanno commesso atti di abuso o hanno manifestato una cattiva condotta sessuale. Altri hanno fallito non rispondendo moralmente, pastoralmente ed efficacemente alle accuse di abusoo cattiva condotta perpetrati da altri vescovi, sacerdoti e diaconi… Sono questi insuccessi ad aver lasciato i fedeli indignati, inorriditi e scoraggiati».

Per questo ora «i vescovi vogliono essere reattivi», ha evidenziato il portavoce della Usccb, James Rogers. Certo, «si rendono conto che non risolveremo tutto questa settimana, ma dobbiamo iniziare a costruire bene qualcosa sulle fondamenta della protezione dei bambini che già sono esistenti».

Nell’ultimo giorno dell’assemblea, i presuli voteranno un documento dal titolo “Riconoscere i nostri impegni episcopali”. Intanto, in occasione della riunione di Baltimora, è stato lanciato un nuovo sito web usccbprevention.org per rimarcare l’importanza della prevenzione, della protezione e della responsabilità nello sforzo in atto per sradicare gli abusi sessuali del clero. Il portale riporta documenti importanti, come il motu proprio del Papa del 26 marzo 2019 sulla «protezione dei minori e degli adulti vulnerabili» e la già citata “Carta di Dallas”, e rappresenta un’utile risorsa che descrive i passi compiuti dai vescovi statunitensi per affrontare la grave piaga.

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