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Caso Barros e pedofilia, le vittime cilene incontrano il Papa: «Ci ha chiesto perdono»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Maggio 2018
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Francesco ha ricevuto Cruz, James Hamilton e Jose Andrés Murillo, le tre vittime del prete pedofilo Fernando Karadima: «Ci auguriamo che Bergoglio trasformi le sue parole di amore e di perdono in azioni esemplari»

di Gian Guido Vecchi

«Vede, io voglio che nessuna vittima si senta più sola. Al Papa l’ho raccontato. C’era questa donna di Talcahuano, una zona povera nel Sud del Cile, che mi ha scritto come tanti attraverso i social. Mi diceva: sono stata violentata e mi hanno distrutto la vita perché sono nera, stupida, povera e brutta; ma quando l’ho vista in televisione, io sentivo che già non ero più sola». Juan Carlos Cruz ha parlato a lungo nella sede romana della Stampa estera ma ora, mentre risponde al Corriere, ha le lacrime agli occhi, la voce arrochita. «Io le ho detto: signora, lei è un essere umano e nulla le può togliere la meraviglia che è come persona, così come nessuno l’ha tolta a me». Vescovi e cardinali cileni, in questi anni, gli hanno dato della «serpe», del calunniatore. Ma adesso può dire del suo incontro con Francesco, quasi tre ore di colloquio privato: «Io sono un privilegiato. Voglio che le persone che hanno vissuto quello che ho vissuto io sentano la pace, la tranquillità e la consolazione che ho sentito io. Il Papa mi ha chiesto perdono, è stato sincero. Ci siamo trovati di fronte ad un uomo non superbo, veramente infallibile, e la sua infallibilità sta proprio nel riconoscere di avere sbagliato. È stato davvero un essere umano. Mi ha detto: in parte è stata colpa mia, io sono parte del problema». Nel fine settimana, a Santa Marta, Francesco ha ricevuto Cruz, James Hamilton e Jose Andrés Murillo, le tre vittime del prete pedofilo Fernando Karadima che per anni, inascoltati, hanno accusato il vescovo Barros e le gerarchie della Chiesa cilena, a cominciare dai cardinali i cardinali Ricardo Ezzati (arcivescovo di Santiago) e Francisco Javier Errázuriz (l’emerito che fa parte del «C9», il Consiglio del Papa), di aver saputo e insabbiato, screditando le vittime. Ciascuna delle tre vittime ha parlato da sola con il pontefice, che lunedì le ha poi ricevute insieme. Le loro parole fanno vacillare le gerarchie della Chiesa cilena. «Non ho mai visto una persona così addolorata e contrita. La richiesta di perdono del Papa è stata sincera e avrà delle conseguenze», spiega Cruz. «Francesco ci ha detto che non tornerà indietro nella lotta contro la pedofilia nel clero, e io gli credo. Adesso sta pensando a quali conseguenze, prenderà le decisioni che vorrà. Intanto ha chiesto scusa per la Chiesa universale. La conferenza episcopale cilena non sa chiedere scusa».

«Azioni concrete»

«La Chiesa deve essere un’alleata nella lotta agli abusi, non un rifugio per abusatori». Le tre vittime si augurano ora che Francesco «trasformi le sue parole di amore e di perdono in azioni esemplari, altrimenti tutto questo sarebbe lettera morta». Per Murillo «i vescovi stanno creando delle lobby tremende per potersi riparare dalla mano del Papa». Cruz sillaba: «Io spero che i cardinali Ezzati e Errázuruz e tutti i vescovi che coprirono gli abusi paghino le conseguenze del loro atto criminale e magari, in un giorno vicino, si ritirino a pregare in un convento». Hamilton taglia corto: «Ci piacerebbe che andassero tutti in galera, il problema è la prescrizione: vorrei che il Cile e i governi di tutto il mondo la abolissero per gli abusi su minori». Cosa direbbe a Karadima? «A lui nulla, però ai vescovi dico che il maggior danno non è stato Karadima ma quando ero moribondo interiormente e anziché aiutarmi mi hanno respinto: a loro dico che sono criminali». Cruz, Hamilton e Murillo hanno accettato l’invito di Francesco «a nome di migliaia di persone che sono state vittime di abusi sessuali e copertura della Chiesa cattolica: hanno dato un significato alla nostra visita». In un comunicato firmato assieme scrivono: «Per quasi 10 anni siamo stati trattati come nemici perché abbiamo combattuto contro l’abuso sessuale e l’occultamento nella Chiesa. In questi giorni abbiamo conosciuto un volto amichevole della Chiesa, totalmente diverso da quello che abbiamo incontrato in passato.Il Papa ci ha chiesto formalmente perdono a nome suo e della Chiesa universale. Riconosciamo e apprezziamo questo gesto e l’enorme ospitalità e generosità di questi giorni».

La svolta

L’invito del Papa era annunciato fin dalla svolta nel caso Barros, il vescovo cileno accusato di aver coperto il prete pedofilo Fernando Karadima, lo scandalo che ha devastato la credibilità della Chiesa cilena e funestato la visita di Francesco a gennaio. Da principio il Papa aveva difeso Barros dai fedeli che ne chiedevano la cacciata, «sono calunnie, per due volte ho respinto le sue dimissioni, non ci sono evidenze», ma poi ha disposto un’indagine affidata in febbraio all’arcivescovo maltese Charles Scicluna, uomo di punta del Vaticano nella lotta contro i preti pedofili: 64 testimoni sentiti a Santiago del Cile, 2300 pagine. Letto il rapporto, Bergoglio l’8 aprile ha scritto una lettera ai vescovi cileni: «Riconosco di aver commesso errori gravi di valutazione e percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate». Tradotto: non me l’avete raccontata giusta. Nelle lettera, Francesco convocava i vescovi a Roma «per discutere insieme» e decidere «atti concreti» per «ristabilire la comunione ecclesiale in Cile, riparare lo scandalo il più possibile e ripristinare la giustizia».

«Ambiente tossico»

Nel rispondere alle domande dei giornalisti, i tre mostrano fiducia nella sincerità del pontefice, come ha detto Cruz: «Io credo che il Papa sia stato male informato. La domanda è: chi informa male il Papa? Parlando con lui, ho ammesso che mi ha ferito terribilmente quando ha parlato di “calunnie”. E sono certo che c’è un ambiente tossico attorno a questa vicenda, penso al nunzio apostolico, al cardinale Errázuriz, al cardinale Ezzati, ai membri della conferenza episcopale cilena. Poi il Papa ha parlato con un po’ di persone e ha subito inviato in Cile monsignor Scicluna e padre Bertomeu, che gli hanno aperto completamente gli occhi». Cruz conclude: «Io sono un privilegiato, il Papa mi ha chiesto perdono. Mi piacerebbe che le vittime di tutto il mondo si sentissero altrettanto privilegiate. E sentissero, come ho sentito io, un cambio di atteggiamento: non mi attaccano più, mi amano. Non ci sono altre possibilità. Io sono cattolico, la credibilità della Chiesa è la porta della fede. E lo scandalo dei preti pedofili sta uccidendo la fede di tanta gente».

https://www.corriere.it/cronache/18_maggio_02/caso-barros-pedofilia-vittime-cilene-incontrano-papa-ci-ha-chiesto-perdono-1fbefe44-4e3d-11e8-889c-539720f4b175.shtml

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