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“Emanuela Orlandi? In Vaticano sanno. Lo ammisero, ma poi…”

Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, rivela a ilGiornale.it i dettagli di una trattativa tra l'ex procuratore di Roma e il Vaticano: "Emissari della Santa Sede si resero disponibili a collaborare"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Febbraio 2022
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Sono passati quasi 39 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, la 15enne romana di cui si sono perse le tracce dal lontano pomeriggio del 22 giugno 1983. Tra ipotesi, supposizioni e indagini ad ampio raggio, il caso continua a essere tra i più intricati e controversi della cronaca degli ultimi 50 anni.

Le recenti rivelazioni dell’ex procuratore di Roma Giancarlo Capaldo hanno aperto nuovi scenari sulla misteriosa vicenda. “Due ‘alte cariche’ della Santa Sede si resero disponibili a mettere a disposizione ogni conoscenza e indicazione per farci avere ‘i resti’ di Emanuela”, conferma alla nostra redazione Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela.

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Pietro, lo scrittore Tommaso Nelli ha raccontato che nei diari di scuola di Emanuela figurerebbe il numero telefonico di una persona, tal “Federica”, mai identificata. Può confermarlo?

“Si, era in un’agendina”.

Di chi si tratta?

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“Non saprei, probabilmente un’amica o una compagna di scuola. Chiaramente è impossibile che conoscessi tutte le amicizie di mia sorella”.

Accanto al nome compare un’annotazione: “Indovina chi è”. Secondo lei, cosa significa?

“Non credo sia un dettaglio rilevante. Bisogna tenere conto che all’epoca Emanuela aveva 15 anni , era poco più che una bambina. Forse – ma è solo un’ipotesi – era qualcuno che le piaceva e ci scherzava su con un’amichetta. Chissà. In ogni caso, nulla di importante”.

Esclude che possa entrarci qualcosa con la scomparsa?

“Sì, direi proprio di sì. Così come escludo, in generale, che dei ragazzini – parlo di amici e compagni di scuola di Emanuela – possano entrarci qualcosa con il rapimento di mia sorella”.

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Di recente è emerso un altro retroscena. Pare che nella primavera del 2012 due emissari di Papa Ratzinger, verosimilmente due “alti prelati”, avrebbero dato la disponibilità del Vaticano a far ritrovare “i resti” di Emanuela. Lo conferma?

“Assolutamente sì. Anzi fu prospettata una sorta di trattativa”.

Che genere di trattativa?

“Il Vaticano chiese alla Procura di Roma ‘un aiuto’ per spostare le spoglie di Enrico ‘Renatino’ De Pedis (ex boss della Banda della Magliana, ndr) dalla Basilica di Sant’Apollinare, dov’era stato sepolto, perché ovviamente creava imbarazzo alla Chiesa. Giancarlo Capaldo, all’epoca procuratore e titolare dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela, propose una contropartita”.

Cioè?

“Il dottor Capaldo chiese in cambio che fossero restituiti ‘i resti’ di Emanuela alla nostra famiglia”.

E quale fu la risposta?

“Ci furono due colloqui tra Capaldo e due emissari della Santa Sede. Durante il primo incontro dissero che ‘gli avrebbero fatto sapere’ dopo essersi confrontati con altre persone ‘più in alto nella gerarchia’. In quello successivo confermarono che il Vaticano era disponibile a mettere a disposizione ogni conoscenza e indicazione per arrivare a questa conclusione”.

Lasciarono intendere che avrebbero collaborato o il consenso fu esplicito?

“‘Va bene’, fu la loro risposta”.

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E per quale motivo la trattativa sarebbe sfumata?

“Dopo poco il dottor Giuseppe Pignatone venne nominato capo della procura e chiese l’archiviazione del fascicolo riguardante la scomparsa di mia sorella, che Capaldo rifiutò di firmare. E poi, nel giro di pochi mesi, Papa Ratzinger si dimise”.

Quali sono stati i risvolti successivi?

“Lo scorso dicembre, il dottor Capaldo è stato sentito in Procura nell’ambito di un fascicolo aperto a modello 45, quindi senza indagati né ipotesi di reato, dopo che il Consiglio Superiore della Magistratura aveva chiesto informazioni ai magistrati sull’esposto presentato dall’avvocato Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, sui colloqui intercorsi tra il i magistrati della Procura e il Vaticano”.

Cosa è emerso? Ma soprattutto, chi sarebbero i “due emissari” coinvolti nella trattativa?

“Due ‘alte cariche’ della Santa Fede. Quello che ritengo importante però, al di là delle persone coinvolte, è che per la prima volta il Vaticano abbia ammesso di avere informazioni sulla scomparsa di Emanuela. Lì dentro sanno bene cosa è successo”.

Nel corso degli anni sono state formulate molteplici ipotesi sulla scomparsa di Emanuela. A oggi, quale pista scarterebbe?

“Quella dell’allontanamento volontario. Le altre, per una ragione o per un’altra, sono tutte plausibili”.

Allora ribaltiamo la domanda: Qual è l’ipotesi più attendibile?

“Emanuela è stata oggetto di un ricatto, qualcosa di grosso. Altrimenti non si spiega perché dopo tutto questo tempo la verità non sia ancora saltata fuori”.

Un ricatto tra chi e per cosa poi?

“Per certo non c’entrano i soldi. Un affare, forse uno scambio, in cui sono coinvolti uomini di potere. Quello di mia sorella è stato un rapimento organizzato, su questo non c’è ombra di dubbio”.

Cosa glielo fa pensare?

“Tante cose. Sin da quella famosa telefonata dopo il rapimento – intendo la prima – in cui Emanuela raccontava di essere una ‘ragazza di 15 anni iscritta alla scuola di musica eccetera’. La sensazione è che si trattasse di una registrazione, magari un’intervista che le avevano fatto nei giorni antecedenti alla scomparsa. E poi c’è quella frase di Papa Giovanni Paolo II che non scorderò più: ‘Esistono casi di terrorismo internazionale’, furono le sue testuali parole quando venne a trovarci per gli auguri di Natale”.

Anche il nome dell’ex boss della Banda della Magliana, Enrico “Renatino” De Pedis, torna sempre in questa storia. Secondo lei, perché?

“Penso che abbia avuto un ruolo secondario nella vicenda. Nel senso che è stato impiegato per un lavoro di ‘manovalanza’, mettiamola così. Ma c’erano – ci sono – poteri ben più consolidati e personalità ricattabili che c’entrano con il rapimento di Emanuela”.

Sono 39 anni che si batte per la verità. Dove trova la forza?

“La forza la trovo nell’ingiustizia che Emanuela ha subito e ancora subisce. Lo dico da 39 anni: finché non mi daranno prova del contrario continuerò a inseguire la verità e cercare mia sorella da viva. Emanuela era ed è registrata all’anagrafe come ‘cittadina vaticana vivente'”.

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/pietro-orlandi-ammisero-avere-informazioni-su-emanuela-poi-2009900.html

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