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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Ottobre 2018
in Lombardia
Reading Time: 4 mins read
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Il 20 settembre don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano accusato di aver violentato il ragazzo nel 2011, è stato condannato a 6 anni e 4 mesi. Dal processo è emerso che l’arcivescovo di Milano fu informato ma decise di non denunciare il sacerdote, ma anzi di spostarlo in un altro oratorio. Ora famiglia è in possesso di una lettera, che IlFattoQuotidiano.it pubblica in esclusiva, in cui il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre del giovane, scrive “che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”

di Ersilio Mattioni

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Dopo 7 anni decide di metterci il nome, il cognome e il volto. Ma per Alessandro Battaglia, che fu abusato da un sacerdote quando era adolescente, non è stato semplice. La svolta non è arrivata dopo la sentenza di primo grado, che lo scorso 20 settembre ha condannato don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di carcere, bensì dopo un viaggio in Germania. In un’intervista sul quotidiano La Verità, Alessandro racconta la scena che lo ha convinto a uscire allo scoperto, a mostrarsi in pubblico indossando una maglietta con la scritta “Abusato a 15 anni da don Mauro Galli“.

E’ a Berlino per partecipare al meeting internazionale delle vittime di abusi da parte del clero e si trova davanti una parete con una cinquantina di nomi: “Non capivo cosa significassero e ho chiesto: erano i ragazzi suicidati per colpa dei sacerdoti. Lì ho capito di non essere più una vittima, ma un sopravvissuto”. Celare la propria identità non ha più senso, Alessandro avverte l’urgenza di dire a tutti la stessa cosa: di fronte a una violenza, si deve denunciare e si devo farlo subito. E non si cura dei suoi ex amici, quei ragazzi dell’oratorio che oggi, quando lo incontrano per strada, “attraversano e vanno sull’altro marciapiedi”.

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Ma la storia di Alessandro va oltre gli abusi e chiama in causa i vertici della Chiesa, accusati dalla famiglia Battaglia di omertà, bugie, insabbiamenti e depistaggi. Una vicenda raccontata nei minimi dettagli, tutto nero su bianco: decine di lettere, spedite alla Curia di Milano e al Vaticano, in modo che nessuno potesse dire di non sapere. Spunta persino un documento esclusivo, datato 11 maggio 2018, che certifica come persino Papa Francesco ne fosse a conoscenza: “Desidero informarLa – scrive il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre di Alessandro – che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”.

Parole che pesano come macigni, perché fu proprio Jorge Mario Bergoglio, nel febbraio 2016, a prendere una posizione netta contro le conferenze episcopali, quella italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria. Al contrario, per il Pontefice, “denunciare gli abusi è un obbligo morale”. E ancora: “I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Piena responsabilità anche per i vescovi che insabbiano un caso di presunta pedofilia. Tanto che il Papa istituì una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, proprio per processare gli alti prelati che, pur sapendo, hanno preferito tacere e lavare i panni sporchi in famiglia.

Il difficile è passare dalle parole ai fatti, perché il caso di Alessandro chiama il Papa alla prova della responsabilità. Dalle carte processuali è infatti emerso che l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, fu informato dal parroco di Rozzano degli abusi di don Mauro Galli. All’epoca Delpini era il vicario episcopale e decise di non denunciare il giovane sacerdote, ma anzi di spostarlo a Legnano, in un altro oratorio e di nuovo a contatto con i minori. Circostanza che lo stesso Delpini ha ammesso nel corso di un interrogatorio di Polizia. Ecco perché la famiglia Battaglia, che continua a professarsi cattolica e praticante, vuole che adesso il Pontefice mantenga le promesse, rimuovendo l’arcivescovo di Milano e sottoponendolo a processo ecclesiastico.

L’appello al Santo Padre arriva con una lunga lettera aperta, nella quale la vicenda di Alessandro viene per l’ennesima volta ricostruita: “Caro Papa Francesco, in questi interminabili anni ti abbiamo scritto decine di volte, abbiamo scritto centinaia di pagine a tanti sacerdoti, vescovi, cardinali (…) Abbiamo denunciato con nomi e cognomi, come tu esortavi a fare, quando anni fa avevi delineato l’identikit del buon sacerdote, che sa e ha il coraggio di denunciare (…) Ci siamo fidati di te e abbiamo denunciato il comportamento dell’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini. Probabilmente abbiamo sbagliato”.

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La missiva non trascura niente, neppure il più piccolo particolare. E non smette di esortare il Pontefice: “Caro Papa Francesco, sicuramente non avrai difficoltà a farti consegnare le intercettazioni telefoniche e i verbali di Polizia a disposizione dello studio legale che assiste la Diocesi di Milano. Sincerati di persona del comportamento dell’arcivescovo da te nominato, se ti interessano le vittime e non vuoi di nuovo incorrere in altri fastidiosi errori (…) Basta ipocrisie! Non è più tempo di mentire. Tu stesso ci spiegavi: nessuno sconto per i preti e per chi li copre. E dunque?” Per ora, dalla Città del Vaticano, tutto tace. E al Sinodo sui giovani, che si è aperto in settembre a Roma, è proprio Delpini il rappresentante dei vescovi italiani.

Intanto Alessandro cerca faticosamente di ricominciare a vivere, scacciando i fantasmi che, spesso, tornano a bussare alla sua porta. Di giorno e di notte. Lui, di credere in Dio, non ha smesso. Ma trova vergognoso che l’arcivescovo di Milano sia ancora al suo posto e assicura: “I miei figli non vedranno mai l’interno di una chiesa”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/19/alessandro-battaglia-la-prova-e-in-una-lettera-papa-francesco-sapeva-degli-abusi-ora-rimuova-mons-delpini-che-lo-copri/4705606/?fbclid=IwAR24wTU_NF4ol5WsjkjGoqiDlgAEhagI7SjhvgCgSJGhsITssv8qUKKBNm8

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