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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Parlano dopo 41 anni tre amiche di Emanuela Orlandi. Laura Casagrande: “Chi telefonò a casa mia aveva un accento mediorientale”. Secretata l’audizione di Cristina Franzè

Laura Casagrande, Alessandra Cannata e Cristina Franzè sono state convocate ieri a Palazzo San Macuto dalla commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Giugno 2024
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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22 giugno del 1983. Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di 15 anni, ha appena finito la lezione di canto corale. È un mercoledì soleggiato di inizio estate. Esce dall’Istituto Ludovico da Victoria, di fianco alla Basilica di Sant’Apollinare in compagnia dell’amica Raffaella Monzi. Mentre camminano verso la fermata del bus, in corso Rinascimento, davanti al Senato, Emanuela le confida di aver ricevuto un’offerta di lavoro per conto di una ditta di cosmetici che le ha proposto di distribuire volantini per 375mila lire durante una sfilata di moda. Avrebbe dovuto dare risposta quella stessa sera a chi le ha offerto quel lavoretto ben pagato. Le chiede un consiglio ma l’amica non sa che dirle, come dichiara nei giorni successivi alla scomparsa davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto”. Raffaella le dice che quell’offerta era stranamente eccessiva, ma si limita a questo. Si è fatto tardi, Raffaella sale sul bus, non la rivedrà più.

Le amiche di Emanuela
Mentre aspetta l’autobus in corso Rinascimento, Emanuela viene raggiunta da un’altra ragazza: bassa, capelli scuri e ricci, fisico rotondetto. Questa “amica” che è assieme a Emanuela viene vista anche da un’altra ragazza della scuola di musica, Maria Grazia Casini, che si trova a passare da lì come ha riferito nell’interrogatorio del 29 luglio del 1983. Maria Grazia è stata l’ultima persona a vedere Emanuela Orlandi che da quel momento è stata come risucchiata in un vortice di intrighi e misteri di cui, dopo 41 anni, non si intravede ancora la fine. Alcuni inquirenti inizialmente ritennero che questa amica dai capelli scuri e ricci fosse Laura Casagrande, ma lei smentì all’epoca. Laura ha sempre detto che mentre avanzava su quello stesso marciapiede, ha visto per l’ultima volta Emanuela dietro di sé. La Casagrande è una delle tre ragazze dell’epoca, amiche di Emanuela Orlandi, convocate ieri a Palazzo San Macuto dalla commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Insieme a lei, sono state convocate Alessandra Cannata (un’altra allieva della scuola di musica) e Cristina Franzè, che con Emanuela condivideva il contesto parrocchiale. Ieri, la Casagrande ha negato alla bicamerale di inchiesta quella circostanza dicendo di non ricordare più di aver visto Emanuela quel giorno dietro di sé. “Non ricordo di averla vista, non ricordo nulla della mia deposizione, ho il vuoto totale”, ha detto. “Ricordo il fatto che era arrivata tardi quel giorno a lezione, è l’unica immagine che ho conservato”, ha aggiunto.

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Laura Casagrande
La Casagrande, oggi 56enne, era allieva della stessa scuola di musica frequentata da Emanuela. Laura ed Emanuela non erano amiche, semplicemente frequentavano lo stesso corso di canto ma non la stessa classe: Laura era iscritta a pianoforte e Emanuela a flauto traverso. Lei è una testimone importante ed ecco chiarito perché: la mattina dell’8 luglio alcuni giornali riportarono le ipotesi della polizia secondo le quali a rapire Emanuela sarebbe stato un gruppo che operava con precise finalità terroristiche. Ebbene, verso le quattro del pomeriggio di quel giorno, uno sconosciuto, o con accento mediorientale, telefonò proprio a casa di Laura Casagrande per dettare a sua madre (che ripose al telefono) un messaggio da consegnare all’Ansa, mentre Laura prendeva nota. I presunti rapitori chiesero la liberazione di Agca. “La cittadina Orlandi – disser – attualmente non si trova in territorio italiano”. In quella telefonata lanciarono anche il famoso ultimatum per il 20 luglio. Intervistata in quei giorni, Laura disse all’epoca a Chi l’ha visto: “Il messaggio diceva che Emanuela era stata presa soltanto perché era cittadina vaticana e poi c’erano ancora 20 giorni di tempo prima che fosse uccisa. Mi ero presa paura mi chiedevo come mai avessero il mio numero”. Ma poi, nell’agosto di quello stesso anno ricordò che: “Sicuramente, nel corso dell’anno scolastico le avrò dato il mio numero di telefono e l’indirizzo, scrivendoglielo, mi ricordo, su un foglietto di carta”. Da piccola avevo la passione dello scambio epistolare e le scrissi il mio numero, visto che stava finendo l’anno”, ha confermato ieri la donna alla commissione. Un elemento davvero importante perché ci conferma che chi telefonò quel giorno era in contatto con Emanuela o quantomeno con i suoi effetti personali. Di quella telefonata la Casagrande oggi ricorda: “Il timbro di quella voce era tra l’arabo e il mediorientale ed era incalzante, non riuscivo a stare dietro alla dettatura”. Dopo, ha riferito ieri, la Casagrande non ha avuto altri contatti rispetto a chi diceva di detenere Emanuela Orlandi. Di lei ricorda, dopo 41 anni: “Era una ragazza normale, semplice, come me. Mi sono sempre chiesta come abbia fatto a fidarsi di andare via con qualcuno. Non ho amnesie rispetto a lei, ma non ci siamo frequentate tanto, non la conoscevo a fondo. Non ho elementi sufficienti. Ma poteva capitare anche a me, anche se non sono mai stata adescata o avvicinata da nessuno”, ha aggiunto in merito alle ricerche, nei giorni successivi alla scomparsa, fatte dalla direttrice della scuola di musica suor Dolores Salsano, deceduta nel 1988, cinque anni dopo.

Alessandra Cannata
Alessandra frequentava anche lei il “Da Victoria” e condivideva con Emanuela il corso di solfeggio. “Mi hanno chiamata nel corso degli anni un paio di volte a piazzale Clodio per chiedermi se sapevo qualcosa ma purtroppo il giorno in cui Emanuela scomparve non andai a scuola di musica”, ha dichiarato ieri la donna (fonte: “Corriere Roma”). E ha aggiunto: “Emanuela era una mia amica, conobbi anche la sua famiglia che era estremamente serena e tranquilla, un ambiente positivo. Non mi ha mai parlato di relazioni con ragazzi, era una ragazza solare e spensierata ma molto riservata”.

Cristina Franzè
Il motivo della convocazione ci Cristina Franzè è invece legato al fatto che anche lei, come Emanuela, frequentava la Parrocchia di Sant’Anna all’interno delle mura vaticane, dove la Orlandi partecipava alle attività di gruppo. Entrambe andavano alle riunioni dell’azione cattolica. A rigor di logica, l’unica motivazione possibile della sua convocazione in Senato è rappresentata dal fatto che Cristina potrebbe quindi riferire di eventuali molestie o di presunti abusi subiti in Vaticano, come dichiarato in anonimato anche da una cara amica di Emanuela nell’ultima puntata della serie Netflix “Vatican Girl”. La sua audizione è stata secretata.

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/06/21/parlano-dopo-41-anni-tre-amiche-di-emanuela-orlandi-laura-casagrande-chi-telefono-a-casa-mia-aveva-un-accento-mediorientale-secretata-laudizione-di-cristina-franze/7595881/

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