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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Se cento preti pedofili vi sembran pochi

I primi risultati della nostra inchiesta permanente sulla pedofilia parlano chiaro: si tratta di un crimine endemico nella Chiesa in Italia. Può mai essere la Conferenza episcopale a indagare se stessa, affidando per di più all'Università Cattolica l'analisi di ciò che emerge? Cosa aspetta lo Stato a investigare, a tutelare le vittime e a fare giustizia?

Federico Tulli by Federico Tulli
1 Luglio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Un mese dopo essere stato annunciato dal nuovo capo della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale e arcivescovo Zuppi, il 23 giugno è stato avviato il primo Report della Chiesa italiana sulla pedofilia basandosi sulle attività dei Servizi regionali, dei Servizi diocesani/interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Cosa siano i Centri d’ascolto lo abbiamo raccontato su Left del 18 febbraio 2022. Qui per brevità ricordiamo che sono stati istituiti dalla Cei nelle diocesi italiane per raccogliere informazioni e segnalazioni dalle vittime di preti pedofili e dare loro sostegno psicologico e giuridico. Il Report rientra in una delle 5 linee di azione varate a maggio dall’assemblea generale dei vescovi e volte – a detta loro – a una “più efficace prevenzione” del fenomeno criminale.

Nella ricerca saranno coinvolti 16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto. L’esame dei dati raccolti spetterà a ricercatori dell’Università Cattolica del sacro cuore di Piacenza, specializzati in economia, statistica, sociologia con esperienza specifica in analisi di policy children safeguarding. Il risultato dell’indagine sarà reso noto in autunno e gli esperti avranno il compito «non solo di presentare una radiografia dell’esistente, ma di trarre suggerimenti e indicazioni per implementare l’adeguatezza dell’azione preventiva e formativa delle Chiese che sono in Italia».

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La scelta dell’Università Cattolica spiega la Cei, si è fondata sul suo coinvolgimento come soggetto valutatore del progetto “Safe – Educare e accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità papa Giovanni XXIII, il Centro sportivo italiano, l’Azione cattolica italiana e il Centro interdisciplinare di ricerca sulla vittimologia dell’Alma mater studiorum di Bologna. Potrebbe sembrare tutto coerente – la Cei che si avvale dell’Università cattolica per affrontare un problema radicato profondamente all’interno della Chiesa – se non fosse che Zuppi, presentando il progetto a maggio, aveva dichiarato che l’incarico sarebbe stato affidato «a due centri universitari indipendenti».

E che cosa ha di “indipendente” l’Università cattolica rispetto alla Chiesa? Nulla di nulla. Come scrive Ludovica Eugenio su Adista – che insieme a Left e ad altre importanti realtà associative fa parte del Coordinamento ItalyChurchToo (v. Left del 18 febbraio 2022) – per statuto, le università cattoliche sono regolate dal Codice di diritto canonico (art. 807- 814), dalla Costituzione apostolica Ex corde ecclesiae sulle università cattoliche e dalle Norme applicative delle Conferenze episcopali. Per capire ancora meglio ecco alcuni riferimenti giuridici. Art. 808 Cdc: «Nessuna università di studi, benché effettivamente cattolica, porti il titolo ossia il nome di università cattolica, se non per consenso della competente autorità ecclesiastica»; art. 4 Ex corde ecclesiae: le università cattoliche devono «servire a un tempo la dignità dell’uomo e la causa della Chiesa»; art. 14: «In una università cattolica, quindi, gli ideali, gli atteggiamenti e i principi cattolici permeano e informano le attività universitarie conformemente alla natura e all’autonomia proprie di tali attività».
Lo stretto legame dell’ateneo con la Chiesa è codificato anche nello Statuto, precisa Ludovica Eugenio. La Cattolica «secondo lo spirito dei suoi fondatori, fa proprio l’obiettivo di assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura».

Tutto chiaro, no? Sicuramente i ricercatori della Cattolica sono preparati e formati per svolgere il compito che è stato loro assegnato ma di certo appartengono a un’istituzione priva totalmente della terzietà necessaria per arrivare a una valutazione oggettiva e super partes del problema in questione. Un problema che è gigantesco e che dal febbraio scorso noi di Left – che indipendenti lo siamo per davvero – stiamo cercando di fotografare in ogni suo aspetto (statistico, sociale, psichiatrico, storico, giuridico, etc) attraverso l’indagine permanente pubblicata nel nostro Database (consultabile su chiesaepedofilia.left.it).

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E qui vi proponiamo un primo … “report” del lavoro di analisi dei dati in gran parte provenienti dall’unico Archivio esistente in Italia e che fa capo all’associazione di tutela delle vittime Rete L’Abuso. Ebbene, dopo un’accurata verifica delle fonti, su 126 posizioni esaminate (pari a poco meno di un quarto di quelle totali monitorate, circa 450) abbiamo individuato 100 casi di sacerdoti pedofili per un totale di 332 vittime in età prepuberale; 94 di questi crimini sono avvenuti tra il 2000 e i primi mesi del 2022, altri 6 tra il 1995 e il 1999 (e giudicati nei primi anni Duemila); 86 sacerdoti su 100 sono stati condannati in via definitiva, per 11 ecclesiastici sono in corso indagini o un processo “laico”, in 3 sono stati denunciati solo alle autorità ecclesiastiche; in 10 sentenze su 100 è stata emessa una condanna per pedopornografia, pertanto in questi casi il numero delle vittime è imprecisato; infine, i 100 sacerdoti coinvolti appartengono a 61 diocesi diverse, pari al 26,9% del totale.

E gli altri 26 casi? Per 5 di loro non è stato possibile completare le verifiche perché sono stati rimossi dagli archivi dei giornali tutti gli articoli sulla vicenda che li ha visti coinvolti. Gli altri 21 hanno compiuto reati che vanno dallo stalking alla violenza “sessuale” su minori non prepuberi o su persone maggiorenni (di cui una disabile), dal favoreggiamento della prostituzione alla resistenza a pubblico ufficiale, dallo spaccio di droga alla circonvenzione di incapace.

Questo nostro primo rapporto non comprende 111 casi indagati dal 2010 al 2021 dalle diocesi di Trento e di Bolzano (v. Left del 18 febbraio 2022). Quel che sappiamo è che nessuno è stato contestualmente segnalato dai vescovi alle autorità italiane.
In queste due diocesi come in tutte le altre con il “nuovo corso” inaugurato dal card. Zuppi, la Chiesa in Italia continua beatamente a lavare i panni sporchi in famiglia come se fosse il modo più efficace per prevenire e sradicare la pedofilia al suo interno. Di fronte a questa strategia – che resta un unicum a livello mondiale considerando che in altri Paesi sono state autorizzate dalle Chiese locali inchieste indipendenti che hanno portato innegabili risultati – noi di Left restiamo basiti di fronte all’inerzia totale dello Stato italiano. Oggi noi documentiamo 100 casi di pedofilia e il coinvolgimento di oltre un quarto delle diocesi a conferma dell’esistenza di un problema strutturale nella Chiesa italiana. Poi ci sono le segnalazioni ai vescovi di Trento e Bolzano.

Ma se in sole due diocesi in una decina di anni si contano 111 casi, quanti altri ce ne sono, sommersi, nelle altre 224? Quante vittime si devono contare affinché lo Stato inizi a muoversi? Affinché intervenga e non deleghi un’indagine delicatissima a chi è parte in causa? Noi riteniamo che sia compito delle istituzioni laiche indagare e ci sembra assurdo anche doverlo ribadire. Pertanto chiediamo nuovamente che intervenga il Parlamento italiano realizzando una Commissione d’inchiesta come quella sul femminicidio. Già perché questi due crimini, la violenza sulle donne e la violenza sui bambini, sono strettamente connessi avendo una matrice “culturale” comune fondata sull’alleanza tra mentalità patriarcale e pensiero religioso. È ora che in Italia se ne prenda atto.

https://left.it/2022/07/01/se-cento-preti-pedofili-vi-sembran-pochi/

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Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: federicotulli@gmail.com info@cronachelaiche.com

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