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Due anni dalla morte di Luisa Bonello: tutte le ombre di un suicidio mai accettato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Settembre 2016
in Liguria
Reading Time: 7 mins read
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Dalla posizione del corpo e del sangue a tanti altri piccoli particolari, molti ancora i punti oscuri secondo gli amici della donna che, due anni dopo, non si sono ancora arresi.

Savona. Il corpo riverso sul letto, la pistola ancora in mano, il testamento sul comodino. Così era stata trovata all’alba del 19 settembre 2014 Luisa Bonello, il medico che si è tolto la vita nella propria abitazione nel quartiere Valloria dopo un lungo periodo  di depressione. O almeno, questo recita la versione “ufficiale” perché, dopo due anni, sono in molti tra gli amici della donna a nutrire ancora grossi dubbi su quella ricostruzione.

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Secondo chi la conosceva su quel “suicidio” aleggiano molte ombre, legate sia alla scena “del crimine” che alle attività della donna (la Bonello, infatti, al fianco di Francesco Zanardi di Rete L’Abuso, da tempo portava avanti una battaglia contro la pedofilia e la corruzione nella Chiesa). E a due anni di distanza da quella tragica mattina, molte delle domande a suo tempo poste dagli scettici restano senza risposta. Eccole.

1) LA POSIZIONE DEL SANGUE.Secondo la ricostruzione balistica Luisa Bonello si è uccisa con un colpo di pistola sparato in bocca, quindi dal basso verso l’alto. Il proiettile è uscito dalla parte sinistra del cranio, “bucando” una tenda-zanzariera a baldacchino che era appesa sopra il letto, a poche decine di centimetri da dove si suppone fosse la sua testa, e finendo per impattare contro il soffitto.

Il corpo di Luisa Bonello è stato ritrovato sdraiato sulla parte sinistra del letto matrimoniale. Alla sua destra, a terra, c’era una consistente pozza di sangue e materiale cerebrale, che si trovava quindi dalla parte opposta rispetto al foro d’uscita del proiettile. Una “incongruenza” per la quale esisterebbe una spiegazione: i liquidi organici sarebbero usciti (guardando il corpo) dal lato destro del cranio, quindi sarebbero “scivolati” sotto la nuca della donna fino a cadere sul pavimento dal bordo del letto a sinistra del corpo. Una tesi compatibile con l’inclinazione del materasso (appesantito dal corpo della Bonello), ma che lascia perplessi di fronte allaquantità di materia cerebrale, e addirittura ad un ciuffo di capelli, presenti a terra. Resti organici che sarebbero dovuto passare sotto la nuca della donna per poter cadere sul pavimento della camera.

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Al contrario, sulla tenda bucata dal proiettile e sul soffitto non è stato trovato praticamente nulla: sulla zanzariera c’erano solo due piccole gocce di sangue ed un frammento d’osso. Considerando che sono gli effetti di una sorta di “esplosione” del cranio, con tutta probabilità, si sarebbero dovuti trovare disseminati resti un po’ ovunque, come si vede nel video seguente che mostra l’impatto di un proiettile contro vari oggetti.

2) LA POSIZIONE DEL CORPO. Luisa Bonello è stata ritrovata perfettamente sdraiata, con la testa sul cuscino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quindi, la donna si sarebbe sparata mentre era seduta nel punto “giusto” per ricadere poi con la testa sul cuscino. Una posizione probabilmente cercata dalla donna con l’intento di essere ritrovata poi il più possibile “composta”. A renderla improbabile però, secondo chi la conosceva, è il fatto che quella posizione (seduta con le gambe tese sul letto, e senza nulla dietro la schiena) sarebbe stata scomoda da mantenereper una persona con il peso di Luisa e con i suoi problemi alle gambe: ben più pratico per lei sarebbe stato sedersi sul ciglio del letto (quindi con i piedi a terra) oppure, in alternativa, con la schiena appoggiata al muro dietro al letto o almeno ad un cuscino.

3) LA POSIZIONE DEL BRACCIO. Parlando del modo in cui è stato ritrovato del corpo, merita un cenno a parte la posizione del braccio destro, quello con cui Luisa si è sparata: era appoggiato sul petto, con la canna della pistola verso la bocca, quasi a “suggerire” il colpo appena inferto. Una posizione che ha da subito generato dubbi: Bonello si è uccisa con una CZ75 SP01 Shadow, calibro 9×21, ed il rinculo dell’arma avrebbe dovuto “proiettare” la mano lontana dal corpo tanto più che la distruzione dell’emisfero sinistro del cervello, da parte del proiettile, ha leso i centri nervosi legati al movimento volontario. Secondo logica, dunque, il colpo avrebbe dovuto far allargare il braccio alla donna, anziché rinchiuderlo, ed anzi avrebbe potuto persino far cadere l’arma a terra, non trattenuta dalle dita della donna.

Anche in questo caso esiste una possibile spiegazione a conferma della tesi del suicidio. Il colpo avrebbe effettivamente fatto aprire il braccio, ma l’arma non sarebbe caduta dalla mano della Bonello; a seguito dello sparo, poi, il busto della donna è caduto sul letto, e a quel punto il braccio si sarebbe trovato in aria, puntato verso il soffitto. Sarebbe quindi stata la forza di gravità, una volta esaurito il rinculo, a far ricadere il braccio contro il petto, nella posa “alla James Bond” che continua a non convincere gli scettici.

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4) LA MODALITA’ SCELTA. Un semplice dato statistico, che però cozza con il punto 2, ossia l’attenzione riposta da Luisa Bonello nello sdraiarsi sul letto in modo tale da essere ritrovata in posizione composta. La “vanità” anche nella morte è un dato abbastanza tipico nei suicidi femminili, insieme all’impulsività: le donne spesso cedono a un gesto non premeditato, oppure scelgono inconsciamente modalità suicidiarie tali da deturparne il meno possibile l’aspetto fisico. Per questo il suicidio con armi da fuoco, ben più diffuso tra i maschi, è poco utilizzato dalle femmine: dal 1993 al 2009 (dati Istat) la percentuale si è aggirata tra l’1,6% ed il 3,9%.

Sempre secondo l’Istat (dati 2009) la modalità più utilizzata per togliersi la vita dalle donne è la “Precipitazione” dall’alto (35,1%) seguita da “Impiccagione e Soffocamento” (33,4%) e “Avvelenamento” (12,1%). Soprattutto quest’ultima modalità sarebbe stata semplice per Bonello, che a causa della propria depressione aveva in casa robuste scorte di psicofarmaci con i quali allestire facilmente un cocktail letale. Bonello invece, nonostante fosse un medico (in grado quindi di miscelare nel modo giusto quei farmaci) ha scelto una via decisamente più violenta, ben consapevole del fatto che l’avrebbe lasciata sfigurata.

5) NESSUNO HA SENTITO. Un dato che da subito ha destato stupore, anche tra i giornalisti presenti sulla scena del crimine quella mattina, è il fatto che nessun vicino abbia riferito di aver udito il colpo di pistola, che si presume sia stato esploso durante la notte. L’unico essere vivente ad aver avvertito qualcosa, quel giorno, potrebbe essere un cane che poco dopo l’una ha improvvisamente iniziato ad abbaiare. Un “silenzio assordante”, visto il rumore generato da una CZ75 SP01 Shadow (alcuni esempi nel video qui sopra), oltretutto tenendo conto che il fatto non è accaduto in centro città di giorno, ma in piena notte e in una via relativamente isolata. E la pistola di Bonello non era provvista di silenziatore (che peraltro in Italia è illegale: gli unici autorizzati ad usarli sono i corpi armati dello Stato).

6) IL MESSAGGINO. “Mauro perdonami”. Due semplici parole inviate via sms da Luisa Bonello all’ex marito Mauro Acquarone all’una di notte: è stato lui, quando lo ha letto alle 7 del mattino, ad intuire la tragedia. Un particolare però non ha mai convinto chi era vicino alla donna: per quanto la relazione tra i due fosse cessata da tempo, i rapporti erano rimasti amichevoli tanto che lei continuava a chiamarlo non con il nome di battesimo, ma con l’affettuoso nomignolo “Topi”. Un vezzeggiativo che usava sempre, ma,evidentemente, non quella notte.

7) IL TESTAMENTO. Accanto al corpo della donna, sul comodino, è stato ritrovato un testamento con le sue ultime volontà. Nessuno ha mai messo in dubbio (almeno ufficialmente) che la scrittura fosse effettivamente quella di Luisa Bonello; tuttavia non si capiscono le ragioni di quello scritto che, al di là di alcune generiche accuse lanciate ai rappresentanti della Chiesa savonese, non modifica nella sostanza quanto già deciso dal testamento redatto a suo tempo. E allora perché scriverne uno nuovo, per di più in un momento così emotivamente complesso?

8) LE VALIGIE E IL TATUAGGIO. Luisa Bonello, la notte della sua morte, erain procinto di partire per la Romania. In casa c’erano già le valigie fatte. Prima di spararsi ha telefonato al cugino, all’ex marito e ad un’amica. E solo pochi giorni prima il medico si era fatto fare il suo primo tatuaggio. Piccoli gesti che, però, dipingono il ritratto di una donna con dei progetti e con un’idea di futuro, non di una depressa sul punto di farla finita.

DUE ANNI DOPO, COSA RESTA? Tanti piccoli punti interrogativi: nessuno da solo è decisivo, ma tutti insieme contribuiscono a disegnare un quadro perlomeno nebuloso, almeno secondo gli amici di Luisa Bonello. Loro, due anni dopo, ancora non si arrendono, e pubblicano un nuovo video per riportare l’attenzione sul caso. “Non per non ammettere che Luisa possa essersi suicidata – spiega Francesco Zanardi, di Rete L’Abuso – ma razionalmente abbiamo grosse difficoltà a crederlo per via di una serie di situazioni, dichiarazioni e fatti che dopo la sua morte sono emersi. E a questo punto cosa pensare? Che Luisa fosse una favolosa veggente? O l’improbabile regista di una sceneggiatura scritta ad hoc?”.

Zanardi ricorda il tentativo di incendio dell’auto di Bonello, avvenuto poco prima della morte, e i viaggi a Roma della donna intenzionata a discutere con esponenti del Vaticano e delle Forze dell’Ordine quanto accadeva, a suo dire, nella Chiesa savonese. “E pochi giorni fa, il 13 settembre – racconta – abbiamo ricevuto prima una telefonata, poi una email da parte di un avvocato di Milano per conto di un suo cliente che già all’epoca dei fatti risiedeva a Roma: ci ha chiesto di rimuovere dal sito un articolo sulla morte di Luisa in cui viene citato il suo cliente (un funzionario del governo). Un’altra coincidenza, o la conferma che Luisa andò davvero a Roma per parlare con qualcuno?”. Domande senza risposta: e chissà se l’avranno mai.

di Andrea Chiovelli

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http://www.ivg.it/2016/09/due-anni-dalla-morte-luisa-bonello-tutte-le-ombre-un-suicidio-mai-accettato/

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