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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Preti ladri, pedofili, tossici. Le case segrete dei religiosi da rieducare raccontate da chi c’è stato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Luglio 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 10 mins read
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di Luigi Franco per Fq Millennium

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UNA MOTO PER SÉ, un’auto per l’amico e per la madre un intervento chirurgico. Poi viaggi e cene. Don Lucio Sinigaglia, parroco del padovano, è stato scoperto a dilapidare migliaia di euro prelevati dal  lascito alla Caritas di un facoltoso farmacista.

Poco più a est, don Angelo Lazzarin è stato allontanato dalla sua parrocchia a Chioggia dopo che un marito geloso ha messo un investigatore dietro alla moglie e ha scoperto che se la spassava proprio con il prete.

Don Stefano Maria Cavalletti I ‘hanno invece beccato a Milano, mentre si faceva a un coca party.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

A Napoli, don Mario d’Orlando non s’è più visto in circolazione dopo le accuse di aver partecipato a festini gay organizzati sulla chat “Reverendis”.

E poi c’è il lungo elenco di preti pedofili, come don Massimo Iuculano, ex direttore dell ‘Istituto salesiano Sacro cuore di Gesù di Vercelli condannato a cinque anni di carcere perchè invitava gli studenti in un’ aula, li depilava, li massaggiava con olio, prima di costringerli a palpeggiamenti e sesso orale. Dove ha trascorso don Iuculano gli arresti domiciliari in attesa che la giustizia arrivasse a sentenza?

E i sacerdoti che hanno fatto scandalo senza commettere reati, che fine hanno fatto una volta scomparsi da parrocchia e pagine di giornale?

Fq Millennium è in grado di aprire uno squarcio nel segretissimo mondo dei centri dove la Chiesa rinchiude i suoi peccatori. Per nasconderli agli occhi dei fedeli, cercando di curarli e di rieducarli. «Con pratiche discutibili», racconta una psicoterapeuta che per anni ha lavorato a contatto con una di queste strutture. Ed è «la sofferenza» il ricordo più vivido di un sacerdote costretto al percorso di recupero per preti gay, sotto il ricatto economico: “O ti adegui al volere dei superiori, o ti ritrovi da un giorno all’altro in mezzo alla strada senza stipendio». Ma raccogliamo anche la testimonianza del sacerdote cascato in un giro di droga che dopo gli anni di “confino” si è rialzato ed è stato riabilitato: «Nella casa di recupero ho imparato ad avere consapevolezza dei miei problemi e a volermi bene».

IL SILENZIO DELLA CHIESA

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La Chiesa continua a tacere. Alle domande oppone solo un imbarazzato silenzio. «Preti in difficoltà», li definisce il verbo ufficiale. Pastori di anime caduti in disgrazia su cui intervenire senza fare rumore. Da un lato il percorso terapeutico che dovrebbe avere come fine la salute e il recupero del paziente. Dall’altro è prioritario ripararsi il più possibile dagli scandali. <Fuori non si deve sapere nulla di quanto accade dentro”, è una delle prime cose che racconta a Fq Millennium la criminologa e psicoterapeuta che in passato ha collaborato con i padri Venturini, una congregazione che gestisce due centri per preti in crisi, la Casa Madre di Trento e Villa iride a Verbania. Fino a pochi mesi fa ha avuto come pazienti alcuni sacerdoti accusati di pedofilia inviati dalla Curia di Milano. Convincerla a parlare è dura, teme ritorsioni, pretende l’anonimato. «Ai primi incontri ero obbligata a vederli alla presenza dei difensori. Una seduta di psicoterapia non dovrebbe funzionare cosÌ, ma i superiori del prete dovevano essere certi che di me ci si potesse fidare».

A un certo punto su uno dei casi rischiano di accendersi i riflettori dei media. La soluzione? Spedire il prete da un giorno all’altro in Umbria, a Città di Castello. Dove due sacerdoti della congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso gestiscono sotto il più stretto riserbo un’altra di queste case: Villa Sacro Cuore. «Avevo in cura quel paziente da anni e con lui avevo raggiunto ottimi risultati», ricorda la psicologa. «L’hanno mandato lì per più di un mese, senza che nessuno si facesse una chiacchierata introduttiva con me. Sono intervenuti a gamba tesa nel percorso terapeutico. Niente di più sbagliato, sia dal punto di vista clinico che deontologico».

Ed ecco le conseguenze: «Quando il sacerdote è tornato da me, era evidente dai suoi racconti che avevano tentato di forzarne la volontà, giocando sui sensi di colpa. Ma la psicoterapia ha come fine quello di rendere il paziente più consapevole di chi è veramente, non di manipolarne la volontà. Sono arrivati a mettergli in testa di essere omosessuale, quando è un pedofilo del tutto eterosessuale. Risultato, uno stato di confusione e la messa in discussione del lavoro fatto nel corso di un paio d’anni».

Chiedere conto di questo a padre Aurelio Del Prado, religioso spagnolo responsabile del programma formativo e terapeutico di Villa Sacro Cuore, non porta a nulla: «Non voglio esprimermi su quanto detto da un’altra persona. Siamo professionisti seri e responsabili, che usano le tecniche oggi vigenti e contenute nei protocolli internazionali. Per il resto preferiamo non dare notizie a nessuno», è il poco che gli si riesce a strappare.

Con lui collabora Pierluigi Imperatore, psicologo e psicoterapeuta esterno che, tra le altre cose, è esperto in programmazione neurolinguistica, una tecnica parascientifica utilizzata in diversi ambiti, tra cui il marketing. Tanto che a scorrere il passato di Imperatore, lo si ritrova tra i soci e consiglieri della Crs International Network, una società di multilevel marketing fallita nel 2003 che con il crollo della sua struttura di vendite a piramide ha lasciato a bocca asciutta molti cittadini che si erano fidati.

Dopo due telefonate chiuse in faccia e un sms, Imperatore liquida come «sgradevole e inelegante» il riferimento a «mie questioni personali superate». Sulle tecniche terapeutiche si limita a scrivere: «La mia dimensione professionale non mi consente, neanche se lo volessi, di interloquire su questioni naturalmente riservate e relative a terzi». Poi silenzio.

SVUOTARE LA MENTE

Giornate che iniziano presto, quelle a Villa Sacro Cuore. Sveglia all’alba, le preghiere prima di colazione. Poi l’inizio delle attività che al lavoro manuale e alle ore di studio alternano le sedute di psicoterapia, sia individuali sia di gruppo. Tra le tecniche utilizzate c’è la mindfulness, con la quale il paziente viene fatto rilassare e portato in una condizione di svuotamento mentale simile alla meditazione. <<È in quel momento che al mio ex paziente venivano inculcate idee piuttosto discutibili», prosegue la psicologa. «Se usata cosi, questa tecnica può portare a scompensi seri. So che venivano frammischiate parabole evangeliche con la meditazione, al solo fine di “riprogrammare” il cervello e i pensieri dei malcapitati, probabilmente nel tentativo di assicurarsi che non commettessero altri atti criminali. Ma senza consentire loro di arrivare a una presa di coscienza autentica». Villa Sacro Cuore «è una bolgia», arriva a dire sulla base dei racconti dell’ex paziente. «Un insieme di preti con patologie e disagi diversi, chiusi lì tutti insieme, in una situazione che rischia di accentuare i loro problemi».

Poco dopo la villa dei misteri, la strada si trasforma in polveroso sterrato. La recinzione a rete lascia il giardino libero alla vista: maglietta bianca e barba lunga ma ben curata, uno degli ospiti è chino su un tavolo a scrivere. Per il resto i contatti con l’esterno sono ridotti al minimo. A un certo punto, dopo un paio d’ore di passeggiata nei dintorni con una Canon al collo, a controllare chi scrive arrivano addirittura i carabinieri. Eppure gli interni cosi gelosamente custoditi fanno bella mostra in un video su YouTube: il refettorio con la tavolata a ferro di cavallo, la cappella scarna, il laboratorio dove gli ospiti dipingono, una sala con una fila di tappetini per terra. In sottofondo, musica religiosa. Forse un messaggio promozionale. Il video è stato postato da padre Quinto Tornassi, il sacerdote che ha in mano le questioni economiche e pratiche della casa. Provare a chiedergli una spiegazione è impossibile, visto che al citofono non hanno intenzione di passarlo: «Siamo una comunità di sacerdoti che vivono un’ esperienza spirituale e non vogliamo essere disturbati da nessuno. Non siamo interessati a che si sappiano le cose nostre».

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Anche le gerarchie ecclesiastiche sono sempre state parche di dettagli. La villa, un edificio di quattro piani che risale alla seconda metà dell’Ottocento, è un vecchio seminario. Nel maggio 2011  l’annuncio del vescovo di Città di Castello, Domenico Cancian: «Villa Sacro Cuore sarà riservata ai preti malati o in difficoltà. L’attività è condivisa e sostenuta dalla Conferenza episcopale italiana». Parole che dicono per non dire. E così quando in città si viene a sapere che li dentro finiscono pure i sacerdoti che hanno abusato di minori, inizia a girare un volantino anonimo. Un anno fa l’associazione delle vittime di preti pedofili Rete l’ABUSO riceve una lettera in cui si chiede di rendere pubblico che nella villa vivono «pedofili, omosessuali, alcolizzati e quant’altro ( … ). È cosa buona e giusta che questi individui si mettessero una macina al collo e si buttassero a mare». Sono parole riprese da Gesù, ma suonano dure se a scriverle è quel «gruppo di preti della diocesi di Città di Castello» che si intesta il messaggio.

La congregazione dei Figli dell’ Amore Misericordioso, a cui abbiamo detto appartenere il vescovo Domenico Cancian, non è l’unica a occuparsi di preti con problemi. La questione è esplosa in Vaticano da quando, una decina di anni fa, iniziarono a emergere pure in Italia diversi casi di pedofilia, dopo gli scandali venuti a galla negli Stati Uniti grazie agli scoop del The Boston Globe raccontati in Spotlight. Quale sia il coinvolgimento della Conferenza episcopale italiana non è dato saperlo. L’ufficio stampa risponde che la gestione delle case per sacerdoti in difficoltà non è riconducibile agli Uffici o ai Servizi pastorali della Cei. Se ne occupano alcune congregazioni religiose che hanno questo tipo di attività come elemento peculiare del proprio carisma». Tra queste ci sono i già citati padri Venturini, pionieri nell ‘accoglienza di sacerdoti da recuperare, ai quali mettono a disposizione le loro strutture di Trento e Verbania. Al confine tra Roma e Pomezia hanno invece sede l’Oasi di Elim e il Monte Tabor, due centri gestiti dall ‘associazione di fedeli laici.

Apostolato Accademico Salvatoriano insieme ai religiosi del santuario del Divino Amore che – secondo quanto si legge sul sito – hanno il supporto della Cei e della diocesi romana. Un anno fa papa Francesco ha visitato la comunità di Monte Tabor, incontrando gli otto ospiti nella cappella. Del loro colloquio è trapelato ben poco. La visita è stata resa pubblica, ma il velo di riservatezza è rimasto intatto.

Dall’annuncio del vescovo Cancian su Villa Sacro Cuore sono passati sei anni. Contattarlo, però, è inutile: «Sono cose private, non ho intenzione di parlarne con voi». Nel centro di solito vivono dieci-quindici preti, alcuni agli arresti domiciliari. Come don Giovanni Desio, parroco del ravennate venuto alla ribalta la prima volta nel febbraio del 2014 per essere finito con il suo Suv in un canale, completamente sbronzo. Poi sono emersi abusi su quattro ragazzini tra i 12 e i 15 anni. Prima della riduzione in stato laicale e della condanna definitiva in Cassazione che lo scorso novembre lo ha spedito dietro le sbarre, don Desio ha passato un po’ di tempo a Villa Sacro Cuore. Così come il citato salesiano don Iuculano. Mentre a Trento, alla Casa Madre dei Venturini, a inizio anno è stato nascosto don Andrea Contin, il parroco a luci rosse di San Lazzaro a Padova, che dopo la denuncia di una ex amante per sfruttamento della prostituzione e violenza privata ha confessato diversi incontri di sesso estremo avvenuti in canonica, tra orge e video hard con donne e uomini, compresi altri tre sacerdoti.

RIABILITATO IN DUE ANNI

Fq Millennium è riuscito a parlare con un prete “riabilitato” dopo più di due anni passati dai Venturini. Tutto era iniziato così: «Il superiore mi ha chiesto se non avessi nulla da riferirgli. Poi mi ha detto che il giorno dopo sarei dovuto partire». Allontanato dalla sua parrocchia all’improvviso, senza che ai fedeli venisse comunicato nulla, dietro garanzia di anonimato ripercorre la sua storia dal punto in cui le cronache hanno smesso di raccontarla. Lo chiameremo don Lorenzo, lungo la camminata che dalla canonica ci porta al bar della piazza principale per un caffè, e poi fino all’ufficio dove il sacerdote svolge parte delle sue nuove mansioni. «Dal mio superiore non ho sentito quell’amore e quella comprensione che predica il Vangelo. Avrei preferito affrontare il momento di difficoltà nella mia parrocchia. E assumermi lì le mie responsabilità, davanti alla comunità». Ma don Lorenzo viene allontanato » ancora prima che i giornali raccontino la vicenda di droga in cui è implicato, grazie a una comunicazione degli investigatori al vescovo.

L’accordo di Villa Madama del 1984, che ha sostituito il Concordato del ’29 tra Stato italiano e Santa Sede, prevede che la nostra autorità giudiziaria avvisi quella ecclesiastica qualora venga aperto un procedimento su un sacerdote. In ogni caso a don Lorenzo la giustizia non contesterà nulla: semplice consumatore. Ma a quel punto lui è già stato parcheggiato per qualche mese in una comunità isolata, per poi finire a Trento. Ma che cosa prevede il diritto canonico in casi come questi? I giudici, cioè i vescovi, godono di una certa discrezionalità: «Non è rigido come le nostre leggi secolari», spiega Alessandro Cesarani, ricercatore di Diritto ecclesiastico e canonico ali ‘Università degli studi di Milano. «Il fine ultimo del codice è la salvezza delle anime. E se il vescovo ritiene che per questo sia meglio non applicare una norma, può farIo».

«Ci ho messo un po’ a trovare una nuova diocesi», continua don Lorenzo. «Qui il vescovo mi ha accolto a tre condizioni: che entrassi in punta di piedi, che ottenessi il permesso dei miei superiori e soprattutto che una relazione garantisse l’ultimazione del mio percorso dai Venturini». Da loro dice di essersi trovato bene: «Sono arrivato a riconoscere le mie difficoltà e a riacquisire fiducia in me stesso. A volermi bene». Un incontro alla settimana con il padre spirituale, uno di psicoterapia individuale e uno di psicoterapia di gruppo. Per il resto giornate scandite da preghiera, studio, attività manuali, un’ ora di camminata a contatto con la natura. Dice di essere riuscito a ripartire, Don Lorenzo. Non sempre finisce così. «Un sacerdote dopo aver passato diverso tempo a Città di Castello è stato ridotto allo stato laicale. In mezzo alla strada, senza più lo stipendio>.

E siamo arrivati allo sterco del demonio. «Il primo strumento che la Chiesa usa per bloccarti o importi le sue scelte è di tagliarti lo stipendio. Casi se hai già una certa età, preferisci andare in questi posti che chiamano “di recupero”, ti subisci il tuo anno di terapia e te ne tomi buono buonino facendo quello che facevi prima. Magari stando solo attento a scopare’ di nascosto, senza lasciare tracce». Mario Bonfanti è un ex sacerdote che non ha voluto rinnegare la propria omosessualità. Era vice parroco nella diocesi sarda di Ales-Terralba, quando dodici anni fa l’allora vescovo Giovanni Dettori cercò di imporgli un periodo di “riflessione” alla Casa Madre di Trento: <Io non ho problemi con la mia omo-sessualità», gli ho risposto. «Se i problemi ce li ha lei, ci vada lei lassù». Dopo una serie di scontri, ha chiesto di essere cancellato dalla lista dei presbiteri per uscire dalla Chiesa. «Se non sei corazzato e non hai gli strumenti per far fronte a tutto questo, ti adegui alle loro decisioni, facendo una doppia vita o rischiando di cadere in depressione».

di Luigi Franco per Fq Millennium n. 3 del luglio 2017

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