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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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La pedofilia dei preti italiani che i vescovi vogliono tenere nascosta

Sappiamo tutto di ciò che è accaduto nel mondo, nulla sull’Italia. Eppure negli ultimi 15 anni si contano 325 sacerdoti denunciati per pedofilia. Ecco l’inchiesta per la quale chiediamo il sostegno dei lettori: SOSTIENI LA SUA REALIZZAZIONE! Per ogni euro versato, noi ne aggiungiamo un altro fino al raggiungimento dell’obiettivo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Aprile 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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Lo chiamavano don Mercedes. A Crema era un pezzo grosso di Comunione e Liberazione il parroco Mauro Inzoli; gli piacevano il lusso e le belle macchine, lo si vedeva spesso nei ristoranti alla moda, un sigaro cubano all’angolo della bocca.

Aveva amicizie politiche importanti e poco senso del pudore: nel gennaio 2015 applaudiva insieme a Roberto Formigoni al convegno sulla famiglia tradizionale organizzato dalla Regione Lombardia, eppure già da anni molestava i ragazzini, come conferma la condanna definitiva per pedofilia del 2018. Li toccava persino durante la confessione, per rinnovare l’alleanza fra Abramo e Isacco descritta nell’Antico Testamento, diceva. La più piccola delle sue vittime aveva 12 anni.

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Una storia non certo unica. Secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, che monitora i casi di violenza sessuale nella Chiesa cattolica, nel nostro paese negli ultimi 15 anni si contano 325 sacerdoti denunciati per pedofilia, di cui 161 condannati in via definitiva.

Questi numeri rappresentano solo piccola parte di un fenomeno sommerso e pervasivo, eppure non sembrano scuotere le istituzioni e la stampa. Ed è questa la ragione per cui chiediamo ai lettori di sostenere la grande inchiesta su “La violenza nella Chiesa italiana”.

Nel paese che ospita il Vaticano, infatti, né il Parlamento né la Chiesa prendono iniziative per andare a fondo del problema. Il presidente della Conferenza episcopale Gualtiero Bassetti butta acqua sul fuoco assicurando che in Italia gli strumenti messi in campo a tutela dei minori funzionano bene e che presto sugli abusi sarà condotta un’indagine ma, sia chiaro, «gestita dall’interno della Chiesa».

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

La società civile, però, non ha più voglia di aspettare: di fronte al silenzio ecclesiastico si è costituito Italy Church Too, un coordinamento di associazioni contro gli abusi nella Chiesa, che chiede subito una commissione d’inchiesta indipendente, come quelle che si sono appena formate in Spagna e in Portogallo.

L’iniziativa nasce da donne impegnate in ambito cattolico e laico, determinate a rompere anche nel nostro paese il muro di omertà e a ottenere giustizia e risarcimenti per le vittime: sono scesi in campo l’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, le Comunità cristiane di base e i periodici Adista, Tempi di Fraternità e Left. Tra loro anche Erik Zattoni, figlio di un prete (anche) pedofilo mai ridotto allo stato laicale nonostante l’esame del dna e le sue ammissioni.

GLI SCANDALI DEGLI ULTIMI ANNI

L’idea ha preso vigore dallo scandalo che all’inizio dell’anno ha coinvolto persino il papa emerito Benedetto XVI: un report dalla Baviera ha infatti rivelato che nella sola diocesi di Monaco e Frisinga, nell’arco di 74 anni sarebbero stati abusati 500 bambini e bambine fra gli 8 e i 14 anni e che Joseph Ratzinger, da cardinale, ne sarebbe stato al corrente.

I dati di Monaco seguono quelli, talmente eclatanti da suscitare dubbi, del rapporto della commissione indipendente sugli abusi nella chiesa francese: dal 1950 si conterebbero 216 mila minori vittime di tremila preti, a cui si aggiungono altri 114 mila abusati da laici all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. In Nuova Zelanda la pedofilia riguarderebbe addirittura il 14 per cento del clero.

Dallo scoop del Boston Globe, celebrato nel 2015 dal film Il caso Spotlight, che nel 2002 ha inchiodato la chiesa americana alle sue responsabilità, fino al Rapporto Ryan in Irlanda, che ha individuato ben 30 mila minori abusati negli oltre cento istituti cattolici nel paese, sono almeno vent’anni che la pentola è stata scoperchiata. L’Italia però rimane un buco nero. Le denunce vengono ignorate dalla Chiesa e le vittime finiscono inghiottite dal silenzio.

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Una storia simbolo è quella dell’Istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona: nel 2010 67 ex ospiti accusano numerosi sacerdoti della congregazione di averli sottoposti a molestie e violenze quando erano bambini, a partire dagli anni ’50.

Tra i fatti denunciati c’è la dichiarazione di Gianni Bisoli, che afferma di essere stato abusato tra i 9 e i 15 anni da ben 16 fra preti e fratelli laici; sostiene anche di essere stato lasciato “a disposizione” di monsignor Giuseppe Carraro, all’epoca vescovo di Verona, e per il quale, a 32 anni dalla morte, è in corso il processo di beatificazione, dopo che nel 2015 è stato dichiarato “venerabile per l’eroicità della sua virtù” dalla Congregazione per le cause dei santi.

Una commissione conoscitiva promossa dal Vaticano nello stesso 2010 non rileva (quasi) nulla dei reati denunciati, ormai comunque prescritti. Ma il responsabile dell’Istituto, don Nicola Corradi, trasferito nella sede argentina del Provolo, nel 2019 verrà condannato laggiù a 42 anni «per gravi e ripetuti abusi» di minori.

MELE MARCE O SISTEMA CHE COPRE GLI ABUSI?

I pedofili nella chiesa non sono “mele marce” come dicono le gerarchie ecclesiastiche. Quando si mettono insieme i tasselli del mosaico, dispersi nelle cronache locali e poi dimenticati, emerge un quadro di violenza endemica che riguarda ogni ambito della vita della Chiesa.

Troviamo preti che approfittano del loro potere per allungare le mani sui ragazzini in sacrestia, durante le lezioni di catechismo o le prove del coro, in campeggio o nei centri estivi; alcuni sono guru di comunità di recupero e centri di ascolto, altri guidano scuole cattoliche.

Molti sono i molestatori seriali in attesa di giudizio per induzione alla prostituzione minorile e violenza privata: sacerdoti che promettono cocaina in cambio di prestazioni sessuali e offrono pochi spiccioli e una ricarica del telefono in cambio di una marchetta o di un video hard. Con i cassetti o i pc pieni di materiale pedopornografico, circuiscono ragazzini non ancora adolescenti, meglio se con problemi psichici o provenienti da famiglie disagiate perché più indifesi: fanno loro credere che la mano che li fruga è una mano benedetta, che l’amore di Dio si esprime con lo spirito e con il corpo, che sono dei privilegiati.

Gli stupri non di rado si protraggono per anni, a volte anche per decenni, lasciando segni indelebili nelle vittime, costrette spesso a fare i conti con le conseguenze fisiche e psicologiche delle violenza per il resto della vita.

E la Chiesa istituzionale come reagisce? Cura, sostiene, protegge. Non le vittime ma i preti. La prassi consolidata quando viene segnalato un caso di pedofilia è sempre la stessa: non denunciare alle autorità ma evitare lo scandalo spostando il prete in un’altra parrocchia o ricoverandolo per un periodo in una delle inavvicinabili strutture per la riabilitazione dei preti sparse per l’Italia. Le autorità ecclesiastiche non hanno l’obbligo giuridico di denunciare gli abusi, tantomeno devono rendere conto degli esiti dei processi interni, così si trincerano dietro al silenzio.

C’è addirittura chi, dopo una denuncia per pedofilia, riprende a fare il parroco sotto falso nome in un altro posto, come don Silverio Mura, prete della diocesi di Napoli, diventato don Saverio Aversano a Montù Beccaria, in provincia di Pavia.

Lo denuncia la Rete L’Abuso nell’esposto in cui spiega che il sacerdote viene trasferito dopo una querela per pedofilia e che, grazie alla complicità della curia, continua a occuparsi di bambini e a ricevere la posta al nuovo indirizzo.

La stessa associazione sottolinea che sono almeno 29 i vescovi coinvolti nell’occultamento dei reati: nel caso di don Giuseppe Rugolo, per esempio, dalle intercettazioni emerge che il vescovo di piazza Armerina Rosario Gisana avrebbe provato a comprare il silenzio della famiglia della vittima con i soldi della Caritas. Ancora: monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano, informato delle attenzioni che uno dei suoi parroci, don Mauro Galli, riserva a un ragazzo di 15 anni, ammette in interrogatorio di essersi limitato a spostarlo di sede per ben due volte.

Il prete di Rozzano è stato condannato l’anno scorso dalla Corte d’Appello di Milano a cinque anni e sei mesi; il suo caso è stato anche posto all’esame della Congregazione per la dottrina della fede, dopo che il processo di primo grado al Tribunale ecclesiastico regionale si era risolto con un nulla di fatto per insufficienza di prove ma a oggi nulla si sa dell’esito. Scontato il debito con la giustizia dello Stato, don Galli potrebbe quindi tornare in parrocchia.

NON SOLO PEDOFILIA

Non ci sono soltanto gli abusi sui minori ma anche quelli sulle religiose. Già a metà degli anni Novanta due suore di ritorno dall’Africa inviano al Vaticano rapporti in cui sostengono che molte suore vengono stuprate da sacerdoti timorosi di prendere l’Aids dalle donne indigene; e se restano incinte vengono costrette ad abortire.

Raccontano anche di un prete che officia il funerale di una donna morta in seguito all’aborto che lui stesso le ha procurato. Nel documento si sottolinea che la violenza sulle religiose non è soltanto una questione africana ma riguarda ben 23 paesi, fra cui l’Italia.

In anni più recenti, la teologa Doris Wagner ha accusato il capo ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede padre Hermann Geissler (poi assolto dal Tribunale della Segnatura apostolica, il supremo tribunale di diritto canonico della Santa Sede) di averla violentata quando era suora dell’Opus Spiritualis Familia a Roma: «Ero giovane, credente e idealista: ero la vittima ideale per un prete», ricorda oggi. Dipendenti economicamente dalla congregazione a cui appartengono, costrette a tagliare i ponti con la famiglia, le suore sono schiacciate da un sistema clericale fondato sull’omertà; in Italia, chi prova a denunciare non ottiene nulla se non di essere discriminata o addirittura allontanata dalla comunità. Ancora una volta, in caso di una segnalazione di abuso, a venire protetto è il prete.

La Chiesa italiana, che è riuscita fino ad oggi a non reagire alla crisi che la minaccia dall’interno, rimanendo fedele a una casta maschile sorda ai richiami sulle discriminazioni di genere e restia a cedere parte del suo potere, come risponderà alla richiesta di istituire finalmente un’indagine indipendente sugli abusi?

A fine maggio si terrà l’assemblea generale della Cei per il rinnovo dei vertici, e il cardinale Bassetti pare avere tutte le intenzioni di passare la patata bollente al suo successore.

SOSTIENI QUESTA INCHIESTA: PER OGNI EURO VERSATO, NOI NE AGGIUNGIAMO UN ALTRO

https://www.editorialedomani.it/fatti/inchieste-sostenute-dai-lettori-domani-violenza-chiesa-italiana-puntata-1-mu55ttaa

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