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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Il senso di impunità del prete e lo scaricabarile dei vescovi

Federica Tourn by Federica Tourn
23 Maggio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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Federica Tourn EDITORIALE DOMANI – Quando apre la porta ai carabinieri, don Livio non sospetta nulla. Conosce già quella coppia, venuta a chiedere informazioni per mandare il figlio nella comunità “Effatà Apriti” che il sacerdote gestisce a Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino. Invece si tratta della copertura di un’indagine per violenza sessuale ai danni di un bambino di dodici anni e per don Livio Graziano, 56 anni, scatta l’arresto: l’ordine di custodia cautelare viene firmato il 22 ottobre scorso dalla Gip del tribunale di Avellino Francesca Spella. Quattro giorni dopo, la sede della comunità viene perquisita: «come indicato con precisione dal ragazzo, nell’armadietto del bagno del sacerdote vengono trovati preservativi, vaselina e lubrificanti – afferma l’avvocato Giovanni Falci, difensore del padre della vittima – oltre a 107mila euro in due scatole chiuse a chiave». Quando, due giorni dopo, viene interrogato dalla gip, l’indagato si avvale della facoltà di non rispondere.

Originario della provincia di Caserta, don Livio è un prete sui generis. Le sue messe sono perturbanti, pervase da spirito carismatico: impone le mani e i fedeli si accasciano a terra, i malati vanno da lui per essere guariti. È anche un educatore: si dedica ai bambini senza famiglia, va nelle periferie per cercare chi è rimasto ai margini. Nel 2002 fonda ad Avellino la Fidde, Fraternità i Discepoli di Emmaus, una onlus che in breve tempo si ramifica in tutta la regione, aprendo ambulatori, attività per disabili, gruppi di auto aiuto per chi soffre di ansia, ludopatie, disforie di genere, disagio giovanile in generale. A Castel Volturno dal 2004 al 2020 il sacerdote gestisce anche una comunità educativa a gestione famigliare, dove accoglie decine di ragazzi in difficoltà.

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Nel 2015 la onlus si costituisce in cooperativa sociale con il nome di Effatà Apriti, specializzata in problemi alimentari e convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e con il Tribunale di Avellino, un progetto che sta particolarmente a cuore a don Livio perché, come confessa in un’intervista a Repubblica, lui stesso ha sofferto a lungo di bulimia e anoressia. Fra i vari ambiti della missione del versatile sacerdote c’è, tragica ironia, anche la lotta contro la pedofilia: nel 2012, infatti, don Livio partecipa come esperto a un convegno sulla pedopornografia patrocinato dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Benevento, con un intervento sul “recupero del minore vittima di abusi”. Per il suo impegno sociale e umanitario, due anni dopo riceve addirittura il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

Andrea (nome di fantasia) ha una famiglia normale; va a scuola, ha la passione per il calcio e da tifoso del Napoli sogna di incontrare Insigne. Ha la curiosità e il desiderio di esplorare tipico della sua età: da un rapporto con un coetaneo si prende un’infezione e i genitori, disorientati, lo indirizzano propro a don Livio. La speranza è che il prete, forte della sua esperienza con i ragazzi in crisi, possa aiutare Andrea a mettere ordine nei suoi turbamenti preadolescenziali. Glielo affidano da giugno alla fine di agosto 2021: tre mesi Andrea resterà nella grande casa di Prata Principato Ultra, dormendo su un materasso ai piedi del prete: secondo quanto racconta il padre del ragazzo, dopo solo cinque giorni dal suo arrivo don Livio abusa di lui con il pretesto di “visitarlo”. «Le violenze da quel momento si ripeteranno per tutto il periodo della sua permanenza nella comunità», conferma l’avvocato Falci.

Il programma della “rieducazione di Andrea” è organizzato in una rigida griglia di impegni giornalieri, seguito passo passo da un’équipe di specialisti, e la famiglia è informata regolarmente dei suoi progressi. «Don Livio mi aggiornava su come proseguiva il soggiorno e mi mandava foto del ragazzo impegnato in diverse occupazioni», racconta il padre, che vede Andrea spazzare il cortile, mettere in ordine i libri in biblioteca ed è convinto che tutto prosegua per il meglio. Ma è soltanto una messinscena per tranquillizzare i genitori: «mio figlio mi ha detto in seguito che il prete lo metteva in posa apposta per le foto», riporta il padre. Al termine dell’estate, nella relazione consegnata ai genitori e firmata dallo stesso don Graziano, si legge che Andrea è molto migliorato e «mostra una serenità e una pace interiore. Quella serenità che è la scoperta di esserci, di vivere l’istante intensamente».

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A settembre, Andrea torna a casa. «Mi sono insospettito perché mio figlio era silenzioso, se ne stava sempre in disparte con il telefono – racconta il padre – gli ho chiesto a chi scrivesse continuamente e mi ha risposto: “a padre Livio, se non gli rispondo subito poi mi stressa”». Dalla chat fra i due, racconta il padre, vengono fuori centinaia di messaggi: quelli del prete sono incalzanti, si lamenta che il ragazzino non lo considera, gli scrive che senza di lui la sua vita non ha più senso. Don Livio è inarrestabile, non cerca nemmeno di essere prudente: manda whatsapp a tutte le ore, anche di notte, pieni di chioccioline che – gli spiega Andrea – significano “ti amo”. «Gli scriveva anche mentre celebrava la messa – sottolinea sempre il padre – Durante il soggiorno estivo gli aveva anche fatto regali costosi: un iphone 12, un orologio, un Apple smart watch». Non è tutto: secondo quanto riportano i difensori della famiglia, il prete dava anche dei soldi al ragazzino in cambio delle prestazioni sessuali. «Durante l’esame del contenuto dell’iphone di don Livio sono emerse anche alcune fotografie di Andrea mentre dorme, in pose inequivocabili – dichiara l’avvocata Benedetta Falci, che rappresenta la madre della vittima – foto cancellate dal sacerdote ma recuperate dagli inquirenti nella memoria dei file eliminati».

La Chiesa, alla notizia dell’arresto, prende le distanze. La diocesi di Aversa, a cui il sacerdote appartiene, diffonde un comunicato stampa in cui dice che don Livio «da ormai molti anni aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale della comunità ecclesiale». Monsignor Arturo Aiello, vescovo di Avellino dal 2017, a sua volta alza le mani e rimpalla la questione al suo predecessore, monsignor Francesco Marino, che a più riprese aveva chiesto al sacerdote di non esercitare il ministero pastorale nel territorio diocesano.

Marino conferma, spiegando che l’attività terapeutica di don Graziano lo preoccupava: «agiva in maniera autocefala e senza controllo – sottolinea il vescovo – questa situazione a me non convinceva, sia perché sganciata da ogni riferimento ecclesiale, sia perché in campi tanto delicati ci sarebbe stato bisogno di discernimento e competenza, che a me non risultava lui avesse». «Ero convinto – rincara l’ex vescovo di Avellino – che agisse al riguardo senza averne effettiva capacità; lui stesso non mi sembrava avere un retroterra psicologico personale equilibrato ed adeguato».

Dubbi, chiacchiere sul conto del prete non mancano, ma denunce esplicite non arrivano, specifica monsignor Marino, che non manca di sottolineare come don Graziano operasse comunque non sotto la sua responsabilità ma alle dipendenze del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo. Dal canto suo, Spinillo ribadisce che il prete da ormai quindici anni manteneva con la diocesi di Aversa «un rapporto molto occasionale». «Il mio giudizio – spiega il vescovo –  era che si trattasse di un sacerdote che, pur avendo una buona sensibilità personale, non riuscisse a vivere l’attività che sviluppava come un vero apostolato, ma piuttosto quasi come ricerca di un’affermazione di sé».

Proprio Spinillo, però, aveva ingiunto a don Livio un periodo di discernimento e di recupero spirituale nella comunità monastica di Montevergine. Don Vitaliano Della Sala, vicedirettore della Caritas di Avellino, che ha conosciuto il sacerdote proprio a Montevergine, lo ricorda come una specie di santone: «padre Livio incoraggiava la superstizione della gente e a volte ho avuto l’impressione che confondesse la fede con la magia». «Che io sappia è stato allontanato da Aversa per sospetti di pedofilia – precisa don Vitaliano – purtroppo i vescovi in questi casi, invece di fare un’indagine seria alle prime avvisaglie e interrompere subito ogni rapporto fra il prete e i ragazzi, lo spostano da un’altra parte aggravando il problema». Con conseguenze drammatiche se, come nel caso di don Livio, il sacerdote si occupa di minori a rischio, anche in convenzione con il servizio pubblico: «se avessero avuto una denuncia in mano, le istituzioni ci avrebbero pensato due volte ad affidargli dei ragazzini», chiosa don Vitaliano.

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Andrea, intanto, ha lasciato gli amici e a calcio non parla con nessuno. «È sempre da solo, gli sta montando la rabbia», dice il padre, desolato. «Il ragazzo ha subito un’esperienza di abuso continuativa che il sacerdote ha qualificato come amore – spiega lo psichiatra Egidio Errico, che ha fatto una perizia su richiesta dell’avvocato Falci – i danni, già evidenti, purtroppo tenderanno a peggiorare con il tempo».

Il processo a don Livio Graziano è nella fase dibattimentale e si celebra a porte chiuse; è stato chiesto il giudizio immediato ed è probabile che si arriverà presto a una sentenza. Al momento il sacerdote è sospeso dal ministero sacerdotale e il Tribunale ecclesiastico ha avviato un processo a suo carico, che procede su un binario parallelo e indipendente da quello dello Stato. Lo scorso dicembre il sacerdote è uscito dal carcere in seguito a uno sciopero della fame e si trova agli arresti domiciliari in una struttura di proprietà della Chiesa in attesa del giudizio ecclesiastico e civile.

Federica Tourn EDITORIALE DOMANI del 23/5/22

 

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Federica Tourn

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Federica Tourn è giornalista professionista; come freelance si è occupata soprattutto di migranti, religioni, diritti umani, mafie, femminismo. Ha scritto reportage da diversi paesi, dalla Siria al Libano, dalla Bosnia all’Ucraina; ha collaborato fra gli altri con Diario, D Repubblica, Il Manifesto, Left, Rolling Stone, Vanity Fair, Marie Claire, Famiglia Cristiana, Pagina99, Eastwest, FQ Millennium, Huffington Post UK, Geographical. Insieme ad altre donne, nel 2007 ha pubblicato per l’editrice Claudiana La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi e nel 2020 per le edizioni Aut Aut ha scritto Rovesciare il mondo. I movimenti delle donne e la politica. Su Jesus cura le rubriche “Ecumene” e “Le Straniere”. Per Domani dal 2022 si occupa dell’inchiesta sulla violenza nella Chiesa cattolica. Nel 2020 ha vinto la prima edizione del  “Piazza Grande Religion Journalism Award”, organizzato dall’Iarj, l’Associazione internazionale di giornalisti religiosi, e nel 2023 la seconda edizione del Premio Mimmo Cándito-Per un giornalismo a testa alta.

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