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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Too big to fail: le 7 vite di Marko Rupnik, difeso a oltranza dal papa

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
25 Settembre 2023
in Città del Vaticano
Reading Time: 6 mins read
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41583 ROMA-ADISTA. Una guerra sotterranea che lentamente sta svelando le sue trame, con ingerenze e difese a oltranza che assumono contorni via via più chiari ma anche sempre più preoccupanti. Sta diventando in questi giorni la cartina di tornasole dei rapporti di forza in Vaticano il caso dell’ex gesuita, teologo e mosaicista Marko Ivan Rupnik, accusato da una ventina di donne di abusi sessuali che coprono circa 30 anni (v. Adista Notizie nn. 43, 45/22; 7, 8, 23, 28/23), espulso lo scorso luglio dall’Ordine dei Gesuiti (misura originata non dagli abusi di cui il religioso è accusato, quanto dal «suo rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza», come si legge nel decreto della Compagnia di Gesù) ma tuttora prete, il cui prestigio stellare sembra continuare grazie a potenti appoggi e le cui opere continuano a costellare chiese e centri, religiosi e non solo, di mezzo mondo.

“Il Centro Aletti, una comunità sana”

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«Una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»: con questi termini il Vicariato di Roma, guidato dal card. Angelo De Donatis, ha sintetizzato, in un comunicato del 18 settembre (riportato integralmente sul numero allegato di Adista Segni nuovi, p. 11) che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi, l’esito della visita canonica sul Centro Aletti, la comunità e scuola d’arte creata e guidata da Rupnik. Tutto bene, nessun problema, insomma, per il visitatore riguardo a questa comunità, che dipende giuridicamente dalla Diocesi di Roma e in quanto tale è stata posta sotto indagine canonica lo scorso gennaio. Il comunicato del Vicariato però – il cui registro non è certo quello tipico, formale di una “Nota” – non si ferma alle espressioni di (poco) velata soddisfazione per il giudizio positivo espresso dal visitatore incaricato, p. Giacomo Incitti, docente di Diritto canonico presso la Pontificia Università Urbaniana, sul Centro Aletti, su cui il cardinal vicario card. Angelo De Donatis (di cui Rupnik è stato mentore e guida) effettivamente esercita la sua giurisdizione.

La visita al Centro e l’accesso ai documenti vaticani

La nota riporta anche, infatti, con un tono piccato e di rivalsa, ben poco consono a un comunicato ufficiale, una sorprendente e inattesa valutazione riguardo alla scomunica che venne comminata nel 2020 a Rupnik dall’allora Congregazione (oggi Dicastero) per la Dottrina della Fede, per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale. Una scomunica latae sententiae – dunque automatica – poi rapidamente e misteriosamente revocata, si suppone dallo stesso dicastero o da papa Francesco: «il Visitatore – si legge nella Nota diocesana – ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica». «In considerazione della gravità di tali riscontri» si dichiara di aver «rimesso la relazione alle Autorità competenti». Su questo aspetto occorre soffermarsi e fare alcune osservazioni, prima di tutto riguardo alla giurisdizione di indagine del visitatore canonico.

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La visita al Centro Aletti (che «dal giugno 2019 è un’Associazione pubblica dei fedeli, legata alla Diocesi di Roma», si legge sul sito), avviata il 16 gennaio scorso, aveva l’obiettivo di indagare sui rapporti interni all’associazione, sulla leadership, sui rapporti fra questa e Rupnik. Non è un mistero, peraltro, che il vertice attuale del Centro, capeggiato da Maria Campatelli, abbia sempre fatto quadrato intorno all’ex gesuita, difendendolo anche dopo la sua espulsione dall’Ordine dei gesuiti, e scagliandosi con violenza contro i media che hanno informato sul caso (come Domani con le inchieste e le interviste alle vittime degli abusi di Federica Tourn).

Ma il rapporto del visitatore Incitti va oltre il suo compito, rivelando di avere «studiato» il «copioso materiale documentario», ed esprimendo una pesantissima valutazione sulla procedura vaticana che ha portato alla scomunica di Rupnik. Come è noto, un dossier che ha a che fare con il grave reato di “assoluzione del complice”, è posto sotto il segreto pontificio (art. 27 delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede). Come ha ottenuto il visitatore l’accesso a tali documenti? Gli sono stati passati sottobanco da qualcuno (ma allora probabilmente il comunicato non ne parlerebbe in modo tanto esplicito) oppure si può arrivare a ipotizzare che il papa abbia eccezionalmente tolto il segreto perché il visitatore avesse il dossier a disposizione? Entrambe le ipotesi (ma altre analoghe se ne potrebbero fare) orientano verso una conduzione dei giochi da parte di Francesco anche per un altro motivo. Il 15 settembre scorso Francesco ha incontrato in udienza privata Maria Campatelli: un incontro che ha generato sorpresa e indignazione, se si pen sa che le vittime di Rupnik non hanno nemmeno mai ottenuto risposta a una lettera, consegnata a mano nel 2021, e men che mai hanno ottenuto un colloquio. Quale poteva essere il significato di quell’incontro se non quello di porre al centro la valutazione del visitatore e a concordare il testo del comunicato con un tono “partigiano”?

Se questa ipotesi di scenario è verosimile, dovremmo concludere che c’è stata una grave invasione di campo, un travalicare confini giurisdizionali, finalizzati alla difesa, se non alla riabilitazione di Rupnik e del suo entourage da parte della cupola vaticana.

L’attacco al Dicastero per la Dottrina della Fede

In questo contesto c’è anche un “perdente”: il gesuita card. Luis Ladaria Ferrer, fino al primo luglio di quest’anno prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e dunque responsabile della scomunica comminata a Rupnik nel 2020. L’attacco plateale benché implicito contro di lui contenuto nella Nota del Vicariato (l’individuazione di «procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica»), deve aver generato in Ladaria un senso di profonda frustrazione, visto che il 21 settembre è stata resa nota la sua decisione di chiedere al papa la dispensa dalla partecipazione al Sinodo sulla sinodalità: secondo quanto si legge in un lancio dell’AdnKronos, mons. Luis Marín de San Martín, sottosegretario della Segreteria Generale del Sinodo, si è limitato a riferire: «Il cardinale si è ritirato. Ha chiesto al papa di essere dispensato ma non conosco i motivi». La decisione, tuttavia, è stata generalmente interpretata come una reazione all’attacco subìto.

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Le domande che restano e l’indignazione delle vittime

Anche se ruoli e responsabilità nella vicenda cominciano a uscire dalla nebbia, alcuni dubbi non si sciolgono se non presupponendo la chiara volontà di papa Francesco di salvare Rupnik, il suo lavoro, il suo impero economico. Da chi fu tolta effettivamente quella scomunica del 2020, con il motivo, a sentire il generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, di un repentino pentimento di Rupnik (in realtà mai avvenuto, v. Adista Notizie n. 7/23)? Quale ruolo ha De Donatis in tutta questa vicenda, dal momento che il legame con Rupnik si è consolidato con la sua approvazione del Centro Aletti (avviato nei primi anni ’90, poi cresciuto sotto l’autorità della Compagnia di Gesù) come Associazione Pubblica di Fedeli della Diocesi di Roma nel 2019? Perché papa Francesco, in occasione del secondo processo contro Rupnik – riguardante abusi avvenuti negli anni ‘90 e avocato su sua iniziativa al Dicastero per la Dottrina della Fede anziché a quello per la vita consacrata cui sarebbe invece spettato, per una presunta continuità con il primo – non ha deciso di rinunciare ai termini di prescrizione, stante la gravità e la serialità dei fatti?

Il comunicato del Vicariato con il “verdetto” della visita canonica ha provocato enorme indignazione nelle vittime di Rupnik, che hanno rivolto a papa Francesco – e ad alcuni cardinali coinvolti: De Donatis, Zuppi come presidente Cei, Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per i religiosi – una toccante lettera aperta, uscendo allo scoperto con nome e cognome (v. testo integrale della lettera nel numero allegato di Adista Segni nuovi, p. 10). I fatti degli ultimi giorni «ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo»; «Alla Chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella Chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria, a cui hanno invece fatto seguito solo azioni spesso occulte, che hanno invece sostenuto e coperto gli autori di abusi», scrivono le firmatarie, Fabrizia Raguso, docente associata di Psicologia, Universidade Católica Portuguesa di Braga, Mira Stare, teologa alla Universität Innsbruck, Gloria Branciani, licenziata in Filosofia, Vida Bernard, in Teologia e Mirjam Kovac, un dottorato in Diritto canonico. «Alla fine non c’è posto in questa Chiesa per chi ricorda verità scomode», affermano, ricordando le parole del papa alla recente GMG di Lisbona («Tutti, tutti, tutti sono accolti nella Chiesa!», aveva detto). Le vittime sono perciò state «censurate per non essere state discre te, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore, la manipolazione di chi le ha circuite in nome di Cristo, dell’amore spirituale, della Trinità. Hanno esposto il loro dolore perché la manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità». Il comunicato del Vicariato di Roma, osservano, «ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la Chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata». E il colloquio concesso dal papa a Campatelli, «in un clima così familiare è stato sbattuto in faccia alle vittime (queste e tutte le vittime di abusi); un incontro che il papa ha negato loro». Le vittime, è l’amara conclusione, «sono lasciate nel grido afono di un nuovo abuso».

https://www.adista.it/articolo/70630

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Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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