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PERUGIA: “Don Lucio Gatti ha abusato di me. Avevo 13 anni”

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
23 Settembre 2016
in Il punto della Rete L'ABUSO, Umbria
Reading Time: 5 mins read
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L’agghiacciante racconto di un ragazzo oggi 20enne, ai carabinieri, ai quali racconta le presunte violenze psicologiche e sessuali  che avrebbe subito da don Lucio Gatti quando aveva 13 anni, quando i servizi sociali lo portarono via di casa per affidarlo ad una delle comunità gestite da don Lucio, il centro Caritas di San Fatucchio.

La querela risale allo scorso aprile quando il ragazzo che stavamo da tempo seguendo ha trovato il coraggio di denunciare i presunti abusi.

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Abbiamo scelto di non raccontare noi la storia, ma di limitarci a sintetizzare i passaggi della querela perché sono più che sufficienti a comprendere i sentimenti, le violenze sessuali e l’abuso di mezzi di correzione che questo ragazzino avrebbe subito.

Nell’agosto 2008 un assistente sociale ed una psicologa si sarebbero presentati a casa di Fabio (nome di fantasia) “mi portavano via contro la mia volontà e senza dare spiegazione alcuna. All’epoca avevo 13 anni”.

“L’assistente sociale e la psicologa mi rassicurarono sul fatto che si sarebbero presi cura di me. Lo stesso giorno mi portarono presso il centro Caritas di San Fatucchio”. “Allora gli ospiti della comunità erano tutti adulti e con problemi con la legge: tante volte mi chiedevo il motivo della mia presenza in un luogo con programmi di recupero che poco avevano a che fare con la mia vicenda: tuttora non so darmi una spiegazione”.

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“Il personale che gestiva la struttura, con la supervisione di don Lucio Gatti, mi obbligava da subito a lavori pesanti e umilianti” “fui costretto a tagliare il prato con le forbici anziché con l’apposito macchinario, che avrebbe alleggerito la fatica di quell’incombenza”.

“La sveglia era sempre alle 6 e quando non si lavorava venivano imposti riposo e preghiera senza minimamente tenere conto delle convinzioni religiose personali di noi reclusi. La completa assenza di ogni forma di contatto con la realtà, rendeva la permanenza in questo, come negli altri posti in cui venivo di tanto in tanto trasferito, un terribile incubo per me e per i compagni di sventura che in quegli anni conoscevo”.

Fabio viene poi affidato ad una famiglia, lo trattavano bene ma il suo desiderio era quello di tornare a casa dai suoi genitori.

“In quel periodo don Lucio Gatti veniva più volte a trovarmi, fintanto che una sera decideva di portarmi con se a Cenerente, dove è sita la relativa chiesa, insieme ad altri quattro – cinque ragazzi per farci svolgere dei lavori edili. La sera ci fermavamo a dormire la e puntualmente non essendoci posti letto sufficienti uno di noi era costretto a dormire nel letto matrimoniale con lui”.

“Di qui l’inizio del terribile incubo: quella notte toccava a me dormire nel letto con lui”. “Avevo solo 13 anni”.

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E quella notte per Fabio fu la prima di una lunga serie di abusi sessuali, di cui omettiamo racconto.

“lo shock fu tale che per giorni non sono riuscito a parlare con nessuno”.

“Iniziava così la paura di rincontrare e rivedere don Lucio, e iniziavo a capire perché, spesso avevo visto tornare dei ragazzi che erano stati portati a trascorrere la notte con don Lucio, turbati, diversi, visibilmente cambiati”.

Fabio torna dalla famiglia che lo aveva in affido “quell’anno frequentavo la seconda media, anche se i ricordi sono molto confusi, e finito l’anno scolastico venivo costretto a rientrare nella casa Caritas, a causa del mio comportamento eccessivo, secondo gli assistenti sociali”. “L’unica cosa positiva fu che al mio ritorno trovavo molti più coetanei ospiti nella struttura e questo mi aiutava a sentirmi meno solo. Era il 2009”.

“Ma don Lucio nel corso dell’estate 2009 mi mandava in Kosovo, in una delle loro sedi, ad aiutare i più bisognosi”. “A mio parere si trattava di veri e propri lavori forzati; venivo infatti messo a svolgere lavori di muratura, troppo pesanti per un ragazzino della mia età, specie se obbligato a svolgerli per nove dieci ore al giorno”.

“Al mio rientro in Italia don Lucio mi ribadiva che il mio comportamento non era gradito all’interno della comunità e mi sottolineava che ‘ridevo troppo’ ed era il caso di rimettermi in riga, così venivo condotto nella casa Caritas di Massa Martana dove cerano 15 ragazzi: tutti agli arresti domiciliari, tranne me. Per l’ennesima volta mi trovavo sottoposto a programmi di recupero che nulla avevano a che vedere con la mia situazione di ragazzo proveniente da una famiglia disagiata, affidato per non perdermi alle cure dello stato”.

“Li sono rimasto per circa un anno e mezzo e ricordo quel periodo come un incubo; tra l’altro dopo la terza media , di cui ho ricordi poco nitidi, don Lucio d’accordo con psicologi e assistenti sociali, decideva di interrompere il mio corso di studi, perche, a loro dire con me era inutile. Venivo lasciato solo, a questo punto, anche dalle istituzioni , che per di più perdevano il mio fascicolo e da allora, nessuno dal tribunale si interessò più di me”.

“ A Massa Martana conoscevo una ragazza durante la messa della domenica”. “Appena don Lucio viene a saperlo mi allontana e mi manda nella sede di Foligno”.

Fabio a quel punto aveva 16 anni “in quella residenza si trovavano persone sottoposte a programmi psichiatrici. Erano persone instabili che venivano sedate con farmaci, un paio di volte anche a me furono somministrate delle gocce, senza alcuna prescrizione medica, perché avevo tentato la fuga, con la speranza in realtà, che un mio comportamento negativo li costringesse ad allontanarmi da quella struttura, ma non fu così”.

“Sono rimasto a Foligno fino all’età di 18 anni, a quel punto ero maggiorenne e non potevano più trattenermi, ero quindi libero di tornare a casa. Lasciavo tutto la dentro, non portavo con me nulla di quello che avevo, tanta era la voglia di lasciarmi tutto alle spalle”.

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Questo è il drammatico racconto che Fabio (nome di fantasia) ha fatto prima a noi, poi, una volta trovata la forza, ha messo nero su bianco davanti ai carabinieri.

Emergerebbero gravi responsabilità imputabili non solo a don Lucio Gatti ma anche a coloro che dovevano vigilare sulla vita del ragazzino e degli altri ospiti dei centri di accoglienza.

Don Lucio Gatti ha già patteggiato nel 2014 una condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena per molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione ai danni degli ospiti di una casa Caritas che gestiva, quella di San Fatucchio. Diversi i capi di imputazione che lo riguardavano, tra i più importanti abuso dei mezzi di correzione e abuso sessuale. Umiliava e ricattava i suoi assistiti, spesso persone abbandonate e con problemi di tossicodipendenza, fino al punto da abusarne sessualmente. In quel caso le presunte vittime erano tutte maggiorenni. Lo scorso gennaio, dopo la chiusura della fase penale è iniziato, davanti al Tribunale Civile di Perugia, il processo nei suoi confronti e contro la Diocesi di Perugia e Città della Pieve che ha ad oggetto il risarcimento del danno subito dai malcapitati.

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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