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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Gennaio 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Dopo il caso McCarrick Bergoglio ruimanda la resa dei conti al vertice di febbraio

Non basterà a papa Francesco la ormai certa riduzione allo stato laicale dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick per calmare le acque e gestire a suo modo il vertice sugli abusi sessuali del clero convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio prossimo, con la presenza dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

Come si ricorderà, la vicenda McCarrick un abusatore seriale – ha provocato un vero e proprio terremoto nella Chiesa cattolica, che dagli Stati Uniti è arrivato in Vaticano, fino a Santa Marta, residenza del Pontefice. Il problema non sono solo gli abusi sessuali, principalmente su seminaristi, che risalgono già agli anni ’80 e proseguiti per oltre venti anni. Ciò che maggiormente inquieta è come sia stato possibile che malgrado ci fossero denunce e voci insistenti sulla sua omosessualità attiva e sugli abusi, abbia potuto fare una brillantissima carriera ecclesiastica essendo stato promosso fino all’arcidiocesi di Washington e addirittura nominato cardinale, ancora al tempo di san Giovanni Paolo II. È anche il tema dell’ormai famosa lettera-dossier pubblicata nell’agosto scorso dall’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che ha chiamato in causa diversi esponenti della Curia Romana e lo stesso papa Francesco che, pur a conoscenza dei dossier su McCarrick, gli ha dato importanti incarichi personali per conto della Santa Sede.

Lo scorso ottobre, poi, papa Francesco ha accettato le dimissioni di McCarrick dal cardinalato ma solo dopo che era emersa la denuncia riguardo agli abusi su un minorenne. E ora, dopo un processo-lampo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, si attende che il Papa lo riduca allo stato laicale. Ma ciò che è apparso chiaro in questi mesi è che papa Francesco vorrebbe chiudere qui il capitolo McCarrick e poi passare semplicemente a decidere le misure per evitare che simili cose accadano in futuro. Ha infatti chiuso l’archivio vaticano ai vescovi americani che volevano una inchiesta radicale, rimandando ogni eventuale iniziativa a dopo il vertice di febbraio. E anche nella lettera ai vescovi Usa dello scorso 1 gennaio proprio sul tema degli abusi sessuali, è evidente il tentativo di confinare ai soli Stati Uniti il problema McCarrick.

Il motivo è comprensibile: ci sono vescovi e cardinali strettamente legati a McCarrick che risultano nel circolo degli amici di papa Francesco. A cominciare da Donald Wuerl, chiamato a suggerire i candidati all’episcopato negli Stati Uniti al posto del silurato cardinale Raymond Burke. Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ne ha coperto chiaramente le responsabilità in tutti questi anni e proprio nei giorni scorsi sono emerse nuove testimonianze che lo inchiodano. Ma c’è anche il cardinale Kevin Farrell, altro pupillo di McCarrick, che oltre alla porpora ha avuto in «dono» a Roma la guida del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Anche lui mantenuto al suo posto malgrado l’assoluta inattendibilità della reclamata ignoranza sul «vizietto» di McCarrick. Farrell peraltro è anche responsabile della «svolta omosessuale» all’ultimo Incontro mondiale della Famiglia a Dublino, lo scorso agosto, quando a parlare è stato invitato il gesuita americano padre James Martin, che ha lanciato una crociata per inserire l’agenda Lgbt nella Chiesa.

Proprio la questione dell’omosessualità nel clero sta infiammando la preparazione del vertice sugli abusi. È evidente che papa Francesco non ne vuole parlare in alcun modo, e anzi ha più volte affermato che la causa degli abusi sessuali va ricercata nel clericalismo, in pratica un abuso di potere. E alcuni suoi collaboratori si sono spinti perfini a negare l’evidenza, ovvero che McCarrick abbia avuto relazioni omosessuali.

Sicuramente una pubblica critica che leghi gli abusi sessuali del clero all’omosessualità sarebbe molto impopolare agli occhi del «mondo». Papa Francesco anche recentemente ha detto che chi ha tendenze omosessuali non dovrebbe diventare prete, ma lì si è fermato.

C’è però il fondato timore che il vertice di febbraio sarà usato da chi vorrebbe legittimare l’omosessualità anche nel clero: «Si può essere bravi preti anche se gay», è il ritornello di moda tra le correnti più progressiste, ma sicuramente ci sono cardinali influenti, come il tedesco Reinhard Marx, l’austriaco Christoph Schömborn, lo statunitense Blaise Cupich, che non hanno nulla da obiettare. Certo, evitare di parlare di un problema omosessualità nel clero è il primo passo per una sua legittimazione.

Per questo nelle ultime settimane ci sono stati diversi interventi di cardinali che hanno criticato l’approccio di papa Francesco al tema abusi. Tra questi i due cardinali superstiti dei Dubia, Walter Brandmüller e Raymond Burke. Il primo ha ricordato ciò che anche un dettagliato rapporto negli Stati Uniti ha messo in evidenza: l’80% degli abusi sessuali non sono commessi su bambini ma su adolescenti maschi. Vuol dire che il legame tra omosessualità e abusi sessuali è «statisticamente provato». Ciò non vuol dire che tutti i preti con tendenze omosessuali siano potenzialmente abusatori, ha sottolineato Burke, ma è un fatto che la stragrande maggioranza di questi abusi vengano da una «debolezza morale» che non c’entra nulla con il clericalismo. Ancora più chiaro l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gerhard Müller che, in una lunga dichiarazione, ha affermato tra l’altro che «balbettare di clericalismo o di strutture della Chiesa come causa, è un insulto alle molte vittime degli abusi sessuali».

Ad alzare ulteriormente la temperatura, in questi giorni sono scese in campo anche delle associazioni di laici, che hanno lanciato una petizione online da presentare ai vescovi che parteciperanno al vertice vaticano. Il titolo non lascia spazio ad equivoci: «Fermiamo la rete omosessuale nella Chiesa». È stata lanciata da una associazione svizzera, Pro Ecclesia, sostenuta dal sito americano LifeSiteNews, ma immediatamente rilanciata in tutte le lingue (in italiano da La Nuova Bussola Quotidiana). Chiede una serie di misure, tra cui la reintroduzione di un articolo del Codice di Diritto Canonico del 1917 che stabiliva sanzioni dure, fino alla riduzione allo stato laicale, per i chierici responsabili di atti omosessuali. Improbabile che il Papa acconsenta, ma gli sarà comunque difficile lasciare il tema omosessualità fuori dalla porta del vertice.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lombra-dei-pedofili-e-strane-carriere-dei-porporati-gay-mura-1631508.html?fbclid=IwAR07v6zRca6bQJGOhRxddqOsEdwUdcngM1ymCHIh6vzGmajJQW-9cl10QLE

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