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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Come il Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Inzoli

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Luglio 2016
in Lombardia
Reading Time: 4 mins read
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Il prete condannato a 4 anni e 9 mesi per cinque abusi sui ragazzini. Ma per il procuratore sono stati un centinaio, fin dagli Anni 90. Mai denunciati dal movimento di don Giussani. La storia.

Bisogna partire dalle parole del procuratore Roberto Di Martino, concesse ai cronisti locali fuori dall’aula del tribunale di Crema, per capirela condanna a 4 anni e 9 mesi di carcere per pedofilia inflitta a don Mauro Inzoli, 66 anni, prete un tempo ai vertici di Comunione e liberazione, il movimento fondato da don Luigi Giussani.
«Gli episodi sono a mio avviso un centinaio, tra il 1995 e il 2008», ha detto Di Martino, che aveva proposto sei anni di reclusione di fronte al gup dopo che la difesa di Inzoli, gli avvocati Neri Diodà e Corrado Limentani, aveva chiesto il rito abbreviato.
La sentenza è comunque pesante, considerando che il rito abbreviato dà il diritto allo sconto di un terzo della pena, ma riguarda ‘solo’ cinque casi e ha tenuto conto del risarcimento dei minori, tra i 12 e 14 anni, con 25 mila euro a testa: ha anche ricevuto il divieto di avvicinarsi per cinque anni a luoghi frequentati da minorenni.
REATI TRA IL 2004 E IL 2008. I fatti contestati sono tra il 2004 e il 2008, quando Inzoli era rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca.
Per questo gli è stato contestato in giudizio anche l’abuso di autorità: i ragazzi, oggetto di carezze, baci e masturbazioni spesso durante le vacanze estive, sarebbero rimasti allibiti dal suo comportamento, anche perché don Mauro è considerato un idolo tra i ciellini.
BUONI RAPPORTI COI POLITICI. Non solo tra loro. Perché Inzoli ha sempre avuto anche rapporti di livello con la politica nazionale e locale, come con il sistema che gli gira intorno.
Destò molte polemiche la sua presenza al Forum famiglie organizzato dalla Regione Lombardia, nel gennaio del 2015.
In pochi, tra politici e giornalisti, avrebbero mai pensato che il fondatore del Banco Alimentare potesse mai essere accusato di reati così gravi.

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I casi potrebbero essere un centinaio: molti non contestati

Ma secondo il procuratore i casi di violenza sui minori sarebbero stati molti di più, coperti in parte dalla cappa di omertà dentro Cl e anche perché il Vaticano, nonostante il nuovo corso di papa Francesco sulla pedofilia nella chiesa, non ha di sicuro aiutato.
Si tratta di un silenzio che perdura ancora adesso nel movimento ora guidato da don Julian Carron, dopo che i ciellini avevano cercato con Bergoglio una nuova linea e una diversa considerazione all’interno della Chiesa, soprattutto in seguito agli scandali finanziari di Regione Lombardia e del governatore Roberto Formigoni.
Ed è un’omertà che neppure gli interventi della diocesi di Crema nel 2012 e poi nel 2014 hanno saputo scalfire.
PROTETTO DA PRESCRIZIONE. Di Martino ha detto: «Nonostante la Santa sede non si sia prodigata a fornire gli atti, sono contento perché si è giunti all’accertamento della verità».
Secondo il procuratore gli episodi di abusi sessuali «sono addirittura un centinaio, ma si tratta di casi non contestati, perché o prescritti o per i quali non vi erano gli estremi per procedere, ma andavano inquadrati nel contesto: la gravità del reato si desume da ciò che sta intorno».
NESSUN DETTAGLIO SCABROSO. In questi mesi il magistrato si è mosso con tutte le esigenze del caso con i giornalisti. Di dettagli scabrosi o terribili non ne sono usciti dalla procura. Per questo ha spiegato il ritardo con cui sono state presentate le denunce.

Da parte dei ragazzi ci sono stati «imbarazzo e timore nel denunciare»

Un elemento da non sottovalutare nell’inchiesta è stato «il timore di queste persone a denunciare i fatti, cosa che ha ritardato l’emersione degli stessi. C’è stato un grande imbarazzo da parte delle vittime a denunciare gli episodi a chicchessia, non dico all’autorità giudiziaria. Ma le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non parliamone, perché non si pensava che questo personaggio potesse essere l’autore dei fatti emersi con grave ritardo».

FAMIGLIE A DISAGIO. Il procuratore, scrivono i quotidiani Cremaoggi e La Provincia di Crema, ha spiegato come «leggendo le testimonianze tuttora si avverta una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi».
Anche perché «le stesse vittime si rendevano conto di aver messo a loro volta in imbarazzo le famiglie, nel cui interno in alcuni casi sono nate delle contrapposizioni. Si è creata tutta una serie di situazioni che non ha facilitato la cosa: comunque, meglio tardi che mai». Tutt’ora alcuni ragazzi sono in analisi seguiti da psicologi.
UNA VITA CON GLI ADOLESCENTI. Inzoli, ”don Mercedes” come lo hanno soprannominato in questi anni i quotidiani, amante dei sigari Montecristo, ha passato una vita a stretto contatto con gli adolescenti.
È stato anche rettore della Fondazione Fides et Ratio di Lodi che «svolge la sua opera educativa attraverso diversi livelli di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado».
C’è voluto l’esposto del deputato di Sinistra italiana Franco Bordo, risalente al 28 giugno 2014, per arrivare a sentenza.
«SENZA OMERTÀ MOLTE VIOLENZE IN MENO». «Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, e purtroppo forse non tutti, che hanno portato prima al risarcimento delle vittime da parte del sacerdote, poi a questa condanna. Dopo la sentenza», ha concluso Bordo, «rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile esperienza».
Twitter @ARoldering

http://www.lettera43.it/cronaca/come-il-vaticano-e-cl-hanno-coperto-il-pedofilo-don-inzoli_43675251788.htm

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