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Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Giugno 2016
in Toscana
Reading Time: 4 mins read
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Inchiesta sul Forteto: ecco tutti gli orrori e gli errori di un storia di cui nessuno parla

Un paio di mesi fa una giornalista russa, intervistando il presidente dell’associazione Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, si fermò, visibilmente scossa, per fare una domanda di buon senso: chiese come mai una storia del genere non fosse conosciuta nel suo Paese.

La risposta fu indicativa: «Nemmeno fuori Firenze se ne sa nulla, per questo ci battiamo». In un Paese normale, 30 anni di presunti maltrattamenti e abusi su minorenni, perpetrati all’ombra del muro di connivenze della Toscana «rossa», non passerebbero inosservati. Ma nessuno avrà il coraggio di dire che l’Italia lo sia. E infatti sarebbe accaduto di tutto: oltre l’inimmaginabile, oltre la giustizia. E’ una vicenda orrenda quella del Forteto, e oggi, mentre si celebra il secondo grado di un processo tanto atteso, non se ne intravede la fine.

Tutto inizia nel 1977. Nel comune di Barberino nasce la comunità Il Forteto assieme all’azienda agricola, destinata a radicarsi nel territorio come baluardo del “made in tuscany” alimentare. L’iniziativa è di due uomini che vantano titoli di studio in psicologia mai posseduti: Rodolfo Fiesoli, detto il Profeta e capo indiscusso della struttura, e Luigi Goffredi, l’ideologo. Tutto ruota attorno alla teoria, ancora in fase sperimentale, della “famiglia funzionale”. Cioè all’educazione alternativa dei minori tramite gli affidi a due soggetti, uomo-donna, il cui accostamento avviene a tavolino. La conoscenza reciproca è superficiale e svincolata dalla sfera dell’affettività, ritenuta nociva. Si cresceranno ragazzi disagiati senza il «fardello della materialità sessuale». Fiesoli e Goffredi si presentano come pionieri. L’ammirazione è incondizionata. Il Tribunale dei minori comincerà presto ad affidare bambini provenienti da situazioni difficili (genitori tossicodipendenti o assenti). E nel tempo intellettuali e psichiatri loderanno quel miscuglio di Freud e Don Milani. Eppure, fin da subito, cosa fosse realmente il Forteto avrebbe dovuto essere chiaro.

Nel settembre 1978 il magistrato Carlo Casini fa arrestare i due. Ma vengono scarcerati alcuni mesi dopo. La successiva scesa in campo di Casini in politica, nella file della Dc, scatena infatti il magistrato Gian Paolo Meucci (di tutt’ altre vedute), padre del diritto minorile italiano, esperto in materia, ma anche difensore del Profeta. E convinto della strumentalizzazione politica delle accuse. Non basta allora il discorso di Rinaldo Innaco (DC), tenuto nell’ottobre 1980 in Consiglio regionale, dove si parla di costrizione e «regime di vita imposto e caratterizzato (…) dalla pratica dell’omosessualità». E non basta, nel gennaio 1985, la condanna della Corte D’Appello di Firenze al Fiesoli, pur passata in giudicato, per «maltrattamenti, atti di libidine e corruzione di minorenne». La posizione di Meucci, che all’autorevolezza personale unisce la deferenza dei colleghi, fa dimenticare il verdetto, con nessun effetto pratico. Poi, contro ogni valutazione plausibile, si affidano subito altri ragazzi. Dopo l’85, inizia il dominio incontrastato del Forteto.

A far “merenda”, trasferita la sede nel paesino di Vicchio, passano in tanti: politici, giudici del Tribunale dei minori, sindacalisti, dirigenti dei servizi sociali. Di fatto, tutta la Sinistra toscana favorisce la nuova realtà. Il Forteto diventa una passerella obbligata. Fiesoli è paragonato a Don Milani. Stupisce, commuove, incanta. Scrive libri. I ragazzi intanto, all’oscuro delle condanne e allontanati dalle famiglie naturali, sarebbero stati traviati mentalmente. E fino al 2010 la comunità ne riceve circa 80. Nel frattempo, la Cooperativa, l’ altra faccia del Forteto, acquista prestigio: 130 occupati, un fatturato di quasi 20 milioni, eccellenze alimentari esportate dall’America all’Australia. Un vanto per tutta la Regione. Il 13 luglio del 2000, però, tornano i guai. La Corte europea dei diritti dell’uomo, in seguito alla denuncia di una madre a cui veniva impedito di vedere i figli, condanna l’Italia con una multa di 200 milioni di lire per danni morali. La sentenza di Strasburgo pesa eccome, ma si alzano le barricate: e non cambia nulla. Anzi, solo dal ’97 al 2010, il Forteto ottiene contributi dalla Regione per 1 milione e 254 mila euro. Si arriva poi al novembre 2011. Al TEDxFirenze (manifestazione socio-culturale), Fiesoli addirittura interviene a Palazzo Vecchio sull’educazione minorile in qualità di esperto: presenziava, e fu ringraziato, l’allora sindaco Matteo Renzi. Proprio il mese successivo, però, viene arrestato. L’accusa – violenza sessuale e maltrattamenti – è schiacciante. E nasce una commissione d’inchiesta regionale per indagare sul sistema di potere appena scoperchiato.

Dopo il tentativo dell’avvocato del Profeta di far ricusare il presidente del collegio giudicante, Marco Bouchard, così da rallentare il dibattimento, il 17 giugno 2015 la sentenza in primo grado condanna 16 dei 23 imputati. 17 anni e mezzo per Fiesoli (violenza sessuale e maltrattamenti), 8 per Goffredi (maltrattamenti) e via via a scendere per gli altri componenti (per maltrattamenti) di quella che ormai è considerata una setta. Le testimonianze delle vittime, scappate dal Forteto, sono determinanti. Nelle motivazioni della Corte si legge: «Il Forteto è stata un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone non equilibrate (…) Le perversioni del Fiesoli, note agli altri imputati, sono state di volta in volta avallate, tollerate, giustificate (…) Chi ha reagito, chi ha protestato, chi ha contestato è stato emarginato, isolato, escluso, denigrato e, finalmente, allontanato». Nell’estate 2015, il caso arriva a Roma. Una mozione a firma di Deborah Bergamini (FI) chiede un’inchiesta parlamentare e il commissariamento dell’azienda per il presunto intreccio con la comunità. Il PD interviene: e affossa la mozione. Si parla di responsabilità individuali e non collettive: smentendo i fatti, le vittime e la sentenza. Le opposizioni ringhiano («La decisione del Governo è sconcertante: non ha alcuna logica, alcuna sensibilità, alcun senso politico»). Invano.

A livello locale, invece, le polemiche non si sono mai spente. Un libro, Setta di Stato, scritto dai giornalisti Tronci e Pini, ha fatto rumore. Si è istituita una commissione regionale bis per indagare sulle responsabilità istituzionali, che del Forteto sarebbero state lo scudo. Ma non avendo i poteri di un’autorità giudiziaria, finora ha avuto le mani legate di fronte alle reticenze di chi è stato interpellato alle audizioni, o peggio ha scelto di tacere. Nessuno infatti ricorda, nessuno c’era o sapeva. Secondo la sentenza, negli anni, centinaia di persone – direttamente e indirettamente – sarebbero state segnate. Con intere famiglie rovinate. Otto ragazzi, una volta usciti, non ce l’hanno fatta: stroncati dalla tossicodipendenza, dall’indigenza e dai traumi passati. Spesso, ci si chiede come sia possibile che fatti di entità molto minore siano squadernati sulle pagine dei giornali e dibattuti nel talk show, quando invece del Forteto, in tutta Italia, non se ne sa niente. Malgrado un processo in corso (con sentenza in appello il 29 giugno), un’ indagine da concludere e ancora tanto da scavare, e capire. Si dà una spiegazione, l’unica sensata: il Forteto fa paura.

http://www.affaritaliani.it/cronache/il-forteto-non-esiste-gli-orrori-di-un-storia-che-nessuno-racconta-426535.html

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