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Caso McCarrick: abusi e clericalismo. I dubbi sulla nomina

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Settembre 2018
in Città del Vaticano, World
Reading Time: 5 mins read
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In attesa dei chiarimenti sul dossier Viganò emergono nuovi particolari sulla designazione dell’arcivescovo a Washington: il cardinale O’Connor si oppose alla sua promozione

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Nel dialogo con i gesuiti in Irlanda, Francesco è tornato a parlare dell’origine degli abusi sessuali, individuandola nel clericalismo. «L’elitismo, il clericalismo – ha detto il Papa – favoriscono ogni forma di abuso. E l’abuso sessuale non è il primo. Il primo è l’abuso di potere e di coscienza». Parole che si applicano perfettamente al caso di Theodore McCarrick, il cardinale molestatore di seminaristi e abusatore di ragazzi, che Francesco ha pesantemente sanzionato obbligandolo a ritirarsi in una casa e togliendogli la porpora dopo l’emergere di una denuncia di abuso su un minore. Un caso che mette in discussione i meccanismi delle nomine episcopali negli ultimi trent’anni, come rivelano nuovi particolari sulle autorevoli opposizioni alla nomina a Washington del wojtyliano liberal McCarrick nell’anno 2000: tra queste va annoverata quella del cardinale John Joseph O’Connor, un altro porporato wojtyliano, morto ad ottant’anni già compiuti come arcivescovo di New York.

I gruppi politico-mediatici e i giornalisti che hanno collaborato con l’ex nunzio Carlo Maria Viganò a scrivere, aggiustare e poi a divulgare il “comunicatoˮ con la clamorosa richiesta delle dimissioni del Pontefice, insistono da settimane a dire che il problema nella Chiesa non sono gli abusi sui minori ma l’omosessualità. L’affermazione viene ripetuta dai supporter palesi e occulti di Viganò ed è sostenuta da molti “influencerˮ della blogosfera conservatrice soprattutto italiana, attivi da mesi nella martellante campagna contro la partecipazione del gesuita James Martin all’incontro delle famiglie di Dublino. Ma è davvero così? Davvero la radice, l’origine del problema degli abusi è l’omosessualità dei preti? Le statistiche ci dicono che una parte consistente delle violenze sui minori vedono come vittime ragazzi maschi adolescenti. Non è un mistero che siano esistite in passato, ed esistano, “lobby gayˮ che agiscono come cordate. Papa Francesco, sulla scia dei documenti più recenti della Santa Sede, ha ricordato ai vescovi di non far entrare nei seminari persone con tendenze omosessuali radicate. Detto ciò, resta la domanda: hanno ragione quelli che oggi si sbracciano minimizzando gli abusi sui minori – come se si trattasse di un problema secondario – per puntare tutto sull’omosessualità?

Uno sguardo senza pregiudizi alla triste vicenda di McCarrick mostra esattamente il contrario. Nonostante gli “editoriˮ di Viganò cerchino di ridurre tutto all’orientamento e alla pratica sessuale del vescovo molestatore, le testimonianze degli ex seminaristi delle diocesi di Metuchen e Newark descrivono una storia ben diversa. Anche il caso McCarrick infatti il problema è il clericalismo, l’abuso di potere e di coscienza, che viene prima dell’abuso sessuale ed è commesso da persone – sacerdoti o vescovi – che mai possono essere considerati alla pari delle loro vittime, sulle quali esercitano un’influenza e spesso una forma sottile o palese di ricatto. Questo appare con ogni evidenza nel caso dei bambini e dei ragazzi. Ma può accadere anche con persone adulte più o meno vulnerabili, senza con questo voler mettere le due situazioni sullo stesso livello.

Il disastro McCarrick – al netto delle risultanze ancora non emerse riguardo alla sua innegabile abilità di collettore di denaro che non lasciva certo indifferenti i suoi alti referenti vaticani fin dagli anni Novanta – è un evidente caso di abusi psicologici, abusi di potere, di coscienza e sessuali. Trattato troppo a lungo soltanto come un caso di pratica omosessuale. No, McCarrick non aveva relazioni omosessuali. Molestava e abusava i seminaristi in nome del suo potere episcopale, facendo loro intendere che andare al mare con lui e sottostare alle sue attenzioni era un passaggio obbligatorio per essere da lui meglio conosciuti e per arrivare all’ordinazione sacerdotale.

È già stato rivelato che negli Stati Uniti vi fu, tra gli altri, un autorevolissimo oppositore alla promozione di McCarrick a Washington. Si tratta del cardinale John Joseph O’Connor, arcivescovo di New York dal 1984 al marzo 2000, quando morì ancora in carica tre mesi dopo aver compiuto ottant’anni a causa di un tumore al cervello. O’Connor, arrivato nella Grande Mela dopo la partenza di McCarrick, aveva accesso alle informazioni dell’archivio della diocesi dove il futuro cardinale molestatore aveva vissuto e operato a lungo. Ed è possibile che avesse avuto qualche sentore delle abitudini dell’arcivescovo della confinante diocesi Newark.

O’Connor venne consultato per la “provvistaˮ della diocesi di Washington, nonostante fosse gravemente malato? Difficile ipotizzare il contrario. C’è da domandarsi se nel manifestare questa sua opposizione – si può supporre sotto forma di lettera riservata, come accade in questi casi – O’Connor abbia fatto esplicita menzione al problema degli abusi sessuali di McCarrick con i seminaristi. O se si sia limitato, diplomaticamente, a far intendere che c’erano fondate ragioni per non promuoverlo senza però renderle esplicite.

La nomina di McCarrick venne pubblicata sei mesi e mezzo dopo la morte di O’Connor, avvenuta il 3 maggio 2000, quando l’arcivescovo di Washington fino a quel momento in carica, il cardinale James Aloysius Hickey, aveva già compiuto ottant’anni. L’ex nunzio Viganò ricorda che l’allora Prefetto della Congregazione dei vescovi Giovanni Battista Re, si era opposto alla nomina perché McCarrick sarebbe stato soltanto il 14° nella lista dei candidati. All’origine di questi dubbi e opposizioni c’erano forse dei sospetti sui suoi abusi? Ancora, Viganò fa ricadere tutta la responsabilità della promozione di McCarrick sul Segretario di Stato Angelo Sodano, quando è ben noto come allora non fosse certamente nelle sue mani tutto il potere riguardo alle nomine.

L’ex nunzio bel suo dossier finisce infatti per passare Giovanni Paolo II come un malato incapace di intendere e di volere, ben cinque anni prima della sua morte. Una evidente falsificazione della realtà. Ma ad attirare ancora di più l’attenzione, nella ricostruzione offerta da Viganò, tra le decine di personaggi che elenca accusandoli di coperture (senza fornire prove), come è già stato da più parti notato, è l’assenza del nome di Stanislao Dziwisz, segretario particolare di Papa Wojtyla, all’epoca già vescovo (sarà promosso arcivescovo di Cracovia nel 2005 ed elevato al cardinalato nel 2006). C’è da appurare se il parere negativo di O’Connor, l’uomo più vicino a Papa Wojtyla negli Stati Uniti, sia arrivato a destinazione. E se così fosse, come ha fatto McCarrick a convincere “l’appartamentoˮ (termine allora usato per indicare lo strettissimo entourage del Pontefice) che le voci su di lui erano soltanto delle calunnie?

Infine, un altro particolare riguardante non la nomina, ma la rinuncia di McCarrick. Come abbiamo visto, il predecessore Hickey era rimasto in carica fino agli ottant’anni compiuti, mentre il successore Donald Wuerl sta per compierne 78. Che cosa accadde con McCarrick? Secondo quanto risulta a Vatican Insider, il cardinale molestatore al compimento dei 75 anni, il 7 luglio 2005, dopo aver presentato le dimissioni di rito, avrebbe ottenuto una proroga di due anni, come peraltro avveniva abitualmente, almeno per i cardinali arcivescovi in buona salute. Tra l’altro, essendo arrivato a Washington già settantenne, McCarrick nel momento in cui compie l’età canonica della rinuncia, aveva guidato la diocesi soltanto per quattro anni e mezzo. Eppure il porporato non completa i due anni di proroga. Benedetto XVI accetta le sue dimissioni e lo solleva dall’incarico il 16 maggio 2006, otto mesi dopo quel compleanno.

È possibile che questa decisione sia legata all’affiorare delle denunce che portano ai risarcimenti nelle diocesi di Metuchen e Newark? Di certo c’è che l’anno successivo, nel 2007, McCarrick riceve la prima “richiestaˮ (richiesta, non sanzione canonica) da parte del Papa, trasmessagli dal nunzio Pietro Sambi, che lo invita a lasciare il seminario e a fare vita ritirata di preghiera. Com’è noto, anche su questo punto la memoria di Viganò si è dimostrata fallace: il porporato molestatore ha continuato a fare la vita di prima, ha continuato a viaggiare in Vaticano e non ha tenuto conto della raccomandazione di Papa Ratzinger durante i successivi cinque anni del suo pontificato. Lo stesso ex nunzio che oggi chiede le dimissioni di Francesco (cioè del Papa ha levato la porpora a McCarrick) ha più volte incontrato e celebrato con il cardinale abusatore elogiandolo anche in pubblico.

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