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FONDATORE E LEADERS DELLA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI VIOLENTAVANO BIMBI, SUORE E RAGAZZE MINORENNI, BEATI VIOLENTATORI. IL VATICANO INTERVIENE, CON 30 ANNI DI RITARDO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Dicembre 2011
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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Il fondatore accusato di abusi sessuali. L’intervento del Vaticano

Giacomo Galeazzi

Il fondatore e altri leader della «Comunità delle Beatitudini» (attiva in una sessantina di diocesi nel mondo) hanno commesso abusi sessuali. Ad ammettere le responsabilità dei propri vertici è lo stesso movimento cattolico che ha base in Francia e che è stato ispezionato un anno fa dalla Santa Sede. Il fondatore, l’ex pastore protestante Gerard Croissant, divenuto cattolico e ordinato diacono permanente nel 1978, ha «commesso crimini contro la legge morale della Chiesa». Tra le vittime ci sono religiose della comunità: «Molte sorelle hanno lasciato a causa degli abusi». Una delle ragazze abusate era minorenne all’epoca dei fatti. Una replica, insomma, dello scandalo che ha scosso i Legionari di Cristo in seguito alle violenze sessuali commesse dal loro fondatore padre Marcial Maciel.

La Comunità delle Beatitudini, guidata da un Moderatore generale eletto e coadiuvato da un Consiglio, è costituita da case raggruppate in province. Alla Comunità si può aderire come consacrati, uomini e donne che «vivono i consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità e, liberi dalle preoccupazioni del mondo, si dedicano con zelo alla preghiera, alle letture spirituali e al servizio del prossimo»; come familiari, persone che vivono stabilmente in una casa della Comunità, ne condividono la vita e fanno parte integrante della “famiglia”, pur senza assumerne tutta la vocazione comunitaria; come amici dell’Agnello, fedeli di tutte le condizioni «desiderosi di condividere la spiritualità della Comunità che, inseriti pienamente nel mondo, pongono al centro della propria esistenza la fedeltà al Vangelo, la preghiera, il servizio, facendo riferimento a una casa della Comunità, con la quale stabiliscono legami di comunione spirituale e di aiuto fraterno». Oppure «come membri delle Beatitudini della Santa Famiglia, famiglie o persone non sposate che vivono in prossimità di una casa della Comunità con la quale hanno stretti legami e, desiderose di vivere un impegno nello spirito della Comunità delle Beatitudini, collaborano alle sue attività apostoliche».

La Comunità delle Beatitudini conta circa 1.500 membri ed è presente in 29 Paesi così distribuiti: Africa (6), Asia (4), Europa (11), Medio Oriente (2), Nordamerica (3), Sudamerica (1), Oceania (2). Dall’iniziativa della Comunità delle Beatitudini sono nati Alliance de la Charité, organizzazione non governativa di aiuto alle Chiese dei Paesi in via di sviluppo e alle missioni; un ospedale a Kabinda, in Congo; orfanotrofi in Congo e Gabon; Mère de Miséricorde, opera per la difesa della vita; le Fraternités Saint Camille, centri diocesani di accoglienza e di ascolto; una casa editrice e una emittente radio; l’Oeuvre Saint Bernard, per lo sviluppo dell’arte sacra e delle opere artistiche d’ispirazione cristiana; seminari interdiocesani in Costa d’Avorio e Congo; centri di formazione rurale e strutture di recupero per bambini di strada nella Repubblica Centrafricana; l’associazione Soleil de Justice, che raggruppa uomini politici cristiani africani.

La Comunità delle Beatitudini nasce a Montpellier, in Francia, con il nome di «Léon de Juda et Agneau Immolé», per iniziativa dei coniugi Gérard (Ephraïm) e Josette Croissant che, con una coppia di amici, si sentono chiamati a una vita comunitaria di preghiera e di condivisione. Il nome di «Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immolato» si riferisce al passaggio dell’Apocalisse che riflette i due volti di Gesù: Leone e Agnello, Forza e debolezza, onnipotente e bambino, vita abbondante e annientamento, morte che vince la morte per aprire le porte della vita eterna. Nel 1975 la Comunità si trasferisce a Cordes. Riconosciuta come Pia Unione nel 1979, diviene associazione di fedeli di diritto diocesano nel 1985, con l’approvazione ad experimentum degli statuti da parte dell’Arcivescovo di Albi. Nel 1991 i responsabili, anche per rendere più esplicita l’apertura della Comunità ai poveri, decidono di adottare la denominazione attuale, più semplice da portare nelle culture dei diversi Paesi del mondo dove essa è ormai presente.

L’associazione è membro della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowships. L’8 dicembre 2002 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Communauté des Béatitudes come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. Infatti la Comunità custodisce il suo nome originale come un «nome nascosto» esprimendone degli aspetti essenziali ed invariabili della sua vocazione e un mistero al quale essa vuole restare fedele nella sua preghiera e nella sua adorazione. Fa parte delle «nuove Comunità» nate nel mondo cattolico dopo il Concilio Vaticano II.

La vocazione della Comunità è «una chiamata ad essere vero popolo di Dio che aspira alla vita Trinitaria, e come Teresa del Bambin Gesù che scelse tutto, si situa nel cuore della Chiesa per essere l’amore». Raggruppa fedeli di tutte le condizioni (laici sposati e non, seminaristi, sacerdoti, diaconi permanenti, uomini e donne consacrati nel celibato), «desiderosi di conformarsi il più fedelmente possibile al modello della comunità cristiana primitiva attraverso la vita comune, la condivisione dei beni, la povertà volontaria e una intensa vita sacramentale e liturgica». I membri della Comunità, che ha una vocazione contemplativa d’ispirazione carmelitana, sono attivamente impegnati nel servizio ai poveri e nell’annuncio del Vangelo.

L’itinerario formativo, che inizia con una introduzione alla vita comunitaria, allo spirito e alla regola della Comunità, comprende una formazione comune nell’ambito dottrinale, spirituale, umano e professionale, nel periodo del postulato e dell’impegno temporaneo che è momento di discernimento della propria vocazione e di rafforzamento dell’unità comunitaria; una formazione specifica per ogni stato di vita, che precede le grandi tappe che segnano l’impegno in seno alla Comunità e punta ad aiutare i membri a vivere in pienezza e nel tempo la propria vocazione. Infine, «una formazione permanente per tutti che abbraccia tra l’altro lo studio della liturgia, della iconografia, della Sacra Scrittura, dell’ebraico e delle radici ebraiche del cristianesimo, delle lingue moderne, delle metodologie di evangelizzazione».

FONTE: http://vaticaninsider.lastampa.it/

SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

Da ADISTA NOTIZIE N. 89 del 03 Dicembre 2011

36418. PARIGI-ADISTA. Travolta in Francia dalle accuse di pedofilia – con un processo che si apre il 30 novembre, con il libro di una “fuoriuscita” pubblicato in questi giorni e con 2 trasmissioni televisive seguitissime (v. Adista n. 82/11) – la Comunità delle Béatitudes fa pubblica ammenda, o quasi. In un lungo comunicato stampa diffuso il 15 novembre scorso, il Consiglio generale della Comunità e il commissario pontificio nominato dalla Santa Sede nel 2010, p. Henry Donneaud, prendono atto con «lucidità, umiltà e pentimento» dei «gravi delitti» che un gruppo «ristretto» di componenti, tra cui il fondatore Ephraïm (Gérard) Croissant, ha commesso.

Secondo la ricostruzione dei vertici della Comunità, è dal 2002, anno in cui la Santa Sede le ha conferito lo statuto di Associazione Privata Internazionale di Fedeli di Diritto Pontificio, che cominciano ad apparire «più nettamente fragilità, errori e derive»: «Pratiche psico-spirituali poco equilibrate, confusione tra i differenti stati di vita (laici e consacrati), problemi di governo e gravi delitti commessi da alcuni suoi componenti». Nel 2007 la Santa Sede fissa l’obbligo di rifondazione dando direttive precise e, di fronte «alle divisioni interne provocate da questo processo» e «da alcune reticenze a entrare nello spirito delle direttive romane», nel 2010 nomina p. Donneaud commissario pontificio, con il compito di portare a termine la ristrutturazione. Un processo che, prosegue il comunicato, ha portato nel 2011 all’approvazione di nuovi statuti e alla sua rifondazione come Associazione pubblica di fedeli di diritto diocesano. A dimostrazione che, prosegue il comunicato, l’attenzione ora rivolta alla questione «non è stata suscitata dall’attuale ondata mediatica, perché sono già diversi anni che le autorità ecclesiastiche spingono alla chiarezza e alla ristrutturazione».

Il comunicato passa quindi in rassegna i casi di Pierre-Etienne Albert, Ephraïm Croissant e Philippe Madre. Pierre-Etienne, accusato di pedofilia nel 2003 e reo confesso nel 2008, è imputato al processo che si apre a Rodez il 30 novembre, al quale sono chiamati a comparire in qualità di testimoni gli allora dirigenti della Comunità, le cui eventuali inadempienze, si legge nel comunicato, «sebbene deplorevoli», «devono essere considerate nel contesto generale di impreparazione, di cecità degli spiriti e della società, di fronte al dramma della pedofilia».

Quanto al fondatore Ephraïm, che ha riconosciuto di aver compiuto gravi violazioni del suo status in materia sessuale, la Comunità si dice sofferente per «i delitti da lui commessi contro la legge morale della Chiesa». Peccato che tra i «delitti contro la legge morale», figuri anche il caso di una minorenne. «Il suo prestigio di fondatore carismatico, unito alla seduzione della sua parola, ha condotto la maggior parte delle sue vittime a lasciarsi abusare attraverso un discorso dalle pretese mistiche, coprendo con motivi spirituali gravi strappi alla morale evangelica. Giustificazioni errate di atti delittuosi che potrebbero aver fatto scuola nella cerchia delle persone a lui più prossime».

E infine il caso di Philippe Madre, successore di Ephraïm alla guida della Comunità come primo moderatore generale, che «in seguito a numerose denunce, nel maggio del 2010 è stato dichiarato colpevole di fatti moralmente gravi e dimesso dallo stato clericale con una sentenza di prima istanza dall’Ufficio interdiocesano di Tolosa». Sentenza confermata nel gennaio scorso dal Tribunale ecclesiastico di appello di Rodez, mentre una denuncia contro di lui è stata depositata anche presso il Tribunale civile.

Delitti gravi, conclude il comunicato, che «non devono però condurre a disconoscere il valore della Comunità riconosciuto dalla Chiesa né la qualità della sua azione spirituale, apostolica e umanitaria, apprezzata da tutti i vescovi che l’accolgono nelle loro diocesi». (ingrid colanicchia)

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