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PRETI PEDOFILI; Lettera aperta (e figuraccia) di Mons. Rino Fisichella

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Luglio 2007
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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di Fausto Marinetti – Caro Mons. Fisichella, anche noi, le vittime dei preti pedofili, abbiamo letto la tua intervista: “Atti gravissimi, una grande amarezza. Ma la Chiesa sa riconoscere gli sbagli” (Corriere della sera, 16.7.2007). Quello che hai detto è quello che hai nel cuore o si tratta di una “difesa d’ufficio”?

Affermi, che “una seria presa di coscienza” consiste nel “buttarsi dietro le spalle questa dolorosa vicenda sapendo riconoscere il male che c’è stato da una parte, ma al tempo stesso il grande bene fatto quotidianamente”. Metti sulla bilancia da una parte le nostre tragedie (i suicidi, gli impazziti, i disperati, ecc.) e dall’altra “il grande bene fatto quotidianamente”.

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Secondo te, da che parte pende? E secondo quel Cristo che citi più avanti: “Chi scandalizza un bambino… meglio si butti nel mare”? Queste parole non valgono anche per te e soprattutto per i tuoi confratelli nell’episcopato che hanno collaborato con gli stupratori del nostro corpo e della nostra anima? E poi, hai forse dimenticato quel: “Non sappia la destra quello che fa la sinistra”?

Se ami davvero la verità, perché negli spot dell’8 per mille non ci infili qualche prete pedofilo a chiedere perdono per la strage degli innocenti? “Buttarsi dietro alla spalle questa dolorosa vicenda…”? Siamo noi, non voi, che dovremmo sbarazzarcene. E, alle volte, non ce la facciamo. Come una paralisi dell’anima per lo shok subito. E, se anche riuscissimo, sarebbe come buttare via noi stesse, vittime immolate, perché noi non siamo una “dolorosa vicenda”, di cui disfarsi, ma siamo la vostra tragedia, il vostro Calvario.

Volete disfarvi di noi come di zavorra che appesantisce la barca di Pietro e offusca la vostra immagine? La zavorra è il vostro crimine, noi siamo leggeri come gli angeli… Come è circospetto il tuo uso delle parole! All’inizio parli di “vicenda dolorosa”; poi attraversi “gli sbagli dei propri uomini”, arrivi agli “errori di alcuni”, agli “episodi così gravi” per sbarcare sul terreno degli “atti esecrabili” e del “male commesso”.

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Nooo! Noi non siamo né una vicenda, né degli sbagli, né errori di alcuni, né episodi, né atti esecrabili: noi siamo il vostro crimine. Ogni altra parola (“peccato” compreso) è fuori contesto, tradisce i fatti, ci uccide una seconda volta.
“…la Chiesa, ancora una volta, è stata capace di riconoscere gli sbagli dei propri uomini”. Dovremmo battere le mani, applaudire la scaltrezza nell’occultare i rei (almeno 200 fuggitivi), smistarli da una parrocchia all’altra, diffondendo l’infezione? Parli degli “sbagli dei propri uomini”, quindi non dell’istituzione.

Ma non si trattava di una prassi dettata da Roma? Non venivano dall’alto le direttive di coprire, non fare scandalo, tenere tutto sotto chiave? Almeno il card. Law l’ha ammesso: “Noi sapevamo che era un peccato, non un delitto”. Non è forse questo che fa la differenza? Peccato, è una categoria ecclesiale, crimine è una categoria del codice penale. Se si vuol fare prevalere la chiesa (con i suoi privilegi, le sue caste, ecc.) sulla società anche in materia penale, non ti sembra un’ingerenza, un disastro che produce, appunto, tragedie?

Se un prete commette un furto, un omicidio, cosa c’entra la legge canonica? Il delitto è delitto sia che venga commesso da un laico come da un prete, vero? Visto che ci tieni ad esprimere la tua solidarietà con le vittime, perché alla fine della trasmissione “Annozero” non hai abbracciato Marco Marchese, chiedendo perdono, in lui, a tutte le vostre vittime?

Insisti: “l’errore di alcuni”, “una piccola minoranza nel clero”. Sono “alcuni” i più di 5.000 preti pedofili solo negli Stati Uniti? E i 1.700 in Brasile? Bada bene: le cifre parlano di quelli denunciati o già condannati. E tutti gli altri che l’hanno fatta franca? E quelli che sono scappati all’estero con l’appoggio dei loro prelati? Perché non aprire uno sportello nazionale (gestito da laici, non da don Di Noto) per fare venire a galla tutto il sommerso della “parrocchia italiana” del papa? Se ci amate, come dite; se vi sta a cuore il nostro bene e quello della Chiesa, perché non promuovete degli spot che esortino le vittime alla denuncia del prete, che “non avrebbe dovuto essere ordinato prete”, dici tu; “del vescovo che non avrebbe dovuto diventare vescovo”, diciamo noi? Non puoi indurci a pensare che avete paura della verità.

“Si tratta di atti esecrabili che vengono registrati, e in modo anche più frequente, anche dentro altre categorie sociali”. Intendi giustificare l’ingiustificabile? Le altre categorie sociali non hanno fatto nessuna promessa di celibato; non si presentano alle loro “prede” come “rappresentanti di Dio”. Capisci che per noi il prete è “tutto”, è più del cielo che della terra? Come avremmo potuto immaginare che avrebbe abusato dell’aureola di “uomo di Dio”, di quel potere sacro che voi gli avete dato, convincendolo di “agire in nome di Dio”, di essere le sue mani? (catechismo: 1548, 1581). Noi non siamo stati “colpiti”, ma distrutti, assassinati nello spirito oltre che nel corpo. Messi in croce, quindi, due volte.

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“… c’è da applaudire la Chiesa americana per il coraggio che ha avuto di voltare pagina…”. Dovremmo battere le mani a chi si è fatto complice, mettendoci in croce? Quanto tempo c’è voluto prima che arrivasse il coraggio di voltare pagina? E a che prezzo? Già nel 1968 i vescovi americani ordinano una ricerca sul fenomeno; nel 1976 Sipe e Bartemeier li mettono in stato di allerta: il 6% dei preti è pedofilo; nel 1984 viene offerto loro un “Manuale” con le “istruzioni per l’uso”: il ciclone è preannunciato, ma i vescovi fanno orecchie da mercante. Non solo: si fanno complici, piazzando i preti pedofili qua e là di modo che, per esempio, p. James Porter riesce a stuprarne 200. Il vero coraggio sarebbe mettere in pratica le direttive della “Commissione ordinata dai vescovi americani” (2004) per la quale il seminario è un apartheid affettivo, che blocca lo sviluppo emozionale “normale” e, in quanto ambiente di soli maschi, può inclinare alla omosessualità . Senti, in sintesi, cosa si afferma: “I responsabili non hanno capito l’evidente natura del problema, considerando le accuse come fatti sporadici e isolati.

Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento (Un vescovo, richiamato dal suo prete per aver giurato il falso in tribunale, risponde: “Io mento solo quando devo mentire”.
La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare verso le vittime un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa.

Altri non hanno capito pienamente l’ampiezza e la gravità del danno sofferto dalle vittime.
Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati.
Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime e troppo spesso hanno rifiutato di ascoltarle.

Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile destituire il prete pedofilo dal ministero e i vescovi non hanno fatto abbastanza ricorso a ciò che la legge canonica li autorizza a fare per proteggere i minorenni.
Il risultato è che, ai preti pedofili è stato concesso, con allarmante frequenza, di restare dove avevano commesso l’abuso o di essere trasferiti, divenendo per i bambini un’ulteriore prevedibile minaccia, che si è materializzata con altri abusi”.

“… la Chiesa degli Stati Uniti… è riuscita a ritrovare un rapporto di fiducia con il suo popolo”. Perché non lo chiedi ai vari gruppi laicali nati dallo scandalo, che si sono stancati di essere trattati come sudditi, meri elementi decorativi di una Chiesa clericale, di essere munti per pagare le malefatte dei preti pedofili? Interpella SNAP, Call to action, Voice of the faithfull, ecc. Se vuoi entrare nel cuore e nell’anima della vittima, perché non ne prendi in casa qualcuna? Se ogni vescovo ne ospitasse almeno una in casa sua, questo sì sarebbe un vero atto di coraggio. E il papa, quanti ne potrebbe ospitare in Vaticano? E le congregazioni femminili quante case romane trasformate in albergo potrebbero mettere a disposizione?

E, per finire, dichiari: “la Chiesa, in generale, non ha nulla di cui vergognarsi”. Quindi “gli sbagli”, “gli atti esecrabili”, il male non è esistito? Non è evidente che il non riconoscere il delitto, non fa che perpetuarlo? Il papa stesso non ha parlato di “sporcizia”, di “crimini enormi”? Non c’è da vergognarsi di queste “cose”?
Vogliamo sapere da un teologo come te: ma quando ci ritroveremo in paradiso, tutti insieme, quale sarà il posto assegnato ai preti e vescovi pedofili? Cosa proveremo noi, le vittime, accanto ai nostri carnefici? Prega con noi: “Padreterno, tu che sei un vero padre, non infliggerci altro dolore! Almeno tu, non metterci in croce un’altra volta… E’ vero che farai per loro una sezione separata, magari blindata, affinché non nuocciano più? E a chi li ha coperti, occultati, sottratti all’autorità giudiziaria, quale angolino riserverai?”.

Non vogliamo accomiatarci senza produrre delle proposte positive:
a – un telefono verde in ogni diocesi riservato alle vittime dei preti. Ma, chiaro, sia gestito dai laici, perché i bimbi, ormai, hanno paura delle vesti nere.
b – i delitti di pedofilia non siano soggetti a prescrizione
c – siano riconsegnati alla giustizia i preti pedofili fuggitivi dai loro paesi
d – si chiudano tutti i seminari e i preti siano solo uomini maturi, educati dalla comunità, scelti dalla gente, come si faceva all’inizio
e – siano rivedute e corrette le norme canoniche con la consulenza delle vittime
f – i preti pedofili siano affidati alla polizia come si fa per qualsiasi reato previsto dal codice penale per ogni cittadino.

Ma Voi, preti e prelati, siete proprio disposti a dare la vita per noi come farebbe ogni padre, ogni madre per suo figlio/a?
Ci firmiamo, Le Tue/Vostre vittime (Fausto (Alberto) Marinetti, ci ha solo imprestato la penna
iscritto all’album dei giornalisti, Milano, N°. 60127)

Postilla 1. Una proposta per la Chiesa, se saprà uscire purificata dal Giordano del nostro sangue e delle nostre lacrime: fino a quando chierici e laici non saranno fratelli alla pari; fino a quando non si realizzerà la conversione dei”buoni a tutti i costi”; fino a quando i ministri non scenderanno dal piedestallo per servire i fratelli e il popolo di Dio non avrà diritto alla libertà di coscienza, di parola, di pensiero, di cultura, vano sarà stato il nostro Calvario. Il cardinale Ratzinger lo esprimeva con parole sacrosante: “Abbiamo molto da imparare: siamo troppo interessati a noi stessi, alle questioni strutturali, al celibato, all’ordinazione delle donne, ai concili pastorali, ai diritti di questi concili e dei sinodi. Lavoriamo sempre sui nostri problemi interni e non ci rendiamo conto che il mondo ha bisogno di risposte, e noi rimaniamo coi nostri problemi”. La conversione non è appannaggio né degli accusatori né dei difensori della Chiesa, ma di chi si lascia invadere dallo Spirito, che soffia sempre dove vuole. Non senti che “soffia” forte anche attraverso di noi, le vittime?

Postilla 2. Se ti sta a cuore la nostra difesa, perché non dedichi i tuoi ultimi anni alle nostre cure, magari fondando una casa di accoglienza per le vittime della pedofilia clericale in uno dei vostri 24.000 immobili romani?
Venerdì, 20 luglio 2007

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