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Vittime minacciate di morte. Vaticano – Libano – Francia, le incredibili protezioni di p. Mansour Labaky, pedofilo maronita, Prete condannato dal Vaticano ma non spretato.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Maggio 2014
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 COPERTO E AMMANICATO IL PRETE PEDOFILO LIBANESE.
LE VITTIME MINACCIATE DI MORTE

37655. PARIGI-ADISTA. Sta assumendo connotazioni paradossali la vicenda del sacerdote libanese p. Mansour Labaky, condannato il 23 aprile 2012 dal Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Parigi per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su almeno tre minori (oltre ad abusi su una maggiorenne). Fra le pene inflittegli, «la privazione di tutti gli uffici ecclesiastici» e «l’interdizione di esercitare qualsiasi forma di direzione spirituale, di partecipare a manifestazioni pubbliche o mediatiche». Il sacerdote aveva poi fatto ricorso alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo ha rigettato il 19 giugno 2013 (v. Adista Notizie n. 34/13). Il mese scorso – ne informa il quotidiano cattolico francese La Croix il 6 maggio – l’avvocato di Labaky, Antoine Akl, ha inviato un’ingiunzione a mons. Luis Ladaria, segretario della Congregazione vaticana, e agli ecclesiastici responsabili del Tribunale ecclesiastico di Parigi accusandoli di aver manipolato le vittime per poter accusare il prete. L’accusa fa leva su circa 2mila e-mail intercorse tra le autorità ecclesiastiche citate e le vittime, mail che sono state letteralmente rubate dagli indirizzi elettronici praticamente di quasi tutte le persone coinvolte, in Francia, in Libano e addirittura in Vaticano. «Avendo scoperto la vostra connivenza nella perpetrazione del vostro crimine», si legge nel durissimo testo dell’avvocato, «mons. Labaky vi avverte e vi ingiunge di non intervenire nel suo processo, e vi informa che è libero di agire e (…) di godere dei propri diritti e prerogative in maniera assoluta e senza restrizioni». Cosa peraltro non vera: la condanna della CdF prevede la scomunica nel caso che il sacerdote violi le restrizioni cui è sottoposto.

Tutti gli interessati sono stati convocati per il 29 maggio da un giudice istruttore libanese. E tuttavia la convocazione potrebbe non approdare a nulla visto che lo stesso giudice a fine aprile ha dichiarato irricevibile la denuncia in quanto istanza incompetente in questioni che riguardano la Chiesa.

Ciò malgrado, l’avvocato non se ne dà per inteso e continua ad intorbidire le acque dichiarando sui giornali libanesi di aspettarsi che «la sentenza invii tutti in prigione per una durata di tre anni». E il 3 maggio, sul sito Tayyar.org, definendo la faccenda «uno dei più grandi scandali che ha conosciuto la Chiesa», ha accusato di complotto non solo le autorità citate sopra, ma anche il nunzio a Parigi, mons. Luigi Ventura.

Padre Labaky è persona molto influente: «Ha avuto un ruolo significativo durante la guerra del Libano – ricorda La Croix –, beneficia di importanti sostegni all’interno della gerarchia maronita, della classe politica e del mondo degli affari». Un dossier con il suo caso è stato trasmesso a papa Francesco dal patriarca maronita Beshara Raï, ma nulla potrà cambiare per p. Labaky secondo un canonista interpellato dal quotidiano francese: «La questione è chiusa», sostiene, «è impossibile giuridicamente tornare indietro sulla condanna (…). Lo stesso papa non può andare contro la legge della Chiesa» (anche se, viene da commentare, il potere decisionale del papa è assoluto).

L’influenza del sacerdote è tale che in Libano le vittime subiscono forti pressioni, fino a minacce di morte e per due di loro la perdita dell’impiego. I ripetuti interventi mestatori dell’avvocato sui media libanesi non fanno che aggravare la loro situazione. Le vittime si sono rivolte ripetutamente ai dicasteri vaticani competenti, in passato chiedendo l’aiuto di loro avvocati (una spesa che varie delle vittime non potevano sostenere), ora – dopo le ferme decisioni di Benedetto XVI e di Francesco contro gli abusatori – chiedendo solo sostegno psicologico e solidarietà: la risposta è stata sempre, detta in soldoni, “abbiamo fatto la parte nostra, adesso arrangiatevi!”. Eppure per fermare la persecuzione che stanno subendo le vittime – se non per giustizia – basterebbe che si spendesse qualche parola e si prendesse qualche misura contro i potenti sostenitori di p. Labaky. Ma servirebbe innanzitutto un briciolo di volontà. (eletta cucuzza).

http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=53925

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