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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Don Desio e quella richiesta choc di Viagra

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Aprile 2014
in Emilia Romagna
Reading Time: 5 mins read
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 RAVENNA – “Riesci a recuperarmi Viagra, Cialis o Levita?”. Una richiesta choc, pronunciata sul finire del 2013 dalla bocca di don Giovanni Desio a un confidente. “Non che io ne abbia bisogno”, si era affrettato ad aggiungere alludendo alla diffusa condizione maschile nelle ore precoci del mattino, per poi precisare, “tanto ho un amico farmacista…”. E’ solo uno degli aspetti che vengono a galla sul caso del parroco di Casalborsetti. Forse quello di maggiore impatto, che va ad aggiungersi a tanti altri episodi circostanziati avvenuti dal 2005 a oggi, descritti da chi con il religioso aveva un sincero rapporto di amicizia. Trascorsi ormai 10 giorni di carcere – con l’accusa di sostituzione di persona, adescamento e atti sessuali con minorenni – tali episodi permettono di ricostruire la deriva di un parroco accolto a Ravenna come ‘promessa’ tra le guide spirituali della futura diocesi, e finito ‘isolato’ ai margini dell’orbita ecclesiastica bizantina, difficilmente inconsapevole di certe ‘difficoltà’ sofferte.

I sospetti al cinema
Era capitato a Milano nel 1998, alla proiezione di “Happiness” di Todd Solondz. Al termine aveva commentato la pellicola, “io lo so che i ragazzi a 13/14 anni sanno bene quello che vogliono e come fare per ottenerlo”. Una frase scambiata lì per lì per pura sensibilità, mostrata da un uomo, orfano e adottato, che pochi anni più tardi, una volta presi i voti, si sarebbe interessato in maniera molto approfondita alle famiglie e ai ragazzi della piccola località rivierasca.
Il primo 14enne E’ in questo contesto, siamo al 2005 (il don era stato nomi- nato a Casalborsetti nel 2001), che si interessa al caso di una madre con tre figli minorenni. La assume per le pulizie all’asilo parrocchiale, inserendo i bambini nel programma didattico, tra suore, catechisti, maestre. Desio si spende anche con il vescovo (allora era Verucchi) per fare ottenere alla fa- miglia un appartamento a Porto Corsini. Passano due anni nel corso dei quali il sacerdote si affeziona con il più grande dei tre, allora 14enne. Lo ospita in canonica, lo porta al cinema, “E’ un’anima delicata, mi chiama ‘Patri’” (‘padre’ alla siciliana), andava dicendo, “sto cercando di tutto per portarlo via alla madre, non vedo l’ora che sia maggiorenne perché se ne vada di casa”. E’ probabilmente dovuto alle particolari attenzioni riservate al giovane un alterco con la donna, che nel 2007 costringe il parroco a contattare i servizi sociali di Ravenna.

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L’amore tradito 
Siamo al 2009; il giovane si allontana dalla famiglia, ma non sceglie il prete. La sua strada prende la direzione di Rimini. Per chi lo conosce bene, Desio vive tale distacco come un tradimento profondissimo da parte di un giovane per il quale diceva di avere “grandi progetti”. Sempre per lui, nel 2012, il sacerdote viene chiamato a testimoniare in un processo al tribunale malatestiano. Ma questa è un’altra storia.

Isolato dalla curia 
La delusione per una ‘promozione’ mai arrivata alla volta di parrocchie più importanti, si acuisce con le critiche da parte di alcuni confratelli su un presunto giudizio che, già in ambiente milanese, avrebbe ritenuto l’aspirante parroco inidoneo al sacerdozio. La tanto discussa poesia riadattata per il Ravenna Festival 2008 e pubblicata sul settimanale della diocesi ‘Risveglio 2000’ arriva come un macigno. Don Desio si sente offeso, attaccato e abbandonato. Anche il paese – che aveva inizialmente accolto quantomeno con curiosità un parroco giovane, visto come moderno e modernista – si spacca, soprattutto dopo la decisione di chiudere l’asilo per problemi gestionali. Medita di andarsene, poi qualcosa lo fa tornare sui suoi passi. “Il vescovo mi vuole qui”, dice pubblicamente. A spronarlo due gruppi di giovani che gravitano in parrocchia, uno dei quali i ‘Ragazzi del don’.

I giochi in camera da letto 
Sono adolescenti, molti dei quali battezzati proprio da lui. Con loro si crea una sorta di ‘cordone sanitario’ nel quale gra- dualmente don Desio si isola. Anche l’interesse per la tecnologia diventa compulsivo, infantile: tre telefoni cellulari, sms, chat, Facebook. Una delle accuse riguarda appunto l’accesso nel profilo del social network di uno di lo- ro. Si inseriscono in questo contesto i giochi, i regali (alcuni dei quali, come i palloni, sono stati sequestrati dalla Seconda sezione della squadra Mobile), poi i pigiama party. “Faccio tutto per loro – seguita a dire – sono loro la mia famiglia”. La Play Station, compra- ta e installata inizialmente nel televisore dell’oratorio già dotato di Sky, nel 2012 finisce montata nella camera da letto.

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“Io lo amo” 
In quello stesso anno le attenzioni si posano su un nuovo ragazzo. Si tratta del giovane ora residente a Treviso, già sentito nei giorni scorsi dagli inquirenti. Che si tratti di qual- cosa di più che una semplice simpatia lo dimostrano le tante uscite, al cine- ma, in canonica, a cena, anche nella redazione di Risveglio 2000. Lo descrive come “meraviglioso, sensibile, intelligente”, e ancora, “io lo amo”, “lo vorrei salvare perché la famiglia me lo vuole portare via”, “quella che ho con lui è una storia importante”. E’ questo il tenore delle frasi che, da ubriaco al termine di una litigata avvenuta con una donna in un bar del paese nel 2012, rivolge a un confidente intervenuto per calmare i toni della discussione.

La lettera a Verucchi 
Non passa molto da quella sera, com’era immaginabile, prima che l’allora vescovo, riceva una lettera dai toni preoccupati, chiedendo di intervenire prima che don Desio “arrechi danni a sé stesso o ad altri”, insomma, per impedire che il sacerdote “si rovini la vita”. Non accade nulla. Siamo sicuri che niente ha a che fa- re in questa circostanza il forte sostegno del parroco di Casalborsetti al porporato, in quel periodo al centro di due casi di forte tensione per la Curia: moschea e Galletti Abbiosi.

La fuga in canonica 
Trascorrono i mesi, e i Servizi sociali intervengono per un nuovo episodio che riguarda sempre lo stesso ragazzino. Una fuga, da Treviso dove ormai risiede, per tornare a Casalborsetti. La madre sporge denuncia di scomparsa. Il giovane viene trovato e affidato al don, il quale rivela a più persone di aver chiesto e ottenuto l’affidamento al vescovo come tutore. E’ l’interessamento dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) che informa la madre del ragazzo e annota l’ ‘avvenuta consegna’ dall’adolescente dalle mani sacerdotali a quelle del genitore.

Prete di bordo
L’ultimo desiderio di cambiare ambiente, almeno per un certo periodo, arriva nell’ottobre 2013. Desio viene accompagnato a Roma per sostenere l’esame per diventare parroco di bordo, sulle navi da crociera “Costa”. Una speranza alimentata da una richiesta di cui si vantava con po- chi intimi: essere stato contattato dall’agente di un attore hollywoodiano per raggiungerlo per un’esperienza in barca ai Caraibi. Aveva ripiegato per un tour del Mediterraneo, per il quale aveva chiesto un permesso per febbraio-marzo di quest’anno. E’ in quello stesso periodo che le acque si sono fatte torbide. A partire dall’incidente del suv nel canale, guidando ubriaco quasi quattro volte oltre il limite. E l’indagine della polizia, finita con l’arresto sulla base di un quadro probatorio che ha messo nero su bianco ogni sospetto, detto o taciuto.

Federico Spadoni
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