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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Gli abusi nella Chiesa in Germania e in Italia – Podcast

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Marzo 2023
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Reading Time: 4 mins read
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di Luciana Caglioti, Agnese Franceschini e Daniela Nosari – Il cardinale Marx di Monaco ha chiesto scusa e uno studio presentato a Mainz riapre la discussione sull’atteggiamento della Chiesa Cattolica tedesca verso le vittime di abusi sessuali perpetrati nelle diocesi.

Ci sarebbero stati insabbiamenti e censure che ora vengono ammessi pubblicamente.

Sono segnali di cambiamento? Ce ne parla Agnese Franceschini. Francesco Zanardi della “Rete L’Abuso” invece racconta come viene affrontato il problema in Italia da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

Lo studio sulla diocesi di Mainz

Lo studio dal titolo “Esperire – Comprendere – Prevenire” è stato commissionato dalla stessa diocesi di Mainz. Secondo questo rapporto, sono oltre 400 le vittime di abusi sessuali nella diocesi di Mainz e 181 gli accusati. Di fronte a questi numeri inquietanti, il vescovo di Mainz Peter Kohlgraf ha ammesso un fallimento della Chiesa. Per la prima volta, inoltre, non si parla solo di atti commessi da chierici, ma da tutti i dipendenti della chiesa. Inoltre, sono stati inclusi anche i casi di abuso nei confronti di adulti, non solo di minori. Sono state esaminate circa 25.000 pagine di fascicoli e materiale d’archivio per il periodo dal 1945 al 2019 e sono state condotte 246 interviste personali, scritte o telefoniche. Dei 181 accusati, due terzi erano chierici, un terzo laici.

Le accuse ai vescovi Volk e Lehmann

Lo studio ha rivelato che i vertici della diocesi hanno fallito nel trattare almeno 48 presunti colpevoli. Tra gli altri, gli autori hanno adottato una linea dura nei confronti degli ex vescovi di Mainz, Hermann Volk e Karl Lehmann. Nel periodo sotto Volk, cioè tra gli anni Sessanta e Ottanta, gli atti di abuso sono stati particolarmente frequenti, ma la preoccupazione principale del vescovo era quella di non causare un fastidio pubblico e la sofferenza delle vittime non aveva importanza.

Per quanto riguarda Karl Lehmann, che è stato vescovo di Mainz dall’83 al 2016, colpisce il contrasto tra la sua immagine pubblica e mediatica e il suo atteggiamento e azioni personali, comunque volte a non prendere in considerazione i casi di violenza sessuale. In effetti Lehmann, anche come presidente della conferenza episcopale tedesca, era considerato tra i cardinali più aperti al dialogo e aveva più volte condannato i casi di abuso, ma secondo il suo successore Kohlgraf, Lehmann sarebbe la personificazione di una chiesa che non si assume le proprie responsabilità nei confronti delle vittime di abusi e le esclude. Avrebbe infatti ripetutamente messo in dubbio la responsabilità sistemica della Chiesa e della diocesi per gli atti di abuso e avrebbe mostrato nei suoi incontri con le vittime di violenza sessualizzata una durezza e un rifiuto incredibili.

La complicità di alcune famiglie

Secondo il rapporto anche le famiglie e i genitori di alcune vittime di abuso abbiano contribuito ad insabbiare. Questa è un’ulteriore dimostrazione di quanto la pratica sistematica di sminuire, nascondere e non perseguire abbia portato molti fedeli a non denunciare quanto stava accadendo e un atteggiamento complice e non critico da parte degli adulti.

Un atteggiamento diverso verso gli abusi

Il vescovo Kohlgraf ha dichiarato: “Stiamo parlando di un crimine, non di singoli scandali Le persone sono state distrutte nella fede e nella fiducia. Per me personalmente, come vescovo di Mainz, è importante assumermi le mie responsabilità e definire i percorsi futuri con le persone della diocesi.” Raramente ci sono state delle parole così chiare da parte di un alto rappresentante della Chiesa cattolica tedesca, che finalmente parla di crimine e chiede la collaborazione di tutti. È un’apertura al dialogo molto importante che viene ribadita anche da altri segnali di svolta. Ad esempio a gennaio di quest’anno il cardinale Reinhard Marx si è di nuovo scusato pubblicamente con le vittime di abusi nella diocesi di Monaco e ha ammesso di aver commesso degli errori. “Non posso cancellare quello che è successo, ma posso agire in modo diverso ora e in futuro”, ha dichiarato, e coerentemente con questo ha esortato a denunciare ogni indizio di abuso. Lo scorso anno era uscito uno studio anche sulla diocesi di Monaco, ma già nel giugno del 2021 il cardinale Marx aveva offerto le sue dimissioni, assumendosi la responsabilità della catastrofe degli abusi sessuali, ma papa Francesco le aveva rifiutate.

I primi fatti concreti

L’arcidiocesi di Monaco ha, ad esempio, rinunciato al diritto di invocare la prescrizione in un caso di abuso avvenuto 30 anni fa. Si è inoltre dichiarata pronta “a pagare un adeguato risarcimento per il dolore e la sofferenza del querelante e a trovare una soluzione appropriata per qualsiasi richiesta di risarcimento”, ha scritto in un comunicato pubblicato due giorni fa. Il caso è comunque interessante perché coinvolge anche il defunto papa Ratzinger che allora era Arcivescovo di Monaco e aveva permesso il trasferimento nella città bavarese del sacerdote colpevole di molestie, nonostante ci fossero già state accuse di abusi nei sui confronti. Per questo il 38enne vittima di abusi ha denunciato anche Benedetto XVI.

Sul sito della “Commissione indipendente sui casi di abusi sessuali su minori in Germania” si trova un elenco degli studi ancora in corso, la maggior parte di loro riguardano la Chiesa tedesca.

La situazione in Italia

Francesco Zanardi è il presidente di “Rete L’Abuso” – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, e mette in luce come in Italia l’elaborazione degli abusi sessuali da parte dei membri della chiesa sia ancora agli inizi. C’è ancora molto da fare per riconoscere e aiutare le vittime di abusi. E anche dal punto di vista legislativo mancano leggi adeguate.

Nell’intervista che ci ha rilasciato Zanardi parla inoltre del rapporto sugli abusi redatto dall’associazione, che mette in luce molti più casi rispetto a quelli rilevati dal rapporto CEI di novembre 2022, e si augura che porti a indagini approfondite sui membri della Chiesa accusati.

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