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Legionari di Cristo: dalla doppia vita di Maciel alla purificazione della Congregazione

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Settembre 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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In principio il dilemma fu uno solo: chiudere o purificare? L’ago della bilancia indicava con forza la prima opzione, senz’altro radicale, ma certamente più facile da attuare. Per i Legionari di Cristo, dopo che la vicenda umana del loro fondatore, padre Marcial Maciel Degollando, era emersa in tutto il suo orrore perverso, sembrava non esserci altra strada che quella di migrare in diocesi o congregazioni che, dopo un’attento esame, avrebbero accolto i loro membri. Una pagina che torna agli onori delle cronache dopo che Francesco ha scelto monsignor Kevin Joseph Farrell per guidare il neonato Dicastero laici, famiglia e vita. Il vescovo irlandese, insieme al fratello Brian che ricopre il ruolo di segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha fatto il noviziato nei Legionari di Cristo. Attualmente nella Curia romana c’è un terzo presule figlio di questa congregazione ed è il segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, monsignor Fernando Vérgez Alzaga.

Dopo anni di silenzi e complici coperture negli Stati Uniti e a Roma, Benedetto XVI aveva rotto uno dei tabù più difficili da far crollare. Nel libro intervista Luce del mondo scritto con il suo biografo, il giornalista Peter Seewald, il Papa tedesco affermò: “Purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti. Era necessario avere prove certe per essere sicuri che le accuse avessero un fondamento. Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei Legionari”.

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Rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo verso gli Stati Uniti d’America, nell’aprile 2008, Benedetto XVI disse: “Se leggo i resoconti di questi avvenimenti mi riesce difficile comprendere come sia stato possibile che alcuni sacerdoti abbiano potuto fallire in questo modo nella missione di portare sollievo, di portare l’amore di Dio a questi bambini”. E incontrando i vescovi americani Ratzinger non esitò a evidenziare che lo scandalo dei preti pedofili era stato “talvolta gestito in pessimo modo”. E aggiunse: “Ora che la dimensione e la gravità del problema sono compresi più chiaramente, avete potuto adottare misure di rimedio e disciplinari più adeguate e promuovere un ambiente sicuro che offra maggiore protezione ai giovani”.

Il terribile scandalo della pedofilia del clero era deflagrato anche negli Stati Uniti con proporzioni impressionanti, in particolare nell’arcidiocesi di Boston oggetto del film Premio Oscar Il caso Spotlight. Durante il suo viaggio negli Usa, il Papa tedesco incontrò privatamente nella nunziatura di Washington cinque persone vittime di molestie sessuali da parte di sacerdoti americani. In quell’occasione, l’arcivescovo di Boston, il cappuccino Sean Patrick O’Malley, dove scoppiò lo scandalo nel 2002 e che vide il trasferimento a Roma del cardinale Bernard Francis Law, consegnò simbolicamente a Benedetto XVI un libretto con i nomi di un migliaio di vittime. Parole e gesti analoghi furono ripetuti da Ratzinger durante numerosi viaggi internazionali e da Francesco proprio negli Stati Uniti durante l’ultima tappa del suo lungo viaggio, a Philadelphia nel settembre 2015.

Al di là della politica della tolleranza zero messa in atto dalla Chiesa cattolica, restava ancora da decidere cosa fare con i Legionari di Cristo che, a dispetto della vergognosa, per usare un eufemismo, storia del loro fondatore, è tuttora tra le congregazioni religiose che hanno il maggior numero di vocazioni al mondo. Autore di numerosi abusi sui suoi seminaristi, Maciel, come racconta John Thavis, vaticanista di lungo corso, nel suo libro I diari vaticani (Castelvecchi), al momento della sua morte aveva almeno cinque identità diverse. “Come Raúl Rivas – scrive il giornalista – era l’amante di Norma Hilda e il padre di sua figlia a Madrid. Durante i suoi ultimi giorni in Florida – prosegue Thavis – i suoi segretari personali avevano ricevuto istruzioni di liquidare queste identità e i fondi fiduciari, le proprietà e i conti in banca a esse associati e sparsi in tutto il mondo, un patrimonio personale segreto stimabile intorno ai trenta milioni di dollari”.

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Prima che “nuestro Padre”, come Maciel veniva chiamato nella sua congregazione, morisse, al suo capezzale si presentarono la moglie e la figlia che si chiama anche lei Norma come la madre. Maciel non le fece allontanare e disse ai suoi assistenti: “Voglio stare con loro”. “La comparsa dell’amante e della figlia di Maciel – racconta Thavis – allarmò molto i suoi collaboratori, tanto che fu chiamato subito il quartier generale della Legione a Roma, e in breve tempo i dirigenti dell’ordine erano accalcati nella stanza di Maciel, a Jacksonville, assieme alle due Norma. E a un esorcista: qualche assistente di Maciel aveva ritenuto che questo improvviso rifiuto delle cose religiose potesse essere opera del diavolo. Verso la fine, Maciel rifiutò di confessare i suoi peccati disperando del perdono di Dio, e quando un fratello Legionario cercò di ungerlo con l’olio santo, gridò: ‘Ho detto di no!’”.

“Quando Benedetto XVI ha nominato il delegato pontificio dei Legionari – ha spiegato il cardinale  Velasio De Paolis – aveva già emesso sul bollettino ufficiale un giudizio severo sull’operato del fondatore della Legione, ma non tale da distruggere la stessa realtà: se il Papa nomina un delegato, implicitamente nega che si debba dare un giudizio sostanzialmente negativo sulla stessa Legione. Lui stesso,- ha aggiunto ancora il porporato – all’inizio della bolla di nomina, dice: ‘Vi sono un gran numero di sacerdoti zelanti e impegnati nel cammino di santità’”. Un cammino lungo quello di profondo rinnovamento che ha visto come protagonisti i Legionari, che per sopravvivere nella Chiesa hanno dovuto rinnegare il loro fondatore. Al termine di questo non facile processo di purificazione, durato tre anni e mezzo, è stato redatto il nuovo testo delle costituzioni della congregazione. “Bergoglio – ha sottolineato De Paolis – è stato molto attento, molto vicino e vuole giustamente seguire il cammino che stiamo percorrendo, perché, queste sono le sue parole, ‘sente la grande responsabilità, come successore di Pietro, di accompagnare la vita religiosa e consacrata’”.

Un processo di purificazione che ha visto anche un importante mea culpa da parte dei Legionari di Cristo: “Chiediamo perdono per gli abusi di padre Maciel. Abbiamo considerato i comportamenti gravissimi e oggettivamente immorali di padre Maciel che hanno meritato le sanzioni che, a suo tempo, la Congregazione per la dottrina della fede giustamente gli ha imposto. Allo stesso tempo, vogliamo esprimere – proseguono i Legionari – il nostro profondo dolore per l’abuso di seminaristi minorenni, per gli atti immorali perpetrati verso uomini e donne, per l’uso arbitrario della sua autorità e dei beni, per il consumo smisurato di sostanze stupefacenti e per l’aver presentato come propri scritti pubblicati da terzi. Ci risulta incomprensibile l’incoerenza di essersi continuato a presentare per decenni come sacerdote e testimone della fede, mentre occultava questi comportamenti immorali. Tutti questi comportamenti noi li condanniamo con forza. Ci dispiace che molte vittime e persone da lui offese abbiamo atteso invano una richiesta di perdono e di riconciliazione da parte di padre Maciel. Noi oggi vogliamo esprimere a tutti loro la nostra solidarietà”.

Nelle conclusioni del capitolo generale dei Legionari c’è un’altra ammissione importante: “Riconosciamo oggi con tristezza l’incapacità iniziale di credere alla testimonianza delle persone che erano state vittime di padre Maciel, il lungo silenzio istituzionale e, posteriormente, i tentennamenti e gli errori di giudizio al momento di informare i membri della congregazione e le altre persone. Chiediamo perdono per queste deficienze che hanno aumentato il dolore e lo sconcerto di molti”. E, infine, la presa di distanza dal fondatore per il futuro cammino dei Legionari: “La congregazione ha già chiarito che non può proporre padre Maciel come modello, né i suoi scritti personali come guida di vita spirituale”.

Francesco Antonio Grana

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