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PEDOFILIA E RICATTI, CONDANNA DEFINITIVA PER IL CAPO SCOUT DI TERRACINA

Condannato l’assistente capo scout nell’udienza preliminare lo scorso luglio. La pena diventa definitiva

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Dicembre 2025
in Cronaca e News, Scout
Reading Time: 6 mins read
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Quando l’imputato non propone impugnazione contro la sentenza di condanna, la pena irrogata è ulteriormente ridotta nella misura di un sesto dal giudice dell’esecuzione. A disporlo è stata la legge Cartabia. È per tale ragione che il capo scout di Terracina, Simone Di Pinto, non avendo fatto ricorso in Appello, vedrà ridursi la sua pena di poco più di un anno rispetto a quella di sette anni comminatagli lo scorso 11 luglio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Angela Gerardi. Il Gup aveva condannato il 20enne di Terracina, Di Pinto, anche alla multa di 26mila euro di multa, per i reati di pornografia minorile, stalking, estorsione, violenza sessuale e pornografia virtuale. Concesse le attenuanti generiche per reati aggravati dalla minore età delle vittime.

Di Pinto era stato condannato a risarcire i quattro minorenni parti offese con 5mila euro ciascuno e con 2mila euro le altre associazioni parti civili. Il giudice aveva predisposto anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dai minori.

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I quattro minori parti civili sono difesi dall’avvocato Pasquale Lattari così come il Garante infanzia ed adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni e il Gruppo Agesci Terracina. Parti civili anche “Rete l’abuso” assistita dall’avvocato Caligiuri, “Insieme a Marianna” difesa dall’avvocato Felicia D’Amica e “No child abuse” difesa dall’avvocato Michele Di Stefano.

A giugno scorso, il pubblico ministero Vittoria Bonfanti, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a 8 anni di reclusione, più 60mila euro di multa, per Di Pinto, l’assistente capo scout di Terracina accusato di pedopornografia e arrestato il 2 agosto 2024. Il giovane, difeso dagli avvocati Ippolita Naso e Carmela Massaro, si trova tuttora agli arresti domiciliari con il permesso di poter frequentare l’Università. Le sue vittime sono quattro minorenni che vanno dai 10 ai 16 anni, tutti del gruppo Scouts Agesci Terracina 3, all’interno del quale operava l’imputato quale educatore, “profittando – si legge nel capo d’imputazione – del rapporto di fiducia con il bambino derivante dallo svolgere la funzione di aiuto capo nella branca dei lupetti”.

Tra il materiale per la decisione del giudice, ci sono stati anche gli incidenti probatori di 3 ragazzi, oltreché alle chat con l’imputato, le foto acquisite dallo stesso e l’ingente materiale pedopornografico costituito da 292 filmati. A luglio 2024, l’assistente capo scout di Terracina è stato iscritto nel registro degli indagati, accusato di gravi reati legati agli abusi su minori. L’associazione coinvolta conta circa 140 bambini tra i suoi frequentatori abituali. Le attività estive dell’organizzazione furono interrotte dalla decisione dell’Agesci, generando preoccupazione tra le famiglie coinvolte. “Cari genitori, il parroco e la comunità Capi comunicano – aveva scritto l’Agesci ai genitori – che per motivi imprevisti e imprevedibili tutte le attività e i campi estivi sono sospesi”.

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Per la Procura di Roma, le persone offese dai reati commessi da Di Pinto sono due ragazzi di 16 anni, un ragazzo di 12 anni e un bambino di 10 anni. Si va dalla pornografia minorile agli atti persecutori fino al reato di estorsione ai danni di un sedicenne. L’accusa più grave è quella della violenza sessuale aggravata ai danni del bambino di dieci anni, all’epoca degli abusi di appena 9 anni. I fatti ricadono a giugno 2024. Di Pinto, che svolgeva il ruolo di aiuto capo dei lupetti del gruppo scout a Terracina, avrebbe invitato il bambino a fermarsi con lui nei locali della parrocchia. Rimasti da soli, con la scusa di aggiustargli i pantaloni, il 19enne avrebbe infilato le mani negli slip del bambino palpeggiandogli i genitali. Una circostanza resa ancora più grave, secondo la Procura, perché Di Pinto l’avrebbe commessa esercitando la sua autorità.

L’intera vicenda ha origine da un ricatto tramite social media, che ha coinvolto i due minorenni di 12 e 16 anni manipolati attraverso un profilo fasullo su Instagram. Il 19enne assistente capo scout, secondo l’accusa, ha agito dietro le quinte, utilizzando il profilo falso, spacciandosi per una certa “Aurora” di 17 anni e chiedendo immagini compromettenti ai giovani, per poi minacciarli di diffonderle se non avessero pagato una somma in denaro. L’intervento della Polizia Postale di Latina ha portato, a luglio 2024, al sequestro dei dispositivi e all’avvio di un’approfondita inchiesta.

In un caso, Di Pinto chiedeva al sedicenne di mostrargli il pene nelle immagini, poi lo contattava tramite Whastapp chiedendogli un video che lo ritraesse mentre si masturbava. Non solo: intimava al ragazzo, minacciando di rovinarlo nel caso contrario, di chiedere ai suoi amici altre immagini dello stesso tipo, come se fosse interessato a produrre materiale pedopornografico. Tra i reati contestati a Di Pinto, infatti, c’è quello di detenzione o accesso a materiale pornografico: sul suo cellulare sono stati trovati dalla Polizia Postale ben 292 filmati a carattere pedopornografico. Uno spaccato che può far pensare a una rete pedofila e al bisogno impellente non solo di detenere sempre più materiale.

Il ragazzo di sedici anni a cui Di Pinto chiedeva le immagini e i video pedopornografici veniva minacciato: se non avesse prodotto il materiale, l’aiuto capo scout, con le false sembianze di “Aurora”, avrebbe fatto vedere i video e le immagini già inviate, che lo ritravano mentre si masturbava, a genitori, parenti e amici. Episodi di stalking andati avanti per quasi un anno dal 2023 fino al giugno 2024. E in una circostanza, sempre lo stesso sedicenne fu costretto a pagare “Aurora” 55 euro che furono consegnati materialmente a Di Pinto.

Non solo ambienti di Chiesa e dell’area scout. In un caso, Di Pinto avrebbe contattato, tramite Instagram, sempre attraverso il falso nome di “Aurora”, anche un altro ragazzo di sedici anni, ora parte offesa, che non ha nulla a che vedere con quell’area di frequentazione. Al giovane le stesse richieste di materiale pedopornografico, con il 16enne nudo e in pose erotiche. Il ricatto era il medesimo: o produci altro materiale, o mostro quello che già ho a parenti e amici. Una volta arrestato ad agosto 2024, Di Pinto si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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La parrocchia frequentata dal giovane imputato è quella della Chiesa San Domenico Savio di Terracina, la stessa frequentata in passato da Alessandro Frateschi, l’ex insegnante di religione condannato per violenza sessuale su cinque minori. L’indagine è partita dalla denuncia di due genitori che hanno sentito piangere il loro ragazzo adolescente, vittima del ricatto dell’assistente capo scout.

Il giudice Gerardi, a distanza di tre mesi, ha deposito le motivazioni della sentenza, ripercorrendo minuziosamente i passi salienti dell’indagine della Polizia Postale e i fatti che hanno portato ad accusare Di Pinto di aver adescato i minori, spacciandosi per ragazza (chiedendo, tramite ricatto, foto e video intimi con riferimenti espliciti a alle vittime) e anche violentato un bambino, toccandogli le parti intime.

La sentenza ripercorre tutte le fasi di turbamento di adolescenti e bambini, costretti al terrore di essere scoperti e ricattati dall’imputato. Un calvario psicologico e fisico, scandito dai “toni sempre più espliciti, incalzanti e poi intimidatori impiegati dall’imputato dietro la falsa identità di Aurora”.

Secondo il giudice capitolino, “emerge lo sfruttamento sessuale” di tre minori da parte dell’imputato, “mediante l’induzione degli stessi alla produzione di rappresentazioni fotografiche a carattere pornografico, avvalendosi di una falsa identità e profittando del rapporto di fiducia esistente”.

Il giudice mette in luce che una delle vittime, utilizzata per reperire materiale pedopornografico, si è sentito “in trappola”, non sapendo come uscire da un gioco e di “avere consegnato ad Aurora anche una somma di denaro tramite Pinto, pari alla paghetta settimanale”.

Uno degli imputato si trova “in una situazione di trappola, con grande sofferenza e senso di colpa“. La sentenza lo dichiara esplicitamente che per Di Pinto “sussiste l’abitualità della condotta ossessiva, minacciosa, pressante e molesta, protrattasi per quasi un anno, con cadenza quotidiana, che ha determinato l’evento di danno rappresentato da uno stato protratto di profonda ansia del minore”. Sussiste anche la prova dell’estorsione effettuata da Di Pinto che si fa consegnare 45 euro da un minorenne.

Sussiste anche la prova che Di Pinto si è procurato file di carattere pedopornografico ritraenti minori di età dai 5 ai 18 anni.

“Le condotte poste in essere da Di Pinto – scrive il giudice – trovano fondamento nel rapporto fiduciario che lo stesso aveva instaurato con i minori nell’ambito della conoscenza che con gli stessi aveva intrattenuto in ragione del ruolo svolto all’interno del gruppo scout Terracina 3”. L’imputato, inoltre, risulta avere “piena consapevolezza delle condotte poste in essere e delle sofferenze psicologiche causate alle giovani vittime che a lui si rivolgevano per avere conforto“. Di Pinto, secondo la sentenza di primo grado, “ha strumentalizzato il ruolo occupato all’interno del gruppo scout proprio con modalità predatorie, scegliendo soggetti piccoli, quindi più indifesi per fragilità dovuta all’età e alla inesperienza, così tradendo la posizione di garanzia nei loro confronti per soddisfare le proprie esigenze sessuali“.

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