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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Gli audio che incastrano mons. Delpini

Francesca Lagatta by Francesca Lagatta
13 Giugno 2018
in Lombardia
Reading Time: 9 mins read
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Crolla miseramente il castello di menzogne messo in campo dalla curia Milanese per difendere l’arcivescovo Mario Delpini: gli audio imbarazzanti di don Carlo Mantegazza.

L’estremo tentativo di difesa della curia Milanese per cercare di far credere ai fedeli, e forse anche al Santo Padre, che l’Arcivescovo Mario Delpini aveva agito con scrupolo e coscienza quando nel 2011 spostò semplicemente, da un oratorio all’altro, il prete don Mauro Galli accusato di aver abusato sessualmente di un minore, è miseramente e definitivamente crollato.

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Grazie alle dichiarazioni rilasciate dell’ex. Parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, che aveva seguito il caso avvenuto nella sua parrocchia, fin dalle prime ore, le menzogne della diocesi ed in particolare del suo Pastore, l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini (all’epoca Vicario di Zona), vengono miseramente a galla in modo drammaticamente cristallino.

Alla luce delle rivelazioni inequivocabili oggi apprese, ciò che lascia estremamente basiti è il senso di impunità che traspare: sembra incredibile come nonostante la Diocesi di Milano, ma anche probabilmente la Santa Sede, disponesse di tutte le informazioni da molto tempo (da ormai almeno tre anni), abbia potuto costruire un castello di sabbia basato su delle menzogne che sapeva potessero emergere in qualsiasi momento.

Probabilmente contava sul fatto che il Parroco potesse essere facilmente condizionato, come probabilmente è anche accaduto, infatti nell’interrogatorio in aula davanti al Giudice del tribunale di Milano, Ambrogio Moccia, don Carlo si guarda bene dal svelare quanto a sua conoscenza…

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Tuttavia l’avvocato della Curia, prof. Mario Zanchetti, aveva a disposizione tutte le prove riscontrate durante le indagini preliminari (intercettazioni telefoniche, documenti, corrispondenza con il Cardinale Scola, interrogatori della Polizia, registrazioni dei colloqui ecc.); come anche il promotore di giustizia, don Desiderio Vajani, del tribunale ecclesiastico Diocesano aveva quanto rilasciato dai familiari della presunta vittima che nella massima trasparenza e ancora una volta fiducia nella chiesa, o meglio nel suo organo di giustizia interna, appunto nella speranza di essere ascoltati, consegnarono tutte le “evidenze” in loro possesso proprio per dimostrare la verità (documenti, registrazioni dei diversi colloqui, trascrizioni, corrispondenza ecc.).

Come è dunque possibile un tentativo di difesa così goffo e fragile???

Vediamo in sintesi di cosa si tratta.

Indipendentemente dall’esito del processo Penale, che fortunatamente non è in mano alla gerarchia ecclesiastica, ciò che è evidente, in quanto normato dal diritto canonico, è anche indicato precisamente dalle linee Guida della CEI (rispetto a cosa deve fare un Vescovo quando viene a conoscenza anche solo di un sospetto di un possibile o probabile abuso da parte di un sacerdote).

Il Vescovo ha l’obbligo di avviare una indagine interna detta “indagine previa” proprio con lo scopo di fugare immediatamente ogni dubbio di veridicità o meno del sospetto di un reato, non ha il compito di provare o escludere che ci sia realmente stato un abuso, quel compito spetta poi al giudice.

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Se viene verificato il fondamento del sospetto, si avvierà un processo canonico, come poi è stato avviato per don Mauro Galli, ma in questo caso con tre anni di ritardo dal momento del sospetto, e solo l’anno successivo a quando ormai aveva preso avvio la procedura penale di Stato.

“Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie (2).”

(2) Il can. 1717 del codice di diritto canonico dispone infatti che l’indagine previa abbia luogo quando l’Ordinario abbia notizia «almeno probabile» di un delitto.

“A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.”

Quindi si tratta di essere venuti a conoscenza di una possibilità, da verificare, non della certezza preventiva che sia avvenuto un abuso.

Nel caso Milanese che coinvolge mons. Delpini, tutta la ricostruzione che la Curia si è precipitata a diffondere con ogni mezzo (Comunicato sul sito ufficiale della Chiesa di Milano “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”, mailing list, articoli su quotidiani, comunicazioni radiofoniche ecc.), si basa sul far credere che mons. Delpini abbia agito di volta in volta con “scrupolo e coscienza” in base alle informazioni “mutevoli” che di volta in volta gli venivano date in un crescendo di disposizioni cautelative addirittura preventive senza un sussistente motivo reale.

Premesso che lo stesso monsignore (Delpini) dichiara alla Polizia (che nel frattempo aveva già disposto le intercettazioni telefoniche e quindi risultava pericoloso mentire…) che:

  • Don Carlo Mantegazza (Parroco di Rozzano all’epoca dei fatti) gli aveva subito detto nella telefonata avvenuta i primi giorni dopo il presunto abuso (tra il 20 e il 23 dicembre 2011) che il ragazzo aveva segnalato presunti abusi sessuali
  • Delpini ha ammesso di aver preso lui la decisione di spostare il prete, don Mauro Galli, da Rozzano a Legnano
  • Infine dichiara che era a conoscenza dell’incarico assegnatogli ancora con i minori nella pastorale giovanile.

Il comunicato della Curia Milanese dice che la parola “abuso” era ben lontana dalla narrazione:

“…Primo fra tutti è che l’episodio contestato risale al 2011, quando ancora nessuno era a conoscenza di quanto realmente accaduto e soprattutto quando ancora la parola “abuso” si manteneva distante dal racconto della vicenda.  E infatti solo nel luglio 2014…” 

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Ovviamente la Diocesi per cercare di salvare mons. Delpini deve sostenere che non si immaginava neanche lontanamente che potesse essere avvenuto qualcosa quella notte, ammettono però che effettivamente il sacerdote, con una grave imprudenza, aveva portato nel suo letto il minore ma non potevano assolutamente ipotizzare nulla (nonostante il ragazzo si era subito sentito male il giorno successivo a scuola e nonostante avesse subito detto il giorno stesso a don Alberto Rivolta (collaboratore del parroco don Carlo Mantegazza) che lo aveva trovato scioccato e che era successo qualcosa di brutto quella notte con don Mauro “…quello che si può immaginare…”).

Si legge nel comunicato: “…Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze…” La deposizione stessa dell’imputato (agli atti), esplicita su precisa domanda che si trattava di un letto matrimoniale non a due piazze…

E ancora… “…Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato…”

La Curia deve sostenere che non poteva immaginare nulla altrimenti mons. Delpini aveva l’obbligo di avviare l’indagine previa (che non avviò) e non avrebbe potuto spostare il prete ancora a contatto con i minori (che invece viceversa spostò in ben quattro oratori), pena rincorrere nella sua stessa rimozione come prevede il diritto canonico rafforzato esplicitamente su questo punto dal chiarimento interpretativo di Papa Francesco in forma di Motu Proprio.

“Il Diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani, gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto (cfr can. 193 §1 CIC; can. 975 §1 CCEO). Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili, previsti dal MP Sacramentorum Sanctitatis Tutela promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal mio amato predecessore Benedetto XVI. In tali casi si osserverà la seguente procedura.”

Eppure il verbale delle deposizione di Delpini era già nella disponibilità dell’avvocato della Diocesi quando è stato emanato il Comunicato…

In ogni caso la Curia sostiene di muoversi scrupolosamente:

“…Testimoniano invece con evidenza l’intento di operare con scrupolo e coscienza, nel rispetto di tutte le parti, nell’ossequio delle prescrizioni canoniche e delle leggi italiane, decidendo ogni volta con gli elementi e le informazioni disponibili in quel momento…”

Delpini sposta il prete anche se “non c’era nessun motivo oggettivo” e il comunicato attribuisce la decisione al Vicario generale di allora, mons. Redaelli, che aveva dovuto firmare il provvedimento che lo stesso mons. Delpini dichiara essere suo quando viene interrogato dalla Polizia

“…Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli…”

In cosa consiste lo scrupolo messo in atto anche in assenza di elementi e informazioni disponibili in quel momento?

Si legge nel comunicato: “…Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale…”

Delpini sposta il prete di fretta e furia ma lo affida a due sacerdoti:

  • Il parroco di Legnano (nuova destinazione del don Galli)
  • Il padre spirituale di don Galli, don Angelo Cazzaniga.

I due sacerdoti dovevano essere i garanti, coloro che avrebbero dovuto vigilare…

E’ a questo punto che il parroco don Carlo Mantegazza, che sapeva bene ciò che aveva detto lui personalmente a mons. Delpini e mons. Pierantonio Tremolada, non riesce più a trattenersi, incredulo evidentemente non può più in coscienza tacere, non riesce più a trattenere l’indignazione… Il suo Vescovo mente, e mente spudoratamente… non è accettabile per un parroco che predica il Vangelo, i valori dell’onestà, della verità con la “V” maiuscola.

DELPINI SAPEVA FIN DAI PRIMI GIORNI:

“…io ho parlato in quei giorni li, prima di natale, dopo natale, sia con Delpini in diretta, sia con Tremolada per telefono per diverse volte, va be, se c’è qualcuno con cui prendersela sicuramente è Delpini. Se Delpini viene a dirvi, a settembre, che lui quelle robe li non le ha mai sentite, è un gran figlio di puttana, lo dico seriamente perché questo noi gli abbiam detto dal primo giorno, al giorno in cui finalmente ci ha detto, va bene lo spostiamo…”

IL PARROCO DI LEGNANO NON SAPEVA NULLA:

“…e poi se vanno là a chiedere che cosa hanno detto al parroco di là perché… voglio dire, io poss.. posso anche dire: “lo metto io da un’altra parte” se lo affido a una persona che so che è il massimo che c’è sul mercato, posso anche dire: “guarda te lo metto li, lui dovrebbe fare un percorso… però so che ci sei tu che me lo blindi”… cazzo poi dopo scopri che invece al parroco quasi non gli han detto niente!!!…”

PER IL PADRE SPIRITUALE DI DON MAURO GALLI, E DI DON CARLO MANTEGAZZA, E’ SCANDALOSO:

“…io la roba l’ho seguita anche dal punto di vista del suo padre spirituale che è anche il mio, e noi ci vedavamo spesso in quel periodo li, facevamo a gara a chi si sbattezzava di più, se rimettiamo in ordine tutte le robe che sono state fatte in quel periodo li, si che è scandaloso…”

Dunque tutta la tesi in difesa di mons. Delpini, sostenuta dalla Diocesi da lui governata attraverso il suo organo di comunicazione ufficiale, si dissolve inesorabilmente svelando in modo crudo e cruento tutte le falsità e le menzogne che la qualificano e che qualificano il suo più alto rappresentante.

Clicca sul video per ascoltare quanto svelato dal parroco don Carlo Mantegazza.

Quindi la Verità è che:

  • Delpini sapeva perfettamente che don Mauro aveva portato a letto un minore che da subito aveva segnalato presunti abusi sessuali riferiti a mons. Delpini personalmente dall’autorevole parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza (non da voci di corridoio), in più occasioni sia prima che dopo il natale del 2011 ovvero nei giorni immediatamente dopo la fatidica notte;
  • Delpini non avvia alcuna indagine canonica obbligatoria in caso di sospetto (indagine previa) nonostante anche don Mauro Galli gli avesse personalmente confessato di aver portato nel suo letto matrimoniale il minore;
  • Delpini decide di insabbiare il caso il prima possibile (giusto il tempo tecnico materiale per trovare una nuova ubicazione) spostando il prete da Rozzano a Legnano ancora una volta a contatto con i minori come lui stesso ammette quando è interrogato dalla Polizia;
  • Delpini mente dichiarando di aver affidato il prete al parroco di Legnano al quale in verità non viene detto nulla circa i reali motivi del repentino spostamento a metà anno, e solo dopo sei mesi dall’ordinazione sacerdotale di don Mauro Galli;
  • Delpini mente quando sostiene di esserci avvalso dell’affidamento al padre spirituale, don Angelo Cazzaniga, che viceversa afferma essere scandaloso il comportamento del Vescovo.

Questa è la cruda ed orrenda realtà, tuttavia per onestà va comunque detto che non bisogna generalizzare, anche se un migliaio di sacerdoti ridevano alle battute infelici dell’Arcivescovo quando nella Cattedrale dopo la Messa crismale (29 marzo 2018 – Duomo di Milano), sosteneva di non impressionarsi, anche se accusato di tutti i mali del mondo, della contrazione dell’universo, lui va a dormire e poi si dimentica tutto…

Ci sono altri sacerdoti nella stessa diocesi di Milano che si prodigano tutti i giorni per la Verità e pur non avendo il coraggio di esporsi pubblicamente, si vergognano del loro vescovo, vorrebbero dirgli di smetterla di farli vergognare di essere preti di questa chiesa Ambrosiana, e dunque collaborano attivamente rischiando in proprio perché credono nel Vangelo e nella Giustizia senza compromessi.

Per questo motivo si ringraziano i sacerdoti che hanno collaborato per rendere trasparenti queste informazioni.

Redazione Web

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Francesca Lagatta

Giornalista addetta all'Ufficio stampa della Rete L'ABUSO

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