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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 21 del 27 gennaio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Gennaio 2024
in TG Tematico
Reading Time: 7 mins read
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  • Federica Tourn – Ribaltata la sentenza sul Preseminario Pio X

La corte di appello ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha condannato a 2 anni e 6 mesi don Gabriele Martinelli”, ex allievo del Preseminario Pio X.

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Lo dichiara l’avvocato Laura Sgrò, difensore della vittima nel processo per abusi sessuali di cui oggi in Vaticano si è celebrato l’appello.

La Corte di appello vaticana, secondo quanto riporta il dispositivo della sentenza, ha dichiarato Martinelli “colpevole del reato di corruzione di minore”.

La sentenza di secondo grado “dichiara Gabriele Martinelli, “non punibile limitatamente ai fatti contestati fino al 2 agosto 2008, in quanto minore di anni sedici”; assolve Martinelli “dai reati a lui contestati in relazione al periodo successivo al 9 agosto 2008 per insufficienza di prove”, conferma “la riqualificazione dei fatti in contestazione quali integrativi del delitto di corruzione di minore previsto e punito dall’art. 335, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009 e, in riforma dell’impugnata sentenza dichiara Martinelli Gabriele colpevole del reato di corruzione di minore, previsto e punito dall’art. 335, comma 1 e 2, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009; visti gli articoli 53, comma 2, e, 47, comma 1, n. 3, c.p., condanna Martinelli Gabriele alla pena complessiva di anni due e mesi 6 di reclusione e euro mille di multa”.

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 Il 6 ottobre del 2021, in primo grado, il Tribunale vaticano aveva deciso di prosciogliere i due imputati don Gabriele Martinelli e don Enrico Radice. Per alcuni reati erano stati assolti, per altri non punibili, per altri ancora era intervenuta la prescrizione. Don Gabriele Martinelli era accusato di violenza carnale e l’ex rettore don Enrico Radice era accusato invece di favoreggiamento.

E’ la prima volta che in Vaticano viene pronunciata una condanna per abusi per atti commessi nello stesso territorio vaticano.

Fonte Ansa


  • Francesco zanardi – Più di 9.000 vittime di abusi sessuali nella Chiesa evangelica

Il primo rapporto indipendente sugli abusi sessuali avvenuti nella Chiesa evangelica in Germania, e le sue 20 chiese regionali, ha fatto emergere oggi un numero di 2.225 bambini e giovani vittime, tre volte superiore alle 858 persone colpite e rese note finora, e un totale di 1.259 autori sospetti dal 1946: le rivelazioni, presentate presso l’Università di Hannover, sono state definite “la punta dell’iceberg” dai responsabili della ricerca. Estrapolando i dati dalla totalità della documentazione raccolta, compresa quella che contiene informazioni non complete, il numero delle vittime sale a 9.355 mentre gli imputati delle violenze, prevalentemente parroci e pastori, lievitano a 3.497 di cui 1.402 parrocchiani.

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La Evangelische Kirche in Deutschland (EKD) ha commentato ieri così i risultati: «L’elevato numero di casi che i ricercatori hanno raccolto su base scientifica è scioccante. Dietro ogni caso c’è ingiustizia e sofferenza. Allo stesso tempo, però, sappiamo che esiste un gran numero di casi di violenza sessuale non denunciati e anche di casi che sono finiti negli schedari o nei documenti, ma non sono inclusi nel numero totale dei casi».


  • Alessio Di Florio – «Arriveremo alla fine ma non abbiamo limiti di tempo. Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla»

Piazza colma di gente, tantissimi accorsi in risposta all’appello di Pietro Orlandi per chiedere “Verità e giustizia per Emanuela”, perché non venga silenziato nulla e non cali un velo di omertà, depistaggi, verità di comodo, a coprire un tassello di un sistema di ricatto (parole di Pietro Orlandi durante la manifestazione).

Durante il suo intervento Pietro Orlandi ha fatto ampi riferimenti all’inchiesta vaticana (non una riapertura ma una apertura perché in quarant’anni nulla si era mai mosso) e alla commissione parlamentare che non viene ancora fatta partire. Nel novembre scorso ai partiti aveva indirizzato anche un appello perché la commissione potesse avviarsi il prima possibile.

«Mi piacerebbe una parola di Papa Francesco, visto che ha chiesto l’apertura di questa inchiesta in Vaticano, che alzasse un po’ la voce. Dovrebbe dire: ‘io vi ho detto di andare avanti e ancora stiamo così? Una parola per dire stiamo facendo qualcosa, vogliamo arrivare alla verità quanto prima.

Capisco che il Papa abbia altri problemi, ma perché rimanere in silenzio?»

«Dal fronte del Vaticano l’ultima uscita del promotore di giustizia Diddi mi è dispiaciuta ma forse voleva intendere altro. Ha detto: ‘arriveremo alla fine, ma non abbiamo limiti di tempo’.

Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla. Due, tre nomi che ho presentato a lui erano importanti e alcuni, a distanza di un anno, non li hanno ancora chiamati. Quello che non accetto è che si insinui sulla famiglia, come è stato accusare mio zio».

«Pietro Orlandi si è detto “contento” della Commissione e del Parlamento «perché, nonostante dal Vaticano abbiano fatto capire di non volere questa commissione, quando Diddi si è presentato al Senato e ha detto: ‘noi la vediamo come una intromissione perniciosa dell’ottimo lavoro che stiamo facendo’ è stato come a dire fatevi gli affari vostri. Ma il fatto che il Parlamento abbia agito in modo diverso significa – ha spiegato – non accettare quel tipo di imposizione.

Mi piacerebbe che la commissione mi convocasse subito, come sono stato convocato da Diddi, e presenterei lo stesso memoriale depositato in procura e allo stesso promotore”. Alla commissione “consiglierei di non partire da zero, ma di ascoltare le persone relative a fatti avvenuti di recente: la questione di Capaldo, dei due emissari vaticani che sono andati in procura”».

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(Pietro Orlandi durante la manifestazione del 13 gennaio, fonte Adn Kronos)

La voce di Emanuela Orlandi che sembra essere torturata, voci maschili su un nastro del 1983 poi cancellate. Restano ancora tanti gli interrogativi e i misteri nel giallo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Domande alle quali il fratello Pietro vorrebbe finalmente una risposta. Per questo oggi ha rivolto un appello ai partiti perché si accelerino i tempi per la costituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela e di Mirella Gregori.

«L’appello ai partiti è di accelerare i tempi il più possibile: la Commissione di inchiesta è legge e aspettare altri mesi perché i nominativi (dei componenti, ndr) non vengono presentati è pesante», afferma Pietro Orlandi alla presentazione del suo libro ‘Cercando Emanuela’, alla presenza dei senatori del Pd Simona Malpezzi e Dario Parrini.

«Il problema è che per presentare i nominativi (dei membri della Commissione, ndr) non c’è limite di tempo – ricorda Orlandi – questa è la mia preoccupazione perché se ci sta ancora qualcuno che vuole rallentare può farlo».

«L’attesa sta diventando ingombrante. L’obiettivo è quello della verità e della giustizia e non riesco a capire perché il raggiungimento debba trovare sempre ostacoli», sottolinea Pietro Orlandi.

Una verità velata per anni anche perché, secondo l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, «sono stati coinvolti, a mio avviso e non solo a mio avviso, gli apparati dello Stato e forse non hanno avuto un comportamento sempre lineare.

Esiste un nastro, depositato nel luglio ’83 – ricorda Sgrò – da cui sono sparite delle voci, il nastro originale prevedeva delle voci maschili, andate poi ripulite nel corso degli anni. Pietro (Orlandi, ndr) ha ritrovato tutta una serie di documenti dove si faceva riferimento alla presenza di voci maschili, sarebbe interessante, e la Commissione di inchiesta lo potrebbe fare, recuperare gli originali».

Secondo il legale sarebbe interessante «vedere chi ha condotto le indagini da parte dei Servizi, sentire queste persone per ricostruire quel pezzo di storia di non poco conto». «Nel nastro – continua – c’era una voce che, in alcuni tratti, i familiari hanno riconosciuto come la voce di Emanuela che sembra essere torturata. Poi, chiamato in procura, il papà di Pietro si è sentito dire che era un film porno». «Altra cosa che lascia basiti è la sepoltura a Sant’Apollinare di Enrico de Pedis» ha sottolineato.

(Adn Kronos 29 novembre 2023)


  • Federico Tulli – La castità e il celibato

Chi è davvero interessato a far luce sui crimini pedofili che avvengono negli ambienti ecclesiastici si chiede spesso se Oltre Tevere sia del tutto chiaro il livello delle mostruosità che per decenni, e probabilmente fino a oggi, sono state compiute nella più totale impunità da preti pedofili. Già perché nella Chiesa, dal papa in giù, prevale ancora l’idea che la violenza su un bambino prepubere sia un delitto contro la morale, di cui peraltro non si è macchiato solo il carnefice: le Norme della Chiesa parlano di atto sessuale di un chierico ‘con’ un minore e nessuno le ha cambiate. Nemmeno papa Francesco. Una questione che spesso viene chiamata in causa si lega all’imposizione della castità e del celibato dei sacerdoti.

Il Vaticano stesso ha predisposto un maggior rigore nei controlli sulle ammissioni ai seminari, in particolare per ‘verificare la reale disponibilità dei candidati a votarsi a una vita di celibato e castità’. Celibato, castità e pedofilia. C’è davvero un nesso? Chiediamo allo psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli di aiutarci a fare chiarezza.

«Il celibato e la castità», racconta lo psichiatra, «sono solo mezzi per perseguire l’annullamento del corpo e dell’identità connessa a ogni forma di desiderio sessuale. Nelle vite dei santi si legge spesso come il digiuno e la conseguente debilitazione organica fosse un espediente per impedire l’insorgere del desiderio. È chiaro che il celibato e la castità in quanto negazione della realtà corporea non possono che facilitare l’insorgere di forme di condotte sessuali perverse, che nei casi estremi si configurano come ‘parafilie’ o pedofilia. Il pedofilo reagisce con un eccitamento sessuale a stimoli che per loro natura, come quelli provenienti dai bambini, non sono sessuali. In lui è presente un delirio di significato. Vale a dire una alterazione del pensiero e della capacità di giudizio. Si attribuisce un significato ‘sessuale’ a situazioni di rapporto che niente hanno a che vedere con la sessualità. Ciò è la conseguenza di un annullamento del nesso che intercorre fra realtà fisica e psichica. Da una parte si ha l’ideale di una spiritualità astratta completamente desessualizzata, dall’altra un corpo che ridotto a un fascio di reazioni cieche è suscettibile, quando non si può ignorare la sua esistenza, di indurre un agire autistico e criminale in totale disprezzo delle norme e dei valori alla base della convivenza sociale».

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